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FRANK scritto da Gaetano Mistretta
Ancora lui! Già da qualche tempo quell’uomo la tormentava con proposte oscene e assillanti visite serali, ed ora Liz non lo sopportava più. Lo aveva detto al suo
fidanzato, ma Jack non poteva lasciare il lavoro per farle da guardia del corpo. Il signor Halsey, proprietario della videoteca in cui lavorava, da parte sua, se ne infischiava allegramente. «Il cliente va sempre accontentato» era il suo motto e non smetteva mai di ripeterlo alle ragazze. Quella sera Liz era sola, nel negozio. Sarah, l’altra commessa, era già smontata e mancava mezz’ora alla chiusura. Sarah era incinta e, alle 19.00, si recava sempre in palestra per la ginnastica pre-parto. Fuori iniziava a imbrunire e, così, Liz era
sola. O quasi... “Salve, bella,” esordì 1’uomo con un laido sorriso. “Sei sola, a quanto pare.” Era un uomo piccolo e magro, benché la muscolatura guizzante lo qualificasse come un atleta di buon livello. Aveva una trentina d'anni e non era una bellezza ma,
ugualmente, aveva uno charme malato e perverso che, a Liz, faceva tremare le gambe. “Cosa vuole, ancora?,” chiese la ragazza con un filo di apprensione nella voce. Lanciò un’occhiata furtiva al telefono sulla scrivania ingombra di fatture e cataloghi colorati e misurò la distanza che li separava. Non molta... “Cosa voglio? Ma niente, cara. Solo prendere un paio di filmetti. Nient’altro.” L’uomo si diresse con andatura caracollante verso l’espositore dei film a luci rosse, quindi si volse verso Liz e le fece 1’occhiolino. “Lascia stare il telefono e vieni qui a suggerirmi qualche titolo, uh?” Liz sospirò e si mise a riordinare le scatole delle cassette rientrate in giornata. “Okay, okay! Ti ringrazio per la collaborazione. Farò da me!,” sbottò 1’uomo con aria divertita e canzonatoria, ma qualcosa nella sua voce raggelò il sangue a Liz. “Che ne pensi di questi due? Super hard love e Voglia di sesso: il meglio di Joe D’Amato, dice la scatola. Tu li hai visti?” “No di certo!,” si affrettò a rispondere Liz. “Che peccato! Joe D’Amato è molto bravo, sai? È italiano, come mio nonno. Ma non è questo il punto,” ghignò 1’uomo. “Prego?” “Beh, vedi... ora mi devi spiegare una cosa: cosa pensi dei film pornografici?” Liz fece finta di non aver sentito e gli volse imprudentemente le spalle, traendo un profondo respiro. “Ehi, bella! Ti ho fatto una domanda!,” gracchiò 1’uomo. Liz se lo trovò dietro all’improvviso. Una mano le afferrò il seno da sopra il vestito e glielo strinse energicamente. “Rifacciamo tutto daccapo, okay?,” disse 1’uomo con fare conciliante. “Sei una bambina molto timida... Allora, io ho scelto questi due film e ti ho gentilmente domandato se li avevi visti. Il primo si intitola Super
hard love, mentre il secondo è Voglia di sesso. Il meglio di Joe D’Amato, c’è scritto. Tu dovresti sapere se questo è vero, no?” Liz annui meccanicamente. “Sì? Come sono questi due fottutissimi porno?,” le sibilò in un orecchio. Liz sobbalzò, poi aprì le labbra tremanti per rispondere. “Ebbene?,” incalzò 1’uomo, aumentando la stretta. “Mi fa male,” gemette Liz. “Come? Come dici?” “Mi fa male! Mi lasci andare!” “Oh, ma che peccato. Scusami, dolcezza, come sono sbadato! Ti prego di perdonarmi.” L’uomo, fingendosi contrito, mollò la presa e si schiaffeggiò la mano. “Così va meglio?” Liz lo fissò imbambolata, incapace di reagire. “Okay. Okay... Sono belli?” Liz non rispose. “Sono belli?,” urlò il tizio. “A dire la verità, lo...” “Li hai visti o no?” “No, non li ho visti,” confessò Liz. Si era sbloccata, ma non osò alzare gli occhi. Aveva due splendidi occhi verdi da gatta. “No? Com’è possibile che tu non li abbia visti? Dopotutto sei tu 1’esperta di film, in questo buco del cazzo!” “Le dico che non li ho visti. Non posso vederli tutti...” “Come? Che hai detto?” “Ho detto che non li ho visti.” “Mi prendi per il culo?,” gridò 1’uomo con uno spaventoso ghigno beffardo. “Guarda che adesso mi sto incazzando!” “Non so che farci. Mi spiace.” L’uomo si rasserenò di colpo e le sorrise. “Non importa,” sussurrò. “A me invece questi film piacciono molto. Me lo fanno diventare duro, sai?” Liz sgranò gli occhi e si passò una mano fra i capelli, nervosamente. “Vuoi vederlo?” “No! Se ne vada, adesso!,” strillò Liz. La situazione le stava sfuggendo di mano... “Non perdere la calma, baby. Non devi aver paura del vecchio Frank,” fece il bruto con un odioso sorriso a trentadue denti. “Paghi le sue cassette e se ne vada.” Liz corse dietro al bancone. “Devi prendere tempo”, si disse. “Questo è molto furbo e non devi dargli troppa corda.”
Aprì un cassetto. “Che cazzo stai facendo?,” chiese Frank, rabbuiandosi. “Non avrai mica una fottuta pistola lì sotto?” Liz scosse il capo. “Bene, meglio per te. Meglio per te!” Stette un attimo assorto e poi si illuminò in volto. “Che ne diresti di venire a casa mia a vedere questi film?,” le chiese, agitando in aria le custodie delle cassette. “Neanche morta,” rispose perentoriamente la ragazza. “Non essere sciocca, piccola. Non sai cosa ti perdi. Io sono un animale, a letto!” “Paghi i suoi film ed esca di qui, glielo dico per 1’ultima volta,” ribadì Liz, quindi trattenne il respiro. “Ora esplode”, pensò, e si preparò al peggio. “Va bene. Okay, te li pago,” disse Frank, poggiando con esagerata delicatezza le cassette sul piano del bancone. Poi, con micidiale rapidità, estrasse un coltello a serramanico dalla tasca del giubbotto e fece scattare la lama. “Ti basta questo? Mi
viene qualcosa di resto?,” ringhiò. “Ma cosa vuole da me?,” chiese Liz, fissando come ipnotizzata la lama luccicante. Questo non lo aveva previsto ed ora era decisamente terrorizzata. Frank muoveva lentamente il coltello davanti a sé, in direzione di Liz, che non lo perdeva di vista un
solo istante. Soltanto il bancone li separava e, se Frank avesse voluto, avrebbe potuto sgozzarla senza che lei nemmeno se ne accorgesse. “Cosa voglio?,” sbraitò Frank, sporgendosi sul bancone fino quasi a sfiorare col naso il viso di Liz. “È molto semplice, piccola.” Il suo alito sapeva di whisky. “Tanto per cominciare potrei prenderti qua sopra o, magari, sodomizzarti.” “Oh, lei non mi farà proprio niente!,” protestò Liz, indietreggiando. “Che ne diresti se te lo infilassi nel buchino? Hai mai provato da quella parte? Vogliamo dare un’occhiata?” “Se lo scordi!,” replicò Liz seccamente. Arrossì. Quell’uomo aveva il potere di farla stare male. Era disgustoso, squallido, vomitevole. “Oh, non devi resistere a Frank! Lo sai cos’è successo all’ultima che ci ha provato?” Liz scosse il capo. “Beh, vai al cimitero a domandarglielo!” Frank proruppe in una risata devastante, mangiandosi Liz con gli occhi. “Ma tu sei fortunata,” aggiunse. “Ho altri progetti per te.” Carezzò la lama del coltello con un’unghia. Liz decise che era giunto il momento di mettere in atto il piano che aveva studiato con Jack e sorrise fra sé e sé. “Ora ti faccio vedere i sorci verdi,” pensò. “Aspetta
e vedrai, maledetto porco!” “Che cazzo c’è di tanto divertente?,” sbottò Frank. “Oh, niente di particolare,” rispose Liz, sicura di aver scelto la via migliore per uscire viva da quella trappola. “Ho deciso di fare come dice lei, tutto qui. Verrò a casa sua a vedere quei film, però non ora. Io smonto fra quindici minuti.” “See... E allora?” Frank si fece improvvisamente serio. “Allora finisco di lavorare e poi vado a casa a mangiare qualcosa.” “Hmmm,” bofonchiò Frank. Le cose stavano prendendo una piega strana anche per lui. “A che ora devo venirti a prendere?,” chiese infine. “Che ne direbbe delle nove?,” propose Liz. Ora si sentiva forte e invulnerabile. L’adrenalina le pulsava violentemente nelle vene. Frank non sospettava nulla. Nulla! “Aspetta, aspetta un momento. Com’è che non hai più paura di me? Che cazzo significa questo?” Frank sbattè il coltello sul bancone. “Lo sai che proprio non ti capisco? Prima tremavi come una foglia ed ora addirittura vuoi venire a casa mia!” Era
chiaramente eccitato ma, in lui, si mescolavano sentimenti contrastanti. “Frank, posso darti del tu?” “Cazzo, certo! Quando ti fai sbattere da un uomo ci vuole molta confidenza. Sennò che cazzo ci stai a fare?” “Hai ragione, Frank. Dopotutto sei un ragazzo in gamba.” Dire queste cose le costava molta fatica, ma non c’era alternativa. “Guarda che se mi tiri il bidone ti ammazzo!” “Ehi, vacci pianol Va bene? Tu vuoi scopare con me e la cosa mi va a genio, ma ti prego di comportarti da persona civile. Rilassati, Frank. Andrà tutto bene.” “Sì, andrà tutto bene, cazzo!” “Sarò molto carina con te, intesi?” “Intesi! Sei più troia di quanto pensassi,” sbottò Frank, rimettendosi il coltello in tasca. Liz tirò un sospiro di sollievo. Lo aveva in pugno. Il sudore le imperlava la fronte, ma ora il gioco lo guidava lei. “Già,” sospirò, cercando di sorridere in modo invitante. “Mia madre lo diceva sempre: Elizabeth, sei proprio una piccola sgualdrina! Agli uomini, però, piaccio così.” “Cazzo! Che figa da sballo! Dove ci vediamo?” Frank era arrapatissimo. “Ti va bene alla Discarica Sud?” “Che? Batti da quelle parti?,” fece Frank con un gesto scurrile. “Mettiamo bene in chiaro una cosa: io non batto. La dò solo a chi voglio e quando mi gira. Alle nove, allora. Compris?” “Che hai detto?” Liz sorrise alla faccia dell’ignoranza di Frank. “Vuol dire: capito? È francese. Tutte le brave ragazze conoscono il francese. Fa eccitare i ganzi,” spiegò Liz. “Merda! Per me va bene, se poi scopi meglio.” “Ci puoi scommettere. Dimmi, tu dove abiti?” “Che cazzo te ne frega?” Frank si irrigidì. “Non ti innervosire, cocco. Se vuoi te lo prenderò anche in bocca,” lo blandì Liz. “Cazzo! Certo che ci sai fare. Ora però devo andare. Ho alcuni affari da sbrigare.” Frank arraffò le cassette e si diresse verso 1’uscita. “Un momento, Frank! Non dimentichi niente?” Liz gli indirizzò un largo sorriso d’intesa. “Cazzo, non mi pare!” “Io sarò anche gratis, ma le cassette no. Fanno trenta dollari.” Tese la mano, con fare allusivo. “Certo, certo. Hai ragione.” Frank ricambiò il sorriso e tornò verso la cassa. Tolse dal logoro portafogli tre biglietti da dieci e li porse a Liz, sfiorandole leggermente la mano. “Dio, che carica erotica!,” esclamò. “Grazie, Frank.” Liz gli soffiò un bacetto. “Cristo, ora vado. A più tardi, bella. Ma ricorda: niente scherzi di merda!,” ringhiò. Quindi si fermò sulla porta e prese uno specchietto dalla tasca. Afferrò un boccettino senza etichetta e ne fece cader fuori un mucchietto di polvere bianca,
disponendola sulla piccola superficie di vetro. Aspirò rumorosamente e scosse il capo. “Adesso è buio,” sentenziò con un grugnito di soddisfazione, e scomparve nell’oscurità della sera. Liz, senza perdere tempo, sollevò la cornetta del telefono e compose nervosamente un numero. Dopo alcuni istanti ottenne la linea. Trasse un profondo respiro e si ravviò i folti capelli corvini. “Jack? Sono io. È tornato, ma ora lo teniamo... Sì, questa sera alle nove. Ti aspetto qui. Ciao, amore! Fai in fretta!” Mentre Liz riagganciava udì uno scalpiccìo e Frank rientrò nel negozio. “Mi sono dimenticato di dirti una cosa: non sopporto i ritardi. Cerca di essere puntuale!”, esclamò, quindi sparì di nuovo. Definitivamente. Liz crollò sulla sedia e si accese
una Camel. E se avesse sentito tutto? “Che si fotta!,” sibilò fra i denti, poi chiuse gli occhi e li strizzò forte, fino a vedere mille puntini luminosi. Quando li riaprì soffiò fuori una nuvoletta di fumo e le parve di levitare. Un’ora più tardi Liz sedeva sulla Ford Sierra di Jack. Stavano raggiungendo la periferia della città e Jack teneva sulle cosce la pesante 44 Magnum del padre. “Non si accorgerà che 1’hai presa, vero?,” chiese Liz. “No, è fuori città per affari.” “E tua madre?” “Oh, lei è a teatro e non tornerà prima dell’una. Abbiamo tutto il tempo per rimetterla a posto,” rispose Jack. Jack aveva vent’anni, uno più di Liz, e lavorava nell’agenzia immobiliare del padre. Tutto filava liscio e aveva molti soldi. Ora,
però, doveva dimostrare di essere un uomo. “Ecco, siamo arrivati!,” esclamò Liz, indicando un cancello in ferro semiaperto. La catena era spezzata e giaceva per terra. Un furgone era parcheggiato cento metri più avanti, ma i lampioni della strada non facevano abbastanza luce per poterlo vedere
bene. “Okay,” fece Jack, accostando piano e spegnendo il motore. Abbassò i fari. “Adesso entro e lo sistemo io. Tu intanto tieni d’occhio quel catorcio. Okay?” “Okay, Jack.” I due ragazzi si baciarono, quindi Jack scese e impugnò la voluminosa pistola. “Ti piace?,” chiese a Liz, soppesandola con orgoglio nella mano destra. “L’hai già caricata?” “Sì. Gli farò un buco in testa da farci passare un’autostrada.” “In bocca al lupo, amore.” “Crepi!” Jack si avviò deciso in mezzo alle cataste di rottami e rifiuti e scomparve. Mentre Liz si guardava intorno con crescente tensione, Jack perlustrò attentamente 1’interno della discarica. C’era un buio d’inferno e Jack doveva badare a dove metteva i
piedi. A un tratto vide una luce e vi si diresse, sicuro del fatto suo per via della pistola. Tutto procedeva a gonfie vele. Jack si sentiva come il Bogart dei momenti migliori: duro e invincibile. Superate varie pile di oggetti ammassati alla rinfusa, girò attorno a una vasta pozzanghera maleodorante e, al1’improvviso, lo vide. Stava seduto su un bidone per la benzina e fumava una sigaretta, dondolando i piedi con noncuranza. Cercando di non far
rumore, Jack gli si avvicinò di soppiatto e, giunto a un metro di distanza, gli intimò di non muoversi e gli puntò la canna della 44 Magnum alla gola. “Stai fermo o ti ammazzo come un cane!,” gridò. L’uomo annuì impercettibilmente. “Aspetti qualcuno?” “S-sì,” rispose quello con un fil di voce. “Una ragazza?” “Mmm-mmm.” “Beh, mi sa tanto che non è potuta venire. Mi ha raccomandato di dirti che le dispiace,” disse Jack. “Come...,” obiettò l’uomo. “Ha avuto un impegno.” Jack fece per allontanarsi, poi si arrestò di colpo e si volse, dandosi una pacca sulla fronte. “Ah, quasi mi dimenticavo. Ha detto anche di darti questo,” aggiunse. E premette il grilletto. Nell’istante in cui il colpo partiva, squassando la spalla di Jack, un flash luminoso si accese nel buio lontano e un altro seguì quando il cranio di Frank esplose in una pioggia di frammenti ossei, sangue e cervella. Jack non vide i lampi e, dopo aver
sparato, si allontanò di corsa senza più girarsi. In un baleno fu fuori dal cancello e saltò in macchina. Il furgone era ancora fermo allo stesso posto. “Fatto?,” chiese Liz con voce tremante. La violenta detonazione le era rimbombata nel cervello, provocandole dolorose fitte di panico. Veder tornare Jack sano e salvo la fece sentire decisamente meglio. “Sì, è stato fantastico! Gli è scoppiata la testa come in Scanners. Ricordi?” Jack scoppiò a ridere istericamente e, in quel preciso istante, Liz capì che qualcosa non andava in lui. “Il porco è morto.
È morto!” “Bravo,” sussurrò Liz. “Nessuno deve importunarti, cazzo!” Jack mise in moto e partì facendo stridere i pneumatici. Guardò Liz con infinita dolcezza e le sorrise. Mezz’ora più tardi, la 44 Magnum era di nuovo al suo posto nella gremita armeria dello studio di Thomas Bradley, il padre di Jack. Dopo aver lustrato la pistola, Jack ricevette in premio un’ora d’amore con Liz, che rimase a dormire a casa sua. Il mattino successivo Liz tornò a lavorare. Mentre lavava il pavimento del negozio si aprì la porta. La ragazza sorrise e si alzò lentamente. “Ciao, Sarah. Stai bene?,” chiese. “Benissimo, grazie.” Non era Sarah. Il cuore di Liz saltò un colpo. Qualcuno chiuse a chiave la porta. “L’avete fatta grossa, stanotte.” Era Frank! “Non può essere... tu sei morto!,” esclamò Liz. “No, come vedi sono qui.” Frank scoppiò a ridere, mentre Liz se ne stava ritta davanti a lui, con la bocca spalancata. “Com’è possibile? Ho sentito lo sparo, Jack era sporco di sangue...” “Già, ma non il mio.” “Che significa?,” chiese Liz. “Diciamo che c’è stato un piccolo scambio di persona.” “Chi è morto, ieri sera?” Liz era spaventata e confusa. “Il mio fratello gemello. Se non ci credi puoi guardare queste.” Frank porse a Liz due fotografie di incredibile chiarezza e drammaticità. “Il tuo amichetto è un assassino e con queste lo posso incastrare,” disse Frank, tirando fuori anche i
negativi. “Che ci faceva là tuo fratello?” Liz ora era angosciata. “Ce l’ho mandato io. Semplice, no?” “ Ma perchè?” “Perchè ho ascoltato la tua telefonata. Non sono scemo, sai? L’ho capito subito che mi avresti giocato qualche brutto tiro.” Frank sorrise e si avvicinò a Liz. “Stai lontano, Frank! Sei pazzo!,” urlò Liz. “Io? No, carina. Voi due siete pazzi! Siete nei guai, lo capisci? Tu e quel figlio di puttana che si crede Callaghan,” disse Frank. “Ma come hai fatto?” “Con un potente teleobiettivo.” “Non volevo dire questo: come hai fatto a convincere tuo fratello? Come hai potuto?” “È una storia lunga. Non capiresti,” sentenziò Frank. “Voglio saperlo.” Liz non si capacitava, le pareva di vivere un incubo a occhi aperti. Frank era 1’incarnazione di tutti i suoi incubi. Era IL SUO INCUBO. “Io odiavo Ted. L’ho sempre odiato!” Frank fece una pausa, poi strabuzzò gli occhi e si mise le mani davanti alla faccia, massaggiandosi le palpebre. “Lui mi rubava sempre le ragazze, era molto più furbo di me. Era un vincente.” Liz si sentiva sospesa. La voce di Frank le giungeva da molto lontano e faticava a mettere a fuoco la realtà. Lui continuava a parlare, a parlare, a parlare... “Quando ho sentito il tuo piano per farmi fuori ho pensato di mandare avanti lui. Volevo
liberarmi di lui per sempre, capisci? Non è stato difficile: mi è bastato dirgli che avevo appuntamento con te alla Discarica Sud e lui ci è cascato come un pollo. Non ho dovuto far altro che aspettare e scattare le fotografie.” Frank esplose in una risata demenziale, incontenibile. “Sei un mostro!,” gridò Liz arretrando alla cieca, tentando così di sottrarsi alla sua avanzata. “No, Liz, TU sei un mostro. Il tuo amico è un mostro. Con queste fotografie vi rovinerò tutti e due, se tu cercherai ancora di fregarmi.” “Ne sei sicuro?,” chiese Liz. “Potrei strappargli le foto e distruggerle insieme ai negativi, ucciderlo e dar fuoco al locale, ma...” “Non illuderti,” disse Frank, come leggendole nel pensiero. “Ho depositato una copia dei negativi in una cassetta di sicurezza e ho gettato la chiave nel fiume. L’altra ce 1’ha da tempo il mio avvocato, ma tu non potresti mai arrivare fino a
lui.” Frank rideva oscenamente. “Sei finita, compris?” Liz non colse 1’ironia di Frank... questa rivelazione 1’aveva distrutta. “Cosa devo fare?,” chiese. “Tutto quello che ti dico io. Come una schiava.” “E se mi uccidessi?” “In tal caso consegneresti quel bastardo alla polizia. Loro hanno bisogno di trovare un colpevole, non importa chi. A quest’ora staranno già indagando.” Frank le carezzò i capelli “Lo scopriranno?” “No, se tu farai la brava. Ora non puoi più fare la schizzinosa. Non puoi denunciarmi, non puoi uccidermi, non puoi scappare. Non puoi neanche suicidarti,” sibilò Frank. “Ma tu non andrai incontro a guai? Interrogheranno anche te, che sei suo fratello,” obiettò Liz. “Dimentichi che io ho un alibi di ferro. Ieri sera ero a casa mia a scopare con te. Non ricordi?” Frank 1’aveva messa con le spalle al muro. “Sei un bastardo! Ti odio!” “Sarà, ma il gioco lo comando io, d’ora in poi. Un piccolo sgarro da parte tua e quel merdoso finirà sulla sedia elettrica. Te lo garantisco!” Frank non rideva più. “Ehi, stronzo! Non hai mai sentito parlare di sottrazione di prove? Sarai incriminato anche tu!” Liz gettò quest’ultima carta sul tavolo, ma Frank non cedette. “Che cazzo me ne frega? Io voglio te, bella, e niente al mondo mi impedirà di spassarmela. Tu mi appartieni fino alla morte. Mia o tua... non importa.” Liz cercò di divincolarsi, ma Frank la bloccò contro il muro, fissandola con crudeltà. “Sei mia, adesso. Non ti opporrai più al mio volere, vero?” La poveretta era sull’orlo del collasso, respirava a fatica e tremava tutta. “Vuoi rispondermi, maledetta cagna? Com’è che si dice da queste parti? Aiutami, ce 1’ho qui sulla punta della lingua,” disse Frank tirando fuori un palmo di lingua e facendola guizzare davanti al naso di Liz. Non ottenendo risposta, 1’uomo scosse
il capo. “Sei ostinata, piccola, ma non importa. Il cliente ha sempre ragione, ecco cosa avresti dovuto rispondere. Il cliente va sempre accontentato. Non è così?” “Hmmm,” fece Liz. “Okay. Adesso ripeti insieme a me: il cliente ha sempre ragione. Ripeti!,” sbraitò. “No!,” protestò Liz. “Come sarebbe a dire no? Non sono stato abbastanza chiaro? Tu mi devi obbedire ciecamente. Avanti, ripeti! Ripeti!! Il cliente ha sempre ragione!” “Il cliente...,” sussurrò Liz. “Come hai detto? Non riesco a sentirti!” Frank portò teatralmente una mano all’orecchio e si avvicinò alla bocca della ragazza. “Il cliente...,” ripetè Liz con maggior convinzione. “...Ha sempre...,” suggerì Frank. “...Ha sempre...” “...Ragione!” ...Ragione,” gemette Liz. “Bene. Vedo che ci siamo capiti. Ed ora quest’altra: il cliente va sempre accontentato. Avanti, ripeti!” Frank le diede un ceffone. “Il cliente... va sempre... accontentato,” piagnucolò Liz, mentre le lacrime le lavavano le guance arrossate. “È quello che dico sempre io. Mi hai letto nel pensiero. Il cliente va sempre accontentato. Sempre! Sempre! Sempre!! Perciò ora inizieremo con un pompino!,” urlò Frank, colpendola di nuovo. “Mi piacciono i pompini, tanto per cominciare.” Iniziò a
sbottonarsi la patta. Liz lo guardò attraverso il velo di lacrime e fece un cenno di diniego con la mano. “Ti prego, no! Abbi pietà, Frank. Questo non posso farlo, ti prego!,” guaì. “No, cazzo! Prendimelo in bocca, puttana!” Un terzo ceffone si abbattè sul viso di Liz. “Avanti!” Un nuovo schiaffo, poi un altro, e un altro, e un altro ancora, finché Liz svenne e si adagiò per terra. Frank, con il membro già sfoderato, la sovrastava e rideva. Le ultime parole che Liz udì prima di sprofondare nell’oblìo furono: “Non c’è fretta, piccola. Frank ha molto tempo. Mooolto tempo. Ricordati quello che ti ho detto...” Poi più nulla. Quanto sarebbe durato quel sonno? Non abbastanza, no, MAI ABBASTANZA PER SALVARLA DA FRANK... pubblicato su Diesel n. 41 (luglio/agosto 1992) e ne La notte dei morti (Il Ventaglio, Roma 1993) -
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