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GIOCHI D'AMORE

scritto da Giovanna Anselmi

 

 

Questo racconto è frutto di un sogno che feci in un pomeriggio d’estate mentre riposavo.

 

 

 

Luca stringeva tra le mani i biglietti d’aereo, l’aveva promesso, stavano insieme da tre anni ormai e voleva dimostrarle quanto l’amava, un viaggio sarebbe stato un bel regalo. Così dopo aver sbirciato su internet era riuscito a trovare un last minute a Parigi con escursione al castello di Versailles, voleva farle una sorpresa per il fine settimana ed era certo che lei ne sarebbe stata felice. Uscì dall’agenzia di viaggi, aprì lo sportello della sua auto, parcheggiata lungo il bordo del marciapiede, e dopo aver inserito la chiave nel cruscotto la girò accendendo il motore. Era felice di aver conosciuto Elena, da quando si era separato dalla moglie, era stata l’unica donna a risvegliargli sentimenti da troppo tempo assopiti. Premette il piede sull’acceleratore e filò via verso casa di lei. Il cielo di Roma era un po’ grigio ma del resto era settembre e con tutta certezza Parigi anche in autunno sarebbe stata romantica. Arrivato davanti al portone di Elena, scese dall’auto e le citofonò – Luca! – fece la voce squillante di lei  – vieni su dai! – Luca salì i gradini di corsa fino al secondo piano,Elena lo aspettava sul pianerottolo e non appena se lo vide davanti gli corse incontro abbracciandolo forte e trascinandoselo in casa. – Amore mio! Mi sei mancato oggi sai? – Senti Elena… – l’interruppe Luca divincolandosi dalla morsa di quell’abbraccio appassionato – per questo fine settimana ho un regalo per te… - ed estrasse dalla tasca i biglietti d’aereo mostrandoglieli - …Parigi, io e te da soli, ti va? – Elena non riusciva a credere a quanto aveva sentito, ma poi realizzò e gli si buttò nuovamente al collo – Come sei romantico Luca…ti amo! -.

Così giovedì notte partirono…

L’alba parigina aveva delicate sfumature rosate, dalla terrazza dell’albergo in rue Maupassant, i tetti delle case e le strade formavano un labirinto intricato, l’aria era ancora fredda, Luca ed Elena rimasero a guardare i primi raggi di sole che ben presto avrebbero incendiato il cielo, stretti l’uno all’altra, in silenzio. Elena era molto felice di stare in quella meravigliosa città insieme a Luca, era tanto tempo che desiderava stare con lui spensieratamente lontani da tutto e da tutti. Luca intanto giocherellava con i bottoni della camicetta di lei, la desiderava, voleva sentire il suo corpo e col braccio che le aveva passato attorno alla vita l’attirò a se, si baciarono e si toccarono a lungo facendo l’amore per tutta la mattina.

Per il pomeriggio la guida turistica li attendeva nella grande hall dell’albergo con un gruppo di altri turisti per una visita guidata alla Reggia di Versailles. Elena non vedeva l’ora di respirare l’aria della Francia e di tuffarsi nel dedalo di strade, tra la gente, i suoi occhi erano grandi e pieni di luce e Luca poteva quasi specchiarsi e godere della gioia di lei per quel regalo che le aveva fatto. Salirono sul pulman, che li avrebbe portati a Versailles, con la macchina fotografica al collo e mano nella mano come i più classici dei turisti in gita romantica a Parigi. Quando il pulman si mise in moto, boulevards e monumenti scorrevano davanti ai loro occhi mentre la guida informava i passeggeri di cosa si trattasse – sur la gauche la Tour Eiffel….le pont de l’Almà… sur la droite l’eglise de Notre Dame de Paris… le quartier de Saint Germain… -

Dopo circa un’ora di viaggio giunsero finalmente davanti al grande cancello della Reggia, dalle alte inferriate dorate, che conduceva all’interno della cittadella reale e alle scuderie del re. Una folla di turisti premeva per entrare, Elena e Luca, con la loro comitiva, si accodarono alla folla e quando riuscirono ad entrare tra i viali della reggia si presentò ai loro occhi un’architettura ricca e suntuosa a cominciare dall’immensa e suggestiva facciata del palazzo reale con i grandi finestroni, le statue e le colonne che ai due nuclei laterali del palazzo riprendevano vagamente la forma degli antichi templi greci. Un gusto decorativo a cavallo tra il barocco seicentesco e il rococò del ‘700, uno stile, questo, ancora più ricco del precedente di elementi decorativi tanto che quando entrarono all’interno del palazzo poterono costatare che le ricche e fastose decorazioni includevano anche il più semplice chiodo di un mobile o il maglio di una finestra. Luca ed Elena guardavano estasiati, era veramente bello essere nel luogo in cui avevano vissuto e regnato i monarchi più potenti d’Europa.

All’interno del palazzo vi erano grandi sale e saloni dai pavimenti lucidissimi e dai coreografici disegni arredati con bellissimi mobili dalle fogge e dalle decorazioni più strane. Ai lati delle pareti enormi specchi davano ancora di più un senso di ampiezza, divani e divanetti, suppellettili di ogni tipo finemente lavorati, poltroncine, cuscini e pesanti tendaggi dai tessuti damascati contribuivano a trasmettere quel fasto supremo che solo i grandi regnanti potevano esibire. Elena e Luca  seguivano la guida attraverso corridoi lunghissimi e ampi, illuminati da immensi  finestroni. La guida faceva notare al gruppo la bellezza delle decorazioni sul soffitto affrescato con scene mitologiche, i grandi lampadari di cristallo scintillavano, creando suggestivi giochi di luce. Ma  Luca, di tanto in tanto, osservava anche Elena che col naso in su seguiva attentamente le spiegazioni della guida e in quella cornice così regale le parve ancora più bella. L’abito leggero di lei lasciava intravedere le sue forme e gli occhi di Luca le accarezzavano, la desiderava ardentemente al punto che quando giunsero davanti alla camera da letto di Maria Antonietta gli balenò una folle idea. La guida continuava a parlare con la schiera di turisti intorno a lei, ad un tratto Luca si avvicinò ad Elena e tirandola in disparte le sussurrò – Ti voglio Elena! – Ma Luca non siamo soli – controbatté lei ridendo maliziosamente – ma Luca non poteva aspettare, così approfittando di un attimo in cui la camera della regina era vuota di turisti, la prese per la mano e la spinse dentro chiudendo la porta a chiave. – Luca sei pazzo! – disse Elena un po’ allarmata dalle intenzioni di lui – non possiamo farlo qui dai…c’è gente! – Luca non la stava neanche ad ascoltare, il grande letto dalla biancheria damascata e sormontato da un baldacchino di legno finemente lavorato troneggiava nella stanza, egli la spinse sopra dolcemente baciandola, poi fecero l’amore mentre in sottofondo la voce della guida turistica si andava perdendo nella vastità dei corridoi del palazzo. Quando esaurirono le loro effusioni amorose si accorsero che regnava uno strano silenzio attorno a loro, la luce nella stanza era cambiata e, pur essendo mezzogiorno, dalla grande finestra, che dava sul canale oltre il bosco del castello, veniva una luce cupa e irreale, Elena ebbe paura, anche se non capiva bene per cosa, e fece per raccogliere i suoi vestiti da terra ma con sua grande sorpresa i suoi abiti erano spariti e al loro posto trovò abiti di stile settecentesco, a quel punto si rese conto che anche il brusio dei turisti in visita al castello era sparito, sentiva solo un’inquietante silenzio e degli strani rumori come di qualcuno che apriva e chiudeva delle porte o spostava oggetti per i corridoi. – Luca andiamo via! – disse pallida  – stai calma – rispose lui – adesso raggiungiamo la guida – e fece per aprire la porta ma la chiave non girava nella serratura, Luca provò ancora e ancora ma non c’era niente da fare, quella dannata porta non voleva aprirsi. Elena era nel panico più totale, i due si guardarono intorno e si resero conto che qualcosa di strano e misterioso era accaduto, i loro abiti, i loro capelli, tutto era cambiato, il tempo sembrava essere andato all’indietro trasportandoli in pieno ‘700, ma non riuscivano a spiegarsi come tutto questo poteva essere possibile.

Intanto continuavano ad udire quegli strani rumori da dietro la porta, un andirivieni costante per i corridoi, nelle camere adiacenti e, poiché la porta non si apriva, Luca, spinto dalla curiosità, pensò di guardare attraverso il buco della serratura per cercare di vedere qualcosa, chiamare aiuto magari…ma quello che i suoi occhi videro fu incredibile, i turisti, le guide, i custodi erano tutti spariti e al loro posto uno strano popolo di personaggi aveva invaso i corridoi del palazzo, donne vestite di bianco con ampie gonne, sulle quali spiccavano dei candidi grembiuli legati alla vita, sulla testa portavano delle cuffie merlettate ed erano tutte intente a strofinare pavimenti e ogni sorta di superficie o oggetto con grossi spazzoloni, uomini vestiti con abiti settecenteschi si aggiravano per le stanze con carrelli colmi di biancheria o bevande, sul capo i loro lunghi capelli erano raccolti  ordinatamente in una coda di cavallo tenuta insieme con un fiocco di raso nero – è tutto così pazzesco! – pensò Luca – è solo un’allucinazione! –  e cercò di calmare Elena che dietro di lui tremava di paura poi provò ancora una volta a far girare la chiave nella serratura e questa volta con sua grande sorpresa la porta si aprì docilmente. – Tutto questo non ha senso – continuò a pensare tra sé mentre schiuse leggermente la porta in modo da lasciare una fessura che gli avrebbe permesso di guardare meglio nel corridoio. Gli strani personaggi continuavano le loro faccende incuranti della sua presenza, ma quando egli aprì totalmente la porta e fece per uscire con Elena una di quelle donne si voltò verso di lui e lo guardò negli occhi e insieme a lei tutte le altre presenze si voltarono verso gl’intrusi senza però interrompere il loro lavoro. I loro occhi era ghiacciati e impietriti come se in quegli sguardi non vi fosse il benché minimo alito di vita, Luca si rese conto che quegli esseri non erano umani, essi lasciavano sprofondare gli occhi di chi l’incontrava nei luoghi remoti e terribili donde erano venuti.

Egli si guardò intorno in cerca di una via d’uscita, aveva notato che, dalla parte opposta del corridoio, un enorme finestrone aperto dava su una piccola loggia dalla quale scendevano delle gradinate verso il bosco, ma con quelle presenze minacciose era impossibile attraversare il corridoio e raggiungerla così fu costretto a richiudere la porta. Elena continuava a tremare nello sfarzoso abito che aveva dovuto indossare al posto del suo vestito mentre Luca aveva ripreso a guardare dal buco della serratura in attesa che il corridoio fosse libero da quegli esseri, contava di raggiungere l’uscita verso il bosco. Passarono minuti che sembrarono un’eternità appostati silenziosamente vicino l’uscio  - via libera! – esclamò improvvisamente il giovane ed aprì furiosamente la porta stringendo Elena per mano, stava per lanciarsi verso l’uscita quando un valletto lo sorprese paradosigli davanti con quello sguardo agghiacciante e Luca nello sgomento di quell’imprevisto lasciò scivolare la mano di Elena che ritornò a rifugiarsi atterrita nella camera della regina, mentre lui fu costretto a proseguire la sua corsa verso l’uscita.

Corse veloce saltando i gradini della loggia e in un baleno si ritrovò nel fitto di un bosco di tigli, di tanto in tanto si voltava indietro a vedere se per caso Elena lo stesse per raggiungere ma di lei non vi era traccia. Mentre correva però si accorse, improvvisamente, che un valletto lo stava inseguendo allora cercò di correre più forte per seminarlo e, infatti, quando ormai lo aveva distaccato di molti metri questi si arrese e lo lasciò andare.

Intanto Elena era ancora nella camera della regina, sola e impaurita, cercando anche lei il modo per attraversare quel corridoio e raggiungere il bosco. Il corsetto che indossava sopra l’ampia gonna di tulle e raso bianco la soffocava stringendole il busto, non riusciva più a pensare lucidamente, voleva solo uscire da quell’incubo… - devo attraversare a tutti i costi quel corridoio – pensò, così aprì di scatto la porta e si lanciò verso la loggia tenendosi la gonna alzata con le mani, correndo più veloce che poteva. Ma quando si trovò sulla loggia il suo sguardo fu attratto verso un angolo dove un gruppo di dame, sedute su un divanetto, sorseggiavano delle bibite bisbigliando tra loro,incuranti della sua presenza, ella si fermò ad osservarle per una frazione di secondo ma poi riprese a correre verso il bosco voltandosi anche lei, di tanto in tanto, per paura che qualcuno la inseguisse ed, infatti, un altro valletto, che passava spingendo un carrello pieno di bevande, la notò e si lanciò immediatamente al suo inseguimento. Elena nell’intrico del bosco si accorse di lui e si fermò un’altra volta per un brevissimo istante, i loro occhi s’incontrarono come quelli di un predatore con quelli della sua preda, erano occhi vuoti e impietriti che non lasciavano trapelare altro che voragini di nulla, poi la ragazza riprese la sua folle corsa attraverso il bosco. Ansimava, il corsetto la stringeva sempre di più, inciampò più volte nel lungo abito, si rialzò ma anche in questo caso, fortunatamente, il valletto si arrestò e la lasciò andare.

Tuttavia ella continuò a correre, cercando un’uscita che la portasse fuori dal bosco, ma non si vedeva altro che l’intrico degli alberi, ad un tratto però mentre correva le parve si sentire una strana risata sopra di lei, prima lontana, poi sempre più forte e minacciosa, si fermò ancora e vide a pochi passi da lei una donna senza testa che fluttuava a mezz’aria in un maestoso abito bianco. – Voi piccoli mortali che avete osato profanare il letto del mio sonno eterno… - sussurrò la tetra presenza prima di sparire nella nebbia che intanto era scesa con l’oscurità. – lo spettro della regina – pensò Elena atterrita e stremata, quel bosco era un labirinto dove solo volpi e civette riuscivano a districarsi lanciando i loro lugubri versi ad una fosca luna.

La ragazza vagò tutta la notte alla ricerca di un’uscita, finché, con i primi bagliori di una gelida alba, intravide in lontananza un cancello arrugginito aperto verso una stradina dissestata oltre la quale apparve, finalmente, la città con le prime auto in coda ad un semaforo. Elena fece un’ultima corsa verso quel cancello e dopo essersi accertata che si trattava proprio della città lo attraversò uscendo dal parco della reggia. Le strade erano ancora semivuote, la città si andava lentamente svegliando, il suo pensiero adesso era quello di trovare un taxi che la riportasse al suo albergo di Parigi in rue Mountpassant dove certamente Luca la stava aspettando. L’abito lungo strusciava sull’asfalto e di tanto in tanto incontrava dei passanti che la guardavano come una bestia rara – Ma è già carnevale?! – esclamò uno con ironia meravigliata – Ce ne sono di matti in giro! – esclamò un altro con la sua ventiquattrore. Del resto non è così solito attraversare le strade di una città del 2002 vestita con un abito settecentesco della corte del Re Sole!

Finalmente trovò un taxi e quando giunse all’albergo salì frettolosamente in camera ma di Luca nessuna traccia. Cominciò allora a preoccuparsi sul serio e dopo qualche istante decise di chiamare la polizia e fare una denuncia di scomparsa.

Dopo la denuncia aspettò tutto il giorno, invano, notizie di Luca ma verso sera il telefono della camera nella quale alloggiava, finalmente, squillò – sì chi è? – rispose Elena alzando ansiosa la cornetta – Signora è il comando di polizia di Versailles, dovrebbe venire qua immediatamente – disse una voce maschile. La ragazza non perse tempo e si precipitò al comando. Un’agente le fece strada verso l’ufficio del comandante che gentilmente la fece accomodare su una sedia – Signora – disse l’uomo – lei conosce Luca Satriani? – sì -  rispose Elena – è il mio fidanzato – vede lo abbiamo trovato questa mattina lungo il perimetro del parco della reggia…è morto, si è lanciato da un muraglione oltre il bosco, mi dispiace. – Elena non trovò né parole né lacrime ripensò a tutto quello che avevano vissuto il giorno e la notte prima e rivide l’immagine dello spettro della regina Maria Antonietta che rideva diabolico e rimase impietrita e attonita nel dolore.

 

Quella notte Luca continuò a correre nel bosco alla ricerca di un’uscita, ad un tratto gli sembrò di udire una strana risata sopra di lui, si voltò per capire chi fosse, e davanti a lui vide lo spettro della regina che fluttuava nell’aria diabolico, egli fece per fuggire ma lo spettro lo inseguì fino ai confini del parco minaccioso, era nel panico più totale e continuò a correre inciampando tra gli sterpi e rialzandosi finché giunto che fu sopra gli alti muraglioni ai confini estremi della reggia cadde nel vuoto.

Fece solo in tempo a sentire una sinistra voce che sussurrava  - Voi piccoli mortali che avete osato profanare il letto del mio sonno eterno… –

poi solo lo schianto.

 

(copyright by Giovanna Anselmi)

 

 

 

GIOVANNA ANSELMI
Mi chiamo Giovanna Anselmi, sono nata l'8/2/74 a Catania ma ho vissuto la mia adolescenza in Calabria a Rossano (CS), poi mi sono trasferita a Perugia dove vivo attualmente.
La mia scrittura nasce principalmente con la poesia ma da qualche tempo mi cimento nei racconti di genere fantasy, fantascienza, noir, horror, gotici e chi più ne ha più ne metta!
Per il resto cosa dire di più... che al momento sono in cerca di occupazione e che il mio sogno è pubblicare...
Questo è uno dei miei racconti di fantascienza facente parte del Ciclo della Galassia Splendente, che ancora è in via di scrittura. Una galassia che ospita migliaia di pianeti abitati, lontani tra loro nello spazio e nel tempo, in cui si alternano storie di amore, di guerre, di passioni e di lotte cruente.

 

  

 

 

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