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GORKA

scritto da Stefano Roveron

 

 

I quattro ragazzini stavano seduti in cerchio al centro della stanza, immersi nella semioscurità. Solo la luna, attraverso l’unica finestrella lasciata aperta, rischiarava un poco i loro volti glabri.

Marco, il più vecchio, guardò gli altri negli occhi. Incrociò le gambe poggiando i gomiti sulle ginocchia e si schiarì la gola, come per richiamare la loro attenzione.

Toccava a lui, adesso, raccontare una storia di fantasmi.

<Tutti voi conoscete la leggenda di Gorka, non è vero?>, chiese gongolante ai compagni, conscio del fatto che bastava pronunciare quel nome per far accapponare la pelle a chiunque.

Luca si portò immediatamente le mani alla testa, tappandosi entrambe le orecchie.

<Smettila Marco! La mamma si arrabbia quando racconti questa storia>.

<Smettila Marco gne gne gne!>, gli fece eco il fratello per schernirlo, decisamente divertito. Poi continuò <La mamma adesso non è qui ed io faccio quel che voglio, se non ti sta bene perché non te ne vai?>.

Rassegnato, Luca abbassò lo sguardo al pavimento.

Gli altri due marmocchi non avevano protestato. Sbiancati in volto, essi attesero timorosamente che il narratore riprendesse la sua storia, cosa che egli fece dopo una breve pausa.

<Nessuno ha mai visto Gorka. Chi l’ha fatto non è mai tornato indietro per raccontarlo. Di sicuro si sa che gli piace mangiarsi i bambini, meglio se sono grassi e succulenti come te!>, disse Marco, indicando il moccioso alla sua sinistra, il quale per poco non si mise a piangere.

<La polizia non è mai riuscito a prenderlo perché i suoi occhi, che sono rossi come il fuoco, ci vedono anche la notte. Ed è proprio di notte che lui cattura le sue prede. Entra attraverso la finestra, attirato dal profumo dei bambini, li mette nel sacco e poi li trascina fino al suo nascondiglio in mezzo ai boschi, dove se li mangia un poco alla volta>.

Fuori, da qualche parte, il verso di una civetta ruppe improvvisamente l’innaturale silenzio della campagna. I tre ascoltatori trasalirono; uno di loro si lasciò sfuggire un sommesso gridolino, subito ricacciato in gola.

<Solamente mio nonno una volta è riuscito a vederlo. Era tardi e stava tornando a casa per il bosco, quando una mostruosa creatura gli si parò di fronte sbarrandogli il cammino. Mio nonno capì subito che quel mostro era Gorka. Era alto più di due metri e sarà pesato duecento chili, e i suoi occhi scintillavano come la brace. In spalla portava un grosso sacco, dentro il quale c’era sicuramente un bambino. Mio nonno ha iniziato a correre come un pazzo ed è riuscito a scappare: quando è arrivato a casa era più morto che vivo, e qualche giorno dopo mi ha raccontato questa storia. Lui è uno dei pochi che l’ha visto>.

<Non è vero! Ti sei inventato tutto!>, strillò Luca, asciugandosi le lacrime col palmo delle mani. <Gorka non esiste! Ti piace raccontare questa storia solo per spaventarmi! Se la mamma fosse qui…>.

<Stai zitto, razza di deficiente! Gorka esiste, eccome! Se ti metti a strillare finisce che lo svegli e ci viene a mangiare!>.

Marco tentò di dare uno scopaccione in testa al fratello, ma la catena che lo teneva legato al muro gli impediva di sporgersi così lontano.

Nello stesso istante, la pesante porta di legno ruotò sui cardini, spalancando l’ingresso della cella. I quattro piccoli prigionieri si acquattarono il più possibile alle pareti, cercando riparo nell’oscurità, urlando come degli ossessi.

A passi strascicati Gorka entrò nella stretta prigione, sbavando come una bestia.

Aveva fame. I suoi occhi infuocati iniziarono a guardarsi in giro, in cerca del marmocchio più grasso.

 

(copyright by Stefano Roveron)

 

 

 

STEFANO ROVERON

Stefano Roveron, classe 1975, abita a Badia Polesine (Rovigo) ed è collaboratore di Club GHoST e Horror.it. Alcuni suoi racconti sono comparsi sul web e su varie antologie. Per i tipi di GHoST ha pubblicato la sua antologia personale "10 racconti tenebrosi", scaricabile gratuitamente all'indirizzo:

http://www.clubghost.it/navigando/raccteneb/index.htm

 

  

 

 

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