home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info

TORNA INDIETRO

GPL - GAS DI PETROLIO LIQUEFATTO

scritto da Umberto Bertani

 

 

La voce di Mick Jagger sempre più rauca scaturisce fluida dall’altoparlante della minuscola radio a batterie, painted black riempie l’aria con la sua doppia cassa stonata, ipnotica, la chitarra di Keith a frustare la disperazione di un’intera generazione.

Leah soffoca l’ennesimo brivido di freddo con un sorriso sottile, un piccolo sbuffo di fiato condensato le riempie le narici di un odore cattivo, quasi malato.

Gli avanzi di cibo sono sparsi un po’ ovunque, Leah si sofferma sul cartone del latte che gocciola giallastro sul tavolo ricoperto di formica verde del cucinotto. I batteri stanno lentamente facendo il loro dovere, le gocce scivolano dal ripiano del tavolo alle gambe di metallo fondendosi in uno strano walzer di abbracci bagnati. Leah ha freddo, la camicia da notte blu le fascia il corpo mettendo in risalto i bei seni eretti generosamente messi in mostra dalla scollatura del capo di seta cruda. Gira lentamente il lungo collo dolorante fino a sporgersi oltre il bracciolo della poltrona rossa, alza le mani schermando la luce dell’alogena e cercando di ignorare il gelo umido che rapidamente si sta impadronendo dell’appartamento. Belle mani delicate…piccole vcne sottili, rughe leggere appena accennate.

Le sopracciglia si piegano in una strana smorfia perplessa, quattro delle dieci dita hanno unghie spezzate in un frastagliato su e giù. Non ricorda esattamente quando è successo, si sorprende a pensare all’arrabbiatura del direttore quando la vedrà battere sul pc con le mani ridotte in quella maniera. L’ispezione sembra risvegliare in lei qualcosa di dimenticato, la fitta al fianco destro è rapida, inaspettata come l’attacco di una murena. Leah si piega in due boccheggiando sul pavimento di marmo chiaro, piccoli fili di saliva le scivolano dalla bocca bagnando le labbra ancora macchiate di rosso eclat Revlon zerotre. Improvvisamente capisce cosa sta per succedere e cerca di alzarsi con tutte le forze ma il violento capogiro la fa ricadere sulle natiche con un leggero tonfo, il conato di vomito le squassa la gola e lo stomaco riversando sul tappeto un fiotto di succhi gastrici roventi. Tossisce violentemente mentre si rialza a sedere con uno sforzo sovrumano, le lacrime rigano le guance scavando solchi profondi macchiati di eyeliner. Il caschetto castano che incornicia il viso si riversa in avanti, i ciuffi le fanno il solletico agli zigomi, piccole particelle di polvere fluttuano nell’aria.

Quel suono, un gracchiare velenoso.

Leah si gira lentamente verso il centro del soggiorno, la colonna verniciata di bianco porta disegnati sulla superficie ampi schizzi di emulsione rossastra, l’uomo nudo incatenato alla base siede sul pavimento, le gambe distese in avanti, la testa reclinata verso il basso piccoli rantoli sommessi sembrano provenire dal petto glabro che si muove appena.

-Troia…

Leah sembra accusare uno schiaffo violento, cerca di puntare i talloni e le mani ma scivola ancora una volta, le unghie che strisciano rigando la cera del pavimento.

Il viso dell’uomo è ridotto a una maschera tumefatta, gocce di sangue scivolano dalle labbra spaccate sul petto e sui testicoli in una specie di piccolo rivolo continuo.

Accade.

Alza la testa e quegli occhi d’acciaio si piantano ancora una volta in quelli di lei, la frangia sudata gli ricopre la fronte, la bestia è sveglia e la osserva con scherno.

-Liberami troia…

Kurt mette in mostra gli incisivi insanguinati e cerca ancora di tendere le clavicole incurante della grossa forbice che fuoriesce dalla spalla destra, piccoli brandelli di carne slabbrata pendono dalla ferita incrostata di sangue, ad ogni respiro dell’uomo l’acciaio delle lame improvvisa uno strano balletto saltellante. Le catene si tendono tintinnando leggermente Leah riesce quasi a sentire il flettersi dei muscoli allenati di suo marito nel vano tentativo di spezzare l’acciaio al vanadio degli anelli scintillanti.

-LIBERAMI BRUTTA TROIA SIFILITICA!

L’urlo si libra nell’aria come un avvoltoio sulla presa e per una pericolosa frazione di secondo il coraggio, tutto quanto il coraggio svanisce come per un’oscura magia, la mano destra torna a stringere le chiavi del lucchetto che obbliga Kurt in quella posizione un po’ ridicola, poi come a reclamare una vita propria quel dolore torna ad affacciarsi torturando i centri nervosi della donna.

Leah alza la mano verso il marito, apre il pugno contratto e le chiavi scivolano sul pavimento rimbalzando una sola volta.

Finalmente riesce a mettere in fila i comandi necessari e il suo corpo ubbidisce, con un leggero sospiro si alza e muove qualche passo verso il piccolo cucinotto separato dal resto della casa da un mobile di legno scuro, mentre si avvicina al lavandino incrocia uno sguardo spento appeso alla parete, di scatto si porta le mani alla bocca soffocando un gemito acuto.

Un mostro bluastro la osserva dallo specchio, la guancia sinistra è persa in un reticolo di capillari spezzati, tracce di vomito le ricoprono il collo segnato da profondi ematomi, il sopracciglio destro spaccato le rimanda lucidi lampi di dolore. Le lacrime ricominciano a rigarle il viso sottile, si appoggia al mobile di legno girandosi ancora verso Kurt che la osserva come un cane che aspetta l’attimo giusto per azzannarle la carotide.

-Mai più figlio di puttana, mai più…

L’acqua ghiacciata scende velocemente lungo la gola infiammata provocandole un leggero colpo di tosse, Leah si appoggia al ripiano di marmo e ripensa alla notte appena trascorsa. Cerca di cancellare dalla sua mente i ricordi dell’ennesima violenza, i pugni di suo marito di nuovo preda dell’alcool e delle anfetamine. La sua mano chiusa come una morsa sulle vertebre cervicali, il freddo contatto della guancia sul tavolo di cristallo, lui che le apre le gambe da bravo poliziotto prima della perquisizione, poi…poi…quel dolore “sbagliato”, immenso, devastante. L’esplosione di mille soli nella mente, una violazione totale, assoluta.

L’attesa.

Kurt che si addormenta soddisfatto, la meticolosa preparazione di una rinascita, le catene, il risveglio di lui.

Ricorda di essere riuscita a sopraffarre suo marito per la prima volta dopo quattro anni di pestaggi sistematici, sente ancora il sapore della lotta sulle gengive insanguinate. Le mani callose a stringere i seni fino a toglierle il fiato, le dita chiuse sul freddo metallo brunito pescato in un cassetto, l’urlo spruzzato di saliva acida di Kurt. Ricorda di essersi accanita sulla sua faccia con un portacenere da cento sterline acquistato in Italia durante il viaggio di nozze, sente ancora quel suono molliccio quando il vetro lavorato si è aperto la strada verso le ossa facciali dell’uomo, odora il sudore, il sangue e di nuovo si accascia sul pavimento in preda ai conati.

Suo marito emette ancora quel suono ringhiante, troppo simile a un raschiare cattivo, troppo simile a notti passate con le braccia tirate al petto nell’attesa di un respiro pesante, nell’attesa di poter almeno scrivere su un pezzo di carta quel devastante torrente di emozioni e di lacrime amare. Passare senza accorgersi da un sonno rilassato a un dondolare costante, avanti e indietro seduta sul materasso con gli occhi sbarrati dal terrore, le nocche bianchissime strette alle ginocchia e quel freddo intenso al cuore.

Leah vomita tutto questo, piegata in due, scossa dagli spasmi nervosi, poi, dopo essersi passata il polso sulla bocca prende un profondo respiro e appoggia la mano sulla piccola stufa catalittica.

-Leah…avanti dai, ora smettila liberami, basta con questa stronzata…dai piccola.

La sua voce ridiventa calma, liscia come il velluto, accarezza il cuore. La donna apre lo sportello ed estrae la bombola nera che ha staccato dal tubo prima che Kurt arrivasse a casa pieno di alcool e psicofarmaci.

-Dai Leah mi fa male questa cazzo di forbice, non sento più la spalla…per favore.

Gira la testa verso le lame che ballonzolano, tutto il braccio ormai è bianchissimo, Leah si avvicina piano, con la cautela dovuta alle belve feroci.

-Dai tesoro, senti mi dispiace…io…io non volevo lo sai, sono quelle cazzo di pastiglie.

La voce della donna è tagliente come una lama chirurgica.

-Certo Kurt, sono sempre quelle cazzo di pastiglie.

Allunga la mano stando attenta a non passargli davanti ai denti insanguinati e impugna la forbice chiudendo le dita flessuose sull’acciaio gelido.

La sensazione tattile dello strappo è simile a quella di un risucchio bagnato, le lame incontrano resistenza ma poi fuoriescono accompagnate da un fiotto di sangue scuro. L’urlo di Kurt non ha assolutamente niente di umano.

Leah osserva con calma le forbici mentre il sangue comincia a colarle lungo il polso, si avvicina al mobile di legno e le appoggia sul bancone, subito una piccola pozza rossastra scivola lentamente sul piano marrone scuro.

Quello che fino a pochi attimi prima era stato un ringhio gutturale ora si è trasformato in un pianto sommesso, la donna osserva il marito incatenato, dalla bocca piccole bolle di saliva rossastra si gonfiano ad ogni respiro, le lacrime rigano il bel volto dagli zigomi pronunciati.

Leah appoggia la mano alla maniglia fredda della bombola di propano liquido, ricorda ancora le parole del fattorino del negozio che le raccomandava di non capovolgere mai il recipiente o il gas si sarebbe trasformato in un fluido estremamente infiammabile. Con fredda determinazione posiziona la bacinella di plastica, i muscoli delle braccia si tendono per lo sforzo, finalmente la bombola capovolta troneggia nel recipiente al centro della sala.

-Leah…Leah che cazzo vuoi fare, Leah per l’amor del cielo liberami, tu…tu sei malata, senti ascoltami, devi calmarti ora, ho bisogno di un dottore, Leah ti prego sanguino.

La voce assolutamente priva di qualsiasi emozione riempie l’appartamento.

-Interferenze Kurt, riesci solo ad essere un piccolo insignificante ostacolo lungo il mio cammino, purtroppo maritino non è più tempo di ostacoli…

la donna si avvicina ad un cassetto ed estrae un oggetto allungato, poi si china verso la bombola e svita il rubinetto lentamente facendo attenzione a non bagnarsi con il liquido vischioso che comincia ad uscire, un rapido puzzo di gas inizia ad impregnare l’ambiente.

-Ho intrapreso un cammino di sofferenze Kurt, ne sono molto cosciente, stare con te mi ha insegnato l’arte del raggiungere i propri limiti e del sorpassarli, ora dovrai capire quali sono i tuoi…

Con un gesto elegante intinge il pennello da imbianchino nella bacinella poi evita accuratamente di sporcare il marmo chiaro di gocce bluastre e si avvicina al marito.

-Cristo santo…ma che fai? Senti ascoltami, sei ancora in tempo, non fare una cazzata di cui ti pentirai…Leah mi ascolti? Senti finirai in prigione il resto dei tuoi giorni ti rendi conto? Ascolta ti prego…senti io non ho mai voluto farti del male, io ti amo…ti prego perdonami…

Il contato con la pelle è delicato, quasi artistico…

-Ti ricordi dopo il viaggio in Scozia? Arrivammo a casa a mezzanotte, decidesti che potevi anche divertirti per un po’ e continuasti fino a farmi sanguinare, te lo ricordi?

La pennellata sul pene è dolce come la carezza di un amante.

-Quando tornavi alla domenica dopo il servizio d’ordine allo stadio? Una volta mi rompesti una clavicola, scommetto che neanche hai un’idea di quanto possa far male.

Le gocce scivolano lente sulla spalla di Kurt, le sue parole spezzate in un balbettio continuo.

-Dopo una delle tante sbronze al pub andasti avanti a picchiarmi ancora, ancora e ancora. Ricordi al pronto soccorso? Le menzogne, le costole rotte, gli sguardi dei dottori.

Gli occhi della donna scintillano furibondi, limpide gocce di sudore le imperlano la fronte mentre passa il pennello sul costato dell’uomo con meticolosa precisione.

-Beh Kurt ora vedremo quanto vale un rappresentante della legge di Sua Graziosa Maestà.

Improvvisamente si alza incombendo sull’uomo come una furia divina, si avvicina ancora una volta al cassetto e ne estrae un secondo oggetto.

-Te lo ricordi questo? Vediamo l’incisione mi è sempre piaciuta, parla di anni in polizia, di riconoscimenti, di onore, te lo ricordi Kurt? Dimmi te lo ricordi?

Il caratteristico TLACK dell’accendino a benzina scatena un terrore cieco negli occhi dell’uomo che comincia ad urlare con tutto il fiato che ha in corpo, ma solo quando l’odore di carne sfrigolante comincia a pervadere il salotto la mente di Kurt si arrende all’evidenza di stare per svanire in un oceano di dolore fumante.

Leah osserva con calma il marito trasformato in una bambola di pezza scossa da spasmi sempre più incontrollati, siede sul pavimento gelido e porta forse per l’ultima volta le ginocchia al petto, le fiamme azzurrognole danzano negli occhi nocciola, l’odore nauseante sembra penetrare fino al cuore. Per un attimo lungo una vita un sottile panico s’impadronisce della donna, poi lo sguardo torna lucido e le lunghe gambe si stendono sul pavimento.

Kurt smette di urlare, Leah smette di avere paura.

 

 

 

Umberto Bertani

Mi chiamo Umberto Bertani sono nato a Milano 37 anni fa, scivolo dentro una vita abbastanza normale, divoro parole da sempre e mi piace restituire un po' delle emozioni provate leggendo. ho cominciato scrivendo su un blocco a quadretti e ora batto sui tasti ma la voglia di arrivare alla fine di un racconto è sempre la stessa, una specie di prurito che non ti abbandona.

La fantascienza, l'horror, il technothriller, il giallo puro, sono i generi che sento più miei, così come il rock è la musica della mia vita, per il resto...scrivo, tutto qui.

 

  

 

 

TORNA INDIETRO

home  cinema  narrativa  musica  arte  misteri  articoli  interviste  link  archivioghost  news  forum  album  produzioni  info