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LA GRATA scritto da Isabella Ninfole
Camminava lungo la strada, come ogni mattina. Qualche spicciolo in mano, perché aveva l’abitudine di tirarli fuori poco prima di entrare al bar, invece di cercarli frettolosamente al momento di pagare il conto. Se le rigirava pensosamente in mano, quelle due monete, assaggiandone col tatto la consistenza e le righe che le contraddistinguevano. Un movimento sbadato col pollice, un successivo atto maldestro, ed ecco che entrambi i suoi piccoli tesori volavano falciando l’aria, a picco verso una morte sicura. E non per la piccola caduta, ma per quelli spazi scuri che il nostro amico in un attimo vide sotto di se. Una grata, e la sua colazione stava precipitosamente volatilizzandosi in quell’abisso. Si inginocchiò, quanto più velocemente riusciva, e flettè la mano in una curiosa posizione per prendere al volo una delle due monete. Riuscendo abbastanza agilmente nell’impresa, si galvanizzò al punto di pensare di recuperare anche l’altra, anche se era già scivolata quasi del tutto nella fessura. Infilò la mano, spinse, ma non toccò nulla. Sentì il tipico rumore di una moneta che finisce in acqua, e sospirando capì che la sua impresa era riuscita a metà. Alquanto sconfortato, ritirò la mano, la quale non gli ubbidì. Riprovò, alquanto stupito, ma nulla. Era infatti capitata una cosa alquanto prevedibile. La mano era rimasta incastrata nella grata. Provò a fare forza, ma ottenne solo un fastidioso dolore alle estremità dell’arto. Si girò con l’idea di chiedere a qualche passante un piccolo aiuto. Dietro di lui vide un cane che avanzava al trotto. Per un attimo spalancò gli occhi, mise a fuoco e vide che era un pitbull, a quanto pare abbandonato, e veniva verso di lui. E lui era bloccato. Gridò aiuto, più forte che potè, ma era in una strada secondaria, che vedeva passare qualcuno non più di dieci volte in una giornata. Il cuore accellerò, vide il cane venire sempre più vicino, lo vide spiccare il salto, e con i piedi a mò di catapulta gli assestò un notevole calcio sul muso tale da farlo guaire e allontanarsi di qualche metro. Il primo round era stato vinto, ma sapeva che sicuramente al secondo non sarebbe stato così fortunato. Diede un’altra spinta con la mano, cercando furiosamente di liberarsi, la pelle si arrossò, e cominciò a sanguinare per lo sfregamento contro la superficie ruvida. Sentì un calore improvviso al polpaccio. Ed un’esplosione che gli inondò tutta la parte destra del corpo. Si girò e come immaginava il cane stava affondando i denti dentro la sua carne. Gridò, ma nessuno corse ad aiutarlo, nessuno lo vide. Il cane muoveva la testa, staccava pezzi di pelle, e successivamente mordeva un altro punto. Cercò di fermarlo con l’altra mano, gli prese la pelle intorno al collo, ma sembrava forte come un toro, e sicuramente lui era troppo debole per il sangue perso. Il cane gli morse la mano, poi la rilasciò quasi subito, e partì come un fulmine diretto verso il collo. Dolore, sangue negli occhi, il buio.
Aprì gli occhi, sempre urlando. Vide una stanza in penombra, urlò di nuovo, per l’adrenalina dovuta al terribile sogno, all’orrenda visione. Quanto era stata reale. Non era la prima volta che gli succedeva, ma per fortuna sarebbe stata l’ultima. Quella maledizione non l’avrebbe più torturato. Sorrise deliziato all’idea di aver accellerato i tempi. Le sue visioni si manifestavano sempre entro poche ore dal risveglio. Ma questa volta no. Vi ho fregato, pensò, vi ho sconfitto. Tornò a dormire, col lenzuolo sempre più umido, ed una sensazione di freddo che non sarebbe passato nemmeno con mille coperte. Cercando di trovare la posizione, mise la mano fuori dal letto. Il sangue continuò a colare dal suo polso, non più sul letto ma lungo il pavimento.
(copyright by Isabella Ninfole)
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