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UN HOBBY

scritto da Darren Frei

 

 

Ore 06: 45, a.m.

Big Garden, quartiere residenziale di Cleanland, Yowa, Stati Uniti d’Amnesia.

Panoramica a volo d’uccello su file di appartamenti prefabbricati color panna, crema e menta che si intersecano formando una specie di labirinto.

Scendiamo verso la finestra di una delle case. Tapparella alzata. Vetro che rifletti i raggi del sole neonato.

Entriamo.

L’obiettivo si trasforma negli occhi di un insetto geneticamente modificato capace di guardare la realtà in forma di sequenza cinematografica decostruita.

Una lametta da barba. Scende su di una guancia. Tira via crema bianca. Rivela pelle liscia e morbida. La doppia lama scivola attorno al pomo d’adamo. Striscia accanto alla giugulare. Risale la pelle tesa del collo. Passa sotto il mento. Un esplosione di acqua. Lava via i resti del sapone. Nel liquido vorticante nel lavandino. Il volto di un uomo riflesso nello specchio. Si asciuga con una salvietta. Un pettine sta dando la forma ai capelli. Cerca di ottenere una riga perfetta. Gli occhi annegati nel vetro. Sono neri. Con riverberi grigio metallo.

Come in un viaggio tra dimensioni spazio-temporali. Dallo specchio del bagno a quello dell’ingresso.

Le dita sistemano il nodo alla cravatta: premono e tirano la stoffa grigia a righe azzurre:  sopra il collo le linee decise delle labbra e del mento.

La vestizione solitaria è completata.

Un uomo in completo grigio, capelli corti, camicia azzurra e spalle larghe.

Il suono del timer. Fred Zafsky estrae un croissant dal forno a microonde. Sibilo della caffettiera. Il liquido nero e caldo scende nella tazza bianca di forma cilindrica. Il croissant diventa morbido e caldo dentro il caffè e viene trasformato in poltiglia nella bocca di Fred Zafsky. L’intero croissant viene inzuppato, masticato e ingerito. Il caffè viene bevuto. Fred Zafsky si asciuga le labbra e il mento con un tovagliolo di cotone bianco a righe rosse e si alza da tavola. Torna nell’ingresso.    

Fred Zafsky, impugnando una ventiquattrore di cuoio nero, si avvicina sempre di più all’obiettivo di una videocamera immaginaria, uscendo dall’inquadratura, mentre, dietro di lui, il suo riflesso, visto di schiena, si allontana verso una porta in attesa nel fondo dello specchio.

 

Fred Zafsky è in strada.

Una coppia di anziani in tuta bianca sta facendo jogging. Un uomo di mezza età tosa il prato. Un ragazzo entra in auto. Un innaffiatore automatico in un giardino. Sfumature impossibili di verde. Dalle siepi occhieggiano i fiori dai petali lucidi di rugiada. Nell’aria bagliori di cristallo.

 

Casa Zafsky ha due garage. Da un paio di settimane, uno è sempre chiuso. Vietato l’ingresso a chiunque, al di fuori di Fred. Né la moglie, né il figlio possono entrare.

 

Fred Zafsky è un riflesso opaco sulla superficie metallizzata della sua auto.

Disinserisce l’allarme e apre la portiera.

Entra nell’auto e si siede al posto di guida.

Trova la posizione migliore sul sedile ergonomico in vinile.

Aggiusta lo specchietto retrovisore che gli ruba gli occhi per un istante.

La mano sinistra scivola sul rivestimento in plastica dello sterzo.

La mano destra si stringe attorno all’impugnatura del cambio.

Il piede sinistro preme la frizione. La mano destra inserisce la marcia e gira la chiave. Il piede destro scende sull’acceleratore.

Il suono dell’accensione.

Il piede sinistro si alza lentamente dalla frizione.

Il piede destro aumenta la pressione sull’acceleratore.

L’auto si muove.

Fred Zafsky esce dal garage. Prima di sterzare e di immettersi nella strada alberata, guarda per pochi secondi l’altra serranda, quella chiusa.

 

Intanto ritornano in vita gli altri due componenti della famiglia Zafsky: il piccolo Dick e, sua madre-moglie di Fred, Gloria.

Gloria prepara la colazione nella piccola cucina tutta smaltata di rosa e lucida d’acciaio cromato: la casa si riempie di odori consueti alle narici dei suoi occupanti.

Fred entra nel traffico cittadino.

Gloria riempie la propria tazza di caffè nero senza zucchero, quella di Dick di latte e scodella una montagna di frittelle in un largo piatto di ceramica con decorazioni floreali.

Negli alti palazzi a vetri che ospitano gli uffici si riflettono il grigio e il bianco delle nuvole, il cielo azzurro ghiaccio, i barbagli del sole, le insegne dei fast - food e dei negozi a più piani.

Dick con il suo zaino pieno di libri aspetta alla fermata del bus.

Fred esce dalla sua auto nel parcheggio - le macchine allineate riposano tra le ombre, sorvegliate dai grossi pilastri - e va ad occupare il suo posto nell’ufficio della società di assicurazioni.

Gloria accende il televisore e cerca una pagina in un libro di ricette.

 

“Allora, Fred, quando ci fai vedere questo capolavoro?”

“Tra poco il nostro Fred ci lascia per fare l’artista.”

Attorno a lui le voci di due colleghi. Quello alle sue spalle ha in mano dei documenti che non sta leggendo. L’altro, alla sua destra, è in piedi con le mani in tasca. Fred è seduto davanti al monitor del proprio computer.

Dice: “E’ solo un hobby” per liquidare i due chiacchieroni che però non desistono.

 

Gloria è seduta nel salotto di una sua amica insieme ad altre donne. In un angolo, sullo schermo di un piccolo televisore, il commesso di un supermercato sta indicando ad un cameraman invisibile un punto sul pavimento pieno di scatole e bottiglie rotte venute giù dagli scaffali.

Gloria: “L’ha detto anche il dr.Price che gli fa bene avere qualcosa da fare quando non lavora.”

1° amica: “Certo. È terapeutico.”

2° amica: “Anche Sam ha un hobby, adesso: il giardinaggio. Ha piantato dei cespugli di rose rosse.”

 

Interno di un aula scolastica.

Dick compone un elaborato. Argomento: mio padre.

“Mio padre si chiama Fred. Fred Zafsky. Zafsky come me. Abbiamo lo stesso cognome perché sono suo figlio. Mio padre è alto. Secondo me raggiunge i due metri, ma quando glielo dico, lui ride e dice che arriva solo a un metro e ottanta.

Mio padre lavora in una società di assicurazioni. Fa dei contratti con le persone, così che quando uno perde la casa o l’auto oppure muore, lui o i suoi parenti prendono un sacco di soldi. Hanno un risarcimento.

Mio padre è simpatico. Quando sta a casa gioca con me. Giochiamo insieme alla playstation e qualche volta io lo lascio vincere. Solo qualche volta, però, perché io sono molto più bravo di lui. Io sono più bravo di tutti i miei amici.

Un po’ di tempo fa, mio padre è stato male ma adesso è guarito. Non riusciva più a fare niente, neanche  lavorare. Ha passato un brutto periodo ma ora sta bene. Lo ha aiutato molto fare una cosa, qualcosa che costruisce. È il suo hobby. Ma non so bene cos’è.”

 

Primo collega di Fred Zafsky: “Però qualcosa potresti dircela...”

Fred Zafsky: “E’ una specie di scultura...”

Secondo collega di Fred Zafsky: “Una scultura?”

 

Gloria Zafsky: “Si è abbonato a delle riviste di meccanica e di arte. L’altro giorno è tornato dalla biblioteca con dei libri di anatomia medica e di anatomia per artisti.”

 

Elaborato di Dick: “Quando non lavora, mio padre trascorre molto tempo chiuso dentro il garage. Lì non può entrare nessuno. Si sentono rumori molto forti fin dentro casa e quando mi affaccio alla finestra o sto giocando nel cortile  e guardo verso la serranda quasi tutta abbassata, sotto vedo una luce come quella che fa il fuoco. Una volta ho sbirciato ma non sono riuscito a vedere niente. Mio padre fa l’assicuratore ma quando rientra in casa dopo che è stato nel garage ha la tuta così sporca che sembra un operaio.”

 

 

Casa. Ufficio. Scuola. The con le amiche. Ricette. Compiti da fare. Persone da convincere. Viaggi in auto. Files da visionare. Rispondere al telefono. Ultime novità legislative. Cronache iperreali. Scazzottate con i compagni di scuola. Cani caldi. Vicini di casa. Spesa nel supermercato tutti i giorni. Superuomini in costumi dai colori sgargianti. Doccia negli spogliatoi. Risate nell’intervallo. Ragazzini dalla testa squadrata. Poliziotti assassini che hanno sempre ragione. Spesa grossa nel centro commerciale. Uscite. Cene. Pranzi. Con il bambino al Mc Donalds. Feste di compleanno. Viaggi in auto. Corse. Rimbrotti del direttore. Ultime novità legislative. Tasse. Bei voti. Spintoni. Bollette. Soldi che non bastano. Persone da convincere. Rimproveri degli insegnanti. Files da visionare. Viaggi in auto. Risate nell’intervallo. Rispondere al telefono. The con le amiche. Chiacchiere tra colleghi. Viaggi acidi. Allenamento di basket. Cani caldi. Gatti sovrappeso. Ultime novità legislative. Chiacchiere tra amiche. Rispondere al telefono. Bei voti. Pinguini parlanti. Ricette. Poliziotti assassini che hanno sempre ragione. Files da visionare. Superuomini in costumi dai colori sgargianti. Rispondere al telefono. Al ristorante cinese. Brutti voti. Corse. Vicini di casa. Allenamento di basket. Ultime novità legislative. Ragazzini dalla testa squadrata. Quattro tiri con papà al cesto nel cortile. Prato da tosare. Colazione. Risate nell’intervallo. Pane da tostare. Fish’n cheeps. Complimenti degli insegnanti. Roseto da potare. Ricette. Rimproveri degli insegnanti. Rispondere al telefono. Pranzo. Doccia negli spogliatoi. Telegiornali. Cena. Talk-show. Avventure surreali. Quiz. Rimbrotti del direttore. Cronache iperreali. Rispondere al telefono. Soldi che non bastano. Brutti voti. Superuomini in costume. Creature di luce. Gatti sovrappeso. Soldi che non bastano. Telefilm. Vicini di casa. Viaggi acidi. Corse. Allenamento di basket. Al ristorante cinese. Complimenti del direttore. Spintoni. Pane da tostare. Chiacchiere tra colleghi. Chiacchiere tra amiche. Roseto da potare. Risate nell’intervallo. Corse. Spintoni. Scazzottate con i compagni di scuola. File alla mensa. Vecchi melodrammi in bianco e nero. Al ristorante messicano. Pinguini parlanti. Horror. Cronache iperreali. Quiz. Telefonate da casa. Esseri umani. Creature di luce. Vicini di casa. The con le amiche. Persone da convincere. Presentatori. Amici. Cantanti. Parenti. Complimenti degli insegnanti. Rimproveri degli insegnanti. Bei voti. Brutti voti. Cani caldi. Fish’n cheeps. Soldi che non bastano. Chiacchiere tra colleghi. Facce di bambini scomparsi sul cartone del latte. Attori. Al ristorante cinese. Al ristorante messicano. Con il bambino al Mc Donalds. Cani caldi. Fish’n cheeps. Scazzottate con i compagni di scuola. Chiacchiere tra amiche. Allenamento di basket. Quattro tiri con papà al cesto nel cortile. Doccia negli spogliatoi. Ricette. Creature di luce. Superuomini in costumi dai colori sgargianti. Viaggi in auto. Avventure surreali. Viaggi acidi. Cronache iperreali. Facce di bambini scomparsi sul cartone del latte. Viaggi in auto. Viaggi acidi.

Per Fred e la sua famiglia il tempo scorre come un  mare tranquillo, solo lievemente agitato dalla corrente sottomarina della curiosità di sua moglie, suo figlio, i colleghi e la gente del Big Garden.

 

E finalmente il gran giorno arriva. Il giorno della rivelazione.

Piccole nuvole bianche rimangono ferme, spettatrici immobili, nel cielo azzurro luminoso. L’aria estiva si riempie di palloncini colorati e di odori. Zucchero fuso e mais esploso. I colori danzano. Le risate cristalline e il chiacchiericcio.

Una brezza leggera impedisce di sudare e fa apprezzare meglio l’anticipo d’estate. Persone di tutte le età e forme si sono riunite dentro e fuori il giardino di Fred Zafsky.

Dick ha in mano il comando di apertura a distanza del box. La serranda è completamente abbassata. Dentro c’è suo padre.

La voce di un uomo: “Avanti, ragazzo: facci vedere il lavoro di tuo padre!”

Dick preme il pulsante giallo. La serranda inizia ad alzarsi.

Dall’apertura che lentamente diventa sempre più grande, esce un’ombra strana.

Il riflesso di qualcosa di innaturale, l’ombra dell’extraterrestre mostruoso di  un film di serie B.

Dopo, tutti guardano e quel che vedono congela sui loro volti un espressione di stupore.

 

Immobili. Con il fiato sospeso. Gli sguardi stralunati sono fissi in direzione dell’interno del garage.

Stanno osservando tutti Fred Zafsky abbracciato alla/dalla macchina.

La sua invenzione.

Il suo hobby.

La testa reclinata sulla spalla sinistra, costretta in quella posizione da un guanciale di metallo progettato per una testa deforme. Le braccia divaricate legate da bracciali di acciaio. Le gambe piegate e sovrapposte con i piedi uniti da un unico bracciale.

Il corpo intero costretto nella struttura mostruosamente ergonomica.

Arti meccanici, pseudopodi metallici strappano lentamente la pelle di Fred Zafsky uno strato dopo l’altro. Siringhe estraggono il suo sangue mentre lame sottili tagliano la carne e i muscoli. Gli occhi nudi tra le palpebre bloccate da minuscoli ganci. La bocca muta serrata da un morso. Al pene un catetere. Un tubo di gomma nell’ano. Delle spugne attaccate a sottili braccia meccaniche assorbono il sudore. I liquidi e gli escrementi vengono raccolti in recipienti e, attraverso una struttura di vasi comunicanti, finiscono nel giardino, dove diventano concime e nutrimento.

L’agonia di Fred Zafsky dà vita al mondo.

Dick è l’unico, data la sua posizione, che può guardare suo padre dritto negli occhi.

 Le ultime silenziose parole di Fred Zafsky sono per il figlio.

Una trasmissione di eredità.

Un invito a seguire le orme del padre.

 

Carrellata sugli spettatori ancora increduli. Non vediamo più Dick tra di loro.

Suona un cellulare. Uno. Due. Tre. Quattro squilli.

Al quinto, un uomo giovane con i baffi e una cravatta a righe risponde.

Un signore anziano si asciuga il sudore sulla fronte e inizia a parlare della propria pressione con una donna bassa che gli sta accanto.

Un ragazzo immerge la mano fino al polso in un cartoccio di pop-corn.

Tutti gli astanti iniziano a distogliere la loro attenzione dallo spettacolo appena concluso.

Discutono su cosa fare ancora prima che la domenica sia finita. Borbottano sul lavoro che riprende il giorno successivo.

Sotto il dolce sole primaverile, i chioschi vengono smontati, la gente si allontana.

Per terra rimangono i resti di qualche gelato e cartocci vuoti.

La casa di Fred Zafsky è piccola sullo sfondo come una casa giocattolo.

La serranda del box è ancora sollevata.


 

 

DARREN FREI

Darren Frei è l’alter-ego finto yankee di Luca Bonatesta, nato il 26 - 01- 1972 a Brindisi, dove attualmente vive. Collabora con un agenzia giornalistica locale. Si è classificato al quinto posto nell’edizione 1999 del premio “Cristalli Sognati” con il racconto “L’ospite”;  il racconto “Tanatomorfosi” è stato segnalato nell’ambito del premio “Lovecraft”; il racconto “Immortalità” è arrivato settimo nell’edizione 2001 del premio Narrativa Ghost ed è stato inserito nell’antologia multimediale Cyber Ghost vol.1. Sempre per le edizioni del Club Ghost, ha pubblicato “Sangue giovane” nell’antologia “Ombre”. Oltre alla narrativa, si occupa anche di sceneggiature per fumetti. 

  

 

 

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