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INVENZIONI STRAORDINARIE

scritto da Biancamaria Massaro

 

 

Mio fratello gemello è quello che si può definire un piccolo genio: a 8 anni infatti parlava regolarmente 4 lingue, suonava 7 strumenti musicali e risolveva logaritmi usando la mano destra, mentre con l’altra componeva poesie e con il piede sinistro dipingeva.

Credo che il campione di scacchi russo si sia suicidato dopo che l’aveva battuto per 20 volte di fila e che il computer della scuola sia andato in tilt per non ricordo quale assurda domanda gli aveva posto. Per “scuola” intendo “Università”, ovviamente, visto che a 13 anni si sta prendendo la sua quinta laurea.

Sì, è un cervellone, però per il resto è un imbranato e brufoloso rompiscatole. E’ pure pauroso, soprattutto mi teme, mi teme molto. E fa bene: sono il suo fratello maggiore, anche se di pochi secondi. Da piccolo mi accontentavo di torturarlo di solletico e prenderlo in giro per la sua eccessiva magrezza, poi ha cominciato a passare troppo tempo seduto davanti al computer, quindi adesso pesa quasi 80 chili. Lo chiamo perciò maiale e mi diverto a batterlo con il palmo della mano sulla pancia nuda, per vedere ondeggiare i suoi rotoli di grasso.

Inutile dire che con le ragazze è e sarà sempre una frana. Certo, ci sono sempre quelle che dicono di amare il cervello di un uomo, però non sono mica appetitose come la nostra vicina, quella che si spoglia con la luce accesa e le tapparelle alzate.

Almeno faceva così finché non si è accorta che la spiavo, dopo la musica è cambiata. Ho chiesto allora a mio fratello di creare un binocolo con delle lenti che permettessero di vedere attraverso i muri. Ha detto che era una cosa che non si faceva, allora ho minacciato di mostrare alla mamma le foto porno che ha scaricato da Internet. Lo ha fatto perché lo ho costretto io, ma il computer è suo, perciò la figura del maniaco l’avrebbe fatta lui. Alla fine perciò si è convinto che era meglio aiutarmi.

In meno di 24 ore ero in grado di vedere tutto il vicinato che si spogliava, compreso purtroppo il panzone del 3b. La moglie non era niente male, però si stava spogliando in corridoio – roba da matti! – perciò ho dovuto regolare le lenti in modo che il raggio Z fosse più potente. Un lampo di luce e la moglie del panzone non c’era più e il divano nuovo era tutto bruciacchiato. La stanno ancora cercando e il marito, disperato, ha già perso 12 chili. È proprio vero che non tutti i mali vengono per nuocere.

Sì, mio fratello è un grande inventore, anche se non sempre le cose vanno come aveva stabilito.

Come quando mio padre, di ritorno da un viaggio, si lamentò del costo della benzina e mia madre aggiunse che le macchine inquinavano troppo, eccetera eccetera, concludendo che la Terra si sarebbe presto trasformata in un’immensa discarica puzzolente. Tempo una settimana e al posto del motore la macchina di mio padre aveva uno strano apparecchio che triturava i rifiuti organici e inorganici e li trasformava in una sostanza simile al petrolio, ma con un impatto ambientale pari quasi a zero. Eliminava inoltre l’immondizia giornaliera, anzi aveva perfino dei tubi simili a tentacoli che raccoglievano tutto ciò che la gente buttava a terra, rendendo anche più pulite le strade.

Mio padre stava per brevettare il tutto, ma prima volle mostrarlo allo zio e alla sua famiglia. Mia cugina quel pomeriggio si era voluta per forza portare dietro il nuovo cucciolo, che però non ne voleva sapere di starle in braccio, perciò si divincolò e fuggì via. Povero Fuffy, non si allontanò molto: un tentacolo lo scambiò per un rifiuto biologico e per 5 giorni di fila mio padre con l’energia che produsse andò e tornò gratis dal lavoro.

Da allora non vediamo più mio zio e i cugini, neanche a Natale. La nonna la vediamo sempre, invece, anche se è morta da un pezzo. Almeno vediamo il suo fantasma: cercando di rianimarla, mio fratello è riuscito infatti a richiamare il suo spirito dall’al di là, il quale però ci ha impiegato ben 3 mesi per tornare di qua e ha scoperto che il corpo in cui risiedeva era stato cremato.

Mio fratello dice non può più rimandarlo indietro, però può vedere se in qualche mondo parallelo il doppio della nonna è ancora vivo e con il suo DNA creargli un nuovo involucro. La mamma gli ha suggerito di fare lo stesso prima con Fuffy, ma lui ha rifiutato, perché è contrario alla sperimentazione sugli animali.

Non da sempre, però. Per un breve periodo – bisogna capirlo: aveva solo 4 anni – è stato convinto di poter volare costruendosi una tuta di piume di uccello. I nostri genitori la trovavano subito un’idea assurda, ma avevano piena fiducia nel loro piccolo genio, perciò gli permisero di portare avanti il suo progetto.

Che bel periodo fu quello! Ero autorizzato a colpire con la mia fionda piccioni, gabbiani e pettirossi, anzi mi davano perfino un premio ogni volta che consegnavo a mio fratello un bel mucchio di piume. Dopo che uccisi un falco in via d’estinzione mentre ero in visita ad un Parco Nazionale - e le guardie forestali trovarono nel mio zaino volatili stecchiti di tutte le razze - mio padre fu costretto a pagare una multa salatissima, perciò ci fece promettere che in casa nostra non sarebbero più entrate piume.

Mio fratello stava scoprendo la teoria del volo, perciò abbandonò volentieri i suoi progetti di diventare un novello Icaro. In compenso, rubò la falciatrice del giardiniere, strappò un paio di lenzuola, tagliò qualche canna di bambù e legò il tutto con il filo della biancheria, poi ci montò sopra e mise in moto. Si librò per un paio di chilometri alto nel cielo, poi ammarò dentro la piscina comunale, proprio mentre si stava svolgendo una gara di tuffi.

L’ultimo concorrente, prima di riuscire ad entrare in acqua, si ritrovò il costume e altro falciato di netto. Adesso canta in un coro di voci bianche, si fa chiamare Candy e stravede per Conan, un muscoloso motociclista di colore. Sono entrambi molto felici e l’ex-tuffatore  si scusa ancora di aver mandato alcuni suoi amici a pretendere da mio padre il giusto risarcimento. Da come mio padre camminava dopo e da come ancora oggi non dia mai le spalle ad una scopa, non credo che quei tizi fossero avvocati.

Bisogna dire che l’aereo di mio fratello non era mica fatto male, tant’è che quelli della Difesa ne hanno sequestrato subito tutti i disegni e il prototipo, motivo per cui  mio padre ha dovuto risarcire il giardiniere per la perdita della falciatrice. Considerato come gli era andato con il tuffatore, non l’ho mai visto così contento di pagare in contanti qualcosa che uno dei suoi figli aveva danneggiato o perduto.

E’ davvero un bravo papà, uno che non perde quasi mai la pazienza. Certo, quella volta rimasta famosa con il nome de “Il Grande Incendio del ‘2013”, perse veramente le staffe, ma non posso dargli torto. Vedete, c’era un sacco di gente, ma tutte le formiche si erano concentrate sulla nostra tovaglia. Secondo mia madre era colpa dei vicini che avevano un dispositivo ultrasuoni che le teneva lontane da loro e le mandava dritte da noi.

Intervenne come sempre quel genio di mio fratello: tornò da solo alla macchina, prese l’accendisigari, lo collegò ad una batteria che portava sempre con se’ e al barattolo di maionese che avevamo appena finito. Tornò indietro e spinse un bottone: Ci fu un lieve ronzio, poi le formiche scomparvero.

Poco più di 2 minuti dopo ci trovammo circondati da migliaia di vespe in calore, attratte dal ronzio. Non potendo accoppiarsi, si sfogarono pizzicandoci tutti. Ci precipitammo allora tutti in macchina per andare in ospedale, ma non ci movemmo di un millimetro: evidentemente mi fratello aveva toccato qualcos’altro oltre l’accendisigari. Scese allora dall’auto, scoperchiò il motore e ci trafficò un po’ sopra, infine disse che era tutto a posto, allora mio padre mise in moto.

Il motore dopo qualche scossone emise un orrendo gorgoglio e si liquefece, colando a terra sottoforma di una melma bollente, nerastra e puzzolente, che fuse le ruote anteriori. Rimase integro solo un pistone, che schizzò via e colpì l’autista di un’autobotte che passava sull’autostrada distante 3 km.

L’uomo perse il controllo dell’autoveicolo e andò a sbattere contro i piloni di un ponte. Non so come si salvò, ma disgraziatamente trasportava e perdeva benzina, che prese fuoco non appena il solito guidatore distratto buttò una sigaretta accesa. L’incendio arrivò in pochi minuti fino al bosco dove stavamo facendo il picnic e da cui  non eravamo riusciti ancora ad allontanarci. Rimanemmo bloccati lì a lungo, perché le fiamme ci avevano isolati e tutti i mezzi di soccorso erano impegnati a domare le fiamme.

Quando finalmente ci ricoverarono, il problema delle punture era risolto da un pezzo, ma eravamo intossicati dal fumo e odoravamo tutti di pollo striato. La nostra macchina aveva preso fuoco, perciò le autorità non poterono mai ricostruire l’accaduto. Un vigile del fuoco rinvenne però l’apparecchio che avrebbe dovuto solo tenere lontano le formiche. Lo raccolse e fece l’errore di premere quello che gli sembrava il bottone. L’alta temperatura aveva modificato il suo funzionamento, perciò attirò un unico animale in calore, un toro. A quel punto il vigile fece il suo secondo e fatale errore: cercò di scappare, dando le spalle al toro. La sua squadra dice che è morto da eroe, compiendo il suo lavoro, e alla moglie hanno consegnato una medaglia al valore.

Sì, mio padre quella volta si arrabbiò molto, anche perché si dovette comprare la macchina nuova con i soldi che aveva risparmiato per rifare casa. Mio fratello allora si improvvisò elettricista, falegname, idraulico, muratore, maiolicatore e imbianchino. Alla fine riconoscemmo tutti che aveva fatto un buon lavoro, anche perché da quella volta basta aprire l’acqua in giardino per avere sempre il ghiaccio. Certo, non è comodo azionare la doccia per accendere la luce in bagno, ma ci siamo abituati. Mia madre trova ancora difficile lavarsi i denti nel wc, soprattutto perché non le va di piegarsi, in compenso è molto soddisfatta della lavatrice, da cui il bucato esce già stirato. E’ l’unica con il cestello tetraedico, ma non infeltrisce mai i capi in lana.

Mio padre è stato molto contento che gli sia costato così poco rifare casa. Adesso poi che non spende nulla per la benzina, sembra camminare a 10 cm da terra.

Beh, lo fa veramente. Mio fratello si è infatti accorto che ha il complesso di essere troppo basso, perciò ha messo nelle sue scarpe un dispositivo che ha una doppia funzione: annulla la forza di gravità e crea un effetto di distorsione visiva per cui è impossibile accorgersi che la persona non tocca con i piedi per terra.

Mio padre ha brevettato subito il congegno “alti senza tacchi” e adesso lo vendiamo a molti Capi di Stato. Ci facciamo pagare parecchio per mantenere la segretezza, perciò mi padre con i soldi guadagnati ha fatto costruire per mio fratello un enorme laboratorio sotterraneo, dal quale si sentono spesso provenire strani rumori e delle puzze nauseabonde. Io ogni tanto ci vado, anche perché mio fratello ha spesso bisogno del mio aiuto. Come quando inventò le capsule per il teletrasporto.

Avete presente il film “La Mosca”? Bene, adesso si deve definirlo un film-verità, un sorta di documentario, non più una pellicola di fantascienza. Ricordate che lo scienziato era entrato nella capsula insieme ad una mosca, perciò in poco tempo è diventato un mostro? Bene, mio fratello ci è entrato da solo, ma non completamente nudo: aveva dimenticato di togliersi l’orologio. Non so di quale pelle di animale gli avevano detto fosse il cinturino, so solo che dopo una settimana ha iniziato a miagolare e a farsi le unghie sul divano. Per fortuna il cervello gli funzionava ancora, perciò ha trafficato con il suo DNA non mutato, che ha estratto da una ciocca di capelli conservata in un libro perché era la prima volta che andava dal barbiere, ed è riuscito a trovare rapidamente un rimedio. Una sera si è iniettato perciò una roba verdastra nel braccio, è entrato nella prima capsula e si è teletrasportato nell’altra completamente sano.

Peccato solo che il fluido che si è iniettato gli abbia procurato una reazione allergica, perciò si è riempito la faccia di pustole e bolle. Visto che soffriva già di una forma acuta di acne giovanile, il suo aspetto non era peggiorato molto. Dai bubboni eruttava però spesso un liquido puzzolente e schizzavano via dei lapilli  verdognoli, che colpivano i presenti.

Finché lo sfogo non gli fosse passato, mio padre gli ha intimato di non uscire più dal laboratorio. Mio fratello ha inventato allora una macchina del tempo per andare al giorno in cui sarebbe stato nuovamente sano, non pensando che si sarebbe trovato di fronte ad un altro se stesso.

I due hanno cominciato a litigare per chi dovesse essere l’unico a vivere in quel continuum spazio temporale, finché non hanno cominciato a prendersi a pugni. Entrambi hanno chiesto aiuto al mio io del futuro che era/sarà allora presente, ma io ho preferito/preferirò essere neutrale. Almeno fino a quando un lapillo del mio fratello del passato non mi ha colpito/colpirà, allora – Dio, come è difficile azzeccare i tempi giusti quando si scherza con il Tempo! Meglio usare sempre il futuro – allora ucciderò mio fratello brufoloso, poi lo trascinerò vicino alla macchina di mio padre e aspetterò che il motore faccia sparire il cadavere. Mio fratello del futuro si spaventerà però per quanto successo, perciò tornerà nel passato per distruggere la sua invenzione.

Nel presente di questo continuum spazio temporale vive quindi il suo io del futuro, mentre nel futuro è morto quello del passato. Che confusione! Per fortuna che la macchina del tempo è stata distrutta. Almeno quella del presente, che ormai è passato, ma non quella del futuro, in cui nel presente di allora dovrà per forza esserci ancora per permettere a mio fratello di arrivare e di farsi uccidere dal mio io del futuro, quindi… no, meglio lasciar perdere e vedere cosa accadrà tra 3 mesi, il tempo che ci sarebbe voluto allo sfogo per scomparire naturalmente, e occupiamoci dell’ultima invenzione di mio fratello, il quale, è vero che non ha più i bubboni, però è perseguitato ancora dall’acne e pesa 80 chili.

Niente a che vedere con me: pelle perfetta, fisico atletico, non una cima a scuola, ma un grande a pallavolo e con un sacco di amici con cui divertirmi il sabato sera e ogni volta che ne ho voglia. Oltre al dialetto parlerò a malapena una lingua, ma dalle ragazze, anche straniere, mi faccio sempre capire bene.

Sì, mio fratello darebbe tutta la sua intelligenza per essere fatto come me. Anzi, per trasformarsi in un genio con il fisico perfetto come il mio.

In realtà – mi ha confessato da poco è quello che ha tentato di fare, ma non gli è riuscito molto bene…

 

 

II

 

Ero stufo di essere il figlio unico grasso e intelligentone dei miei genitori, perciò ho usato nuovamente la macchina per i viaggi del tempo, che avevo solo finto di distruggere. Ho preso poi dal pettine di papà e dalla spazzola di mia mamma i loro capelli e ho manipolato il DNA estratto, creando il materiale genetico adatto per dare vita ad  un ragazzo dal fisico perfetto.

Il mio progetto era quello di tornare indietro nel tempo, proprio subito dopo che i miei mi avevano concepito. Avrei scambiato il DNA modificato con quello della cellula uovo fecondata e vi avrei trasferito il mio genio con lo stesso apparecchio che avevo usato per rianimare la nonna. Alla fine sarei diventato così la persona ideale per cui è stato coniato il detto  “mens sana in corpore sano”.

Non avevo previsto però che l’intera operazione sarebbe stata tanto stressante per mia madre. I dottori le prescrissero non so quali medicine antiabortive, che fecero scindere l’uovo modificato. Mia madre partorì così 2 bambini, uno scemo e uno intelligente, perciò adesso mi ritrovo sempre ad essere un brufoloso e grasso genio, che in più ha un fratello maggiore, bello e prepotente.

Per fortuna sembra molto interessato alla macchina di mio/nostro padre. Magari potrei fargli lo sgambetto e farlo cadere a terra, così un tentacolo lo raccoglierebbe e in pochi minuti sarebbe trasformato in energia.

Sì è un’ottima idea per tornare ad essere figlio unico. Speriamo che non venga in mente anche a mio fratello.

O che almeno non trovi lui per primo il coraggio per metterla in pratica.

 

copyright by Biancamaria Massaro

 

 

 

 

BIANCAMARIA MASSARO

Biancamaria Massaro è nata ne 1970 a Roma. Nelle sue opere preferisce affrontare i temi fantastici, spaziando dalla fiaba alla fantascienza, fino ad arrivare ai generi horror e thriller. Ama soprattutto creare situazioni in cui tutto ciò che è conosciuto e quotidiano – che sia un oggetto, un luogo o un’azione comune - si trasforma in qualcosa di assurdo o imprevedibile.
Nel 2000 Biancamaria Massaro ha ricevuto i primi riconoscimenti letterari: con il racconto La Creatura del Mare si è infatti classificata al primo posto al concorso letterario internazionale “Miguel de Cervantes” e al secondo posto al “Premio Europeo di Letteratura – 8° edizione, ricevendo anche una menzione d’onore al concorso “Vivere il mare – Vittorio G. Rossi”.
Nello stesso anno, con Preghiera alla Morte è arrivata terza al premio “Città di Pompei” , mentre il suo giallo La consegna del secondo e quarto lunedì del mese si è classificato quarto al premio “Elsa Morante” per il romanzo di genere.
Nel 2001 Biancamaria Massaro con Curiosino, sassolino viaggiatore ha ricevuto una menzione d’onore al concorso “Storie di Donne” e si è aggiudicata il primo posto al concorso editoriale “Taurus”, sezione per l’infanzia.
Con il racconto Dagon il Signore degli Abissi si è classificata prima al premio “San Marco”, mentre con La Rete è arrivato terza al concorso di fantascienza “Cosseria Galactica”. Si è inoltre aggiudicata una segnalazione al premio “Il Golfo” con il racconto La Bolla di Sapone, arrivato anche tra i finalisti del premio “Histonium 2001”. Il racconto La pentola a pressione ha ricevuto il premio della Giuria al concorso “Stagionalia”, mentre Streghe ha ricevuto una menzione d’onore al “Premio Città di Empoli-Domenico Rea”. Il racconto Il libro perduto è entrato invece tra i finalisti del premio “Ignazio Silone” e ha ricevuto il diploma di merito al premio “Atheste 2001-La letteratura dell’Impegno”.
Con il romanzo di fantascienza Clonazioni l’autrice si è aggiudicata il quinto posto alla seconda edizione del premio “Elsa Morante”.
Nel 2002 Biancamaria Massaro si è classificata prima ex aequo al concorso “Esperienze in giallo 2002” con il racconto Vicine di casa e seconda al concorso “Cosseria Mysteriosa” con Le lettere di Milady. È arrivata terza al “Premio Silmaril” e “Narrativa Ghost” rispettivamente con La Quercia dai Rami d’Oro e Preghiera alla Morte, quinta al concorso “M. Yourcenar-Il Club degli Autori” con La penna stilografica e tra i finalisti al concorso “Abitando il racconto” con Cerchi nell’acqua.
Una selezione dei racconti premiati nei 2 anni precedenti è stata pubblicata in e-book dalla DOEP-edizioni.

 

  

 

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