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LENTAMENTE CRESCE scritto da Stefano Bovi
Un dolore che dal nulla nasce nel tuo corpo e infame si fa strada tra te stesso, non guardandoti mai in faccia ma sussurrandoti tutte le tue cose più intime che solamente tu conosci e che hai detto solo al tuo migliore amico, ma lui non è un tuo amico eppure ti conosce bene, quando la mattina ti svegli e ti guardi allo specchio le mani iniziano a tremarti,si dissolve tutto ciò che è accanto a te e cadi a terra per istanti, minuti, cerchi di mandare via i ricordi, ti racchiudi in posizione fetale per fuggire via, stringi qualcosa di familiare ma non serve a nulla…. poi riesci a scacciarlo e ha vincere una battaglia,ma non la guerra con lui. Ti aggiri per casa come un automa, te stesso ormai lontano a chiedersi il perché di tutto questo, guardi il cielo e vorresti anche tu abitare nell’azzurro sogno ma la tua realtà è in questo grattacielo intristito da il tempo, severo guardiano di una grigia periferia di Roma che niente ha a che vedere con la solare città eterna conosciuta da tutti, congiura anche lui contro di te e passa questo momento ridendo della sua futura vittoria. Sono passate poche ore dall’ultima crisi, va sempre peggio e senti il freddo dell’inquietudine attraversare la tua schiena appoggiata al muro, affannoso è il respiro di te stesso che nasce e vomita nella stanza, maledetto… che tu sia maledetto, sta arrivando tutto alla conclusione più ovvia e squallida ma se vincerà anche lui proverà dolore e orrore, anche lui assaporerà calde grida di disperazione e misteri di se che non conoscerà mai. Ecco la carne che si sfalda, che grida il suo dolore estremo e piange il sangue che sgorga dal tuo corpo, ecco le urla che nessuno sente e nessuno mai racconterà, ecco che finalmente viene alla luce e ti guarda negli occhi come se tu guardassi allo specchio te stesso, anche lui ha paura e non riesce a gridare ma si associa con le tue lacrime perché anch’egli è parte di te stesso, le sue gambe sono un tutt’uno con le tue e formano un grottesco essere che non riesce a separarsi dal suo omonimo, ti chiedi se sei il solo a provare quest’orrore ma le grida che provengono dagli appartamenti vicino ai tuoi allargano l’orrore a tutto il grattacielo,maledetta colonna di cemento che guarda con superbia le case che sopravvivono sotto i suoi piedi. Non finisce quello che era iniziato e rimane tutto come nessun essere umano potrebbe concepire, astratte figure che vagamente ricordano uomini e donne aspettano solo di morire e intanto guardano il loro doppio che incastrato fra la carne si guarda intorno e forse capisce che questa non è la sua dimensione di origine, che per una folle e crudele casualità ci sono luoghi dove diverse dimensioni si sovrappongono e vari noi stessi non riescono a coesistere nello stesso istante dello stesso posto, rifiutati dalla vita o uniti dal caos estremo. Guardi te stesso che muore e sai che morirai con lui, dagli altri appartamenti le urla lentamente si trasformano in pianti e poi in silenzio, è quello il momento ideale per chiudere gli occhi e fuggire via con quel poco di pensiero che ti resta, ma è solo per poco…. e ti addormenti tra te stesso cercando la tua dignità di essere umano.
(copyright by Stefano Bovi)
RACCONTO SELEZIONATO (17° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2002
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