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LUNA scritto da Fabio Degan
L’uomo
vide una piccola luna piena solcare avanti e indietro il buio in un lento
movimento ad arco circolare, una piccola luna piena che gettava a tratti bagliori
argentei nei suoi occhi. Sentì il suo respiro e i suoi battiti rallentare
all’unisono con lo spegnersi, impercettibile e regolarissimo, di quell’orbita
suggestiva, ormai dimentico delle membra abbandonate al riposo. “Si
rilassi” La
voce era calma e suadente,ma al tempo stesso decisa. “Si
rilassi. Ora le rivolgerò alcune domande.” Una pausa silenziosa. “Lei
urla d’orrore ogni volta che vede la luna piena. Dico bene?” “Sì
” “E
non sa, o meglio, non ricorda il perché” “Sì
” “Ricorda
quando è cominciato?” Esitò. “Quando
ha urlato la prima volta? E’ stato prima o dopo che sua moglie morisse?” “Credo...
Sì. Fu
dopo.” “La
luna ha avuto in qualche modo a che fare con la morte di sua moglie?” “Negli
ultimi tempi... mia moglie parlava spesso della luna. E la sognava. Ne era
ossessionata. “E’
in grado di raccontarmi i sogni di sua moglie?” “Sì....certo.
Spesso
sognava dl allungare la mano dalla finestra, prendere la luna... e usarla come
uno specchio. Ma...vedeva il suo volto pallidissimo, smagrito... spettrale.
E...” “Cosa?
“ “Guardando
in basso, non vedeva più il suo corpo. Sparito.” “E,
mi
dica...” “Altre
volte sognava di essere vestita di bianco -la vestaglia che indossava sempre
era bianca- e di camminare, e dondolarsi,a piedi nudi, sul filo di una specie
di... gigantesca mannaia... una lama a
forma di... di bocca ghignante” “Come
si spiegava questo sogno? Il primo, intendo” “Negli
ultimi tempi era dimagrita spaventosamente... quando le notti erano senza luna rifiutava di nutrirsi... e di
giorno cadeva come in catalessi, impossibile trascinarla fuori di casa, per cui
aveva perso ogni colorito.” “E
il secondo?” “Non
saprei” “Come
trascorreva le sue giornate, anzi le sue nottate, sua moglie?” “Nelle
prime manifestazioni del suo male -della sua ossessione, ave va un sonno
agitato, con frequenti risvegli da sogni inquieti; poi, col passare del tempo,
prese a dormire sempre meno, camminava nervosa per la stanza, delirando ad
occhi sbarrati...” “Ora
sto per rivolgerle una domanda che ritengo fondamentale; dovrà rispondermi in
tutta sincerità... -una lunga pausa- Com’è
morta sua moglie?” Nessuna
risposta. “Non
ricorda? Si sforzi. Pensi intensamente a lei; guardi in profondità dentro di
sé... allora, la
vede? “Sì
” “Me
la descriva...” “E’
di fronte a me, con la sua vestaglia bianca... allucinata... pallida e magra a tal
punto che i contorni della sua immagine sembrano svanire... “Dove
si trova?” “Nella
nostra stanza...” “E’
notte?” “Sì...
dalle
persiane chiuse entrano dei raggi affilati di chiarore lunare... trafiggono la
sua figura slanciata... e lei vi immerge le mani come un’assetata in riva ad un
ruscello....” “Le
dice qualcosa?” “Mi
dice...’’ Presto me ne andrò,amore... Le appartengo... ma tu potrai vedermi
ogni notte’’... Spalanco le persiane e Le urlo che La odio Odio le Sue dita
bianche e sottili che scivolano sui rami del salice e lasciano ragnatele di
riflessi filiformi... Odio il Suo sorriso appeso a stelle maligne...” “Poi?
Cosa succede? Vada avanti...” L’uomo
non rispose. Era distratto da voci che provenivano da oltre il buio. “Prosegua...” Anche
lo psicanalista aveva udito. La voce della sua segretaria, e quella di un uomo: “...non
può entrare...” “Si faccia da parte le dico” “Il dottore è in seduta ipnotica” “Quell‘uomo è L’uomo,
infine, riprese
il racconto “Ha
un rasoio in mano. Si mette spalle alla finestra. La luna sembra grandissima, è
come un’aureola intorno al suo viso. Porta la lama al collo. Sento un tintinnio
sul pavimento. Una pioggia di piccoli puntini luccicanti, come se lei, o la
luna, piangessero. La
vestaglia s’agita al vento, sembra un addio. Ma le lacrime sul pavimento sono
rosse. ...svengo” Lo
psicanalista non osò interrompere. Intanto qualcuno batteva furiosamente sulla
porta dello studio. “Le
imposte sbattono. Mi risveglio” Balzò
in piedi, ed afferrò per il bavero lo psicanalista, con uno sguardo degno del
Vecchio Marinaio di Coleridge “Lei non c’è più. La luna non è piena adesso, non più, e si è spostata. Ora è bassa sull’orizzonte, affossata nella foschia. Una
falce. Una falce affilata di luna rossa... calata pesantemente come una
ghigliottina. La testa la testa sento che mi scoppia...!” TUNF! Al
tonfo della porta sfondata seguì un ventaglio di luce che invase lo studio
buio. Due sagome. Una maschile, tarchiata. L’altra femminile, ammantata di
bianco. L’uomo svenne. “Certo
che ha corso un bel rischio. Ma lo sa chi è quello lì? Non li legge i
giornali?” Il commissario porse allo psicanalista un quotidiano, mentre la segretaria si agitava nel suo camice bianco per far rinvenire il paziente. “Guardi
un po’ qui...” Il
titolo dell’articolo indicato dal poliziotto recitava: ‘’Folle
uxoricida evade dall’ospedale psichiatrico’’ Lo psicanalista lesse ad alta voce: ‘‘Evade
psicopatico fortemente sospettato dell’omicidio della propria moglie. La
polizia lo trovò delirante nella
stanza da letto, con accanto la vestaglia insanguinata della vittima ed un
rasoio. Del cadavere, non si è mai trovata traccia...’’ L’uomo
fu trasportato fuori a braccia da due infermieri. ‘‘Potrai
rivedermi ogni notte’’ rimbombava nel suo cervello. Rinvenne quando erano nell’atrio del palazzo, in procinto di uscire dal portone principale. E così egli poté vedere le luci delle insegne e delle auto. Era entrato lì dentro nel tardo pomeriggio, ma adesso era scesa l’oscurità. Una
strana sensazione gli irrigidì le membra. Uscirono
all’aperto, infine, ed egli non poté fare a meno di guardare in alto, oltre le
guglie dei grattacieli E
così la vide. Ed
il suo urlo squarciò soverchiante e spezzò a metà i rumori della città.
Ancora
una volta, la testa di sua moglie sorrideva dal cielo.
RACCONTO SELEZIONATO (1 7° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2001
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