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MURA INQUIETE scritto da Lucia T. Ingrosso
La coppia era appena arrivata all’indirizzo indicato, quando venne raggiunta dall’agente immobiliare, un giovanotto ben vestito dall’aria allegra. “Eccoci, qua, buongiorno!” e si presentò. I due giovani dissero il loro nome e sorrisero. Era una giovane coppia, che si teneva per mano, scambiandosi sguardi affettuosi. Lui dimostrava una trentina d’anni ed era un bel ragazzo bruno, con capelli ricci, un sorriso franco e un fisico allenato. Lei era biondina, non più di 25 anni, una bellezza quieta, che veniva fuori alla distanza. Mentre salivano in ascensore, l’agente immobiliare li osservò attentamente, ma con discrezione. Erano molto curati con accessori raffinati e costosi. Lui poteva essere un informatico o un agente di Borsa, lei una segretaria di direzione. Nel frattempo che arrivavano all’appartamento, li intervistò brevemente: erano fidanzati da sei anni e volevano finalmente sposarsi, cercavano un appartamento ampio e luminoso, con una bella terrazza. “E un ripostiglio” aggiunse lei, puntigliosa. “E’ la casa dei vostri sogni!”, esclamò l’agente sicuro, aprendo la porta e facendo loro segno di entrare. Era mezzogiorno di una giornata estiva e la luce entrava generosa nella stanza, un ampio salone con cucina moderna a vista. Da lì un breve corridoio portava alla zona notte: due belle camere, un piccolo spogliatoio e il bagno. A completare l’appartamento due ampi balconi. I due futuri sposi girarono per le stanze, curiosi. “Il ripostiglio?”, finì per chiedere lei, interrompendo un lungo silenzio assorto. Giudicandola un po’ limitata (come intestardirsi sul ripostiglio di fronte a quella bellezza di casa?), l’agente glielo mostrò. C’era, non si poteva obiettare nulla. Soddisfatta, la ragazza raggiunse il fidanzato su uno dei balconi. “Ma è bellissima, quello che abbiamo sempre sognato”, gli sussurrò piano, per non farsi sentire dall’agente. Ma al venditore, un professionista dall’udito allenato, il commento non sfuggì. Molto bene: avrebbe sparato il prezzo più alto. Dopo aver fatto passare un paio di minuti, il venditore raggiunse la coppia sul balcone: “Allora, che ve ne pare?”. “Bella!” si lasciò sfuggire la ragazza, guardando il panorama, rapita. “Ma, non so...”, il ragazzo, invece, sembrava dubbioso. “Ha forse qualche perplessità? Non è abbastanza spaziosa, luminosa?”, l’agente insisté apposta sui punti forti dell’appartamento. “No, non si tratta di questo – riprese il giovane – è come se qui dentro si respirasse una strana atmosfera..”; “Ma no, che dice!? Anzi, è un quartiere tranquillissimo..” si affrettò a rassicurarlo l’agente. “Non intendevo questo, è come se dalle mura traspirasse qualcosa..”, cercò di chiarire il ragazzo, ma l’agente travisò. “Non si preoccupi assolutamente: la facciata è stata rifatta l’anno scorso e non si segnalano perdite o macchie d’umido. Guardi lei stesso la condizione delle pareti..”. “No, non mi sono spiegato: è come se qui dentro fosse successo qualcosa di brutto...”, mormorò il ragazzo, quasi fra sé. L’agente rimase gelato dall’osservazione, ma fece finta di non aver sentito e portò la ragazza in cucina, con la scusa di mostrarle l’arredamento: “I mobili sono stati fatti su misura e se vi piacciono il proprietario ve li può lasciare per un piccolo sovrapprezzo”. “Be’, a me piacciono, ho sempre desiderato avere un frigorifero blu. Tesoro, che ne dici della cucina?”, trillò lei. Il fidanzato, però, non le rispose, intento com’era ad aggirarsi per l’appartamento con un’espressione pensierosa. “E’ una bella occasione questo appartamento, per voi. Lo dico anche nel mio interesse, certo, ma non ce ne sono così tanti in giro. Bella zona, piano alto, così ben diviso...”, la ragazza si beveva rapita ogni sua parola: non era lei il problema. Lei aveva già deciso. Così l’agente la lasciò a rimirarsi il suo tanto agognato ripostiglio e raggiunse il giovane che era piantato in mezzo alla camera da letto con uno sguardo opaco negli occhi. “E’ una bella stanza, la più tranquilla e fresca della casa..”, iniziò l’agente, conversativo. “C’è l’odore della morte, qui dentro”, si limitò a commentare di rimando il ragazzo. Un brivido di terrore percorse la schiena dell’agente immobiliare: “Ma perché dice così?”. “E’ una sensazione..” si limitò a rispondere il giovane, un’ombra di turbamento ad attraversagli lo sguardo. L’agente rimase qualche istante sul crinale del dubbio se parlare o meno. Alla fine decise di tacere e si rivolse di nuovo al ragazzo, pronto a dispensargli qualche commento inoffensivo. Ciò che vide nei suoi occhi, però, gli fece morire le parole in gola. Il bel ragazzo bruno era veramente turbato. Così l’agente decise di vuotare il sacco. “Non ve l’ho detto prima perché... Insomma, in fondo in tutte le case è morto qualcuno..”, cominciò, a fatica. L’interesse del ragazzo si riaccese: “Che cosa vuol dire?”. “E’ successo tanti anni fa, non so se...”. “Vada avanti!”, gli intimò, una nota tagliente nella voce. “Vent’anni fa qui dentro è successa una tragedia. Marito e moglie sono morti in seguito a una fuga di gas, nella notte. La cosa più spaventosa è che c’era anche un bambino, che si è salvato per miracolo, ma che ha visto morire i suoi genitori senza poter far nulla..”. “O mio Dio!”, esclamò la ragazza, che era entrata nella stanza giusto in tempo per sentire la triste storia. L’espressione sul volto del ragazzo era molto eloquente: “Me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava”. “Non credo di far male a non parlarne, in fondo non è un vizio della casa..” cercò di giustificarsi l’agente. “Tesoro, ma come hai fatto a sentirtelo?”. Il fidanzato scosse la testa, incredulo lui stesso: “Non lo so”. “Quindi immagino che ora la casa non vi interessi più”, cercò di concludere l’agente, spicciativo, pensando che forse faceva ancora in tempo a organizzare una visita per l’ora di pranzo. “Direi di no..”, sospirò il ragazzo. “Peccato, però – cercò di obiettare la fidanzata – in fondo..”. Lui la guardò duramente: “No!”, disse solo e questo bastò a soffocare le obiezioni della ragazza. L’agente li riaccompagnò all’inizio del vialetto esterno. La coppia guardò la casa, un’ultima volta, da fuori. Lei con rimpianto, lui con una strana espressione, un misto di timore e avversione. “Grazie lo stesso”, la ragazza si congedò dall’agente. “Vi tengo informati se ci sono altre case con le caratteristiche..” l’agente parlava, ma la coppia si era già incamminata. No, a loro non sarebbe riuscito a mostrare più nulla. La coppia salì in macchina, la macchina partì. Rimasero in silenzio qualche minuto. Finché lei non finì per chiedergli: “A che cosa stai pensando?”. “A niente”, rispose lui evasivo. Di certo non poteva dirle quello che aveva in mente. E cioè che non riteneva opportuno andare a vivere in quella casa. Proprio la casa in cui aveva ammazzato i suoi genitori.
(copyright by Lucia T. Ingrosso)
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