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NIGHT PROWLER

scritto da Pierangelo Tendas

 

 

« NON VOGLIO NESSUNO FRA I PIEDI!».

Cominciamo bene… pensò Todd Gore, con la mano destra chiusa a pugno ancora sollevata, a metà strada tra il nulla puro e la porticina di legno.

« Dottor Sirkis…» Todd lasciò andare un colpo di tosse, prima di alzare la voce « Dottor Sirkis! Sono Todd Gore! Sono qui per la casa!».

Silenzio. Todd abbassò la mano chiusa a pugno per alzarsi sulla fronte gli occhiali da sole.

« Dottor Sirkis!».

« Arrivo!» grugnì la cosa dentro la casa pitturata di rosa.

La porta si aprì, verso l’esterno, e Todd fece un balzo indietro. Poi abbassò lo sguardo.

Il dottor Sirkis era proprio come se l’era immaginato: pochi capelli in testa, faccia provata dall’età, corpo nascosto da una coperta di lana, tipico degli anziani sempre seduti.

Su una sedia a rotelle motorizzata.

« Posso…?». Todd si passò una mano tra i capelli.

La sedia a rotelle arretrò, lasciando che i passi incerti e disagiati di Todd lo conducessero all’interno di una sala col pavimento di granito e i mobili in legno e canapa, rischiarata da luci al neon e riscaldata da un grosso caminetto acceso. L’unico segno di civiltà pareva essere la TV, nascosta da una parete, che vomitava nell’ambiente, parola su parola, la voce di un telecronista impegnato nell’immane sforzo di commentare le fasi incalzanti di una partita di calcio tra due squadre europee.

Alle sue spalle, la porta si chiuse. Todd trasalì, lasciando cadere a terra la sua borsa quarantottore. 

« Vedo che hai accettato il mio invito, dottor Gore!» sibilò il dottor Sirkis, alle sue spalle.

« Io…» Todd roteò gli occhi, infastidito più che a disagio « Io non capisco il suo sarcasmo, dottor Sirkis!».

« Mi sembri un po’ troppo giovane per la qualifica di… dottore!».

« Mi sono laureato… due settimane fa. Geologia. Sono qui per un dottorato di ricerca in sismologia».

« I terremoti, ragazzo?».

« E lei, Sirkis?» Todd si girò di scatto, acquisendo un po’ più di coraggio « In cosa è dottore, esattamente?».

« Medico chirurgo. Sono il medico condotto, quaggiù a Verplanck!».

« Mi pare che non abbia molti clienti, ultimamente!».

« Se ne sono andati tutti» Sirkis abbassò la testa « Mi dispiace di averti trattato così, ragazzo. È che davvero non ricevo più molte visite. Io sono un vecchio, non sono più un buon dottore, e speravo davvero che in questa casa mi sostituisse un altro medico, prima di andarmene in una casa di riposo».

Todd si strinse nelle spalle:

« Se vuole, dottore, non se ne fa niente».

« No» il dottor Sirkis scosse la testa, con decisione « Non voglio che questa casa cada a pezzi quando non ci sarò più io a curarla. Almeno per gli anni del tuo dottorato, voglio essere sicuro che la casa che è stata della mia famiglia per più di mezzo secolo verrà tenuta come si deve!».

Un attimo di gelido, agghiacciante silenzio piombò tra i due, che si fissarono con la voce della TV in sottofondo. Infine, Sirkis manovrò la sua sedia a rotelle:

« E poi, la scienza è sempre scienza. Che sia medica o no. Andiamo, la porto nella stanza negli ospiti. Ci potrà mettere la tua roba, magari farti una doccia… non si offenda, giovane Gore, ma si sente che è venuto fin qui da Wentworth  in motorino!».

« Oh… davvero…?».

« Si. Lei puzza di sudore, Gore!».

La sedia a rotelle ronzò verso un buio corridoio che si dipartiva sulla loro sinistra.

Seguendola, Todd notò una porta di legno che sicuramente aveva un vetro, dietro la tendina a fiori, e visibilmente era chiusa a chiave. Parlò ancora:

« Dottore… questa…».

« È solo una vecchia cantina…!» grugnì Sirkis.

Strano! pensò Todd, guardando il cartello bianco con lettere azzurre appeso alla tendina della porta con una squallida catenella dorata:

STUDIO MEDICO

WILLIAM ABRAHAM SIRKIS, Ph.D.

MEDICO CHIRURGO.

ORARIO VISITE:

TUTTI I GIORNI, ORE 8:30-20:30

 

2

Verplanck, West Virginia.

Ufficialmente, un villaggio di settanta abitanti nella contea di Wentworth.

Ufficiosamente, un agglomerato di fattorie deserte con campi e vigneti incolti, in mezzo ad un boschetto ameno come la foresta della Bella Addormentata attraversato da un dedalo di strade sterrate che possono portare a Wentworth come da nessuna parte.

Che schifo! pensò Conrad, fermando la sua Fiat 4x4 vecchia e di poco prezzo in uno spiazzo sterrato tra una siepe di more e un campo incolto.

Guardò fuori dalla finestra, con la voce roca e melodiosa del (da tempo) compianto Bon Scott nelle orecchie, resa leggermente metallica dalla scarsa qualità della vecchia autoradio.

Somewhere a clock strikes midnight… and there’s a full moon in the sky…

You hear a dog bark in the distance… you hear someone’s baby cry…

« Nessun ululato di cane in lontananza, stanotte a mezzanotte» decise Conrad, spegnendo il motore dell’auto con un gesto deciso della mano, che girò la chiave nell’accensione troncando a metà la strofa della canzone degli AC/DC datata 1979, l’anno di Highway to hell, l’ultimo dello scomparso Bon Scott.

Conrad aprì il suo giaccone, e da una tasca interna tirò fuori un berretto militare di colori mimetici, che si calcò in testa. Poi protese la mano destra ed aprì il cassettino, al cui interno c’erano due pistole semiautomatiche “figlie” della più moderna industria militare tedesca: una Heckler&Koch USP calibro 40-SW, molto comune tra i reparti antiterrorismo di tutto il mondo, e una piccola Heckler&Koch P7M13 da 9x19, più in voga tra le comunità di Intelligence.

Le prese entrambe: cacciò la USP nella fondina a tracolla che portava sotto il giaccone, e la P7M13 in una tasca da qualche parte sotto il giaccone.

Poi si tolse il giaccone, rivelando una camicia verde militare e un corsetto operativo, pieno di tasche come un gilet da pescatore, in una delle cui tasche aveva infilato la P7M13, oltre alla fondina sotto-ascellare con la USP. Abbandonò il giaccone sul sedile di dietro, girandosi da una parte e dall’altra per assicurarsi che i finestrini fossero tutti alzati. Quindi sfilò le chiavi dal quadro e scese dall’auto, sbattendo la portiera.

L’aria fresca della brezza estiva gli accarezzò il viso, portandogli in dono il profumo dei fiumi, dei laghi e della vegetazione del West Virginia.

« Dovevo essere al mare, brutto stronzo!» rispose Conrad. Girò attorno alla macchina, ed aprì il bagagliaio.

All’interno pareva non esserci niente altro che una tovaglia in tela cerata che copriva il piano portaoggetti. Conrad lo scostò con un veloce cenno della mano.

Alla sua vista apparvero un moschetto russo Mosin-Nagant della Seconda Guerra Mondiale, modificato dagli esperti Gunsmiths dell’Armata Rossa con un sistema di percussione ad innesco per calore, per impieghi speciali, e una ben più moderna mitraglietta tedesca Heckler&Koch MP5-SD3 calibro 9x19 con tanto di silenziatore integrale alla canna.

Conrad guardò per un istante le armi, come per assicurarsi che ci fossero davvero, prima di ricoprirle con la tela cerata e chiudere il bagagliaio, inserendo poi la chiave nell’apposita fessura e girandola per attivare la chiusura centralizzata. Prima di mettere in tasca il mazzo di chiavi, inserì anche l’allarme antifurto: non che sarebbe servito a molto, ma almeno, se gli fosse toccato di montare in macchina per andarsi con la coda in mezzo alle gambe, non avrebbe corso il rischio di vedere attraverso lo specchietto il bastardo in nero alzarsi a sedere sui sedili posteriori.

Poi slacciò la patta della fondina ascellare, appoggiò il palmo della mano destra sul calcio della USP e si mosse.

 

3

« Non è una zona molto popolata, no davvero!» grugnì Sirkis, parlando al suo bicchiere di Scotch, nella stanza riscaldata eccessivamente dal caminetto acceso e resa incredibilmente semi-silenziosa dallo spegnimento della TV.

« La gente se n’è andata progressivamente. Ormai tutta la vita è passata a Wentworth. Li c’è il lavoro… ma la gente viene ancora qui a badare ai vigneti nel week-end, e ogni tanto per qualche settimana di vacanza… insomma, qui un medico serve. Mi dispiace che lei non sia un medico, giovane signor Gore… ma ciò non significa che non le venderò la casa. Mi servono i soldi, per quella casa di riposo di Wentworth. Sono dei veri lupi mannari…!».

« Oh…» mormorò Gore, guardando il ghiaccio sciogliersi nel suo bicchiere di liquore; alzò la testa e parlò alle fiamme del caminetto: « Perché… perché il caminetto acceso a luglio, dottor Sirkis?».

« Le funzioni termiche del mio corpo sono sfasate. É uno spiacevole ricordo del mio incidente di cinque anni fa».

« Ohmi dispiace…!».

« Cazzate!» Sirkis sbatté il bicchiere sul piano del tavolo « Come fai a dire che ti dispiace se non sai nemmeno che cazzo mi è successo?».

Todd abbassò lo sguardo. Ci fu un attimo di profondo silenzio, poi Sirkis grugnì:

« Mi dispiace, ragazzo. Vedi… non mi piace ricordarlo. Insomma… è stato un lupo a ridurmi così».

« Un lupo?» Todd alzò di nuovo la testa, inarcando le sopracciglia, e vide che sul volto di Sirkis era inciso uno strano sorrisetto.

« Un lupo. Esatto. E proprio in quel bosco!» Sirkis alzò un dito, indicando probabilmente la grande finestra dietro Todd, in fondo alla stanza « Ero in giro di notte, perché era saltata la corrente, e la centralina è sulla strada. Quel lupo si era preso la rabbia da un pipistrello o da un coniglio, dissero le guardie forestali quando lo abbatterono. Mi aggredì d’improvviso, sono caduto di schiena su un sasso e mi sono rotto la colonna vertebrale!».

Ancora un istante di silenzio e di sguardi fissi, prima che la sedia a rotelle di Sirkis si muovesse:

« Vuole davvero accettare il mio invito per stanotte, Gore? Il mio notaio verrà qui da Wentworth domattina, porterà tutte le scartoffie e mi aiuterà a portare le mie poche cose giù alla casa di riposo. Ma forse lei starebbe molto meglio in un motel in città che in questa casa polverosa. La stanza degli ospiti non è molto calda, ma le assicuro che da domani notte dormirà nella stanza grande!».

« Mi accontenterò» concluse Gore, alzandosi « Ha bisogno d’aiuto, dottor Sirkis? So che sembro un po’ sgradito… però vorrei approfittare per fare una passeggiata nella zona. Voglio familiarizzare con quella specie di selva… da domani pomeriggio dovrò passarci tutte le giornate a controllare i sismografi».

« Oh, non si preoccupi!» sibilò Sirkis, con uno strano sorriso sulle labbra « Me la cavo bene da solo… ma cerchi di non perdersi. Potrebbero cercarla per giorni, prima di trovare il suo corpo!».

Todd abbassò lo sguardo. Girò i tacchi e si diresse verso la porta mezza aperta. Aveva la mano chiusa sulla maniglia, quando la voce di Sirkis sibilò alle sue spalle:

« E stia attento al lupo mannaro, Gore!».

« Lupo mannaro?». Todd si impietrì, alzando leggermente la testa come a fiutare l’aria.

« Non é molto esperto di leggende popolari del West Virginia, ragazzo. Si vede che è di città».

 

4

Qui qualcosa è andato maledettamente storto! pensò Conrad.

Un esperimento governativo? No. Forse quelli li stavano facendo ora, gli esperimenti su queste bestie. Dopo averlo buttato fuori dalle Squadre Operative di Starfish Repair. Anche se forse c’entravano qualcosa

Estrasse la USP, tenendola stretta nella mano destra. Con la mano sinistra tirò fuori da una tasca del suo giubbotto tattico una piccola torcia elettrica Mag-Lite, e prese una posizione tipica da irruzione, con le mani affiancate, la destra pronta all’uso della pistola e la sinistra pronta ad accendere la torcia elettrica se ce ne fosse stato bisogno.

Poi scattò in avanti, scostando la schiena dalla parete esterna del casolare in muratura bianca, e sferrò un calcio alla malandata porta in metallo, da sotto la quale sgorgava ancora, lentamente, il rivoletto rosso che lo aveva attirato verso quello scalcinato edificio di campagna.

Guardò prima a destra, poi a sinistra; ci mise un secondo per accorgersi che il suo obiettivo, in quel monolocale, ce l’aveva davanti: in ginocchio a quattro zampe su qualcosa di peloso ed immobile, con la faccia immersa in quel qualcosa, vestiva vecchi jeans ed una camicia a quadri, il tutto ben imbrattato di sangue. Ed emetteva grugniti

Figlio di puttana… pensò Conrad, guardando l’essere alzare la testa ed annusare l’aria come un animale.

L’essere girò lentamente la testa e guardò Conrad con gli occhi spenti, senza vita, che ben si intonavano con i capelli e la barba sporchi e cadenti che ne incorniciavano il volto cereo. Risaltavano in quel bianco soprannaturale solo il rosso del sangue attorno alla sua bocca e sui denti marci, e il marrone della decomposizione che infestava i bordi slabbrati della ferita da morso d’animale che quella… cosa… doveva avere sul collo da anni.

L’essere si alzò, emettendo un verso da un altro mondo, e dando un calcio alla carcassa del cane di cui si stava nutrendo fino a poco prima, per togliersela dai piedi.

Conrad non si scompose; ma non aspettò neppure che quell’essere facesse un passo avanti: tirò tre volte il grilletto della pistola USP, aprendo nel petto dell’essere tre buchi rotondi da cui sgorgò del disgustoso pus biancastro e brulicante di decomposizione. Ad ogni proiettile incassato, l’essere emise un grugnito e fece un passo indietro, fino a toccare il muro con la schiena, con un tonfo simile a quello che Conrad aveva sentito pochi secondi prima, quando l’essere aveva allontanato il cane morto con un calcio.

Conrad alzò il tiro della USP e tirò un’altra volta soltanto. Al bersaglio piccolo.

 

5

Col senno di poi, Todd avrebbe pensato che era andato molto vicino a rilasciare il contenuto dei suoi intestini nelle mutande.

In realtà, aveva pensato che si trattasse di un cacciatore di frodo, perché già un’oretta prima, quando stava uscendo dalla casa di Sirkis, aveva sentito degli spari in lontananza.

Poi, in quel bosco che ricordava più la foresta nera di Biancaneve che uno spazio verde nel West Virginia, aveva superato un masso e si era ritrovato a guardare dentro la canna di un fucile a leva Winchester calibro 30.

« E TU CHI CAZZO SEI?» strillò il proprietario del fucile, un tipetto non più alto di Todd, un berretto militare in testa e gli occhi nascosti da un paio di occhiali da sole « PARLA, FINOCCHIO!».

Todd fece un passo indietro, alzando le mani. Il tizio col cappello militare e gli occhiali scuri armò la leva di caricamento del fucile Winchester.

Ecco, pensò, ci sono. Adesso mi fa saltare le cervella.

Todd abbassò lo sguardo sui vestiti del tizio: indossava un completo mimetico, con tanto di stivaletti neri, pesanti. Stonavano solo una fondina bianca alla cintura, e una stella gialla al petto.

« Non… non mi spari, agente!» sospirò « Non ho fatto niente… sono qui di passaggio!».

Sempre col fucile assalto, il tizio con la stella fece un passo avanti, movimenti decisi e voce dura:

« Sei un finocchietto di città, eh? Scommetto che sei quello che si sta trasferendo a casa di William Sirkis!».

Todd aprì la bocca per parlare, ma non ci riuscì, perché il tipo in uniforme scattò in avanti, spostò la mano sinistra da sotto la canna del fucile e lo afferrò per il bavero, tirandolo verso di se:

« Vattene da questo posto prima che faccia buio, finocchietto di città. Non stare nei paraggi di Verplanck, e men che meno attorno alla casa di William Sirkis. E, se quando correrai via, quel figlio di puttana ti chiederà perché, tu digli pure che lo sceriffo McElwayne ti ha consigliato di stare lontano di qui quando c’è la luna piena!».

Poi, lo sceriffo McElwayne lo mollò, spingendolo violentemente, e Todd cadde all’indietro, a sedere sull’erba.

McElwayne fece due passi indietro, col fucile tenuto a canna in su con la mano destra; gli puntò il dito indice sinistro ed esclamò, come un pazzo:

« Vattene di qui prima della notte! RICORDATELO!».

Un fruscio alle sue spalle. Sotto lo sguardo incredulo di un ancora scosso Todd Gore, lo sceriffo McElwayne si girò, dandogli le spalle, ed alzò il fucile, puntandolo di fronte a se, contro il nulla. Abbandonò la posizione dopo un paio di secondi, ma continuò a guardare di fronte a se, marziale e vigile.

« Sceriffo…» sospirò Todd, cercando di alzarsi.

« La bestia, ragazzo» rispose McElwayne, freddo, senza girarsi, continuando a tenere d’occhio la vegetazione « La bestia in nero. È quella cosa che ha fatto sparire tutti. Non c’è più nessuno, qui. Ci siamo solo io e lei».

Gesù, questo è sbroccato… pensò Todd, appoggiandosi ad un grosso masso per non cadere di nuovo a terra; inghiottì a vuoto e cercò ancora di parlare:

« Sceriffo McElwayne…».

« Devo andare, ragazzo. È stanotte… tu SCAPPA!».

Lo sceriffo McElwayne strinse la presa attorno al fucile Winchester e si mise a correre.

« SCERIFFO MCELWAYNE!» strillò Todd, innervosito.

Ma lo sceriffo McElwayne era già sparito nella boscaglia.

 

6

Merda!, pensò Conrad. Merda, merda, e ancora MERDA!

Poteva essere? Era lì per uno, e poteva essere che se ne sarebbe trovati tra capo e collo… sessantanove, adesso?

Le cose erano peggiori di quanto potesse lontanamente immaginare: solo esaminando il corpo del bastardo che aveva steso nel casolare si era accorto che la storia laggiù andava avanti da anni. Quell’essere era un cadavere in decomposizione ambulante, e ad ogni proiettile incassato aveva perso un pezzo; il colpo alla base del collo, poi, gli aveva spiccato la testa dal collo, e dai tessuti molli erano venute fuori decine di larve e lombrichi, e un paio di ragni.

Che schifo. Se c’erano delle cose che Conrad odiava erano gli insetti di merda.

E così, ora, Conrad era in ginocchio nel pieno della boscaglia. Sulla faccia aveva una specie di maschera da sub con la lente oscurata, che in realtà era un visore notturno Sherman, ed imbracciava la mitraglietta Heckler&Koch munita di silenziatore integrale, che avrebbe ridotto il rumore degli spari a quelli del percussore di un’arma scarica, e con trenta proiettili russi SP-10 perforanti per corazze individuali nel caricatore, che potevano ridurre a brandelli qualsiasi cosa.  Alla canna dell’arma, con un apposito montante ad anello, erano assicurati un mirino laser e la sua torcia elettrica Mag-Lite, ma con gli occhiali per la visione notturna Sherman era fuori discussione usare qualcosa, qualunque cosa, che emettesse luce propria e conseguentemente avrebbe potuto accecarlo.

A rat runs down the alley, and a chill runs down your spine…

And someone walks across your grave, and you wish the sun would shine

Erano le otto e trenta di sera di quella che era stata finora una bella giornata di mezza estate. Il sole stava calando dietro le montagne facenti parte della catena degli Appalachi, che cingevano la valle della contea di Wentworth.

E qualcosa sarebbe uscito in caccia, stanotte.

E nessuno si sarebbe accorto della sua lama, finché non l’avesse avuta sospesa sulla sua nuca.

« Niente creatura della notte che dorme di giorno, d’ora in poi!» decise Conrad, mormorando alle foglie fruscianti. 

Guardò davanti a se e si mosse.

 

7

Anche ora il camino era acceso, ma per una buona ragione: ora il caldo e il fumo che si spandevano per la casa portavano con se anche il profumo della pancetta arrosto e delle bistecche.

« Lo tiri fuori ora, Gore, altrimenti si bruceranno!» fece Sirkis.

Todd aprì la graticola usando delle presine, e con una forchetta spostò su un vassoio di porcellana le bistecche e i pezzi di pancetta sfrigolanti di grasso; portò tutto in tavola, ed iniziò col servire il dottor Sirkis, aprendo anche due birre.

Si sedette dall’altra parte del tavolo, di fronte a Sirkis, alzò la bottiglia e ne bevve un sorso abbondante.

« La vedo nervoso, dottor Gore!» ridacchiò Sirkis, adoperando diligentemente forchetta e coltello su una bistecca.

Todd posò la bottiglia di birra sul tavolo, con forza; afferrò un pezzo di pancetta arrosto con le mani e, sotto lo sguardo incredulo di Sirkis, lo addentò come un animale; lo mangiò così, a brani, come un animale feroce, e quando ebbe finito il pezzo di carne, prima ancora di ripulirsi con il fazzoletto, tracannò ancora un abbondante sorso di birra.

Poi guardò Sirkis negli occhi, e il dottore vide che le pupille del giovane Todd Gore erano dilatate, forse per via della birra, forse per qualcos’altro.

« C’è un pazzo in giro per questo posto, dottor Sirkis!» soffiò, infine, Gore « L’ho incontrato… questo pomeriggio…».

« Gore! Stia calmo!» Sirkis allungò una mano ed afferrò con delicatezza il polso di Gore « Si cali, prenda un respiro profondo e mi dica esattamente che cosa è successo. Hai incontrato qualcuno nel bosco?».

« Un pazzo!» Gore annuì vistosamente « Uno che gira in mimetica, con una stella da grande magazzino… uno che gira armato! Ha una pistola… HA UN MALEDETTO FUCILE!».

« Sta parlando dello sceriffo Leland McElwayne, Gore?». Sirkis si accigliò.

Gore trasalì dallo stupore, tirando indietro la testa come se avesse appena visto una grossa blatta camminare su e giù per la tavola imbandita. Il dottor Sirkis si esibì in un sorriso inquietante ed annuì:

« Leland McElwayne non è uno sceriffo. La sede della contea è a Wentworth. Lui è solo un agente di polizia distaccato in questo buco… non che ci sia bisogno di più poliziotti, per un nido di topi come Verplanck, non crede, Gore? Non è pazzo… è un bravo poliziotto, è che si sente un po’ solo, qui, ed ogni tanto gioca a fare l’eroe, ma è una brava persona!».

« Brava persona?» saltò su Gore, nervosamente « QUELLO È MATTO! QUELLO FARNETICAVA DI LUNA PIENA, DI MOSTRI VESTITI DI NERO, E STAVA PER FARMI SALTARE LA TESTA!».

« DOTTOR GORE! SI CALMI!» esclamò autorevolmente Sirkis, stringendo la presa attorno al polso di Sirkis

« Magari ha ragione! Contento? Forse è davvero impazzito. La solitudine ha fatto questo strano giochetto ad alcuni degli ultimi residenti fissi, quaggiù, dopo che la maggior parte della gente se n’era già andata a Wentworth, e non le nascondo che anch’io sono stato lì li per cascarci. Sa cosa? Domattina, quando verrà qui il mio notaio, con un telefono cellulare, chiameremo la polizia della contea e li faremo venire qui armati di tutto punto a dare la caccia a quel povero Cristo, se questo la farà sentire meglio!».

Sirkis mollò la presa attorno al polso di Gore e sospirò per far sparire il nervosismo dal suo tono di voce ringhioso:

« Nel frattempo, qui sarà al sicuro. Questa casa è solida come la roccia dei monti Appalachi».

Ci pensò su per un istante, roteò gli occhi, quindi aggiunse:

« E poi, a dir la verità, neanche a me McElwayne è mai parso tanto sano di mente. Adesso si calmi e mangi, Gore!».

Todd Gore fissò ancora gli occhi di Sirkis con espressione stralunata e spaventata… poi il suo viso si contrasse all’improvviso, come in una metamorfosi, in un sorriso a mille denti; Gore emise una risatina nervosa, afferrò velocemente un pezzo di carne dal vassoio e lo addentò come aveva fatto poco prima.

 

8

C’è decisamente qualcosa che non va! pensò Conrad.

Poteva vederli camminare a cento metri da lui, in una piacevole tonalità di verde data dagli occhiali per la visione notturna; erano in tre, e ciondolavano da una parte all’altra, attorno a qualcosa steso a terra. Un altro cane morto?

Vaffanculo! decise Conrad, facendo altri due passi avanti “a papera”, cioè accucciato a terra, con la mitraglietta Heckler&Koch tenuta per l’impugnatura con la sola mano destra, la canna rivolta verso l’alto, l’altra mano poggiata a terra per garantirgli di non cadere a terra.

Di fronte a lui, a distanza, nel verde sfocato degli occhiali per la visione notturna, le tre creature non-morte, raccolte attorno alla carcassa stesa a terra, fecero contemporaneamente un passo avanti, finendo a sbattere uno contro l’altro. Poi, uno di essi fece un passo indietro, mentre Conrad si muoveva ancora verso di loro.

Conrad si fermò, imbracciando la mitraglietta Heckler&Koch, pronto ad aprire il fuoco. Invece aprì solo la bocca, leggermente, e si lasciò scappare un mormorio:

« No, non è possibile…».

Di fronte a lui, nell’ambiente dipinto di verde elettrico, il non-morto che aveva fatto un passo indietro fu aggredito dagli altri due, che lo spinsero a spallate, un paio di volte, finché quello non inciampò sulla cosa che stava già a terra e cadde pancia in su col rumore di un sacco di patate. Gli altri due suoi simili si inginocchiarono su di lui, abbassarono le teste, e quando uno dei due la rialzò, Conrad vide che aveva in bocca un enorme pezzo di carne putrida staccata dal collo dell’altro. Questa non era caccia, questo era puro cannibalismo.

« Figli di puttana…» mormorò Conrad, aprendo il calcio collassabile della mitraglietta Heckler&Koch.

Lo zombie che aveva alzato la testa come un tirannosauro per ingoiare un pezzo di carne emise un grugnito ed abbassò di nuovo la testa per prendere un altro boccone. Dopo un paio di secondi, fu l’altro zombie ad alzare la testa per ingoiare; ma a quel punto Conrad aveva appoggiato il calcio della mitraglietta Heckler&Koch alla spalla destra, ed imbracciato l’arma nella corretta posizione di tiro di precisione. E Conrad spostò il selettore del tiro sulla posizione E (di fuoco semiautomatico), e  tirò il grilletto una sola volta; la mitraglietta Heckler&Koch emise un sordo Tlak!

La testa sollevata dello zombie che ingoiava esplose in una nuvola nera nel verde degli occhiali da visione notturna, come un’anguria troppo matura colpita da un sasso. Il corpo cadde in avanti a peso morto, sulla cannibalistica preda.

L’altro zombie si mosse in maniera eccessivamente veloce, per lo stereotipo di morto vivente “cinematografico”: a dir la verità si comportò come un canide disturbato durante un pasto, girando di scatto la testa verso di lui ed annusando l’aria, con un disgustoso misto di bava, sangue e secrezione purulenta che gli colava giù da un angolo della bocca.

Conrad spostò il selettore del tiro della mitraglietta Heckler&Koch su F (di fuoco automatico), ed accarezzò il grilletto, facendo partire una breve raffica da cinque colpi che fece Ta- ta- ta- ta- Tlak!.

Lo zombie fu colpito dai primi quattro proiettili tra inguine e collo, il che lo fece cadere a sedere, col culo per terra; ma il quinto proiettile gli cancellò la faccia in putrefazione, facendola rientrare nella testa che esplose dalla nuca. Il corpo si ammosciò di lato, su quelli degli altri due.

« Buonanotte, bastardi!» ringhiò Conrad, prima di alzarsi e riprendere a muoversi.

Alzò una volta sola gli occhi per guardare il cielo terso, privo di nuvole, e vide che tra le stelle risaltava, tonda, panciuta e ricca, una luminosa luna piena.

 

9

Era mezzanotte? O forse anche più tardi? Todd Gore non pensò neppure lontanamente a controllare l’orologio, quando alzò la testa dal cuscino, richiamato dal rumore in lontananza.

No, non in lontananza: tremendamente vicino.

Alzati!

« Vaffanculo…» Todd abbassò la testa sul cuscino, ancora.

Alzati!

Todd si rigirò, ricoprendosi la testa col lenzuolo, nonostante il caldo soffocante di mezza estate.

L’urlo riecheggiò ancora nell’aria esterna. Stavolta, accompagnato da due colpi d’arma da fuoco.

Todd si alzò a sedere di scatto sul letto, guardando alla sua sinistra, verso la finestra chiusa.

È quel figlio di puttana psicopatico! Alzati! SCAPPA!

Todd balzò in piedi e scattò verso la sedia su cui aveva posato i suoi vestiti, e ai cui piedi stavano le scarpe da tennis.

 

« WILLIAM SIRKIS! SONO QUÍ!» urlò per l’ennesima volta lo sceriffo Leland McElwayne.

Fece un passo avanti per uscire dal canniccio che lo separava dal piazzale della casa dipinta di rosa, e una canna di bambù si impigliò nella tracolla del suo Winchester calibro 30, sfilandoglielo dalla spalla.

McElwayne guardò il fucile impigliato tra le foglie verdi, a poco meno di un metro da lui, e lasciò perdere, con un gesto di stizza: aprì la sua fondina e ne estrasse un revolver Colt Detective Special calibro 38, con sei colpi nel tamburo.

« È LA TUA ULTIMA OCCASIONE!» strillò McElwayne, agitando freneticamente le braccia « SONO QUÍ! VIENIMI A PREEEEENDEREEEEE!».

Un fruscio alla sua destra. McElwayne si girò di scatto, nella sua migliore interpretazione di 007, e sparò due colpi verso il vigneto, senza ottenere altro in risposta che il fruscio delle foglie morte e della terra sollevata dai proiettili in piombo morbido, a punta cava, ideati specificamente per espandersi in una letale rosa metallica all’impatto.

Aveva ancora quattro colpi nel tamburo, altri sei in una tasca della tuta mimetica, più vari proiettili per il Winchester che giaceva ancora appeso per la cinghia di tracolla ad una canna di bambù. Quattro colpi mi basteranno, decise, ed ancora una volta diede voce a tutto il fiato che aveva in corpo:

« SIIIIIRKIIIISSSS! SONO QUIIIIIIIII!».

Gli rispose un grugnito, alla sua sinistra. McElwayne si girò, molto lentamente, e lo vide. In piedi in fondo al piazzale, a… quanti? Tre metri? Nemmeno? Alzò il revolver contro quell’ombra alta, vestita di nero, con tanto di inquietante cappello calcato in testa, e bastone da passeggio in mano.

Un altro ringhio. McElwayne iniziò a tirare il grilletto. Sparò quattro volte

L’ombra vestita di nero fece un balzo verso sinistra, nascondendosi dietro il muro della casa; i quattro proiettili fecero frusciare le foglie di un albero di ciliegio piantato dietro un filare di vite, rimbalzarono su una colonnina di cemento che sosteneva le piante di vite, staccarono un ramo da un albero di fico poco più avanti.

« Bastardo maledetto…» soffiò McElwayne, aprendo il tamburo del revolver ed infilando una mano in una tasca per cercare le munizioni di scorta, con lo sguardo fisso davanti a se, dove era rimasto solo il bastone da passeggio, a terra.

Il ringhio minaccioso arrivò dietro di lui, assieme all’echeggiare di passi veloci, pesanti, da predatore.

McElwayne girò la testa.

L’ombra della notte alzò una mano enorme, ricoperta di pelo e con lunghi artigli sporchi e brulicanti di qualsiasi cosa, e vibrò un energico colpo da destra a sinistra.

Il corpo dello sceriffo McElwayne cadde verso destra, infilandosi tra le canne di bambù, spruzzando liquido scarlatto dal collo; la testa dello sceriffo McElwayne rotolò in avanti, fermandosi vicino al bastone da passeggio.

 

Todd Gore aprì la porta della camera da letto di William Sirkis e corse dentro, urlando a squarciagola.

« DOTTOR SIRKIS! È QUÍ!».

Si chiuse la porta alle spalle, girando la chiave nella serratura, e si guardò attorno:

« DOTTOR SIRKIS! QUEL PAZZO STA CERCANDO LEI!».

Niente: un divano, un armadio a muro, una scrivania ed una libreria. Nient’altro.

« Dotto Sirkis?». Il tono di voce di Gore ora era decisamente meno alto… non per questo Gore era più calmo.

Fece tre passi avanti, superò la libreria che gli impediva la vista di un altro armadio, e del grande letto del dottor Sirkis, e guardò. Niente di straordinario, ma inquietante

« Gesù…».

Il letto era sfatto, come se, chiunque ci avesse dormito, si fosse alzato da un po’; non in tutta fretta, però, perché l’armadio era aperto, e mancavano alcuni vestiti, probabilmente accuratamente scelti, se si era fatto un’idea abbastanza buona del dottor William Sirkis. Sorgeva un problema solo: come il dottor Sirkis si era alzato, vestito ed uscito da quella camera attraverso la finestra ancora aperta, con le tendine scostate, quando la sua sedia a rotelle giaceva rovesciata ai piedi del letto?

« Oh, merda…». Gore si passò le mani tra i capelli e fece un passo avanti.

Qualcosa alla porta emise un tonfo. Todd si girò di scatto e finì per rovinare sul letto, mentre la cosa, qualsiasi cosa, ci fosse dietro la porta, si faceva sentire con un altro colpo che fece muovere l’infisso di almeno una spanna.

Todd concluse che non si trattava di McElwayne: quel pazzo avrebbe sparato alla porta, non cercato di buttarla giù.

Un altro colpo. La porta si incurvò, e…

Muovi il culo!

Todd Gore trattenne un urlo, il viso contratto in una smorfia di terrore, mentre, seduto sul letto, strisciava all’indietro fino a toccare con la schiena il muro e la finestra aperta.

FUORI!

Si girò di lato e s’infilò nella finestra aperta, cadendo in pieno a pancia in giù su una siepe di rosmarino coltivata nell’aiuola davanti casa; alzò la testa… e cacciò un urlo, quando si trovò praticamente di fronte il bastone abbandonato per terra, e la testa dello sceriffo McElwayne.

Alle sue spalle, con un tonfo spaventoso accompagnato dal rumore di pezzi di legno e metallo che volavano via e colpivano il muro, la porta si spalancò. Todd Gore emise un altro urlo, cercando di guardarsi alle spalle, mentre scivolava giù dal cespuglio, e finiva pancia a terra, a pochi centimetri dalla testa di Leland McElwayne.

Si alzò faticosamente, guardandosi alle spalle… e lo vide. Poteva essere l’uomo nero dei suoi incubi infantili, pensò, quando la sua mente si rifiutò di accettare la visione dell’essere su due gambe, alto, vestito di nero e con tanto di cappello, che lo guardava dall’interno della stanza da letto.

L’essere balzò in avanti, verso di lui.

Todd corse via; superò il corpo di Leland McElwayne, superò il piazzale davanti alla casa, superò il vigneto incolto e si infilò nel bosco; poi urtò qualcosa di alto, con due gambe, e cadde a terra di schiena. Alzò la testa ed urlò.

La cosa in piedi alzò una mano, aperta, di fronte al suo viso, un gesto universalmente conosciuto che significava chiudi il becco; il fiato di Todd si troncò. Il suo viso si arrossò visibilmente.

L’uomo di fronte a Todd alzò un’arma che imbracciava, con professionalità militare, controllando qualcosa davanti a se. Quindi si inginocchiò di fianco a Todd, si alzò dagli occhi il visore notturno e parlò con tono cinematografico:

« Vieni con me, se vuoi vivere!».

 

10

« Sei un una gran brutta situazione, ragazzo» decretò Conrad, con tono di voce misurato « Tieni, prendi un sorso di questa roba, ti farà sentire meglio!».

Sganciò dalla cintura una borraccetta di metallo, la aprì e la porse al giovane spaurito seduto per terra davanti a lui, che la afferrò con uno scatto e prese un’abbondante sorso… e sputò tutto in un colpo solo, porgendo immediatamente di nuovo la borraccia a Conrad come se fosse stata infetta;

« Ma che cos’è ‘sta roba…?».

« Viper!» ridacchiò Conrad, riponendo la borraccia « Lo faccio io. Risveglia i morti… be’, non che quaggiù ce ne sia bisogno! Quegli affari ciondolano su e giù per questo posto come scarafaggi!».

« Affari che ciondolano?» saltò su il ragazzo « Affari che ciondolano? MA CHE CAZZO DICI! QUEL… QUEL COSO VESTITO DI NERO NON È AFFATTO UN AFFARE CHE CIONDOLA! HA UCCISO UN UOMO ARMATO, CHE CAZZO, GLI HA SPICCATO LA TESTA DAL COLLO!».

« Fai silenzio, che cazzo!» Conrad gli posò la mano sinistra sulla bocca « Quel coso vestito di nero ha fatto molto di più, ragazzo. Ne ha uccise settanta, di persone. Ha sterminato l’intero fottuto villaggio!».

Il ragazzo aprì la bocca per urlare… e Conrad lo fermò posandogli la mano sulla bocca di nuovo:

« Fai silenzio, ragazzo. E ora stammi a sentire: sono qui per farlo fuori. Posso farlo. Perciò, se vuoi restare vivo, resta con me!».

Si alzò, guardò ancora di fronte a se, quindi fece un gesto al giovane:

« Alzaticome ti chiami, ragazzo…?».

Il giovane si alzò, dandosi una spolverata, e guardando a terra:

« Io… io mi chiamo Todd Gore, e stavo…».

« Io mi chiamo Conrad. Decker Conrad» Conrad infilò una mano in una tasca del gilet operativo e ne tirò fuori la piccola pistola Heckler&Koch P7M13 « Sai come si usa una pistola, ragazzo?».

Todd Gore non rispose. Conrad armò il carrello della P7M13 e la porse al ragazzo:

« Tienila con entrambe le mani. Allinea i mirini chiudendo l’occhio corrispondente alla mano con cui non spari, inquadra il puntino sulla tacca di mira avanzata tra le due tacche del mirino posteriore, stringi il calcio e premi il grilletto. Mira alla testa. E non preoccuparti: la P7 ha una sicura automatica. Se non stringi bene il calcio per azionare la leva, non spara».

Todd Gore allungò dubbiosamente una mano ed afferrò la P7M13. Conrad annuì, si calò sugli occhi il visore notturno alzò la mitraglietta Heckler&Koch:

« Andiamo. Dobbiamo parlare!».

 

11

« Allora… Todd Gore…!» Conrad dondolò la testa, ironicamente « Che ci fai in un buco di merda come Verplanck?».

« Potrei chiederle la stessa cosa, Conrad!» sbottò Gore.

Conrad girò la testa per un istante solo, a guardarlo dipinto di verde attraverso gli occhiali per la visione notturna:

« Vuoi saperlo? E io te lo dico! Sono… ero un militare. Stavo in un gruppo che agiva per conto di un progetto chiamato Starfish Repair, adesso sono un “indipendente” e do la caccia a zombie e lupi mannari!».

« Che cosa?» squittì Todd « Vorresti dire… che quella cosa vestita di nero è un lupo mannaro? Non è possibile, Conrad! Per quel che ne so io, quella cosa una volta era un anziano dottore di nome Sirkis, che stava in sedia a rotelle! E dove cazzo mi stai portando?».

« Alla mia macchina, ovviamente!» fece Conrad.

« A fare che?».

« Non è ovvio? A prendere un lanciagranate!».

« Ma che te ne fai?».

« Do la caccia a quel coso vestito di nero… e a quelli!».

Conrad alzò la mitraglietta Heckler&Koch e premette il grilletto, facendo partire una raffica silenziata da due soli colpi: Ta-Tlak! Poi sul suo volto si dipinse una smorfia di soddisfazione, quando abbassò l’arma.

« Ma che cosa hai fatto?» pigolò ancora Todd Gore, con lo sconforto nella voce. Era la voce di un uomo ormai perso.

Conrad infilò una mano in una tasca del giubbetto tattico e ne tirò fuori un binocolo Tasco con lenti ad infrarosso, che porse a Gore con aria soddisfatta:

« Dai un’occhiata…!».

Gore eseguì, portandosi il binocolo agli occhi e guardando solo per un istante nella direzione in cui Conrad aveva sparato, prima di rendergli il dispositivo, sicuramente militare:

« Che cos’è quello?».

« Uno zombie!» Conrad mise via il binocolo « Li hai visti i segni di decomposizione sull’avambraccio destro? È il morso di un lupo mannaro. Vedi… la licantropia è una vera e propria malattia. Una malattia mentale, sicuramente, ma è… andiamo, la macchina non è lontana… insomma, pare che sia legata ad una specie di alterazione genetica, che comporta alterazioni del comportamento, o anche fisiche, nei casi più gravi, in casi di eccessiva esposizione alle particelle fotoniche della luce solare riflesse da corpi celesti privi di luce propria, come la luna e la terra. Capisci cosa intendo dire?».

« Ho studiato geologia. Qualcosa sui corpi celesti la so…».

« Bene, perché non voglio rispiegartelo. In alcuni casi… e ti parlo dell’otto per mille dei casi di licantropia riscontrati negli ultimi quattrocento anni… l’alterazione genetica induce le ghiandole poste sotto la lingua, che producono la saliva, ad una modificazione simile a quella delle mucche affette dalla Encefalopatia Spongiforme… insomma, tu sai cos’è la Inibina?».

« Un enzima» annuì Gore « Un blando disinfettante contenuto nella saliva…».

« Esatto. Come nelle mucche malate il midollo produce i Prioni, proteine contaminate che trasmettono l’infezione di Creutzfeld-Jacob, così l’Inibina di quell’otto per mille di individui affetti da licantropia è contaminata da un amminoacido Citosina alterato, che si lega alle cellule di chi ne entra a contatto e le forza a produrre una catena di RNA alterata che va a legarsi al DNA dei nuclei e li altera!».

« Stai cercando di dire…» biascicò Gore, nel pallone più totale « Che le vittime dei lupi mannari diventano lupi mannari? Come nei film?».

« Solo taluni!» fece distrattamente Conrad « Gli altri diventano… così. Comparse in un film di George Romero».  Strinse le labbra in una smorfia di dubbio, quindi dondolò la testa:

« O, almeno, questo è quello che dicono i camici bianchi del Governo!».

« Il Governo?» Todd Gore era fuori di se, confuso al massimo « Stai dicendo… che il governo c’entra qualcosa?».

« Oh, lo sai, no? Forse c’entrano, forse no, ma comunque sia se ne occupano per non lasciare adito a dubbi. Se c’è una cosa che fa venire il pepe al culo alle teste d’uovo di Washington è che possano sorgere anche solo dei dubbi. Te l’immagini se venisse fuori…!».

« Alt, alt, alt, BASTA!» sbottò Todd Gore, puntando i piedi a terra ed agitando le braccia « Non ho capito un cazzo! Che cosa c’entra il governo? RIAVVOLGI LA CASSETTA E RICOMINCIA DACCAPO!».

« D’accordo…» Conrad sospirò « All’inizio fu il progetto Starfish, varato nel 1969, che prevedeva l’esplosione di ordigni nucleari ad alta quota per testare gli effetti delle radiazioni atomiche, luminose e spaziali in eccesso sulle apparecchiature elettroniche e sugli organismi biologici. Gli esperimenti furono condotti su una parte inabitata dell’Alaska, e furono subito interrotti per il polverone che giustamente sollevò la comunità internazionale quando si venne a sapere che le esplosioni crearono danni secolari alla Fascia di Van Allen. Tuttavia, gli esperimenti si rivelarono un successone: il mix di radiazioni atomiche e spaziali mandava KO qualsiasi apparecchiatura elettronica ed ammazzava anche gli scarafaggi e gli scorpioni, che risultavano essere le uniche forme di vita a sopravvivere all’esposizione ad un’esplosione nucleare ad una distanza di cinquecento metri, nei poligoni in Arizona e Nevada. La quantità di radiazioni solari, anche quelle riflesse dalla luna e dalla terra contemporaneamente e rimandate sul suolo, aumentava esponenzialmente. Capito?».

« E sarebbe questo il motivo…».

« Ci siamo quasi… dal 1981 al 1989 fu al potere il nostro Ronnie- Rambo. E quel coglione riprese gli esperimenti in segreto. La fascia di Van Allen fu bombardata lungo l’intero trentasettesimo parallelo. Le ricadute interessarono tutto il nord degli Stati Uniti. Non c’è che dire, quel figlio di puttana piacevano le Guerre Stellari!».

« Ed è questo il motivo?».

« Cosa?» Conrad lasciò andare una risata « No davvero! Lo sai da quanto esistono le leggende sui lupi mannari e su quello che diventano le loro vittime? Quelle teste di cazzo del Governo pensano di essere al centro del mondo, nel bene e nel male, ma in realtà non sanno un cazzo delle forze occulte!».

Todd Gore abbassò lo sguardo alla pistola che impugnava, e mormorò:

« Sei sicuro di quello che dici, Conrad?».

« Lascia che ti faccia un corso accelerato sui lupi mannari e sulle loro vittime, amico!» rispose seccamente Conrad

« Primo: niente aglio o croci. Non servono, è come opporre crocifissi e collane d’aglio a Charles Manson e compagnia. I lupi mannari sono come te e me, solo un po’ più brutti e molto più cattivi. Mi segui?».

Todd Gore annuì debolmente, e Conrad continuò:

« Secondo: scordati le leggende tipo personcine magroline e con l’itterizia, o i più giovani in una famiglia con sette figli, o ancora che in venerdì sia il giorno della trasformazione. Scordati anche la luna piena. Sono cazzate. I soggetti affetti non mostrano sintomi salvo nei momenti di attacco acuto, e gli attacchi non avvengono solo nelle notti di luna piena. Effettivamente, gli attacchi acuti nei soggetti affetti sono più frequenti nei periodi di perielio, quando la terra nella sua orbita è più vicina al sole…».

« Ma siamo in estate!» esclamò Todd Gore « In pieno PERIELIO!».

« C’è la luna piena, ragazzo. Non le faccio io le regole. Ultima cosa: l’argento. Non c’è bisogno di un rimedio tanto dispendioso. Basta un comune proiettile in metallo, ma anche i Flechette vanno bene. Mira alla testa e sarai sicuro di togliertelo dalle balle con uno o due colpi, ma anche una fucilata al petto va bene. Idem per quella specie di animali ciondolanti mezzi umani. Mangiano di tutto e sono in stato di disfacimento interno, come un infetto di Ebola. Io sparo alla testa perché sono stato addestrato a colpire il bersaglio piccolo, ma tu spara dove ti viene per primo. L’importante è che sia all’interno della sagoma nera. Capito?».

Todd Gore non rispose.

« Siamo arrivati. Eccola qui!» sospirò Conrad, tirando fuori da una tasca del gilet operativo il mazzo di chiavi.

« È questa…?» Todd Gore inarcò le sopracciglia « Mi aspettavo qualcosa di meglio!».

« Ehi!» esclamò Conrad, senza girarsi, aprendo il portabagagli « Per chi mi hai preso, per il generale Wesley Clark? Hai idea di quanto costa uno Humvee? È già abbastanza se la banca non mi ha portato via anche questo catorcio!».

Chiuse a chiave il bagagliaio, inserì l’allarme e mise via il mazzo di chiavi, porgendo a Todd Gore un fucile con caricamento a leva, munito di cinghia per tracolla e di un portamunizioni di cuoio agganciato al calcio:

« Questo è un moschetto Mosin-Nagant della seconda guerra mondiale modificato in via sperimentale dagli ingegneri dell’Armata Rossa negli anni ’60 per sparare munizioni speciali. L’azione è stata sostituita con un sistema Straight-Pull, un meccanismo di innesco a calore ed una canna più corta: inserisci la munizione dentro la canna, tiri la leva e spari. Lo terrai tu, e, mi raccomando, non lo usare se non te lo dico io!».

« Che cosa…» biascicò Todd Gore, mentre metteva a tracolla il moschetto « Che cosa contiene questa fodera…».

« Esattamente quello che il moschetto è stato convertito per sparare» rispose Conrad, senza particolare interesse, incamminandosi di nuovo « Granate da sessanta millimetri a propellente liquido, con carica ad alto esplosivo o incendiarie. Occhio: non vorrei che inciampassi su qualcosa».

« Ehi, no, aspetta!» Todd Gore fece un veloce passo avanti, incespicò in un sasso e, memore di quello che Conrad gli aveva appena detto, lottò per rimanere in piedi « Dove te ne vai, Conrad!».

« Dove ce ne andiamo, vorrai dire!» Conrad girò per un attimo la testa, sorridente « Dove hai detto che è la casa del tizio in sedia a rotelle?».

 

11

Conrad fece capolino attraverso il canniccio e si guardò attorno; dopo qualche istante, uscì dalla vegetazione, e Todd Gore lo seguì goffamente, stringendo la mano sinistra sulla tracolla del moschetto convertito a lanciagranate.

« È questo…?» fece Conrad.

Todd fece un passo avanti, e vide che Conrad era chino sul cadavere in mimetica, decapitato. Parlò, con voce tremante:

« È… eraun poliziotto…».

« È stato lui?» chiese ancora Conrad.

Todd Gore annuì vistosamente, senza riuscire a dire altro, mentre Conrad frugava il cadavere: afferrò il revolver Colt, ne aprì il tamburo e, notato che i bossoli erano tutti segnati con la tacca del percussore, lo gettò via. Sganciò la fondina bianca dalla tuta mimetica del cadavere, poi si alzò ed afferrò il fucile Winchester calibro 30, rimasto impigliato ad una canna di bambù, e passò tutto a Todd Gore:

« Tieni, prendi questa roba. Quello è un Winchester, sai come si usa, no? Avrai visto pure un film western …!».

« E… quest’altra?».

« Quella è una fondina, Todd Gore. Si aggancia alla cintura, e ti servirà per riporre la P7 che ti ho dato!».

« E… perché?».

« Perché se la infili alla cintura, e cadi, rischi di spararti alle palle. Muoviti!».

Titubante, Gore agganciò la fondina bianca alla sua cintura, e vi ripose la P7M13 che Conrad gli aveva dato. Poi imbracciò correttamente il Winchester, lo esaminò per un istante, quindi ne armò la leva.

« Fai attenzione» disse Conrad « È un calibro 30-Carbine, non può tenere più di sei colpi».

« Non… puoi vedere se ha altre munizioni addosso?».

« Se vuoi puoi rigirarlo tu. Questo tipo di tute mimetiche ha tasche per le munizioni anche sulle spalle».

Todd Gore gli rivolse una espressione irritata e lo seguì verso la casa con le mura rosa, la cui veranda ora era illuminata da luci artificiali.

Conrad si alzò sulla fronte il visore notturno, ed accese il laser e la torcia elettrica montati sulla mitraglietta Heckler&Koch.

« In guardia!» avvisò « Siamo nel suo fottuto territorio di caccia, adesso. Da cacciatori, prede!».

« Sembri Bob Peck in Jurassic Park, adesso, Conrad!».

« Vai al diavolo, Gore, OK?».

« Conrad, hm?» continuò Gore, seguendo a passo non troppo svelto Conrad verso il piazzale di fronte alla casa con le mura dipinte di rosa « Sei parente di quella Playmate del febbraio 1988?».

« Che fai, sfotti?» sbottò Conrad. Guardò davanti a se e rispose a voce bassa: « Kimberly Conrad è mia cugina di secondo grado. Il ramo della famiglia trapiantato in Canada!».

« Ci hai mai giocato al dottore quando eravate ragazzi?».

« L’ho vista si e no sette volte in tutta la mia vita».

« Incluso o escluso il numero in cui era Playmate?».

« Incluso!».

Erano di fronte alla casa, ora, illuminati dalle luci del porticato; improbabile che venissero assaliti ora.

Conrad guardò verso la finestra ancora aperta da cui Todd era uscito, e notò a terra il bastone da passeggio e l’altra cosa. Chiese:

« È lui?».

Todd annuì vistosamente. Conrad si strinse nelle spalle:

« Peccato… mi pare fosse anche simpatico!».

Poi alzò la mitraglietta ed entrò in casa.

Todd lo guardò compiere un perfetto movimento da agente dei reparti speciali antiterrorismo, entrando nella stanza dove lui aveva visto il dottor Sirkis per la prima volta, muovendosi da una parte all’altra con l’arma alzata, entrare nel cucinino ed uscirne velocemente, entrare nel corridoio… poi tornare sulla porta e fargli cenno di entrare.

Todd, col fucile Winchester alzato, entrò in casa, e raggiunse Conrad, fermo all’imbocco del piccolo corridoio.

« Che c’è qui sotto?» chiese Conrad.

Todd Gore scosse la testa, guardando, assieme a Conrad, verso la porta che lui, al suo arrivo, aveva visto chiusa a chiave, contrassegnata col cartello di “studio medico del dottor Sirkis”, e che invece ora era aperta, e mostrava una scala di legno che dava su una parete verniciata di bianco, piena di ragnatele…

« Che facciamo…?» biascicò Gore.

Conrad puntò la mitraglietta Heckler&Koch di fronte a se e scese le scale con passo svelto, con fare professionale.

Dopo un istante di dubbio, Todd Gore armò la leva del fucile Winchester, come aveva visto fare in parecchi film di John Wayne, e lo seguì. 

 

12

« Oh, mio Dio…» mormorò Conrad, guardandosi attorno « Questo è meglio della cantina dove faccio il mio Viper!».

Non può essere uno studio medico, pensò Todd, guardandosi attorno come Conrad. Forse può esserlo stato molto tempo fa, ma non lo è più sicuramente da molto!

Forse era stato uno studio medico, quel posto: ora, invece, era una specie di cantina abusiva per la distillazione di bevande alcoliche.

Al centro della stanza, vicino ad un banco di lavoro ingombro di attrezzi da bricolage e a vari sacchi neri che odoravano di una spremuta, troneggiava una lucida macchina per la distillazione di liquori. La macchina funzionava, sotto di essa era acceso un fornello alimentato da una bombola di gas, e la macchina fischiava. Da un apposito rubinetto gocciolava, in un fiasco, un liquido incolore che probabilmente non era che metanolo, la prima parte di un distillato di liquore, che deve essere scartato perché è maledettamente tossico, oltre che infiammabile. Effettivamente, una decina di fiaschi contrassegnati con etichette con la scritta a mano Metanolo erano riposti su un grande tavolo di granito alla loro destra, assieme ad enormi damigiane di vino e liquore.

Todd si girò, a guardare alle loro spalle, e vide soltanto dei grandi contenitori in vetroresina da mille litri, anche quelli pieni di vino e liquore.

In fondo alla stanza, una porta in metallo fornita di grata pareva dare sul retro della casa. Dall’altra parte della stanza, un’altra porta in legno portava un cartello con la scritta Dispensa.

« Gesù…» mormorò Todd « Che facciamo?».

« Distruggiamo tutto!» sbottò Conrad, muovendosi verso il tavolo di metallo « Priviamo della casa quel bastardo! Così domattina non avrà posto dove nascondersi. Sai perché dicono che i vampiri e i lupi mannari non resistono al sole? Perché, durante le fasi di attacco acuto, soffrono di una fortissima fotofobia. Un’esposizione eccessiva alla luce durante un attacco può portare quei figli di puttana ad un aneurisma cerebrale!».

Tenendo la mitraglietta Heckler&Koch con la sola mano destra, allungò la sinistra ad afferrare un fiasco contrassegnato con la targhetta Metanolo; la aprì e la mosse, spruzzandone il contenuto sulle damigiane di alcolici disposte in ordine sul tavolo di granito. Lo fece per tre volte, vuotando ben tre fiaschi di materiale altamente incendiario sulle damigiane; ne prese altri due, schizzandone il contenuto sul bollitore, sul banco da lavoro, sui sacchi pieni di uva spremuta e secca da usare per il distillato; ed altri due li svuotò sui contenitori da mille litri. Poi iniziò a porgere gli altri a Todd Gore:

« Fai una scia, da qui fino alla veranda. Come si vede nei film…».

Diede l’esempio: aprì una damigiana e ne schizzò una parte sul tavolo già bagnato ed odoroso di metanolo, rovesciandone poi un po’ ai piedi del tavolo, sulle scale, risalendo pian piano e versandone il contenuto vicino ai suoi piedi, fino al salone dove, nel primo pomeriggio, Todd Gore aveva incontrato il dottor Sirkis.

Portò altri tre fiaschi al piano superiore, posandoli vicino alla porta, già privi del tappo, pronti all’uso.

Quindi tornò giù, nella cantina, dove Todd Gore rimaneva in all’erta, carico al massimo e col Winchester pronto all’uso.

« Dobbiamo andare, Gore…» disse.

La porta metallica in fondo alla stanza si aprì con un fragore assordante, che probabilmente rimbombò per chilometri quadrati nel silenzio della notte che lambiva il villaggio di Verplanck.

Conrad imbracciò correttamente la mitraglietta Heckler&Koch, pronto al fuoco. Todd Gore fu più svelto: alzò il fucile Winchester e fece fuoco, una volta sola sulla creatura vestita di nero che aveva appena fatto due passi all’interno, armando nuovamente la leva con fare da cow-boy, salvo poi agghiacciarsi quando il grande cappello nero della creatura vestita di scuro volò via, mostrando un volto che non poteva essere quello di William Sirkis, troppo tirato, coperto di peli e scuro, con le labbra impossibilitate a chiudersi completamente per la lunghezza dei denti insanguinati…

« Oh, Gesù…» mormorò Conrad « Ci ho azzeccato in pieno…!».

« Come lo spieghi questo, Conrad?» gemette Todd.

« Iper-secrezione tiroidea e testicolare» sussurrò Conrad, umettandosi le labbra molto velocemente per scacciare il nervosismo « Adrenalina e testosterone a livelli stellari… quello è come drogato. È un Superman, amico!».

« Che facciamo…?».

Il lupo mannaro emise un… ululato? Grido? Urlo? Richiamo? Che cosa è? pensò Conrad, prendendo la mira con la mitraglietta Heckler&Koch e facendo partire una lunga raffica silenziata: Ta-ta-ta-ta-ta-ta-Tlak!

La schiena del lupo mannaro esplose, e la pancia collassò: sotto lo sguardo orripilato di Conrad e Todd Gore, un lungo serpentone rosso calò sui piedi del lupo mannaro, che abbassò la testa e li guardò arrabbiato. Ma sempre in piedi.

Alle loro spalle, un CRASH!

Todd Gore si girò e sparò, istintivamente, armando nel giro di un secondo la leva del Winchester. Sotto il suo sguardo, cadde in avanti un corpo nudo, verde di decomposizione, che schiumava pus dalla bocca e mostrava segni di morsi dappertutto.

Dalla Dispensa uscì un altro cadavere ciondolante su due gambe, nelle stesse condizioni. La dispensa di Sirkis?

Todd ripensò alla pancetta arrosto che aveva addentato così famelicamente quella sera a cena, ed ebbe un brivido.

Prima che gli montasse su la nausea, alzò il fucile e sparò tre colpi, in rapida successione, sul cadavere ambulante.

Il lupo mannaro afferrò i cordoni sanguinolenti che gli sporgevano dalla pancia… e tirò.

Ci fu un orrendo Ke-raach!, quando, con un ringhio a metà tra la rabbia e il dolore, si privò degli intestini che gli bloccavano i piedi e si lanciò verso di loro.

« VIA!» urlò Conrad, e sparò una sventagliata sulle damigiane poste sul tavolo.

Ta-ta-ta-ta-ta-ta-Tlak!, e delle damigiane si ruppero, inondando il lupo mannaro di liquidi alcolici.

Poi, seguendo Todd Gore, Conrad si precipitò su per le scale a rotta di collo, con i passi lenti, e umidi, della creatura alle loro spalle.

 

13

Conrad stava svuotando sul pavimento l’ultimo fiasco di metanolo, e Todd Gore stava creando una lunga scia di materiale incendiario verso l’esterno, quando dalla porta della cantina sbucò l’essere vestito di nero.

Conrad lasciò cadere a terra il fiasco mezzo vuoto, che si spaccò con un boato, e corse verso Todd:

« Gore! Spara!».

Todd Gore mollò il fiasco, alzò il fucile e sparò l’ultimo colpo, mirando basso.

Il proiettile fece esplodere la gamba destra della creatura, che ringhiò di dolore e si mise a quattro zampe, come un cane pronto a scattare alla gola, con la pancia sventrata che perdeva sangue più di un rubinetto aperto.

Conrad si lanciò a terra, finendo quasi su Gore, ed alzò la mitraglietta Heckler&Koch contro la creatura in nero… poi si accorse che l’otturatore era bloccato all’indietro. Merda!.

« IL LANCIAGRANATE!» urlò Conrad, mentre afferrava nervosamente un caricatore di riserva da una tasca del gilet tattico e lo infilava nella mitraglietta « SPARA, CAZZO! SPARA!».

Il lupo mannaro, su quattro zampe come un canide in caccia, fece un altro metro, a passi piccoli.

Seduto a terra, Todd Gore afferrò il lanciagranate, così forte che la cinghia di tracolla, fatta probabilmente nella seconda guerra mondiale con materiale scadentissimo, si ruppe. Si ritrovò il moschetto Mosin-Nagant tra le braccia in un istante.

Aprì la fodera posta sul calcio, e ne tirò fuori quello che sembrava un ovetto giallo, munito di un’asticina alla base.

Vaffanculo!

Inserì l’asticina nella canna del moschetto, tirò indietro la leva di caricamento e premette il grilletto.

Ci fu un rumore sommesso, poco più forte degli spari della mitraglietta silenziata di Conrad, uno sbuffo di gas, e la granata colpì in pieno la scia di liquido infiammabile, emettendo una vampata improvvisa e molto calda.

Era una granata incendiaria. Bastò.

Una scia di fuoco blu iniziò a percorrere molto velocemente la pista di liquido infiammabile come in caccia di qualcosa di molto importante, di vitale. Superò anche la creatura vestita di nero, apparentemente senza averne cura… ma poi la creatura vestita di nero emise un urlo raggelante, mentre i bordi slabbrati della ferita al ventre presero fuoco.

Conrad si alzò. Sparò una raffica contro la creatura, spezzandole le “zampe” e lasciandola cadere prona ed ululante di dolore sulla scia di liquido infiammato, ed afferrò violentemente Todd Gore per la camicia:

« VIA, VIAAAAAA!».

E i due corsero via, lungo il vialetto lastricato che portava all’uscita dalla proprietà del dottor William Abraham Sirkis.

 

14

Erano arrivati in pratica al cancello, quando l’onda d’urto li fece cadere a terra, lunghi pancia in giù.

Si rigirarono, comunque, e si alzarono a sedere per guardare l’effetto.

L’onda d’urto che li aveva scaraventati sul lastricato li aveva talmente “impegnati” mentalmente da distrarli dal rumore dell’esplosione, che sicuramente doveva essere stato fragoroso. Conrad pensò che non era la prima volta che l’ambiente circostante lo “prendeva” talmente tanto da impedirgli la percezione sensoriale, ma stavolta, era davvero strano

La casa era sventrata. Esplosa verso il cielo come una cometa. Ed ora, una lunga lingua di fuoco si protendeva verso il nero della notte come delle luminose mani rivolte verso il cielo.

Todd Gore emise una risatina.

Conrad si alzò lentamente, si diede una spolverata, ed aiutò il giovane Gore ad alzarsi.

Quindi si guardò attorno. La luce dell’incendio rendeva i particolari della zona visibili dalla sua posizione per un raggio… probabilmente di tutto il villaggio di Verplanck, tutte le casette di campagna che si raggruppavano attorno a quella che era stata la casa del dottor Sirkis.

« Oh, Gesù…» sospirò Gore « E adesso?».

« Adesso?» Conrad indico qualcosa alla sua sinistra « Guarda lì!».

Gore girò la testa, e notò, attorno ad una casetta diroccata, alcuni di quelli. Che ciondolavano scontrandosi l’uno contro l’altro, come palline di un flipper.

« Vogliamo lasciare l’immondizia in giro?» Conrad represse una risatina « Sono… le due di notte. Se ci diamo una mossa, per le otto di domattina dovremmo aver fatto piazza pulita in questo cesso!».

Todd Gore girò di scatto la testa, e fissò Conrad con uno sguardo che significava: ma sei scemo?

« Ci stai?» Conrad inarcò le sopracciglia.

Todd Gore abbassò la testa, come a rifletterci.

Poi sfilò una granata dal portamunizioni sul calcio del moschetto Mosin-Nagant, la infilò nella canna e ne armò l’otturatore, preparandolo al fuoco. Guardò Conrad e gli rivolse uno sguardo d’intesa mutuato sicuramente da un film d’azione.

Conrad chiuse una mano a pugno; Todd Gore fece altrettanto, e le loro mani si toccarono, in un cenno d’intesa preso da un film con Jean-Claude Van Damme.

Poi la coppia si incamminò per le stradine sterrate di Verplanck, con le armi in braccio.

 

FINE

 

    

 

 

    

   

Pierangelo Tendas

Il mio nome è PIERANGELO TENDAS, ho 18 anni e sono sardo; studio scienze della comunicazione all'università di Padova, ed ogni tanto scrivo racconti dell'orrore.
Mi è piaciuto il vostro sito, ed ho visto l'opportunità di vedere "pubblicato" uno dei miei racconti. Il titolo è basato su una canzone dei MITICI AC/DC, e da questo racconto, quest'estate, io ed un mio amico con velleità da regista, Alessandro Manca, gireremo con la nostra compagnia un film amatoriale in 8mm intitolato CREEPOUT: SEPOLTI.

  

 

 

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