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NOCE

scritto da Stefano Nicosia

 

 

Per tutta la notte il dolore era stato insopportabile, come un pungolare continuo nei meandri della sua testa. In un sonno allucinato aveva sognato di raggiungerlo, di muoversi nella massa grigia dei suoi lobi frontali alla sorgente del dolore. Aveva avuto una visione angosciante: un verme bianco brulicava vorace lì in mezzo. Un incubo.

Da quel momento era restato sveglio e vigile, preda di paura e angoscia. Non era più riuscito ad addormentarsi ed era sceso in cucina per distrarsi un po’ e per mangiare qualcosa. Sulla tavola pulita c’era un sacchetto di noci.

Lo aveva portato la signora Clara il mattino precedente, la pianta del suo giardino ne faceva tante.

In genere la frutta secca non gli piaceva, troppo saporita, ma quelle noci sembravano più buone. Il loro guscio era chiaro, giovane e nel sacchetto c’erano pezzi ancora verdi della buccia che lo ricopriva.

Sì, ne avrebbe assaggiata una.

S’era messo a frugare nel sacchetto alla ricerca della migliore.

Eccola, la più bella. Perfettamente ovale, grossa e con un solido guscio rugoso. Sicuramente racchiudeva qualcosa di prelibato.

Aveva aperto il cassetto e cercato tra forchette, coltelli e cucchiai. Doveva essere lì da qualche parte, quello schiaccianoci che aveva comprato parecchi anni fa. Gliel’avevano venduto come il più grosso e robusto in commercio. Trovato!

Vi aveva infilato in mezzo la sua grossa noce e chiudendo gli occhi aveva allungato le braccia in avanti. Via, un colpo netto.

Un fortissimo dolore al petto.

Immediatamente aveva riaperto gli occhi.

Lo schiaccianoci era vuoto, la noce era schizzata fuori.

Ce l’aveva nel petto, il guscio infilato nella carne come un grosso proiettile.

Era penetrata quasi per intero.

Solo una punta era rimasta fuori e d’impeto aveva provato ad afferrarla.

Invano. Era scivolosa, era ovale, non si prendeva.

E lentamente entrava in lui come risucchiata.

Ma niente sangue, neanche una goccia.

 

La ferita s’era richiusa senza lasciare nessun segno. Era entrata completamente nel suo petto. Adesso c’era solo una grossa escrescenza sottocutanea, come un bubbone nodoso. L’aveva toccato e sentito chiaramente sottopelle il guscio di quella noce maledetta.

La paura lo aggrediva.

Com’era potuta accadere una cosa del genere? Era un altro incubo questo?

Voleva togliersi quella cosa di dosso!

Muoveva la mano sul petto, tra le costole per provare a stringerla, ad afferrarla di nuovo, ma faceva male.

Provava un profondo dolore mentre la sentiva dentro, in mezzo ad una massa di pelle e carne.

Il guscio si muoveva, anzi era lui che lo muoveva nel petto.

Forse portandola in alto, che ne so, verso la bocca, sarebbe riuscito a liberarsene.

Adagio però.

La spostava adagio. Pativa una sofferenza indescrivibile mentre la punta del guscio allargava man mano la carne. Ogni centimetro che saliva lo faceva urlare dal dolore.

La spingeva lungo lo sterno, poi dentro al collo, in un lento trasporto verso la bocca.

 

Era arrivato ad un buon punto, quando di colpo s’era bloccata.

Come un macigno s’era incastrata contro il suo pomo d’Adamo.

Lo stava soffocando.

Gli stava schiacciando la trachea.

Infilava le dita più a fondo che poteva per spostare da lì quella pesante noce. Ma non si muoveva, era maledettamente incastrata. Non riusciva a farla sgusciare via.

Con le mani affondate nella gola cercava almeno di allontanarla, per avere un po’ di respiro.

Ansimava in debito d’ossigeno e il volto si faceva violaceo.

Improvvisamente tornava quel forte e profondo dolore alla testa.

Il mondo collassava su di lui e tutta la cucina sembrava cadergli addosso, ma l’istinto di salvezza non l’aveva abbandonato. Un’idea assurda, un tentativo estremo.

Afferrava lo schiaccianoci con la mano destra. Con la sinistra artigliava metà del suo collo nel punto in cui era intrappolato quel guscio. Sentiva che c’era dentro, sotto strati di pelle e muscoli.

Tirava con forza per isolare quella noce dal resto del suo corpo, il più possibile.

Apriva lo schiaccianoci al massimo e chiudeva gli occhi.

Un colpo netto.

 

La signora Clara era arrivata zelante, come ogni mattina.

Era andata subito in cucina, avrebbe iniziato da lì.

Doveva dare una risistematina e pulire anche il pavimento, che non brillava come piaceva a lei.

Canticchiando aveva immerso lo spezzettone nel secchio per la prima passata, ma a terra c’era qualcosa.

Un pezzetto di guscio.

Poco più in là una noce spaccata con un piccolo verme bianco che si muoveva sinuoso nel cerebrale gheriglio.

 

(copyright by Stefano Nicosia)

 

 

RACCONTO SELEZIONATO (8° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2002

 

 

STEFANO NICOSIA

Stefano Nicosia è nato nel '77 a Parma, dove vive e studia ingegneria meccanica.
E' un grande appassionato di fantastico e di tecnologia. Ha pubblicato materiale su varie riviste come Avatar (www.kipple.it), Pulp 462-0614 ed Intercom. Ha partecipato a concorsi letterari tra cui il VII trofeo Rill (www.rill.it), arrivando in finale.
Adesso sta lavorando ad una raccolta di suoi racconti che spera presto di pubblicare.

Per contatti: mindblind@libero.it

 

  

 

 

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