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NOVELLO ICARO

scritto da Nicola Lombardi

 

 

La giornata non avrebbe potuto essere più splendente, calda, serena. Perfetta. Ma per cosa? Be', per starsene distesi sulla spiaggia, ad esempio, a godersi i generosi raggi del sole che inondavano d'oro il cielo assolutamente limpido e sgombro; sembrava quasi che tutte le nubi fossero fuggite altrove, indispettite da tanto maestoso fulgore. Niente di più naturale, quindi, se qualcuno aveva pensato di approfittare di una così brillante occasione offerta da madre natura e se ne stava sprofondato nella sdraio sotto l'ombrellone o disteso sopra uno sgargiante telo di spugna. Il fatto è che non si trattava soltanto di qualcuno. La spiaggia si era letteralmente trasformata in un brulicante tappeto intessuto di pelle umana, bikini, occhiali scuri, olio solare, secchielli, palette, palloni, riviste e mille altri accessori, il tutto pericolosamente vicino al punto di fusione e di conseguente amalgama per merito del sorridente sole di giugno.

La quiete, comunque, era totale. L'afa non consentiva di correre né di urlare e, per ragioni digestive, era ancora troppo presto per lanciarsi in acqua; perfino i bambini se ne stavano placidi dinanzi a formine di sabbia bagnata ottenute con gli stampi di plastica o a rudimentali castelli in miniatura. Diverse persone, anche se arrivate da poco, già si erano addormentate, mentre ovunque un silenzio sudaticcio gravava torrido e austero.

Un giovanotto dalle basette lunghe fino al mento si era azzardato, è vero, ad accendere lo stereo portatile ma, dopo una manciata di note distorte e rauchi gorgheggi, era stato costretto a zittire l'apparecchio, dato il numero davvero impressionante di occhi torvi che si erano puntati su di lui.

Così, dunque, cominciava il pomeriggio: stomaci pieni, sonnolenza, scarsissimo desiderio di affrontare letture impegnative, tutt'al più predisposizione a dedicarsi alle parole incrociate o al nobile gioco dei puntini numerati da unire con tratti di penna.

Questo, in definitiva, era il quadro della situazione, prima che arrivasse... lui!

Il ronzio si presentò dapprima molto simile a quello prodotto da un calabrone, tanto che pochi si presero la briga di aprire un occhio per verificare. Nel giro di mezzo minuto, però, il ronzio si fece troppo impudente per essere ignorato e, allora, tutte le persone sveglie ruotarono i loro sguardi verso un punto preciso contro lo sfondo azzurro vivo; ormai l'artefice di quel rumore in progressivo, ineluttabile avvicinamento si era palesato e nessuno poteva supporre che stesse intimamente gongolando per il fatto di aver catalizzato l'attenzione generale. Steso a pancia in giù, braccia e gambe tese, una salda imbragatura a sostenerlo, l'uomo sorvolò gagliardamente la spiaggia con il suo costoso deltaplano a motore.

Che fosse un virtuoso non lo si poteva negare. Diede immediatamente l'impressione di non essere lì per caso e di avere la precisa intenzione di sfoggiare interamente il suo repertorio di acrobata dell'aria. Prese quindi a descrivere contro il cielo ampie ellissi, parabole, cerchi inclinati, allontanandosi e ritornando sulla scena con virate decise e ardimentose, innalzandosi verso lo zenith e poi abbandonandosi in ripide picchiate per riprendere quota fra le invisibili, deboli correnti che accompagnavano il suo volo. Non mancarono alcuni giri della morte, naturalmente, né una serie di "otto" da capogiro, tanto per cancellare qualsiasi dubbio relativo alla sua padronanza del mezzo.

Il motore ronzava forsennato e questo fatto - oltre, ovviamente, alla distanza dal suolo - impediva all'uomo di udire gli improperi sempre più diffusi che stavano serpeggiando al suo indirizzo da parte di coloro che si erano svegliati di soprassalto, con il cuore in tumulto.

Ma l'aver interrotto la quiete e il riposo di quella gente, dal suo punto di vista, doveva esser cosa di ben poco conto, se paragonata all'eccezionalità dello spettacolo che stava offrendo loro. Continuò pertanto a fornire prove d'abilità, staccando di quando in quando una mano dall'asta alla quale si reggeva per ricambiare i vistosi saluti che scorgeva sventolare dalla spiaggia (anche se, in verità, le mani e le dita levate verso di lui simboleggiavano intenzioni tutt'altro che amichevoli).

Ormai non c'era una sola persona che non lo stesse guardando, così come non ve n'era una che ammirasse le sue acrobazie celesti con buona disposizione d'animo. Pure i bimbetti seduti a gambe divaricate sulla sabbia seguivano cupi i suoi spostamenti, taluni con le manine premute contro le orecchie, altri evidentemente spaventati da quella sorta di rumoroso gabbiano gigante.

La cosa si protrasse per due o tre minuti, quanti bastarono all'uomo per ritenere d'aver conquistato la stima generale. Solo allora, quindi, egli aprì un piccolo zaino che teneva sulla schiena e, sorvolando a bassa quota la massa di individui stesi al sole, lasciò sfarfallare in maniera decisamente coreografica una grande quantità di volantini azzurri, gialli e rosa. Se ci fosse stato qualcuno dell'umore giusto per apprezzare la cosa, avrebbe dovuto ammettere che quella cometa, composta dai variopinti rettangoli di carta, era davvero suggestiva.

Non appena i primi foglietti giunsero a destinazione, mani nervose li afferrarono con stizza e li portarono davanti ad occhi nei quali si sarebbero potuti leggere i sentimenti più disdicevoli. A larghi caratteri neri su sfondo colorato i volantini proclamavano: "Scuola di volo ICARUS - Solcate i cieli senza paura, con il deltaplano a motore - Diventate anche voi i padroni dell'aria - E ricordate: chi vola vale, chi non vola è un vile!" Seguivano le basilari disposizioni relative alle modalità d'iscrizione, alla durata dei corsi, al noleggio del velivolo e via dicendo.

I primi foglietti atterrati, dunque, furono i primi ad essere letti, e pure i primi a trasformarsi in palline dentro pugni vibranti di disappunto. L'uomo, nel frattempo, non aveva cessato di librarsi spensierato sopra il suo pubblico. Qualche minuto ancora di prodezze aeree, comunque, poi avrebbe potuto tranquillamente allontanarsi e attendere (a partire dal mattino seguente, ne era sicuro) i primi risultati di quella sua pittoresca campagna pubblicitaria. Come numero conclusivo, in ogni caso, aveva serbato le piroette e gli "anelli" attorno alle sommità delle aste dalle tremule bandiere che indicavano i confini tra i vari settori di spiaggia.

Ora si è anche autorizzati a pensare che la causa di quanto accadde vada ricercata nell'imponente carica psichica negativa diretta verso l'uomo, una carica generata e nutrita da malauguri, invettive e maledizioni prorompenti da quell'esercito di cervelli unanimemente coalizzati contro di lui. Questo, dopo tutto, è il fenomeno psicologico che sta alla base del cosiddetto "malocchio", ammesso e non concesso che lo si possa considerare una cosa seria. Oppure, il che è più sensato, si può imputare l'incidente (e questa è l'ipotesi in seguito avvalorata da testimoni e giornalisti) a una stupida distrazione del deltaplanista, magari un po' inebriato dal presunto successo della sua "performance".

L'unica certezza, comunque, è il fatto che quell'imprevisto, quanto involontario, sviluppo dello spettacolo guastò irreparabilmente lo splendido pomeriggio di giugno, trasformando in pochi secondi la spiaggia in un deserto.

Nel suo compiaciuto svolazzare attorno all'asta di una delle bandiere, l'uomo evidentemente calcolò male le distanze; di sicuro entrò in gioco anche una buona dose di sfortuna, dal momento che la sommità del pennone metallico era parzialmente scheggiata e, quindi, affilata e tagliente come una lama. Il funambolico pilota sfrecciò planando su di essa e il risultato dell'incauto gesto fu a dir poco disastroso: un taglio profondo, simile all'impietosa incisione di un bisturi, gli si aprì dal centro del torace fino al ventre!

Il chiassoso velivolo, condotto a partire da quel momento con decrescente lucidità, continuò stolidamente a veleggiare nel cielo, tra virate improvvise e larghe, sgraziate giravolte. La prima a urlare, non appena si rese conto dell'accaduto, fu una ragazza e, in un attimo, il suo grido si gonfiò e si espanse a macchia d'olio tutt'attorno.

Il deltaplanista, con gli occhi sgranati e una smorfia congelata sul viso, sempre sorvolando follemente la spiaggia, prese a disseminare ovunque, gradualmente, tutto ciò che poteva scivolar fuori dal suo squarcio scarlatto. Fu il panico. Uomini, donne, anziani, bambini: tutti abbandonarono le proprie postazioni e fuggirono istericamente, voltando le spalle al mare e riparandosi con mani o riviste dall'insolita e ripugnante pioggia che si stava abbattendo su di loro.

Il diabolico apparecchio continuò a zigzagare contro l'azzurro e brillante fondale, come un nero rapace dalle ali smisurate, impazzito e disperato.

Un logico alleggerimento del corpo seguì progressivamente il suo svuotamento, e fu questo a determinare la lenta ma inesorabile ascesa del deltaplano. In meno di un minuto, quindi, quest'ultimo si stabilizzò lungo una traiettoria rettilinea, abbandonando la spiaggia deturpata e innalzandosi gloriosamente in diagonale contro l'accecante disco del sole, portando con sé l'aspirante istruttore che sarebbe andato sicuramente orgoglioso di quel fantastico finale.

    

 

 

    

   

Nicola Lombardi

Nato a Ferrara nel 1965. Dopo studi di regia televisiva al DAMS di Bologna dirige due mediometraggi horror in VHS (Alla luce delle candele e Malefica) e, nell’89, pubblica l’antologia personale Ombre per la Casa Editrice Arstudio di Portomaggiore (FE). Nel ’90 si trasferisce dunque a Roma e frequenta la scuola di regia Laboratorio Cinema. Come saggio di fine corso gira il video Tregenda, presentato al Fantafestival del 1992. Oltre a lavorare nel negozio Profondo Rosso di Dario Argento, nel ’93 entra a far parte del gruppo letterario Neo Noir e scrive racconti per la rivista Misteri e per le antologie collettive Neo Noir - 16 storie e un sogno (Il Minotauro, 1994), Neo-Noir: deliziosi racconti col morto (Stampa Alternativa, 1995), Storie di streghe (Newton Compton, 1996), Storie di Diavoli (Newton Compton, 1997) e Cuore di Pulp (Stampa Alternativa, 1997). Sempre per Newton Compton scrive le novelizations dei films Profondo Rosso (1994) e Suspiria (1997). La Tunnel Edizioni di Bologna gli ha pubblicato un breve saggio sulla letteratura splatterpunk nel volumetto Horror 2000 (1997).

Il club G.Ho.S.T. ha infine ospitato altri suoi racconti sulla fanzine Planet Ghost e le antologie Le Nostre Tenebre, Horror Theme, Shock! e Paura. 

  

 

 

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