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L'OMBRA DEL PADRE scritto da Jason Connery
Non avevo mai creduto alle storie di spiritismo che i miei amici raccontavano, come esperienze vissute personalmente. E' facile correre con la fantasia quando nessuno può svelare l'inganno. <<O ci credi, o non ci credi - dicevano - è solo questione di fede>>. Bene, io la fede non l'ho mai avuta! Né in Cristo, né nella Madonna e neppure nei Santi. Sono un <<deista>>, credendo solamente in un supremo ordine cosmico, che forse un giorno la scienza riuscirà a spiegare. Mio padre morì improvvisamente all'età di cinquantasette anni, lasciando una famiglia numerosa ed un trentenne incazzato, convinto di essere un genio incompreso. In seguito non ho mai avuto alcun segnale di una sua ipotetica presenza in forma di spirito. Il nostro rapporto non era mai filato liscio. Un costante conflitto aveva segnato la reciproca crescita in un oceano d'incomprensione ed incomunicabilità. Solamente dopo che se ne andò cominciai veramente a comprenderlo, amarlo ed a provare una profonda nostalgia della sua voce, del suo profumo e perfino delle tante sberle che mi avevano allontanato da tentazioni pericolose, tipiche di ogni adolescente. Era stato seppellito nella nuda terra, da dove proveniva. La sua infanzia era stata contrassegnata da grandi spazi verdi, popolati da animali domestici. Dopo vent'anni la salma dovette essere traslata in un normale loculo e fui costretto ad assistere all'esumazione dei resti. Immaginate un uomo alto un metro e ottanta, di stazza granitica (pesava circa cento chili), ridotto a quattro ossa sormontate da un piccolo teschio, ai resti di una cravatta di seta e ad un paio di calze di nylon, che entravano comodamente nella cassettina di metallo utilizzata dal necroforo. L'evento mi fece riflettere profondamente sulla relatività delle cose. Quello non era certo mio papà. Dov'era il suo cuore? Il grande cuore che aveva cessato di battere quella maledetta mattina e che io avevo cercato furiosamente di far ripartire, martellandolo di pugni sul lettino della camera mortuaria dell'ospedale. Il dolore non si dimentica. Rimane attaccato alla tua carne, come una specie di profondo malessere e di continuo sgomento, che solo apparentemente si affievolisce con il tempo. La mia vita scorreva tranquilla, senza grandi emozioni, né particolari problemi. Le mie lotte esistenziali erano rimaste confinate nei vecchi jeans stinti e nelle tuniche hippie, che purtroppo non calzavano più, ma che ancora conservavo. Improvvisamente ed inaspettatamente un dissesto finanziario cambiò il corso del mio pigro incedere quotidiano. Ricordo che quel giorno ero disperato e non avevo la più pallida idea di come avrei potuto cavarmela. Un tremendo senso di nausea mi opprimeva, lasciandomi esausto e svuotandomi la mente da qualsiasi voglia di reagire. Ero seduto davanti alla scrivania del mio studio e fissavo senza vederlo il monitor del computer, quando un movimento quasi impercettibile alle mie spalle mi fece sussultare. Ero solo in casa in quel momento e la mia reazione fu di vero terrore, forse immotivato. Mi si rizzarono i peli delle braccia ed i capelli sulla nuca. Pian piano girai la testa verso destra e lo vidi: era un'ombra ben distinta che disegnava l'importante silohuette di mio padre. Feci finta di nulla, girandomi di scatto in avanti e cominciai a percepire degli impulsi interni. Udii chiaramente una voce che mi esortava a telefonare a suo cugino John, avvocato, che non avevo mai incontrato prima, poiché abitava in un'altra città, e con cui non avevo mai avuto nessun tipo di contatto. Cercai furiosamente su Internet il numero di telefono ed alla fine, vinta la naturale diffidenza nei confronti dell'assurda situazione, decisi di chiamarlo. <<Ciao, sono Jason, il figlio di Roland. Non ridere di ciò che sto per raccontarti, perché anch'io fatico a crederci>>. Al termine della mia spiegazione il cugino John mi disse che aveva appena ricevuto la richiesta di procurare un giornalista che supportasse un'importante causa, che poteva richiamare un largo interesse dei media. Riattaccai il telefono e mi rivolsi nuovamente all'ombra, che dopo pochi istanti si spostò, svanendo nel nulla. I sentimenti che si accavallavano al mio interno erano talmente violenti e contrastanti, che fatico a descriverli. Ma una cosa è certa. La felicità, la gratitudine e la consapevolezza del fatto che non tutte le vicende umane hanno una logica scientifica, non mi abbandoneranno mai più.
(copyright by Jason Connery)
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