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OMBRE CINESI scritto da Debora Biancheri
Tutto accadde perché quella dannata sera non riuscivo a prender sonno. Era stata una giornata lunga… cioè, era stata lunga per me, mentre magari ad altri era sembrata corta… E’ vero 24 ore sono sempre 24 ore, ma anche se la
matematica non è un opinione la mente umana spesso piega e deforma sotto il suo potere anche scienze indiscutibili, come la matematica, la fisica … il tempo e… la realtà. Stavo dicendo, sì, era stata una giornata lunga. C’era stata la scuola, come al solito, avevo dovuto sopravvivere a sei interminabili ore nella disgraziata quinta B dell’ I.T.I.S…. Suona insensato vero? Sigle e codici, numeri e cifre dall’insignificante significato, che svuotavano della sua vera essenza quella che inutilmente cercavo di illudermi potesse chiamarsi vita, e non semplicemente esistenza… Ma loro se ne fottono della tua esistenza e tanto più delle tue ambizioni di “vita”, e a bocconi più o meno grandi s’inghiottono la tua gioventù, senza neanche lasciarti il tempo di accorgertene… è incredibile! Avevo da tempo perso il conto di quei giorni l’uno uguale all’altro che credevo si sarebbero rincorsi per sempre, quando improvvisamente smisero di susseguirsi… un giorno, un altro giorno, un altro ancora, ancora uno… STOP. (………………………) Quel mattino era iniziato, come ogni altro, ad orari che l’ incontaminata saggezza della mia adolescenziale ingenuità giudicava assurdi. Ero stato costretto da quelle cause di forza maggiore di cui ignoravo il motivo intrinseco ad abbandonare un profondo sonno con relativi sogni, di solito più coinvolgenti ed economici delle ultime uscite in DVD e sempre, senza eccezione, più interessanti e produttivi di una noiosissima ora passata a crogiolarmi sul banco, fingendo di ascoltare le seghe mentali di un professore mezzo rimbambito. In fondo noi eravamo “i giovani”, chi più chi meno meritatamente etichettato. La nostra vita di musica e disco-pub ci sembrava ben più degna di quella di temerari condottieri o prestigiosi capi di stato che avevano apposto qualche firma qua e là cambiando le sorti del mondo… E anche questo alla fine è un concetto relativo. Ognuno di noi aveva il suo piccolo microcosmo da coltivare per avere il tempo di ricordarsi che una grande “macro” ci avvolgeva. Anche io avevo il mio naturalmente. Il mio personalissimo mondo di scuola, musica, sport e amici. Il resto era scenografia, cose che venivano da lontano, che non mi riguardavano… Ma non è “il mio piccolo grande mondo” il punto. Lo sarebbe se fossi l’eroico protagonista di qualche romanzo o qualcuno che avesse grandi verità da declamare. Invece io non possiedo nessuna verità e tanto meno potrei pretendere che la mia vita sia scambiata per un’avventura… Come potrebbe quando ciò che sto tentando di dirvi è che quel mattino sono andato a scuola?? Ma neanche la scuola è il punto. Il punto è che ho dovuto fare le analisi del sangue per avere il certificato medico, per poter partecipare alle gare sportive… Come se un imbecille che guarda dentro una provetta avesse potuto prevedere se fossi schiattato o no facendo il salto in lungo! In fin dei conti nessuno ha previsto niente, perché il giorno dopo non c’era già più nulla da prevedere sul mio conto … Nessuno mi mise in guardia, nessun dannato medico, nessuna dannata provetta, nessun veggente del cazzo… nes… s…. (……..ssssssssswiiiiiiisssssss… ssssssss… scendiiii…ihhhhhhh….sss…sisterrstersisss……) Non lo trovo. Non trovo il punto. Forse il punto è che la routine di quella giornata, condita con qualche imprevisto di troppo e finita in bellezza con un bel pugno in un occhio durante una rissa al bar, mi aveva steso. Il pugno, già. L’ennesimo coglione, niente di straordinario. Solo che quella deficiente scazzottata adolescenziale era stato il colpo di grazia. Per il mio occhio e per me. Ero così spossato… anche una volta a casa a nulla valsero le cure di mia madre, inframmezzate da qualche improperio e strigliata ogni tanto, giusto per favorire. Sapete, secondo lei il coglione ero io. Questione di punti di vista. Ma questo non è importante… L’importante è che io, nottambulo per eccellenza, colui che stava sempre sveglio fino alle due a rincitrullirsi davanti alla tv con programmi dementi o in alternativa digitava come un pazzo fino alle tre sulla tastiera del suo fedele computer… Ebbene io solitamente così devoto ai miei personali afterhours, quella sera mi sentii sopraffare dalla stanchezza e decisi di andare a letto prima, sì, prima che si ritirasse tutto il resto della casa… e prima che il buio avesse completamente inghiottito ogni angolo. (..buoiooioubiooibuouiohhhhhhh…) Ma come spesso accade, quando la stanchezza è troppa il sonno tarda ad arrivare. E poi a quell’ora da galline non ero abituato ad andare a dormire, per non parlare di mio padre che non si decideva a spegnere quella maledetta tv, probabilmente troppo
contento di godersi il controllo supremo almeno per una sera. Guardai l’ora sul display della radiosveglia: 22.30. Era ancora alzata anche mia sorella… mi vergognavo di me. (…..sisssisssterrsisssssterersisterrrrssss…) 22.45 Sentii mia madre che mandava a letto mia sorella e che si ritirava in camera a sua volta, probabilmente per divorare uno dei suoi tanti libri, che l’aiutavano a sentirsi una persona colta. Per lei accoccolarsi tra i cuscini con un libro in mano per
almeno un’oretta era una prassi quasi sacra, che si ripeteva regolarmente ogni sera. Ma mio padre non ne voleva sapere di andare a letto… 23.00 … e così c’era quella maledetta luce. La fottuta luce che filtrava da sotto la porta e mi dava un fastidio tremendo. Forse mio padre voleva vendicarsi con me della luce che era sempre accesa sul comodino di mia madre e che disturbava regolarmente
il suo passaggio dalla veglia al sonno? Impossibile, non avrebbe mai concepito nulla di così diabolico e così ridicolo allo stesso tempo, visto e considerato che il più delle volte la sua stanchezza lo faceva cadere addormentato non appena tentava di rilassarsi 5 minuti sul divano, la sera prima di cena… No, no, non me lo immaginavo proprio mio padre che faticava a prendere sonno… Me lo vedevo beato cadere dolcemente tra le braccia di Orfeo non appena poggiata la testa sul cuscino e… Dio come lo invidiavo! Io invece non riuscivo proprio a prendere
sonno quella sera, e cominciai a pensare che la colpa fosse proprio di quella insinuante fonte di luce… (..buioiooooooooiohhhh…) 23.30 Niente… Ecco il famoso tempo (TEMPO!) che si accorcia si dilata e si ripiega su sé stesso fino a confondersi in un attimo e nell’eternità nello stesso tempo. Tempo. Ancora tempo. Forse è il tempo il punto, un altro punto… (…teemmmmmpoepmoepmmeeopetempodimorireempoteempo…) Quando riguardai l’orologio era passata almeno mezz’ora e la mia mente era rimasta ferma, cristallizzata, imprigionata nel vorticoso e ripetitivo pensiero di quella luce che mi infastidiva… (…vorticeeeeicvrticeorivorticeee……sweisssss..sis…ertt..sister….) Sembrava che fosse passato appena un minuto, ma era stato il minuto più lungo di tutta la mia vita. E continuava ad esserlo, (…forseloèancora…) perché la mia attenzione era ancora focalizzata su quel sottile chiarore che filtrava dalla
serratura della porta chiusa, che grazie alle 7 diottrie della mia vista che avevano deciso di andarsene a spasso quando ero ancora un bambino, e grazie all’occhio nero che non migliorava certo la situazione, mi sembrava un enorme cerchio di luce dilatato e diafano… E poi vedevo le ombre vacue che prendevano forma in questa luce soffusa, anche loro deformate dalla mia miope vista. 23.55 Il mio pensiero cominciò ad andarsene a puttane, e forse era un buon segno… Insomma, avevo dato uno strattone inconscio per liberarmi dall’eterno attimo che mia aveva imprigionato in quel nulla di luce. (……quinonesistonoattiminonesisteiltempo…) La mia vista però si era ciecamente fissata sulla parete liscia del mio armadio, proprio di fronte al letto, dove le ombre si stagliavano… Si muovevano di movimenti rapidi e insensati, ma non lo realizzai subito, perché guardavo senza vedere, e
anche questo era un buon segno. Forse presto mi sarei addormentato e come sempre accade lo sarei stato prima di rendermene conto, e mi sarei svegliato il mattino dopo dimentico di luci ombre e quant’altro, preoccupato solamente della figura di merda che mi aspettava a scuola di fronte ai compagni, a causa di quel fottutissimo occhio nero. Però cazzo, si muovevano, ancora ed ancora, (…again&again&again&again…) quelle ombre, davanti ai miei occhi, e quando un briciolo di razionalità riaffiorò nella mia mente offuscata
dal suo troppo pensare, quel dato di fatto giunse immediato ed inconfutabile ai miei sensi intorpiditi. Pensai fosse uno scherzo dei miei occhi, erano stanchi e malridotti dopo tutto, che potevo pretendere? Una soluzione razionale mi sfiorò e mi pervase prima ancora che riuscissi a metterla abbastanza a fuoco per liquidarla come una cazzata: mi fu chiaro
che la causa di quei guizzi di luce altro non era che lo stringersi e l’allargarsi della mia pupilla, che modificava l’ampiezza della luce, dandomi un ambiguo senso di movimento. Sì insomma, non suonava molto scientifico eppure mi sembrava istintivamente necessario, nel senso filosofico del termine, anche se a dire il vero io filosofo dovrei esserlo meno che scienziato.(…masonotuttora…) Non so perché invece di chiudere quei dannati occhi e tentare di dormire insistessi a fissare le ombre, a crogiolarmi in elucubrazioni sull’oculistica e a maledire i geni dei miei genitori. Perché ovviamente era nei loro maledetti geni difettosi che
stava scritto che il mio bulbo oculare dovesse avere quella stramaledetta forma allungata! E andai ancora più a fondo! La cosa più ingiusta e più insensata mi sembrò che la fottuta forma degli occhi, per una questione di millimetri, potesse determinare se la mia vista dovesse far schifo oppure no… essedovesseciavesse… (dovesonooranonesistonopiùicongiuntiviii…) Mi sentii alla stregua di una macchina venuta male e come conseguenza naturale “carne per vermi”… così mi sentivo. Era un’immagine che mi tornava spesso alla mente quella: “carne per vermi”. Ogni volta che qualcuno veniva a raccontarmi dei
miei neuroni, dei miei ormoni e di tutti quegli altri –oni chimici che pretendevano saccentemente di spiegare anche l’amore, io mi sentivo “carne per vermi”, e cominciavo a vedere l’immagine del mio inutile corpo confondersi con la terra e con il legno della bara in cui ero stato rinchiuso. Era un’immagine suggestiva. E spaventosa. Spaventosamente suggestiva
direi. Eppure non è che avessi aspirazioni spirituali, è solo che essere posto di fronte alla mia “meccanicità” urtava la mia sensibilità di essere umano. (Iofuiesserumano…quinonTEMPOnoncètempononcè…) Ma non pensai tutto questo quella sera nel letto. Questo lo pensavo quando rimanevo riverso sul tavolo di qualche pub dopo il terzo bicchiere di troppo. Quella sera ero partito con il monologo dei fottuti e quello avrei portato a termine. (Noncisonopiùneanchefottutiniente)SMETTILA(fottuti…) Perché esistono fottuti tizi al mondo che ti tirano anche i pugni in questi fottuti occhi orbi e te li fanno diventare ancora più orbi…?? Ecco quello che mi chiesi quella sera a letto. Proprio così. Sì… i pensieri mi stavano andando in confusione, ero sulla strada buona, indubbiamente… il sonno stava conquistando terreno a grandi passi… Un due tre… gnam… il sonno mi mangia… (Nonesistepiùlinguaggio) No, cazzo, no… gli occhi erano sempre lì, semichiusi ma puntati sulle ombre. E allora vediamole ste benedette ombre, mi dissi. A tentoni cercai con una mano gli occhiali che avevo posato sul comodino e, con una smorfia di dolore mentre la stanghetta mi sfiorava la pelle tumefatta intorno all’occhio nero, li inforcai. E… ta da! Eccoti accontentato deficiente che non sei altro. Cosa pensavi? Al buio non si vede un bel niente lo stesso, con o senza occhiali! Già… Cioè, a dire il vero il lumincino della serratura si era ridotto ai 3 millimetri che era in realtà, e anche la fessura di luce sotto la porta era notevolmente ridimensionata, ma le ombre restavano quella massa scura e confusa sull’armadio e… cavolo, si muovevano davvero! Con sette diottrie in più per occhio i contorni erano più definiti e non era possibile continuare a pensare che si espandessero per un qualche effetto ottico… erano le ombre che si muovevano. Punto. Ombre di cosa?? E chi poteva dirlo… (..leombreletombeletueombreletuetombelatuaombralatuatomba…)SMET…ILA… 00.05 Mi sporsi ancora verso il comodino, questa volta per afferrare l’interruttore dell’abat-jour… Volevo fermare, anche se solo per un attimo, il danzare incessante sulla parete dell’armadio, per far riposare la mente… Schiacciai l’interruttore.
Ahh… Ahhhh!!! (quinonesisteluce!!) La luce mi ferì gli occhi ormai abituati all’oscurità e fui costretto a socchiuderli, ma quando li riaprii la mia stanza era quella di sempre. Ogni oggetto era al suo posto… c’era silenzio, c’era immobilità. C’era… c’è… (quicisonourlaeconfusione…enoncètempo) Tranquillizzato da quella visione tanto familiare spensi di nuovo l’interruttore, fiducioso che questa volta sarei riuscito ad addormentarmi. 00.20 Inutile. Non so se perché stessi cercando un diversivo alla mia completa mancanza di sonno, ma mi venne la curiosità di capire cosa provocasse quelle maledette ombre… Anche perché oramai non potevo evitare di pensarci. Per quella sera erano state elette a mia ossessione personale. Ne avevo tante di ossessioni. Ma quella, anche se innocentemente stupida quanto le altre, non era destino fosse altrettanto innocua… Ossessionihiiiiiiiiiissossesssissoosssisterss… Poi ripensai alla tv accesa, all’effetto che fanno i chiaroscuri intermittenti delle immagini: un effetto di movimento, appunto. Un po’ come quando dalla cucina guardando verso la soglia che si affaccia sulla sala vedevo i repentini cambi di luce
provocati dalla tv che mia madre teneva accesa mentre faceva le pulizie… Colpa della maledetta tv quindi, come al solito del resto. La violenza è colpa della tv, le parolacce sono colpa della tv: io ho guardato troppa tv! L’imbecillità quella no però, quella è sicuramente colpa di qualcos’altro. E l’insensibilità… quella dev’essere connaturata nell’uomo, non deriva certo dall’assuefazione
televisiva alle tragedie, vendute comprate e trasformate nello spettacolo del giorno, o della sera a volte, o di tanti giorni se meritano. Però… il mio pensiero di rifiutò di seguire quella delirante linea di polemica notturna contro il demone tv e mi fulminò con un’altra spiazzante rivelazione: non poteva essere la tv la causa delle ombre. Con la luce del corridoio accesa i fiochi bagliori della tv dovevano andare dispersi, soprattutto visto che la mia camera non dava nemmeno direttamente sulla sala. Forse con un buio assoluto avrebbero potuto creare quell’illusione… ma così era
impossibile. Infatti la luce che si rifletteva sull’armadio era proprio quella giallastra della lampadina del corridoio… Innegabilmente. Avrei dovuto accorgermene prima! Avrei… avrei… quante cose avrei dovuto fare. (quinonesistononemmenoicondizionali…) E allora? Ci doveva essere (ceracècisarà) qualcosa che si muoveva tra quella lampadina e la proiezione. Cominciarono i pensieri strani: un ragno che passeggiava nella serratura! Un ragno gigante, IT! Con tutte le uova ed i Sette Perdenti al seguito! Seee… e poi che c’entrava la serratura! No le ombre erano in basso, rasoterra praticamente, e la serratura rifletteva sicuramente più in alto, davvero qualcosa rifletteva. Mio Dio! Nemmeno di giorno sarei stato in grado di analizzare la situazione in modo più sistematico, figurarsi che
assurdità mi saltarono alla testa in quelle condizioni! Stabilii che doveva essere qualcosa che passava dalla fessura sotto la porta… Oppure… Un insetto che ronzava attorno alla lampadina poteva dare quell’effetto?? Decisamente no, al massimo uno sciame intero di insetti! Assolutamente impossibile una
simile intrusione in casa della mia pulitissima mamma, dato che i temerari avrebbero dovuto passare attraverso un bello strato di zanzariera ed essere immuni al gas venefico che aleggiava sul terrazzo. Sì, quindi era da scartare sicuramente anche la fila indiana di formiche che marciava sotto la fessura della porta, anche perché quando mi ero girato verso la porta con gli occhiali, la luce che filtrava dalla
fessura era sicuramente “pulita”: nessun segno d’invasione da parte di insetti che la deformasse. Allora… beh, che altro restava se non qualcosa tra la fessura da cui filtrava la luce e l’armadio?? 00.45 “Beh, c’è di mezzo il letto, ma quella è la forma scura che occupa tutta la parte superiore dell’armadio…”
12.55 “Papà perché non ti decidi a spegnere quella maledetta tv, questa maledettissima luce e non te ne vai a letto con i cristiani come tutte le altre sere?” 01.00 “…eppure non c’è nessuno che fa le sue stramaledettissime ombre cinesi nella mia camera… e poi farebbero davvero schifo come ombre cinesi.” E’ vero, facevano schifo davvero, ma quando formulai quel pensiero non potevo ancora immaginare quanto fossi andato vicino alla verità con quella definizione. 01.20 Ecco dei rumori… Mio padre che si alzava dal divano! Hallelujah! Ora lui sarebbe andato a letto e avrebbe dormito… e anche io avrei dormito, senza quella maledetta luce, senza quelle maledette ombre
ballerine da guardare, gli occhi mi si sarebbero chiusi da soli e… porco giuda! Doveva solo andare in bagno e già tornava alla sua postazione sul divano! Potevo quasi vedermelo mentre ci si spaparazzava… pronto ad addormentarsi di lì a 5 minuti. 01.25 Mio padre cominciò a russare. 01.35 Ero sdraiato con gli occhi finalmente chiusi… In fondo si stava avvicinando il momento in cui prendevo sonno le altre sere, quindi la mia attesa doveva essere quasi finita. Almeno avevo imparato la lezione: mai sballare i tuoi ritmi, perché non serve
a un cavolo. Lalezionenonsarebbeservitanoncerafuturo. Ero esausto di pensare, mi ero ormai arreso, quando l’idea mi fulminò, senza preavviso. Senza motivo, mi fulminò e basta. Flash…shshsh… Anche prima ero stato ad un passo dalla soluzione, l’avevo sfiorata più di una volta, ma il senso completo di ciò che stava succedendo aveva continuato a sfuggirmi… E invece ora era lì, lampante, inconfutabile. Dio Mio…. Era ovvio, se l’ombra scura nella parte superiore dell’armadio era il letto tutto quel finimondo di movimenti che popolavano la parte inferiore non potevano che essere… DIOMIO! sotto il mio letto. …………………… Per un minuto restai paralizzato con questa idea che mi rigirava nel cervello cercando inutilmente di assumere un senso. DIOMIODIOMIODIOMIODIOMIO… Era così assurdo e allo stesso tempo così logico… Nonostante fossi attratto dal paranormale e l’idea di affrontarlo non mi avesse mai spaventato, anzi per molti versi mi affascinava, il fatto di trovarcisi davvero faccia a faccia era tutta un’altra faccenda. Ero impreparato. Sonoimpreparato. Questa volta non cercai nemmeno di trovare razionalmente una soluzione all’enigma, perché sotto al mio letto non poteva esserci proprio un bel niente! Semplicemente il panico ebbe il sopravvento e ruppe la mia immobilità, ordinandomi di scappare… ScappaScappaSCappaSCAppaSCAPpaSCAPPaSCAPPA!! Scappare già, non era così impossibile no? Forse le ombre erano allucinazioni, e a pochi metri dalla porta chiusa, che stava a pochi metri da me, c’era mio padre in salotto, mia madre in camera che dormiva… A pochi metri c’era la normalità!
Fuori dalla porta c’era il mio futuro, tutti i miliardi di giorni che potevo ancora sperare di vivere, tutti i fottuti giorni a scuola che in quel momento mi sembravano così importanti, così essenziali… Ma tutto se fossi riuscito a raggiungere quella porta. La mia attenzione si focalizzò su quello e scordò tutto il resto. Non accesi la luce, semplicemente non ci pensai. Così il mio piede non fece a tempo a toccare terra. Appena lo sporsi fuori dal solido parallelepipedo che il mio materasso formava venni afferrato da qualcuno, da qualcosa dame… (…miafffferraiafferraiiiafferrrraiiiihhhhhh…) Io so solo che cercai di afferrarmi alla spalliera del letto più strettamente che potevo, ma la lotta tra la forza delle mie braccia e quella degli esseri che mi trascinavano in basso (lemiebraccia) era impari. (……eessseriessiiiosonooessiii..) La potenza che racchiudevano le dita scheletriche che mi avevano afferrato era sovrumana, d’altronde quale uomo potrebbe dimorare nell’abisso sotto ad un letto? Quali mani umane potrebbero produrre quelle spaventose ombre cinesi che invece di
graziosi animaletti rappresentavano follia, follia allo stato puro? Vortici, aberrazioni…porca puttanaaa… (emiiitrascinaii) E ora quella follia mi circondava, c’ero in mezzo. (ioteoraprimadopopresentepasssatopassssioiopassioneee…) Avevo perso la presa sulla spalliera ormai. Quando anche l’altra gamba era stata braccata da uno di quegli artigli sotterranei mi ero sentito risucchiare come al centro della terra e avevo temuto, per
quanto si possa ancora essere tanto razionali da temere in simili situazioni, che le gambe mi venissero strappate dal bacino come due fragili fuscelli. (tirodilaniolaceroooooolaceridialnitiriiiiiidilaniaaaaaalaceratira) Ma non furono le gambe a spezzarsi, furono le dita delle mani, che ormai erano tutt’uno con la spalliera, che non avrebbero mai mollato la presa per nulla al mondo… perché ormai non era più la porta, ma
quella spalliera l’unico legame con le mia realtà, l’ultimo appiglio a quell’esistenza che avevo sempre chiamato fottuta e che ora non mi sentivo proprio di lasciar andare. Cazzo, era la MIA fottuta vita… La mia fottuta vita! (la mia fottuta vita! Lamiafottutavitaitata…….!!) Gli schiocchi secchi delle ossa delle mie dita che si rompevano misero fine alle speranze e misero fine alla mia mente. Si era spenta. CLICK… Avvertii come uno schermo nero estendersi su ciò che ero stato, come quando si oscura la visuale poco prima di svenire. I vortici della follia mi avvolsero e diventai un tutt’uno (TUTTUNO!) con quella danza macabra di arti che uscivano dal
nulla, (sonotuttunoconquelladanzamacabradivortivicheesconoda…) da un nero abisso che si apriva sotto il mio letto, che probabilmente si era aperto ignorato ogni singola notte per poi richiudersi su sé stesso al mattino. Lo stesso abisso che si apre sotto tutti i letti di questo mondo… (lostessoabissooo)…forse
una porta involontaria che ci collega ad un altro universo, ben più misero e fottuto del nostro. ..ffff.f.fffffff.fffffffffffff……. Non so come mi ritrovarono al mattino, forse morto con lo sguardo irrigidito dal terrore, forse lacerato in inutili membra sanguinolente, forse non mi ritrovarono affatto. So solo che da quel terribile momento ho perso ogni contatto con il mio corpo e
tutto ciò che mi rimane è una mente confusa che vaga in un buio luminoso denso di nulla… quicèbuiodiotantobuioiohopaura…Questa mente (questamente)… Forse questa mia essenza sfuggente si è trasformata a sua volta in una mano scheletrica che abita sotto qualche letto… forse la notte la mia ombra inconsulta si riflette sull’armadio della stanza di mia sorella sorella…sisss… Ma a volte mi illudo che è solo una parte di me partedime quella ad essere stata rapita rapita, e che il ragazzo che ero continua ad esistere, a crescere, a bestemmiare ed incazzarsi con il mondo, quel mondo
dove il tempo è lineare, quel mondo dove esiste il futuro… inconsapevole di quella notte, inconsapevole della mia perdita.
RACCONTO SELEZIONATO (5° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2001
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