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ORO 24 K

scritto da Chiara Beltrami

 

 

Le luci dell’alba e i primi rumori della vita quotidiana giungono ovattati alle mie orecchie. La mente ritorna allo stato di coscienza abbandonando le nebbie del sogno, l’unico luogo in cui riesca negli ultimi tempi a trovare un po’ di pace. Piove. Le gocce che cadono ritmicamente sul davanzale scandiscono i secondi che trascorrono sulla sveglia a cristalli liquidi posata sul comodino. Rabbrividisco nel sentire gli scrosci d’acqua sollevati dalle automobili che sfrecciano sulla strada sottostante. Il pulsare del sangue alle tempie acuisce quel senso di nausea che, a fasi alterne, mi ha tormentato tutta la notte. Mi rigiro nel letto e mi avvolgo nel piumone tiepido come dentro a un bozzolo. Oggi non mi schiodo da qui. Senza aprire gli occhi lentamente ripiombo nel sonno. In questo mondo a parte, dove pensieri e desideri esplodono dirompenti, il mio sogno, il mio incubo diventa realtà palpabile.

Si pensa sempre che ciò che è nel nostro destino nessuno ce lo possa togliere…. Gavino non era, non poteva toccare in sorte a chi, come me, cercava unicamente di cancellare la parola amore, con quel che ne consegue, dalla propria vita.

Conoscerlo nello studio dentistico di un caro amico che vi lavorava era stata una delle esperienze più singolari mai capitate. Alzi la mano chi non ha mai provato almeno un senso di ansia al pensiero di affidarsi alle sapienti mani di chi con precisione chirurgica, e senza tradire emozione alcuna, ti trafigge con piccoli strumenti di tortura. Io non facevo eccezione, ma più i giorni passavano più le mie resistenze venivano meno. Mi sedevo su quella poltrona con un desiderio crescente di sentire quelle mani affondare nella mia carne. Più che dall’anestesia ero stordita da un sottile profumo di dopobarba caldo ed avvolgente, e osservavo con curiosità le minuscole gocce di sudore che imperlavano la fronte del mio aguzzino. Quale sarebbe caduta per prima?

Mi piaceva anche quella piccola capsula d’oro che riluceva in fondo alla mia bocca. “Il mio pegno d’amore per te” – diceva Gavino accarezzandomi i capelli con le sue dita lunghe e sottili. Di giorno torturatore del mio corpo, la notte tormento dell’anima. Facevamo l’amore dove capitava con una passione e un desiderio mai sazi.

Dividevo il suo corpo e i suoi baci con non so quante altre ma quando l’avevo tra le mie braccia non m’importava. Era solo mio e mi faceva sentire speciale. Il tormento cominciava dopo.

Ora siamo blindati da quattro giorni e quattro notti nel mio appartamento. Allungo una mano e cerco il suo torace forte, le sue gambe agili e scattanti. Non c’è…lo chiamo…il suo nome muore nella mia gola.

Mi alzo di scatto e spalanco l’armadio. I suoi vestiti…non ci sono più. Apro la porta del bagno. Dopo anni passati da sola avevo faticato ad abituarmi all’idea di dividere la mensola porta oggetti con qualcun altro. La fisso attonita, vuota dei suoi effetti personali e una morsa violenta mi accartoccia lo stomaco. Troppo alcool, troppo di tutto e ripetuti conati di vomito mi piegano in due sul lavandino. Sono quelle piccole gocce di sangue ad attirare la mia attenzione. Avvicino le mani all’acqua e sorseggio brevemente. Il sangue ora fluisce copioso come se avesse rotto un argine. Col cuore in tumulto alzo lo sguardo verso lo specchio ed è una frazione di secondo quella che mi permette di vedere quel solco profondo e devastato nelle gengive.

Oro 24 k……una promessa d’amore per una donna unica. Gavino non tornerà più.

 

   

CHIARA BELTRAMI

Collaboro al Foglio Letterario di Piombino come traduttore e per loro ho pubblicato già diversi racconti.

 

  

 

 

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