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OSSESSIONE

scritto da Tatiana Chessa

 

 

Eccole, erano di nuovo lì! Non le avevo mai potute soffrire! Tutte così simili, con i loro vestitini marroni, così perbenino e moraliste. Camminavano una dietro l’altra, come un gruppo di scolarette messe in fila indiana dalla maestra; e se incontravano una di loro che proveniva dalla direzione opposta si fermavano educate a salutarla, scambiavano qualche incomprensibile parola e poi proseguivano per la loro strada. poi entravano nella loro casa ordinata, dove tutto era ben organizzato. Non che io l’avessi visitata, chiaro; ma  me l’immaginavo, Dio se me la immaginavo! Le spiavo continuamente. Tra un pasto e l’altro, una telefonata a mia madre ed una al commercialista, il mio sguardo tornava a quella casa e alle sue abitanti. Il mio pensiero, invece, non si allontanava mai. Erano un chiodo fisso, una presenza costante che mi avvelenava la vita.

Come le odiavo! Così ordinate, così dedite alla vita della loro comunità, così pronte a subordinare il benessere individuale a quello collettivo. Se non le avessi mai viste e qualcuno me ne  avesse parlato, non avrei mai creduto alla loro esistenza: erano talmente estranee al mondo crudele ed egoista in cui viviamo, che sembrava impossibile che ne facessero parte. Invece erano reali, tanto reali da provocare in me una vera e propria reazione fisica, un senso di repulsione, di fastidio, di agitazione. Sì, perché sebbene siano ben nascoste, nel mondo ce ne sono milioni, che dico milioni: miliardi e miliardi. Noi non le vediamo perché siamo distratti e non siamo grandi osservatori, ma ci sono. Pensate al luogo più vicino e al luogo più lontano: loro ci sono.

Volevo che morissero tutte, così sarebbe finita la mia ossessione e avrei potuto vivere tranquillo, come tutti gli altri. Invece no, sembrava che lo facessero di proposito, che scegliessero di piazzare le loro dimore in luoghi dove io, e solo io, avrei potuto vederle. Lo sapevano che avevo potere di vita e di morte su di loro, ma non avevano paura e mi sfidavano, mi provocavano! Ed io le accontentavo e le condannavo a morte; ero allo stesso tempo il giudice che emetteva la condanna ed il boia che la eseguiva. Ma a loro non interessava, potevo quasi sentirle: mentre stavano morendo si prendevano gioco di me e mi bisbigliavano di continuo che non avrei mai potuto liberarmi di loro, perché ce n’erano troppe. Quelle bastarde avevano ragione.

Ma se non potevo sterminarle, almeno avrei sconfitto quella particolare comunità: così non le avrei più viste mentre tornavano a casa con il cibo che sarebbe servito a sfamarle tutte, così non avrebbero più potuto fare la morale a chi mette il piacere davanti al dovere. Restava solo da decidere come. All’improvviso ebbi un’idea: le avrei chiuse dentro le loro stesse case, non avrei permesso loro di uscire e, una volta intrappolate, chi se ne importava: facessero pure tutto ciò che volevano.  Non mi importava se mangiavano, dormivano o si riproducevano, tanto non sarebbero più uscite. Così le chiusi dentro e,per un po’, ebbi una vita serena. Poi, un giorno, dopo qualche anno, sentii un rumore tremendo, un frastuono assordante e, guarda caso, proveniva dalla loro casa. Ma non ci feci molto caso, perché pensavo che ormai dovessero essere morte tutte, visto che in tutto quel tempo non erano state in grado di procurarsi sostentamento: avevo chiuso ogni entrata con il cemento. Invece… il frastuono aumentò progressivamente e alla fine ci fu un boato, il muro crollò e andò in frantumi. Avevano continuato a riprodursi ed ora, tutte insieme, erano riuscite a liberarsi e si dirigevano verso di me per compiere la loro vendetta. Ce n’erano migliaia e mi accerchiavano, non sapevo più cosa fare, erano ovunque, mi stavano soffocando…

Poi il mio urlo di disperazione fu così forte che mi svegliò. Era stato solo un incubo, un tremendo, maledetto incubo ed io, tanto per accertarmene, mi guardai attorno: non c’era nessuna formica, ero salvo.

 

 

    

 

   

Tatiana Chessa

Sono nata a Genova il 22/12/1978 (quasi a Natale: terribile! Pochissime persone, da piccola, mi facevano sia il regalo del compleanno che quello di Natale).
Vivo a Casarza Ligure, un piccolo paesino a circa cinque chilometri da Sestri Levante. 
Sono un'anglofila fino al midollo: amo la cultura inglese e soprattutto amo la lingua inglese: per questo ho scelto di studiare lingue all'Università (anche se mi sono un po' pentita, visto come sono strutturati i corsi). Ho fatto diversi viaggi in Inghilterra (quasi tutti di studio più un inter-rail).

Neppure a dirlo, sono una fan di Stephen King.
Scrivere mi é sempre piaciuto, ma non sono mai stata un asso e probabilmente non lo sarò mai.
Tuttavia ogni tanto riesco a scrivere qualcosa di passabile (due pezzi sono finiti sul Foglio Letterario e qualcuno su Stradafacendo).

Tatiana è traduttrice ufficiale del Club GHoST. 

  

 

 

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