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VISIONA...

 

SCHEDA TECNICA

 

Titolo:

Paura

(16 novelle terrorizzanti)

  

Origine:

Italia - Ottobre 2000

Autoprodotto dal club G.Ho.S.T.

Collana Horror Theme

 

Editing e supervisione:

Gaetano Mistretta

 

Copertina:

A colori realizzata da

Paolo Di Orazio

 

Formato:

142 pagine in formato pocket

 

Voto:

9

 

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PAURA


Come sta l'horror made in Italy? È vivo e vegeto o si aggira come uno zombie per le nostre librerie? A questa apocalittica domanda rispondono quattro antologie doc. Nelle prime due, Altrove e Paura, prodotte da una casa editrice indipendente, le Edizioni GHoST di Torino, i temi classici del genere si incontrano con il fantastico, il noir, lo splatterpunk e l'hard science fiction. Fra le loro pagine, scoprirete che spiacevole fine hanno riservato i due porcellini superstiti al lupo cattivo che si è divorato il loro fratellino, farete la conoscenza di una povera creatura mutata che cerca di sfuggire al suo destino di cavia nell'Europa dell'Est, assisterete all'ultimo scontro fra Capitan Galassia e l'Uomo Polipo, implorerete di non trovarvi mai davanti a un gruppo di sadici che ha deciso di giocare all'impiccato con la vostra pelle... A cucinare, per l'occasione, questi delicati, agghiaccianti menu provvede una ventina di scrittori italiani, fra i quali spiccano il talento imperiese Marco Vallarino, il veterano dello splatter Paolo Di Orazio, il fumettista Massimo Perissinotto e il traduttore Franco Brain.

 

a cura di Luca Crovi

(estratto da Dylan Dog, Almanacco della Paura 2001)
 


Il filo comune sotteso a queste sedici storie è la paura, quella che si sottrae a qualsiasi verifica empirica perché costruzione "autonoma" del pensiero.

E' difficile parlarne direttamente, della paura. Temiamo molto più l'effetto delle cause. Queste possono essere esorcizzate, isolate, o ridotte. L'effetto, però, è una prigione molto più forte e difficile da controllare o definire, soprattutto perché la paura non è concreta. E' densa di significati e mascherata nelle cose più ovvie, nei fatti più consueti.

Questa antologia presenta il tributo che molti di noi hanno pagato alla paura: una sorta di patteggiamento con la natura "incontrollata" dell'uomo per scongiurare l'ostilità di certe forze inafferrabili. Un dazio da pagare necessariamente e con il rischio della contrattazione infruttuosa. Già, perché l'incubo (diremmo l'effetto) rimane.
Il modello culturale della paura è stato sempre alimentato da una serie di idee che interagiscono con la vita quotidiana e che non possono essere considerate con benevolo distacco. Appartengono infatti all'inconsapevole e al simbolico. E' in questo piano che è racchiuso il significato e la funzione della paura.

I temi trattati in queste storie (ne citeremo solo alcune, come assaggio), i veicoli dell'emozione più temuta, sono vari: il buio, il tempo e lo spazio contingenti, la letteratura e la cinematografia, l'orrore quotidiano della deviazione mentale, la malattia.

Quest'ultima si presenta come effetto dell'intervento di un agente volontario nel racconto Beghy, di Massimo Ferrara. C'è una specifica terapia per la sua espulsione, che ovviamente non riveleremo. L'incubo del "male" viene esorcizzato in questo caso grazie alla personificazione di un evento che da sempre è sentito come "oscuro" e profondamente ingiusto.

Quando la finzione letteraria influenza la realtà e la "storia creata" diventa incubo. Ironia e amarezza allo stesso tempo nel racconto di Roberto Frini, Psychic - L'incubo, ovvero ciò che lo scrittore dell'orrore (si passi il termine e l'etichetta) è costretto a vivere (e a sentirsi rimproverare) nella sua già di per sé difficile carriera artistica.

Quinto, il Settimo: L'Inquilino del Vicolo Cieco, racconto di Paolo Di Orazio, è tra i più significativi dell'antologia. In questa storia, infatti, la paura è comunicata in forma quasi "visiva", grazie a descrizioni, similitudini e particolari stranianti che riescono a cogliere le sensazioni angosciose nei loro vari contenitori.

La Grande Stanza, di Ann Beccamorti offre una storia molto attuale in un racconto gradevole, in forma di memoria, nel quale il vero protagonista è proprio il meccanismo incontrollabile (e imprevedibile) della paura. L'oggetto delle "memorie" del narratore ha tolto il sonno almeno a un paio di generazioni (e si appresta a infastidire una terza).

Le bambole di pezza hanno da sempre suscitato una certa diffidenza, quasi fossero feticci portatori di incubi e sventure. Nel racconto di Gordiano Lupi, La Bambola di Pezza, ricorrono le paure legate agli oggetti dell'infanzia, visti però con gli occhi degli adulti. Il mezzo ideale per descrivere il "male".

La paura non è però relegabile esclusivamente all'universo simbolico tradizionale. Un procedimento di mitopoiesi e di recupero dell'attuale nel tradizionale è il racconto Snuff Movie, di Marco Vallarino. L'orrore è espresso da un linguaggio misurato e volutamente distaccato, che riporta dal punto di vista dell'osservatore partecipante un'asettica cronaca di una situazione aberrante e "malata".

Queste storie sembrano confermare quanto si diceva all'inizio, ossia che l'unico mezzo a disposizione per "gestire" la paura sia non valutarne le conseguenze, ma le cause contingenti, anche se proprio la consapevolezza di non potersi sottrarre agli effetti – di non poter relativizzare – coinvolge tutti in una stessa storia in cui non esistono certezze, valori assoluti o terapie universalmente efficaci.

Ognuno domina la paura come può. Se può. Altrimenti si abbandona al suo effetto, evitando di fare emergere l'istintivo atteggiamento di ripudiare del tutto questa emozione, rimuovendola.

 

a cura di Alba Petrella

(recensione estratta da www.insidehorror.it)

 

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