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I PENSIERI DI LAIKA scritto da Cristiano Biondo
This monkey goes to heaven.
La calotta rigida si piegò, chiudendosi in un soffio elastico. I motori a propulsione si accesero, blu e rossi nella notte buia. Il braccio metallico rilasciò la sua presa sulla capsula snella e lucente. Un altro braccio più grande la riposizionò sulla rampa di lancio, come a carezzarla. L'occhio metallico del silos si schiuse automatico sul cielo. Qualche albero sfiorò con i suoi rami gelati quella strana creatura rossa senza fronde. Dall'oblò si affacciò un muso terrorizzato che mostrò le gengive. Uomini con camici bianchi staccarono per un attimo lo sguardo dagli schermi dove scorrevano placidi mari ininterrotti di caratteri cirillici, si voltarono verso le ampie vetrate del laboratorio, e guardarono la navetta sparire nella volta celeste; quel minuscolo missile stava raggiungendo veloce le stelle che loro avevano solo studiato. I soldati si rialzarono il bavero nella guardiola gelata, un generale fece il saluto impettito nella divisa verde. Il laboratorio luccicava nell'immensità della steppa siberiana come un nuovo tempio; la foresta friniva salutando buia con il luccichio di tanti piccoli occhi animali che fuggivano da un ramo all'altro per salutare il percorso strano di una nuova stella. La scia biancastra rimase a lungo impressa nel buio, poi lentamente si sfaldò e il vento pronunciò le ultime parole di commiato. Il cucciolo di scimpanzé cominciò a urlare quando la compressione della velocità diventò insopportabile. Le pupille rosse si gonfiarono fino quasi a esplodere dalle orbite. Poi pian piano quelle urla si acquietarono trasformandosi in un lungo e sottile mugolio. Le due cinture di cuoio bruciavano roventi sul petto rosso. Dall'oblò non aveva mai visto una notte così nera, tante lingue di fumo e fiamme sfrigolavano sulla silhouette rossa della navetta. La scritta CCCP scompariva e appariva al suo sguardo nascosta da bave di ghiaccio che scivolano sui serbatoi liquefacendosi in prossimità delle gole roventi dei reattori. Laika chiuse gli occhi e respirò piano, il suo petto ricoperto da lunghi peli neri pulsava ora lento e quieto. - Vado dalla mamma - pensò e già le palpebre ispide si chiudevano in un sonno ristoratore. I macchinari brillavano dalle anguste pareti metalliche scandendo strani bip bip che ora non la impaurivano più. Con una zampina si sfregò piano il piccolo muso, sbatté due volte gli occhietti scuri e riposizionò la coda sul sedile. Ora poteva finalmente dormire. Il silenzio eterno dello Spazio accoglieva quella strana scatola di metallo. Le correnti dinamiche cominciavano a far oscillare la navetta; piccole scosse, poi piccole piogge di meteoriti bussarono sulla calotta. Un crepitio che Laika ricordava come la pioggia che rovistava nella foresta. Poi le pareti cominciarono lentamente a sfumare come nei sogni, lassù quando dondolava sui rami della foresta nella prima brezza pomeridiana. Prima i macchinari cominciarono a bollire poi a contorcersi, accartocciandosi come carta. L'abitacolo fu invaso da alte lingue di fuoco. Poi il puntino bianco scomparve dagli schermi quadrettati degli scienziati. Nello Spazio tornò il silenzio.
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