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IL PRIGIONIERO scritto da Gordiano Lupi
Anche questa sera è finita, come sempre. Rimango in attesa di notizie e guardo le stelle brillare nel cielo. Mi preparo al momento di riposo, non mi resta altro da fare, perché adesso scenderà il buio infinito a coprire vecchi e passati pensieri. La notte travolge con un manto spettrale tutte le case del piccolo porto. Uomini e donne al desco, in attesa di brevi ritorni, recitano parole e si raccontano la loro solita vita con sguardi silenziosi. Conto gli attimi che mi separano dagli attimi successivi. Un aereo sorvola la mia postazione, il rumore mi scuote, poi tutto torna normale ed il silenzio ricopre i luoghi ormai familiari. "Come sono capitato in questo posto?" Mi chiedo mentre preparo il giaciglio nella mia guardiola sul porto e sistemo le mie cose per affrontare le nuove giornate, che mi attendono silenziose come la mia vita. Ricordo soltanto di essere stato deportato da un drappello di soldati in uniforme grigia, uomini con gli occhi a mandorla e dalle espressioni dure. Non avevo compreso una parola. Solo che dovevo partire, lasciare le mie consuetudini e la mia casa sui monti. Mi avevano messo di guardia a questo piccolo porto, dove mi sembrava che contare le stelle della notte fosse la mia unica possibile divagazione culturale. Chi ero? Quale tipo di vita avevo fatto sino a quel momento? Non lo sapevo, non lo rammentavo più. Probabilmente ero stato vittima di un lavaggio della memoria. Sembrava che mi avessero cancellato il passato ed i ricordi con una spugna bianchissima. Adesso ero soltanto un prigioniero. Ma di chi? E soprattutto qual era la mia colpa? Improvvisamente dei rumori disturbarono i miei soliti pensieri. Erano dei tonfi violentissimi, quasi che il mare fosse stato in collera con gli uomini e battesse con forza quella costa dove ero stato confinato. Un soldato gridò con voce gutturale frasi in una lingua incomprensibile. Cosa stava succedendo? Mi affacciai alla finestrella, che mi permetteva di spiare cosa accadeva nel mondo. In lontananza vidi uno spettacolo surreale, composto da un gruppo di giganteschi serpenti che assalivano un battaglione di soldati con gli occhi a mandorla. Gli uomini abbandonavano i fucili e fuggivano spaventati in ogni direzione. Il mare cambiò colore e divenne verde, sommerso da quella moltitudine animalesca, che stava venendo fuori dagli immensi flutti. I soldati si stavano avvicinando alla mia postazione. Cosa cercavano da me? Dal giorno della mia cattura non avevo avuto alcun contatto con nessun uomo, neppure sapevo bene quale aspetto avessero i miei aguzzini. Tre di loro irruppero con violenza nella cella. Li guardai esterrefatto. Erano identici, parevano tre gemelli siamesi, con il viso di colore giallo, gli occhi a mandorla e lo sguardo perso nel vuoto. Mi presero senza fare troppi complimenti e mi condussero sulla riva del mare. I serpenti giganteschi si facevano sempre più vicini. Fu qui che i soldati si tolsero la maschera e mostrarono i loro volti immondi e satanici. Ero in mezzo a dei mostri, in un mondo surreale che non riuscivo a comprendere. Cosa sarebbe accaduto? L'aspetto di quegli esseri era terrificante. Avevano il naso adunco e gli occhi scavati nelle orbite come dei teschi, il loro corpo era completamente coperto di peli e solo adesso mi accorgevo come procedevano camminando a quattro zampe. Mi legarono ad un palo, toccandomi con quelle loro mani umidicce, quindi si ritirarono e attesero. Il gruppo dei serpenti si avvicinava minaccioso. "Mi divoreranno - pensai - mi faranno a pezzi!" Non riuscii a pensare al mio passato, perché non avevo un passato. O meglio, di certo l'avevo, ma quegli esseri diabolici mi avevano lavato l'anima e mi avevano gettato in un ruolo incomprensibile senza tempo e dimensioni, rubandomi alla mia vita quotidiana. Il capo dei bestioni si avvicinò al mio corpo e mi annusò a fondo con le sue narici enormi. Ritrasse il capo spaventato. Probabilmente non avevo un buon odore, c'era nei miei pori qualcosa che lui non conosceva, di selvatico, di uomo di un altro mondo e la diversità lo faceva temere. Si ritirarono tutti con un gran frastuono d'onde. Gli esseri orribili tornarono fuori dai loro covi sotterranei e mi liberarono portandomi trionfalmente alla mia casupola sul mare. Avevo finalmente compreso quale sarebbe stato il mio ruolo in quella vita. Adesso sarei stato tranquillo sino al prossimo attacco.
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