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STORIA DI CALZAMAGLIE?

scritto da Barbara Tarn

  

 

Baldo si specchiò nella cornice riflettente rinascimentale con una certa soddisfazione. Non male, si disse. Occhi azzurri, labbra piene, nasino carino, zigomi alti, mascella squadrata ma glabra, corti capelli biondi e il giustacuore di velluto blu che faceva risaltare il colore degli occhi. Gran bel ragazzo, si ripeté soddisfatto mettendosi il cappello. Si staccò dalla contemplazione del suo corpo magro e muscoloso e si mosse per uscire, con la calzamaglia bicolore che gli fasciava le gambe e gli metteva in evidenza il pacco. Gran cosa la moda del Rinascimento dopo l’oscura barbarie del Medioevo. Fatta apposta far risaltare la bellezza di uno come lui.

Uscì dal palazzo in cui viveva con la sua nobile famiglia e si avviò per le strade. I suoi aristocratici amici lo accolsero con lazzi e battute e Corso gli sorrise con aria complice. Moro, occhi neri e carnagione olivastra che gli dava un’aria vagamente orientale, Corso era ufficialmente il suo migliore ed inseparabile amico. Ufficiosamente erano anche amanti, ma ne erano al corrente solo pochissime e fidate persone. C’erano insinuazioni in giro, ma nessuno aveva le prove perché entrambi sapevano essere molto discreti.

La loro relazione era iniziata per gioco durante l’adolescenza e proseguiva felice nella loro giovinezza. Entrambi schivavano abilmente matrimoni e doti, invadenti fanciulle e pressanti genitori. Erano così allegri e simpatici che alla fine li lasciavano stare e loro portavano avanti tranquilli la loro dolce storia.

Mentre chiacchierava nella piazza cittadina, lo sguardo di Baldo venne catturato da un altro gruppo di giovani in calzamaglie multicolori e si focalizzò su un adolescente biondo con un sorriso shock. Calamitato da quella vista, Baldo non riuscì più a distogliere gli occhi.

- Ehi – lo richiamò Corso.- Lascia perdere, quello è un de’ Negri. Tuo padre ti ammazza se scopre che frequenti un rampollo della vostra famiglia rivale.

- Lo conosci?- chiese Baldo interessato.

- Lapo de’ Negri, sedici anni – rispose Corso con aria paziente.- Lascialo perdere, Baldo, non cacciarti nei guai!-

“Quanto sei carino, Lapo!” pensò Baldo incantato. Corso alzò gli occhi al cielo. Quando Baldo andava in fissa per qualcuno non c’era niente da fare. Solo che stavolta rischiava sul serio.

Baldo cominciò a tenere d’occhio la causa delle sue brame, cercando di cogliere il momento giusto per rivolgergli la parola. Una festa in maschera? Banale, mica erano Romeo e Giulietta. Andare sotto il suo balcone e chiamarlo? Peggio che mai! Finché la fortuna gli venne incontro: un giorno tornando da una passeggiata fuori città per raccogliere fiori di campo, lo trovò seduto su un muretto con i piedi penzoloni e l’aria vagamente annoiata. Forse stava aspettando i suoi amici, che magari tardavano.

“Signore, falli tardare ancora!” pensò Baldo nascondendo il suo sorriso dietro al mazzo di fiori, incantato da quel broncio infantile.

- Ciao – salutò quindi tornando serio.

Lapo lo guardò con aperta curiosità.

- Ciao – rispose.- Tu sei lo strafico che respinge tutte le sue spasimanti?-

Baldo arrossì ed esitò, colto di sorpresa.

- Tu che ne sai?- chiese guardingo.

- Me l’ha detto Lisetta – disse Lapo tranquillo.- Secondo lei preferisci suo fratello Corso a tutte le donne del mondo. E’ vero?

- Lisetta è una graziosa e cara ragazza, ma farebbe meglio a farsi gli affari suoi – brontolò Baldo contrariato.

- Ma è vero o no?- insisté Lapo con curiosità adolescenziale.

- Che vuoi che ti dica – sospirò Baldo.- Non lo so. Non dovrei neanche rivolgerti la parola e sto qui a disquisire con te di argomenti fin troppo intimi per due che si conoscono appena. Tu sai chi sono, vero? Voglio dire, a parte quello che ti ha detto Lisetta…

- Sei l’unico erede degli Alfieri – rispose Lapo malizioso.- Mio padre dice che dopo di te non ce ne saranno altri per cui la rivalità fra le nostre famiglie finirà automaticamente. Dice che non ti sposerai mai e questo concorda con ciò che dice Lisetta, non credi?

- Mi sposerò, prima o poi, forse – corresse Baldo annoiato.- Magari per far tacere tutti quanti e mettere fine a queste basse insinuazioni. Comunque non ho intenzione di portare avanti la rivalità con voi, se tu sei d’accordo.-

Lapo ci pensò su.

- Okay – disse infine con un luminoso sorriso.- Amici all’insaputa dei severi genitori!

- Magnifico.-

Si scambiarono una virile stretta  di mano. Baldo aveva voglia di coprirgli il volto di baci, ma si trattenne. Delizioso fanciullino, era decisamente affascinante!

Una musica idilliaca sottolineò i successivi incontri, le risate mute, i primi piani dei loro sorrisi sullo sfondo del viso serio e preoccupato di Corso che osservava in silenzio.

La colonna sonora si spense lentamente su loro due in un fienile, stesi sul fieno a guardare i travi del soffitto, sorridenti e sognanti. Baldo si sollevò su un gomito per osservare il suo giovane compagno. Il cuore gli batteva forte nel petto. Lapo girò gli occhi per guardarlo, consapevole, e il suo sorriso si accentuò in maniera invitante. Baldo si chinò ad assaporare le sue labbra e la sua lingua in un lungo bacio appassionato. Istintivamente strinse a sé l’adolescente efebico, affondando le dita nei suoi corti capelli biondi.

- Basta!- sussurrò Lapo senza fiato spingendolo indietro.- Vuoi soffocarmi?

- No, voglio sommergerti – rispose fervidamente Baldo, inondandogli il viso e il collo con una pioggia di piccoli baci. Lapo rise e permise a Baldo di sbottonargli il giustacuore, senza aiutarlo, ma anche senza opporre resistenza. Lo lasciò fare e Baldo scoprì lentamente il petto glabro, esplorandolo con le dita e con le labbra e soffermandosi a succhiare i capezzoli rosa. Lapo cominciò ad avere problemi di respirazione.

Baldo lo sollevò a metà per sfilargli del tutto camicia e giustacuore e Lapo abbandonò la testa all’indietro, sopraffatto dal languore. Baldo lo rimise giù e lui chiuse gli occhi mentre l’altro iniziava a slacciargli la calzamaglia bicolore. Un brivido lo attraversò mentre giaceva nudo nel fieno con un uomo vestito chino su di lui a dargli piaceri mai provati.

Baldo esplorò con passione il giovane corpo arrendevole sentendo l’erezione premergli nella patta. Ma non poteva spogliarsi con Lapo, non ancora. Lapo era etero, poteva accettare un pompino da lui, ma non era certo disposto a molto altro.

“Mi sfogherò con Corso” si disse per consolarsi mentre il ragazzo veniva nella sua bocca con un gemito. In realtà Corso ormai non lo eccitava più.

Tornò a casa in stato di grazia. Era a buon punto, presto Lapo avrebbe ceduto su tutta la linea e sarebbe stato suo.

- Tu ti illudi – gli disse Corso serio. Era venuto a trovarlo come ogni giorno e non mancò di ascoltare pazientemente il suo sfogo.- Lui non è uno di noi e non lo sarà mai.

- Sono sicuro che mi ama, anche se non lo sa ancora – ribattè Baldo deciso.- Io lo cambierò. Posso sedurlo. E’ giovane e inesperto, cederà.

- Tu ti illudi – ripetè Corso.- Lui non ti ricambierà mai.

- Sei geloso!- esplose Baldo furioso.- Perché lui è più carino di te!

- Sarà anche più carino, ma è etero – disse Corso spietato.

- Oh, uffa!- Baldo si imbronciò.- Certe volte ti odio!

- Cerco solo di tenerti con i piedi per terra – ribatté Corso intenerito.- Vieni qui.- Lo attirò a sé.- Lapo ti ha lasciato fare, ma questo non significa che si è arreso. Non ti ha toccato. Ci penso io a farti un po’ di coccole.

- Purr – disse Baldo con un sorriso di gratitudine, ranicchiandosi tra le braccia del suo amante.

Corso gli carezzò il collo e la nuca, baciandolo a lungo. Stavolta fu Baldo a lasciarsi spogliare e toccare con sospiri di gratitudine. Ma anche mentre faceva l’amore con Corso il suo pensiero si focalizzava a tratti sul visetto di Lapo; era proprio partito. Povero Corso, non gli riusciva neanche di concentrarsi su di lui!

Baldo si sforzò di riaprire gli occhi e di guardare in faccia il suo amante. Gli occhi neri lo avvolsero in un lungo sguardo paziente. “Lo so che pensi ad un altro, ma io ti amo lo stesso” sembravano dire. Tanta dedizione meritava un premio. Baldo baciò la pelle scura di Corso che faceva sembrare Lapo ancora più bianco e cercò di ritrovare le sensazioni che il corpo del suo amante gli dava da anni. Corso era più alto di Lapo e decisamente più virile, benché anche il suo petto fosse glabro. Baldo si divertì a cercare le differenze tra due giovani così diversi.

- Lapo è pieno di piccoli nei – osservò divertito.

- Stai zitto, scemo – ribatté Corso chiudendogli la bocca con la sua.

Baldo pensò deliziato che Corso era decisamente meno passivo: non stava lì fermo a subire con gli occhi chiusi e piccoli gemiti inconsci, ma ricambiava coccole e carezze con tenerezza.

“Forse Corso ha ragione” si disse addormentandosi contro l’amante. “Lapo non è uno di noi.”

Fine primo tempo

 

Secondo tempo

Baldo scese in piazza canticchiando. Smise rendendosi conto delle occhiate e delle risatine che lo accompagnarono per tutto il percorso. Anche i suoi amici parvero avvolgerlo in sguardi sospettosi. Corso stava serio e ad occhi bassi, grugniti ostili risposero al suo saluto.

- Che ho fatto?- protestò lui.- Di che mi si accusa?!

- Lapo de’ Negri ha raccontato in giro quello che gli hai fatto nel fienile – rispose uno sprezzante.- Ci fai un po’ schifo, Baldo, da te non ce lo saremmo mai aspettato!

- Certo questo spiega perché tutte le nostre sorelle e cugine sono state da te rifiutate!- aggiunse un altro polemico.- Avresti anche potuto dircelo, però!

- Ma io…- cominciò Baldo interdetto.

- Già, quella volta che siamo andati a farci il bagno al fiume hai goduto, eh?- saltò su un terzo.- Magari hai delle mire anche su di noi! Confessa!

- Che schifo fare un pompino a Lapo de’ Negri!-

L’unico che non fiatava era ovviamente Corso che continuava a tenere gli occhi bassi e a fingere di non sentire. Baldo indietreggiò di fronte all’aggressione di parole e serrò le labbra per frenare le lacrime. Begli amici! Voltò loro le spalle e se ne andò depresso, chiedendosi perché accidenti Lapo aveva divulgato una cosa così privata.

“Lui non è uno di noi” disse la voce di Corso dentro di lui. Questo non giustificava il suo comportamento. Perché lo aveva lasciato fare? Per prendersi gioco di lui? Per portare a suo padre la prova tanto attesa? “Per curiosità” non sembrava più la risposta adatta.

Una lacrima solitaria scivolò sulla guancia sbarbata di Baldo. Forse non era andata come dicevano gli altri. Doveva parlare con Lapo.

Si trovò a scalare il muro di palazzo de’ Negri e a saltare nel giardino dei medesimi. Non c’erano cani da guardia, ma doveva comunque stare attento a non farsi vedere. L’odio tra Alfieri e de’ Negri era tale che se fosse stato riconosciuto avrebbero anche potuto linciarlo. Soprattutto ora che Lapo lo aveva sputtanato pubblicamente. Strano che la notizia non fosse ancora arrivata all’orecchio di suo padre, Baldo aveva quasi timore di tornare a casa: il suo nobile genitore non era certo tenero con i froci, soprattutto visto che aveva un solo figlio maschio; non poteva permettersi un rampollo invertito. 

Baldo riuscì ad arrivare inosservato al palazzo. Per un’incredibile coincidenza dovuta a un’ottima sceneggiatura, Lapo era alla finestra della sua stanza, che si trovava al primo piano, e guardava lontano.

- Lapo!- chiamò Baldo senza urlare troppo.

Il ragazzo vide la macchia bianca, azzurra e bionda tra i cespugli e sorrise.

- Che ci fai qui, vuoi morire?- esordì.

- Scendi, ti devo parlare!- ordinò Baldo col suo tono basso ma udibile. Lapo si sporse con la camicia semiaperta a mostrare un generoso triangolo di pelle.

- “Non dovrei neanche parlarti”- lo scimmiottò.- Siamo nemici, ricordi?

- Scendi!- insistè Baldo.- Me lo devi, dopo che mi hai esposto al pubblico ludibrio!

- Io non ti devo proprio niente – ribatté Lapo. E scomparve dal quadrato della finestra. Baldo imprecò. Non poteva credere che quel ragazzino fosse così stronzo e avesse approfittato così bassamente dei suoi sentimenti. Si morse le labbra mentre tentava di decidere se scalare un altro muro, più liscio e senza rampicanti, o lasciar perdere e andarsi a leccare le ferite altrove.

Un attimo dopo Lapo era vicino a lui, con la camicia sciolta sulle calzamaglie bicolori e l’aria rassegnata. Baldo trasalì visibilmente e si ritrovò a contemplarlo senza parole.

- Smettila di fissarmi, parla, che vuoi!- scattò Lapo innervosito.

Baldo riprese il controllo dei suoi ormoni impazziti e si schiarì la gola.

- Dimmi perché l’hai fatto – disse serio.- Cioè, perché mi hai lasciato fare?

- A, ero curioso. B, mio padre voleva le prove della tua inversione – rispose Lapo pratico.- Non mi sono certo compromesso anch’io permettendoti di fare ciò che hai fatto.

- Meriteresti una punizione – brontolò Baldo.- Dovrei farti vedere che so anche essere più attivo. Mi fai pentire di averti rispettato.

- Oh?- fece Lapo scostandosi un ciuffo biondo dal viso.- E cosa vorresti farmi?

- Non provocarmi – minacciò Baldo.- Non sono sempre tenero e gentile come la volta scorsa. Tu mi hai ferito.

- Poverino – commentò Lapo.- Mi basta alzare un po’ la voce e tu sei morto, lo sai?

- Sei un mostro – dichiarò Baldo imbronciato.- Un mostro col viso d’angelo.-

Lapo gli sorrise malizioso, lasciando scivolare la camicia giù da una spalla con una mossa sensuale.

- E tu sei solo un frocio – rispose angelico.- Vattene o urlo.-

Baldo esitò, combattuto.

- Non finisce qui – concluse puntandogli contro l’indice. Lapo annuì con strafottenza. Baldo se ne andò col cuore a pezzi.

Vagò per la città senza ascoltare i mormorii che accompagnavano il suo incedere. Il suo stomaco brontolante lo spinse a tornare verso casa, di malavoglia e depresso. Sapeva che il peggio doveva ancora venire. Infatti suo padre lo aspettava al varco con un cipiglio che non prometteva niente di buono.

- Tu, figlio disgraziato, ti sposerai alla fine del mese!- annunciò truce il conte Alfieri.- E se non mi darai un erede nel giro di un anno, ti riterrò personalmente responsabile! Volevo maritarti a Lisetta, ma tu e Corso non me la raccontate giusta, perciò ho deciso di interrompere i rapporti con quella famiglia, col loro consenso, naturalmente. Quindi da oggi tu e Corso avete il divieto di rivedervi. La sposa che ti ho scelto è Matilde de’ Angeli. E se ti consola anche Corso si sposerà quanto prima. E’ tutto chiaro?

- Sì, padre – mormorò lui a testa bassa.

- Ora vedremo di correggere la tua brutta abitudine – continuò suo padre, arcigno.- Ogni volta che avrò il sospetto che tu frequenti qualche maschio a scopo sessuale, ti punirò. Quindi attento a quello che fai! La tua scappatella col figlio del mio nemico ha superato tutte le nefandezze, questo non lo dovevi proprio fare! Mi hai disonorato proprio con un bastardo de’ Negri, ti rendi conto?! Inginocchiati!-

Con un sospiro Baldo si inginocchiò davanti al padre che lo spinse carponi e gli denudò il posteriore. Il conte Alfieri amava molto sculacciare la sua prole. Baldo pensò che però ormai era un po’ cresciuto per continuare a subire e che forse era ora di ribellarsi.

Il dolore sordo e improvviso lo lasciò senza fiato mentre suo padre lo sodomizzava col suo bastone da passeggio. Rantolò, temendo di svenire e stringendo quindi i denti per resistere. Suo padre infierì brevemente, poi lo lasciò andare. Baldo si accasciò a faccia in giù, stordito e sconvolto da quella nuova punizione.

- Spero che ti sia passata la voglia di prendere roba su per il culo – disse suo padre brusco.- Avrai questo trattamento ogni volta che sarai meno che irreprensibile!-

Il nobile signore uscì a grandi passi, lasciando il figlio alla sua sofferenza.

Baldo si trascinò a letto, affranto, e mangiò appena il cibo portatogli dal suo solerte servitore, che ovviamente era al corrente del suo vizietto.

- Signore, vuoi che porti qui Corso di nascosto?- suggerì premurosamente il ragazzo.

- No, voglio stare solo – rispose Baldo rannicchiandosi sotto le lenzuola. Tra l’altro si sentiva esausto.

Si addormentò sognando Lapo, il suo sorriso sfrontato e malizioso, la sua pelle bianca vicino a quella più scura di Corso che lo guardava con disapprovazione. “Lui non è uno di noi”.

Si svegliò di soprassalto. Qualcuno stava lanciando sassolini contro la sua finestra per attirare la sua attenzione. Si alzò, ancora un po’ indolenzito, e si affacciò, speranzoso. Era Corso, invece. Invece? Certo che era Corso, chi si aspettava, Lapo? Tuttavia Baldo non nascose la sua delusione.

Corso gli fece cenno di scendere. Baldo scosse la testa, depresso.

- E dai!- bisbigliò Corso nel silenzio della notte. La camera di Baldo dava sulla strada e poteva passare qualcuno da un momento all’altro.

- Arrivo.- Baldo sospirò e si vestì in fretta. Sgusciò fuori dalla porta della servitù e raggiunse Corso nella stalla.

- Mi dispiace per oggi – esordì Corso con voce normale dato che non c’era pericolo di essere uditi.- Me lo aspettavo da quello stronzetto.

- Io no – disse Baldo imbronciato.- Non si è neanche pentito.

- Te l’ho detto, lui non è uno di noi – ribatté Corso paziente.

- Sì, lo so – fece Baldo acido. Corso sorrise, per niente offeso.

- Come stai?- chiese.

- Col culo rotto, grazie a mio padre – brontolò Baldo toccandosi inconsciamente le natiche.

- Ti si potrebbe rispondere che ce lo avevi già – osservò Corso ridendo.- Vuoi un massaggino?- propose quindi con aria invitante.

- Come fai a sopportarmi?- rispose Baldo con scontrosa gratitudine.

- Ti amo – disse Corso con un sorriso attirandolo a sé.

Baldo si lasciò spogliare e carezzare la parte lesa, sospirando beato tra le braccia del suo amante. Doveva proprio togliersi dalla testa quel piccolo bastardo di Lapo. Corso era dolcissimo, innamorato, sensibile… insomma, tutto quello che lui poteva desiderare (facendo attenzione a non farsi beccare da suo padre), perché continuare a perdere tempo con uno che non solo non lo voleva, ma inoltre doveva pure disprezzarlo parecchio?

- Il tuo vecchio che dice?- domandò Baldo incuriosito riaprendo gli occhi dopo l’orgasmo.

- Sospetta, ma non ha le prove – rispose Corso divertito.- E’ stato pienamente d’accordo col tuo sull’interrompere i nostri rapporti, però. Non si fidano di noi, non capisco perché.

- Già, chissà come mai!- ridacchiò Baldo.- Toccherà vedersi di nascosto, e tutto per colpa di quel piccolo stronzo!

- La colpa è primariamente tua – corresse Corso risparmiandogli l’aggiunta: “Io te l’avevo detto!”. Baldo fece una smorfia disgustata.

- Me la pagherà – si ripromise.- Sodomizzato con un bastone da passeggio per colpa sua! Non gliela perdono!

- Almeno ti è passata la cotta!- lo derise Corso.

- Scemo – ribatté lui abbracciandolo.

Tornò silenziosamente in camera sua poco prima dell’alba, e ricominciò a pensare a Lapo. Continuava a ripetersi che doveva vendicarsi per coprire un impellente bisogno di rivederlo. Solo che non sarebbe stato facile avvicinarlo finché aveva gli occhi di tutti puntati addosso.

Mancava poco al temuto matrimonio quando gli capitò l’occasione. Stava tornando da uno dei suoi giri per campi a raccogliere fiori quando incrociò Lapo da solo. Il ragazzo lo salutò appena, assorto in chissà quali pensieri e certo già dimentico dell’accaduto, ma lui si guardò subito intorno: nessuno, e a pochi passi una casupola abbandonata. In un attimo prese la decisione, proprio mentre Lapo passava davanti alla porta sfondata.

Baldo corse dietro al ragazzo e gli piombò addosso, spingendolo nella baracca, incurante delle sue proteste. Nella foga rotolarono entrambi per terra e Baldo riuscì ad immobilizzare il ragazzo, chiudendogli la bocca con la sua. Lapo si agitò sotto di lui, cercando di liberarsi. Baldo lo spogliò senza tanti complimenti e lo girò sulla pancia, desiderandolo come non mai.

- Baldo, lasciami, sei impazzito?- protestò Lapo sentendosi però improvvisamente debole davanti a quella dimostrazione di forza.

- Stai zitto – ribatté Baldo eccitatissimo, slacciandosi le calzamaglie. Gli sollevò il bacino e lo penetrò senza esitazione, incontrando meno resistenza del previsto, malgrado il guaito di protesta del ragazzino.

- Mi fai male!- gemette Lapo, mentre in realtà un sottile piacere si insinuava in lui. Baldo cominciò a masturbarlo mentre lo fotteva e vennero contemporaneamente con un rantolo di soddisfazione.

Baldo si lasciò andare contro il corpo caldo di Lapo, di nuovo mite e tranquillo dopo il violento sfogo. Il ragazzino ansimava ancora e Baldo scivolò di lato per permettergli di respirare meglio. Gli passò una mano sulla guancia imberbe e sui capelli sorridendogli con tenerezza.

- Non guardarmi come se mi amassi, mi hai appena violentato!- protestò Lapo imbronciato.

- E non ti è piaciuto?- ribattè Baldo con aria disarmante.

- No – fece Lapo.- Sì – aggiunse scontroso.- Non credevo…- Lasciò perdere. Non credeva che Baldo fosse così. Non credeva che si potesse amare così. Non credeva che si potesse godere così. Non credeva di essere un omosessuale latente che aspettava solo di risvegliarsi.

Baldo sorrise e gli sfiorò la fronte con un bacio. Sembrava leggergli nel pensiero.

- Scappiamo insieme?- propose.

Lapo si girò sulla schiena e fissò il soffitto bucato. Baldo cominciò a disegnargli col dito sul petto e intorno ai capezzoli.

- Dai!- insistè.- Io e te insieme per sempre!

- Io e te?- Lapo lo guardò scettico, poi di colpo sorrise.- Perché no?- convenne abbracciandolo. Stavolta fu lui a baciarlo con passione.

La telecamera zoommò lentamente all’indietro, mostrando i due ragazzi avvinghiati mentre la colonna sonora sottolineava la bellezza del momento, stonando bruscamente sull’immagine che si sfocava e spariva come se la pellicola fosse andata improvvisamente a fuoco.

- Cazzo!- esclamò Beatrice furiosa.- Odio quando questa stupida macchina si rompe proprio sul finale!-

Lanciò un’occhiata inviperita al videoregistratore di pensiero che le aveva rovinato tutto il lavoro della giornata.

- Uno fa tanta fatica a pensare la storia e guarda qua!- brontolò riavvolgendo il nastro per controllare cosa era venuto.- Dovrò ripensare tutta la scena finale!-

Non che le dispiacesse, immedesimarsi in Baldo era il suo passatempo preferito. Si scollegò dalla macchina con un sospiro. L’auto-cinema era una bella invenzione, che permetteva a chiunque di immaginarsi i propri film, di interpretarli o farli interpretare e registrarli su nastro per poi rivederli o farli vedere, ma ogni tanto la stupida macchina faceva cilecca rovinando intere scene. Essere un regista virtuale era decisamente faticoso a volte!

Beatrice stava visionando il materiale quando rientrò Sandro. Il suo compagno era tutto fuorché glabro ed efebico come i giovanotti che piacevano a lei. A volte lei si chiedeva come mai la loro relazione andava avanti indisturbata, a parte qualche sano battibecco. Tipo quando a lui cascavano gli occhi sulle videocassette di lei. Beatrice non fece in tempo a spegnere tutto che lui già aveva notato cosa succedeva sullo schermo.

- Ancora!- esplose subito.- Ma la fai finita con questi frocetti che si inculano a vicenda?! Non riesci proprio a pensare a una storia normale?!

– Oh, senti, non lo devo mica vendere – sbuffò lei, rinunciando a stoppare la macchina visto che ormai la frittata era fatta.- Ogni tanto mi piace pensare quello che mi pare, va bene?

- Ma ti rendi conto delle cazzate che hai infilato in questa tua interpretazione del Rinascimento E degli uomini, froci o etero che siano?!- insisté lui imbufalito.- E poi sempre co’ ‘sti ragazzini efebici, che palle!

- E’ solo una storia inventata per divertirmi, che io ti faccio la critica non richiesta delle tue?- si difese lei.

- Ho capito, ma ti pare normale che ti immedesimi in un UOMO?!- ribatté lui.- Sei una DONNA, cazzo, quando ti rassegni?! Se non ti sta bene il tuo sesso, operati!

- Se volevo cambiare sesso lo avevo già fatto – fece lei acida.- Mica devo aspettare che me lo dici te!

- Bene, allora cerca di immaginarti cose un po’ più normali!- disse lui truce.- Sennò non venderemo mai i nostri prodotti. Mi rifiuto di continuare a creare con te se non ti ridimensioni un po’, brutta megalomane!

- Oh, ti ho detto che QUESTO NON LO VENDO, VA BENE?!- si arrabbiò lei.- E’ la  MIA fantasia erotica e ci faccio quello che mi pare! Che ti dico qualcosa quando ti immagini i tuoi pornazzi? Pensi che non lo so chi è la tua immedesimazione preferita? Chi è senza peccato scagli la prima pietra!

- Oh, per favore!- fece lui disgustato dalla citazione.- Fai come ti pare, depravata. Immaginare di essere un uomo e per giunta frocio, giusto te, guarda! Al tuo confronto io sono un angioletto!

- E allora? Ognuno ha le sue perversioni e io non vado a urlare le tue ai quattro venti!- strillò lei.- Sei geloso perché non sei come i bonazzi dei miei sogni!

- Scordatelo, non vorrei mai essere un efebo come quelli che piacciono a te! Sono un uomo vero, IO!

- Ancora!-

Il nastro continuò a scorrere indisturbato sulle pene amorose di Baldo Alfieri. Sul tavolino di vetro c'erano dei soprammobili di varia foggia e grandezza. La discussione proseguì mentre iniziavano a volare i primi ninnoli.

- Ma perché litighiamo?- si lamentò infine Beatrice esausta, lasciandosi cadere sul divano.- Cioè perché restiamo insieme?

- Perché ci amiamo?- suggerì Sandro buttandosi sulla poltrona di fronte, attento a non calpestare i cocci di un vaso rotto.- Forse dovremmo evitare di distruggere casa quando discutiamo.

- Però è un piacere sfogarsi – ammise lei con un sospiro.- Vieni qui, dai. Prometti che non ti guardi più i miei superprivati senza il mio permesso. Ti ci arrabbi e basta!

- Va bene – brontolò lui raggiungendola sul divano.

- Che notizie porti?- domandò lei accoccolandosi contro di lui.

- Sono stato alla TV, non ci crederai, ma vogliono una storia d’amore per non so quale stupida ricorrenza – sospirò lui stiracchiandosi annoiato.

- Credevo non andassero più di moda!- si stupì lei.- Che ci inventiamo adesso?

- Proviamo a ricordare come eravamo?- suggerì lui.- Anche se la nostra non è proprio una storia d’amore tradizionale…

- Scemo – disse lei prima di baciarlo con passione.

  

 

    

   

Barbara Tarn

Sono una fanzinara. Fino ad oggi ho prodotto storie/novelle/romanzi (tutti inediti, sigh, a parte qualche pubblicazione fanzinesca) di vario genere, diciamo avventuroso/romantico? nel passato/presente/futuro. Ultimamente mi dedico soprattutto a Fantasy (sword&sorcery) e fantascienza perché ho creato dei veri e propri mondi (due passati e due futuri) e mi piace incastrare le mie vecchie e nuove storie in questi ambienti. E' una forma di puzzle scritto che mi dà molta soddisfazione, ma sarebbe carino condividerlo con qualcuno!

Inoltre disegno, illustrazioni per le mie storie e fumetti di heroic fantasy (mi sto specializzando in simil-medioevo perché non riesco a rappresentare la tecnologia graficamente). La mia defunta fanza conteneva due fumetti e un romanzo a puntate, il tutto ambientato nel mio doppio mondo fantasy. Era un one-woman-show... l'ho interrotto alla fine del romanzo, anche se continuo i fumetti per i miei poveri lettori che sennò mi uccidono.

 

  

 

 

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