|
|
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |
|
LO SBARCO scritto da Gordiano Lupi
La radio accesa nella stanza diffondeva la solita musica del primo mattino, mentre l’aria fresca di quelle giornate di autunno contribuiva a far recuperare a Giovanni quella carica vitale da tempo smarrita. Solitudine e pensieri erano compagni di quotidiani risvegli, mentre paure ed inquietudini lasciavano il posto a situazioni da tempo modificate sulle strade della vita quotidiana. Giovanni uscì di casa dopo aver compiuto antichi gesti rituali, frutto di notti ormai prive di sogni, come d’abitudine alzò gli occhi verso il mare e lo vide come sempre nero e dipinto di terrore. Da quanto tempo il mare aveva cambiato colore? Cos’era successo? Giovanni ricordava che molti anni addietro, quando suo padre lo conduceva alla spiaggia con una vecchia bicicletta Legnano, il colore delle acque era un bel verde azzurro, a volte più o meno intenso, spesso chiazzato di spuma biancastra, secondo il gioco dei venti. Adesso il colore dominante era il nero, un nero intenso come l’inchiostro, che terrorizzava soltanto a guardarlo. Nessuno si recava più alla spiaggia da tempo e l’arenile era preda di una colonia di rettili dall’aspetto per niente rassicurante. Anche i suoi sogni si erano smarriti. Che fine avevano fatto? Chi li aveva rapiti su quel cielo dai colori oscuri e tetri? Giovanni stava pian piano imparando a non guardarsi più attorno ed aveva appreso a far uso del ricordo e della memoria per sostituire visioni nuove che non lo rassicuravano affatto a ricordi antichi ben più piacevoli. Quando alzava gli occhi verso il cielo sognava di vederlo azzurro e terso, con qualche nube biancastra qua e là, magari con un bel volo di rondini e gabbiani a far da spettacolo ulteriore per due occhi in attesa di piacevoli eventi. Invece quel cielo era nero, di un nero petrolio ed il sole faticava ad uscire sul far del mattino, gli uccelli volavano alti, ma erano solo sinistri avvoltoi, enormi e pericolosi, che spesso si gettavano in picchiata su quei poveri uomini spaventandoli a morte. Cos’era accaduto? Giovanni rammentava che prima dello sbarco tutto era diverso, i ragazzi correvano per strada, si usciva tranquilli per far spese e per andare a lavorare, c’erano famiglie felici... Adesso niente era più possibile. Lo schermo gigante disposto sulla piazza del paese cominciò a materializzare una figura dai contorni sinistri. Era il Jefe Supremo che parlava da quella bocca perennemente sporca di sangue, con quegli occhi sinistri e minacciosi, che incutevano timore e sofferenza. Le comunicazioni del Jefe riguardavano lo svolgersi degli eventi e come la giornata avrebbe dovuto procedere in quel 12 settembre 2001, anno primo dallo sbarco delle truppe di Sua Altezza Imperiale, dominatore di tutte le galassie. Il Jefe avvertiva la popolazione che ci sarebbe stata un’esercitazione militare sul mare di buon mattino, quindi tutti dovevano sottostare a delle indicazioni ben precise di sicurezza, se non volevano subire gravi conseguenze. Giovanni guardò la sua spiaggia di vecchi sogni di bambino. Vide un iguana dall’aspetto sinistro e dalle dimensioni straordinarie che lo spaventò a morte, accanto strisciava un boa gigantesco, mentre il mare portava a riva piccoli polipi neri dai tentacoli acuminati. Che fine aveva fatto la loro vita? Lo sbarco delle truppe imperiali aveva cambiato tutto e non si riusciva più a stare tranquilli in panorama disegnato solo da morte e terrore. Proseguì nella sua strada cercando di non pensare, come da tempo cercava di fare, per non subire brutte sensazioni interiori. Doveva presentarsi al controllo presso il Comando Centrale della Truppa, se non voleva avere dei fastidi ben più gravi. Era l’ora del controllo globale cui tutti gli abitanti dovevano sottostare. Gli invasori temevano ribellioni e si sentivano circondati, perché allo stato attuale lo sbarco aveva interessato solo una parte limitata del pianeta. Lo sbarco aveva portato gli invasori ad impossessarsi di una porzione limitata della Terra, come testa di ponte di futuri ingressi. Era solo questione di tempo, poi altre decine di migliaia di astronavi sarebbero atterrate e di colpo quegli esseri sinistri dalle bocche insanguinate e dai peli fluenti sarebbero stati padroni del mondo. Giovanni venne perquisito da un soldato dalle maniere ruvide e spicce, poi venne rilasciato. Poteva tornare nel suo mondo, che però era talmente cambiato che non sapeva riconoscervi niente. Una cappa di atmosfera negativa lo isolava dal resto del globo: lo scenario era apocalittico, infernale, da lontano sinistre ciminiere fumavano e tutto si confondeva in un’atmosfera di terrore palpabile. Dov’erano i suoi amici? Qualcuno era morto nella difesa del territorio al momento dello sbarco, altri avevano preso il largo per mare, altri stavano nascosti in rifugi in attesa di tempi migliori. Lui no, aveva deciso di vivere come meglio avrebbe potuto quella vita, che non era più la sua esistenza di sempre, ma era la vita che voleva il Jefe e che imponevano quegli esseri che venivano da un mondo lontano. Giovanni cercò Serena, come sempre, l’unica persona al mondo che ancora riusciva a trasmettergli la voglia di sopravvivere. La loro solita piazza sul mare li accolse, abbracciandoli come sempre, pur in un’atmosfera di terrore che si era così rapidamente modificata. Il Jefe poteva distruggere e annientare tutto, ma niente avrebbe potuto far terminare il loro amore. Soldati dall’aspetto sinistro si muovevano lenti e li osservavano minacciosi. I loro volti erano mostruosi, sembravano degli scimmioni giganteschi, con la bocca perennemente arrossata di sangue e gli occhi grigi, vitrei, che parevano perdersi nel vuoto di mille pensieri. Giovanni e Serena si abbracciarono e guardarono come sempre le isole lontane, che perdevano i loro contorni nel mare nero come il petrolio. Navi del Jefe si aggiravano nella rada, serpenti strisciavano sulla spiaggia sottostante, mentre l’esercitazione aveva avuto inizio e si udivano spari da lontano. Il loro amore restava l’unica cosa immodificabile di quel mondo così trasformato, dove i punti di riferimento si stavano perdendo ad uno ad uno. Il desiderio ed il silenzio erano la costante di risvegli impauriti sotto il fragore di mezzi meccanici e macchine da guerra che preparavano future conquiste. Il loro mondo sarebbe pian piano scomparso, la loro gente si sarebbe annullata in un futuro che non avevano scelto, ma che esseri che venivano da un mondo lontano e terribile stavano tristemente costruendo. Giovanni e Serena guardavano senza parlare quel cielo terso così modificato e ricordavano silenziosi i loro giorni d’amore affacciati al parapetto sul mare. Per quanto ancora sarebbero vissuti? Per quanto sarebbero serviti ai piani del Jefe? Uno sparo nel mattino interruppe i loro pensieri. Una fiammata gigantesca arrossò tutte le tamerici della loro piazza sul mare, protese in un sofferente abbandono. Serena cadde a terra in un rapido istante di vuoto e terrore. L’esercitazione del Jefe stavolta riguardava proprio loro, protagonisti terminali di quella situazione assurda. Giovanni provò a fuggire, ma era circondato dal fuoco, si rese conto che Serena non era più con lui e che forse non lo sarebbe più stata, comprese in un attimo che era la fine del suo mondo e che recitava il ruolo di comparsa in un esperimento militare. In uno slancio finale raccolse il corpo esanime di Serena e si lanciò dal parapetto nel mare, in quelle onde che erano state il simbolo della sua vita e che adesso avrebbero rappresentato la fine dei suoi giorni in un palcoscenico così assurdamente modificato dal correre degli eventi. I flutti lo inghiottirono ed aprirono le loro braccia calde ed accoglienti e grande fu la sorpresa di Giovanni quando si accorse che i serpenti erano scomparsi e che il mare era azzurro, del solito colore di sempre. Tutto ciò che era solito vedere di turpe e sinistro erano solo illusioni ottiche comandate dal Jefe ed imposte ai loro occhi chissà da quale infernale meccanismo di condizionamento. Si mise a nuotare con bracciate vigorose evitando gli spari che venivano dalla riva e tentando di portarsi in salvo sull’isolotto vicino, che era solito vedere dal balcone della sua abitazione. Serena era sulle sue spalle e rendeva difficile il cammino, ma non l’avrebbe abbandonata per niente al mondo, mentre si accorgeva con grande sorpresa che i soliti bianchi gabbiani avevano preso il posto dei sinistri avvoltoi. Tutto era come prima, tutto era come i suoi occhi avevano sempre visto, poteva riuscire a cambiare il corso degli eventi, solo continuando a credere che ciò fosse veramente possibile. Serena era ancora viva? La sentiva respirare affannosamente, sentiva che solo lui poteva salvarla e nuotare senza fermarsi era un compito affidato dal destino, per riuscire a compiere un progetto d’amore. Toccò le sponde dell’isolotto, mentre in lontananza la sua amata piazza sul mare prendeva fuoco lentamente. Tamerici riarse dalle fiamme e palme nane si confondevano in un assolato mattinale d’autunno a spari e raffiche di mitra. Un’esercitazione di sangue, un tiro al bersaglio verso un uomo in fuga, che non aveva portato risultato di sorta. Giovanni dette un bacio a Serena. Lei aprì gli occhi e mostrò una ferita nel petto dalla quale continuava a uscire sangue, ma non sembrava cosa da non poter superare. Il loro vecchio mondo era circondato da terrificanti figure e da sinistre sensazioni di sconfitta, ma quell’isola era il loro rifugio sicuro, dove nessuno avrebbe potuto attaccarli. Gli uomini del Jefe non potevano entrare in acqua, perché si sarebbero dissolti come neve al sole, questo Giovanni lo comprendeva solo adesso ed al tempo stesso ebbe chiaro il perché di quella surreale messa in scena sul colore del mare e sui suoi mostruosi abitanti, che in realtà non esistevano. Il Jefe aveva le navi, ma i suoi uomini non potevano sbarcare, perché sarebbero andati incontro all’autodistruzione. Giovanni abbracciò Serena e la baciò in silenzio. Erano soli, sarebbero stati soli per sempre, o almeno sicché qualcosa non sarebbe accaduto di nuovo sotto quel vecchio sole. Il loro mondo stava morendo a poco a poco, loro stessi sarebbero invecchiati senza poter più calpestarlo. Solo il loro amore sarebbe sopravvissuto in quell’isola deserta, circondato da un triste panorama di morte e distruzione. In lontananza il fuoco bruciava i ricordi di una lontana giovinezza.
|
|
home cinema narrativa musica arte misteri articoli interviste link archivioghost news forum album produzioni info |