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LO SPETTRO

scritto da Maurizio Landini

  

 

 "L'amore devasta,

i miei campi di sogno."

 

Lame di luce perforante, attraverso i vetri opachi. Foglie di sole accasciate al suolo, o sugli oggetti muti, dimenticati del padiglione fieristico numero 4. Ogni rumore imbratta l’aria, rimbomba, urla la sua presenza. Vecchi manifesti pubblicitari, manichini senza pudore; il tempo paralizzato dalla polvere. Nel mio orologio da polso solo numeri insignificanti. Inseguo le mie orme sul polistirolo, sullo sporco che ricopre le tavole di compensato, sulle pozzanghere di cellophane. Giro come un disperato in questo strano labirinto senza specchi e senza pareti divisorie: ho perduto qualcosa. Qualcuno parla dietro di me, alle mie spalle. Sussurra senza prendere fiato, cose che non riesco ad afferrare. Occorre parlare più piano. Scandire. Ma non mi volto. Non chiedo spiegazioni. Non mi muovo. Non mi interessa. Vi dico, LASCIATEMI STARE!

Brusìo Brusìo Brusìo

 

Le voci insistono e io...

...ho bisogno di cercare…...

...insistono aumentano...

...e di trovare...

...Le voci mi toccano...

...paura di sparire...

...mi afferrano...

e lasciarmi sparire...

 

Mi sveglio (cos’era, un sogno?)

E’ notte.

Qualcuno dice qualcosa. Una parola ripetuta, deformata, arriva alle mie orecchie quasi come un urlo soffocato da un cuscino. L’aria è pesante, quasi liquida. Un mondo sottomarino notturno, illuminato da un lampione proprio sopra di me. Le grida continuano, sembrano divenire più chiare, come se qualcuno agisse sull’inviluppo di quella forma d’onda. Un parola ripetuta, urlata.

 

E’ il mio nome.

 

GIULIO!

GIULIO!

GIULIO!

GIULIO!

 

Osservo ciò che mi circonda come da più visuali contemporaneamente. Alcune cose mi sembrano piatte, altre profonde. Due ragazzi col camice mi osservano dall’alto: sembrano figure di cartone preoccupate: forse stanno pubblicizzando un nuovo corso a fascicoli di pronto soccorso, di quelli che si vendono in edicola.

GIULIO! GIULIOOO!

Ancora quella voce. Che adesso è visibile. Proviene da una bocca aperta su un volto deformato dal dolore. E’ quello di mio fratello Sandro (anche lui qui?).

Ora si sono avvicinate altre persone a me. Le loro facce sembrano elaborate al computer. Sono tutte uguali. Li osservo uno a uno mentre il mio corpo mi segnala innumerevoli avarie, attraverso un linguaggio che posso comprendere più chiaramente di ogni altro.

Quello del dolore.

 

In cielo al posto della luna c’è il mio cuore pulsante. Tutto adesso è divenuto un solo organo. Il mio cuore pulsante. Sono come all’interno di una gigantesca bolla di sangue, dalle pareti sottili e trasparenti. Fragili: un cielo semovente, una terra tremolante, le figure umane attorno a me, manipolate da distorsioni grandangolari. Uomini anguilla che si agitano sopra di me, disperati. Leggo il loro “accanimento terapeutico”, attraverso le loro facce bidimensionali sudate, esauste. Inutile massaggio cardiaco. La bolla poi rallenta la sua flaccida danza del ventre. Il budino notturno in cui sono cementificato si sta assestando. Il cuore lunare scompare lentamente dietro a strane nubi di “torpore grigio”.

 

Lame di luce perforante, attraverso i vetri opachi. Foglie di sole accasciate al suolo, o sugli oggetti muti, dimenticati del padiglione fieristico numero 4. Ogni rumore imbratta l’aria, rimbomba, urla la sua presenza. …

 

L’infermiere scosse la testa. Per un attimo sembrava che Giulio avesse ripreso conoscenza.

Poi, se n’era di nuovo andato.

Per sempre.

Lo caricarono nell’ambulanza, che se ne andò a sirene spiegate.

Elena pensò all’inutilità di tutto quel chiasso.

Tanto, ormai..

 

Andate via, non c’è niente da vedere! - disse ad alta voce un agente di polizia in borghese. Elena aveva la sensazione di essere finita sul set di un telefilm, di quei polizieschi italiani, brutti, mal girati e pieni di stereotipi.

 

Se ne andò, assieme a tutti gli altri. La sua mente si era imposta di percepire quella situazione come pura fiction televisiva.

Passeggiò a lungo, in riva al mare nero che si confondeva col cielo, fino a tarda ora. Continuava a ripercorrere quei minuti passati con Giulio, lo stesso pomeriggio che aveva preceduto la sua fine.

Negli ultimi tempi si erano visti troppo spesso loro due: la cosa stava diventando fastidiosa.

Lui sentiva di amarla. Sentiva, dal profondo. Ma lei non sopportava la fragilità del ragazzo, il suo cuore di cristallo finissimo. La sua delicatezza nell’accarezzarla, la sua… ...femminilità, ecco. Detestava quel suo atteggiamento da eterno indifeso. L’emozione che faceva tremare il suo corpo, quando erano vicini, nello stesso letto.

Lui, quel giorno voleva vederla (ancora?). Aveva insistito molto e lei alla fine aveva accettato, dandogli appuntamento alla vecchia Fiera, nel primo pomeriggio. Lui impacciato come sempre, aveva tirato fuori dalla tasca un foglietto con su scritta l’ennesima poesia romantica e aveva cominciato a recitarla. A respirare quelle parole sparse nell’aria, la ragazza provò come la sensazione di svegliarsi al mattino con una colica. - Giulio.. ..SVEGLIATI!! - lo interruppe a un certo punto: gli strappò via di mano il foglio accartocciandolo nervosamente e concludendo con un canestro dalla lunga distanza proprio in mezzo ad altri rifiuti accatastati in un angolo.

Ma non le bastò. Prima di lasciarlo lì e andarsene, cominciò a infierire su di lui come sparare a uno stormo di passerotti con una mitragliatrice a nastro. E lui ne era uscito che pareva un vecchio straccio buono neanche per la cuccia di un cane.

 

La sera stessa era tornata nel luogo del loro appuntamento, scommettendo un mese di stipendio che Giulio stava ancora là a piangersi addosso.

Trovò che aveva ragione (come sempre).

Trovò che c’era molta (troppa) gente attorno a lui.

E ai suoi polsi tagliati a mollo nel sangue.

   

  

    

   

Maurizio Landini

Maurizio Landini è nato ad Ancona vent’otto anni fa. Laureato in filosofia, musicista, illustratore, appassionato di letteratura horror. A partire dal 1993 ha pubblicato diversi racconti di genere splatterpunk e neo-noir, su fanzines, web-zines e riviste amatoriali.
Seguo lo splatterpunk dai tempi di Primi Delitti e Madre Mostro (!!), quando in giro c'era un certo F.J.Crawford (!!!) e ho iniziato a scrivere racconti quando Teodorani e Di Orazio uscivano per la compianta Granata Press insieme alle "lune" di un certo Fulci...

 

  

 

 

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