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SCHWARZKOGLER

scritto da Andrea  Venanzoni

  

 

In Memoria di R.Schwarzkogler, Artista e Mistico

(1940-1969)

 

(Ascesa)

 

Contemplazione.

I viali di Vienna prolungati in assi simmetrici e piccoli lampioni che prima del tramonto sfarfallano una luce arancio smorto, il caos della folla, punti umani di carne che perduti dietro conversazioni inutili tracciano segmenti geometrico-antropologici.

guarda il cielo che scurisce il profilo austero della città, languori rossastri di una infinita malinconia. E torna, cammina passo dopo passo, ciondola, la barba ispida, lo sguardo perso, in nessun luogo preciso, torna sul suo destino che è già compiutamente  delineato.

Il senso invernale della cenere caduta dai portoni e dalle finestre, i panni stesi , i pinnacoli delle chiese, il Museo, l'aria grigia ed immobile e così tragicamente mercantile, mitteleuropea, liturgica e seriosa, i caffè-bivacchi, ologrammi e fotogrammi che ingombrano gli occhi di volumetrie non richieste.

Borghesia indaffarata ad esistere, ad assecondare il ritmo sordo e fisiologico delle pulsazioni cardiache.

La decadenza è in agguato.

 

(Il Varco Mitraico)

 

Prende in considerazione l'ipotesi di un ritorno alla cerimonia solare dell'Antico Egitto, in formazioni gerachico-preordinate che nel legaccio e nelle bende e nel filo spinato trovano complemento all'espressione olimpica dell'Uomo e poco importano i segni rossi che escoriano la pelle ed istoriano la carne in un Arazzo di Bayeux anatomo-patologico.

Grondi il sangue sulla mortalità borghese, sul gusto, sul senso estetico comune e danzino le stelle infernali che ardono nel petto dei Dannati, dei soli pochi che vivono davvero e che vedono con orrore la consunzione drammaturgica ed anti-lirica dell'Esistere.

Interno-casa, penombra accennata, persiane socchiuse, un riflesso lunare e madreperlaceo investe la parete settentrionale imbiancata di fresco.

Rudolf prende la lama, e la coglie come un petalo di papavero disperso nell'Oceano Verde delle Pianure ed incide perpendicolarmente il torace, non troppo in profondità; il flusso vitale di sangue disegna circonferenze  scure che ruotano come il cerchio di Esculapio, ed ora che il sole è estinto gli sguardi assopiti non possono essere turbati dall'immensità corporea e dai varchi percettivi che in silenzio si schiudono.

Fiori in solitudine, tra fiordi a picco sui flutti spumeggianti del mare del Nord, e visioni barocche che schiudono il rigore gelido della stanza, il letto, lo spoglio ed austero mobilio, un frate che punisce il troppo peccato di non aver mai peccato per ricevere il castigo divino.

Stalattiti di ghiaccio, e vetri di cristallo e riverberi soffusi e sangue, sangue mitraico che scorre dalle ferite, dai solchi che il coltello ha aperto verso l'infinito .

L'espressione di se stessi, il Dentro che promana nel Fuori, e non importano le Celebrazioni, i rituali, i Fuochi accesi che Beltane vedrà scintillare nel ventre nero della notte; solo una tela di carne, ed una foto che eterna e cristallizza? Io confuso che sprigiona la devastazione.

Terra di Rovine, di mura ciclopiche franate come castelli di sabbia in un giorno ventoso su spiagge ucraine.

Il Dio Dioniso combatte la  ricezione controllata dell'Estasi, ed il Terrore di Rudolf si sublima, trascende il gesto fine a se stesso e vive una sua allegoria mitraica.

Il Rituale vive ancora. L'etica di mille anni non conta più.

 

(Calma e Follia)

 

Si masturba ed una folla osserva.

Cattedrale assopita tra muffose catacombe, il lezzo morbido del muschio, torce sinuose ondeggiano illuminando ossa e teschi e crani decomposti da innumerevoli anni ormai.

La curiosità della folla è inversamente proporzionale al gesto eclatante e alla volontà di esprimere disagio.

Il disagio è un cancro tentacolare che cresciuto a dismisura prende il posto dell'essere che essi osservano,credendo di assistere ad una performance di Azionismo.

Non c'è nulla di realmente morboso, ossessivo, paranoico o antisociale nei gesti lenti e pacati di Rudolf, solo la triste consapevolezza artaudiana che la vera calma risiede nella scintillante follia.

Pubblica masturbazione, i giornali ne parleranno.

Discussione con Nitsch, Bruhl e Mol. Decidere i paramenti sacrali nascosti alle spalle, i colori caldi e quelli freddi tendenti all'asettico, l'impianto di luci e il complesso scenico.

Teatro di Orgie e di Misteri nella prospettiva di Herr Hermann Nitsch, la Cattedrale, il Maniero decadente, macelleria liturgica.

Persone osservano in contemplazione, come contemplerebbero lo svolgersi di una funzione funebre, nessun accenno di disgusto, nessun accenno di divertimento isterico atto ad esorcizzare l'inspiegabilità morale di quanto stanno vedendo.

Aldilà del bene e del male. Le categorie come ragnatele imprigionano la Volontà di Potenza confusa sotto mentite spoglie artistiche.

La Fiamma vitrea brilla ancora, alimentata dai paramenti bardati a lutto.

 

(Aktion I)

 

Campo lungo tralucente, bianco/nero virato.

Individuo fasciato da garze sterili, immobile in una posa ieratica, lontano dal punto focale della camera.

Tele imbrattate di liquido scuro, apparentemente grumoso che cola incessante dai punti lasciati liberi dalla spietata fasciatura.

(Marmellata umana?)

Il sangue è Sperma degli Dei, il principio della vita che feconda la terra e riproduce in eterno se stessa, e Rudolf tenta di ricreare milioni di cloni, milioni di Rudolf più felici, più soddisfatti, più adeguati, non contaminati dal germe oscuro della Depressione.

 

(Aktion II)

 

Si direbbe un bisturi chirurgico che scavi gallerie di pelle su un corpo crocifisso in posa plastica.

Si direbbe un complesso doloroso intriso di muta sofferenza.

Si direbbe che la centralità non ammetta compromessi e ci si domanda da dove nasca l'idea che muove la mano armata.

Si direbbe un bisogno molto più forte della mera espressione artistica, un Gigante che aumenta di proporzioni in quell'armatura barbuta.

Si direbbe malattia mentale dettata da disturbi  psichici cronici.

Si direbbe che questo non necessariamente sia  un male.

 

(Aktion  III)

 

Gesù Cristo non lo avrebbe mai fatto volentieri, di sua spontanea volontà, ammesso che il Salvatore  (di Cosa e di Chi?) avesse una sua propria volontà interiore che lo muovesse in direzioni accettabili.

La crudeltà non implica l'accettazione del Male.

Il sadismo non è una categoria dogmatica della pornografia.

Rudolf crede che la liberazione dalla deiezione morale passi attraverso la proposizione istintiva ed urgente del corpo, il superamento di una dicotomia trapassata. Meditazione Yoga, tra una corsa di cavalli e la composizione di un Mandala cantato.

Non vuole stupire. Non ritiene necessario esprimere sentimenti che vadano contro qualcosa.

E' arte per se stesso quella che metta in scena nel teatro dell'Azione pura.

Lasciatemi esprimere, dice, lasciatemi vivere me stesso,  per favore.

 

(Aktion IV)

 

Il buio della notte rischiarato da una lampada ad olio di sapore kafkiano mette in mostra il corpo mutilato e sconvolto da ore di performance.

Sottofondo di liuti e di violini, una grancassa mormora rombi sordi di guerra.

La guerra combattuta contro le ombre e contro i fantasmi che agitano la mente.

Dio vive in quel sangue che scolpisce arabeschi e rubini.

Lembi di pelle nell'aroma dolciastro, quasi una vendemmia di grappoli di carne da cui spremere l'idromele rossa.

 

(Aktion V)

 

Intervistatore; Lei ha una visione distorta dell'arte!

Rudolf; Non mi importa. Non voglio rispondere a chi continua ad agitare spettri passati e schematici  di un'arte ormai appartenente ad epoche improponibili.

I; Alcuni la accusano di eccessiva morbosità, di crudeltà fine a se stessa. Cosa risponde?

R; questa è la mia vita. Un impulso dionisiaco in perenne contrasto con la rigidità olimpica. Non mi reputo una persona crudele, e non sono un masochista. Quello che faccio lo faccio per me stesso, non per scandalizzare né per accendere strani appetiti e brame carnali.  so bene che in futuro verranno gli imitatori, le copie, è quello che cerchiamo di evitare seminando noi stessi su queste tele, in questi video, su queste foto. Eterniamo noi stessi affinché la nostra proiezione sia sempre viva.

I; Quale è il suo concetto di Arte, allora?

R; La mia esistenza. Ciò che mi consente di non adagiarmi e di non farmi portar via dalla corrente. Rimanere fermo, saldo, arroccato. L'arte non ha nulla a che vedere con il buongusto, con un senso burocratico di Bello,  è l'irrazionalità (la vera Bellezza è irrazionale)  che domina l'atto concettuale sotteso a quello creativo, quella forza misteriosa ed oscura che esplora abissi insondabili e che ci obbliga a comportarci in un modo piuttosto che in un altro. Io non creo, mi limito a pensare e ad immaginare e a mettere in pratica un bisogno fisico e mentale che scaturisce da qualcosa di talmente tanto recondito da rasentare un senso di religiosità e di misticismo.

I; Si offende se qualche critico chiama le sue performance sagra della schifezza?

R; No. I critici e la critica non mi interessano. L'arte non deve essere neanche interpretata, è un atto irripetibile che brucia in un solo istante; la mia vera arte è lo svolgimento della performance in concreto, dopo giorni di studio e di preparazione. Le foto ed i video fanno nascere altri me stessi, ciascuno differente dall'altro, con una propria dignità ed una propria valenza simbolica. l'interpretazione rappresenta  la morte, per cristallizzazione, dell'arte, la sua caduta in un labirinto di sofismi e di vuote formule retoriche. Non voglio canoni, parametri, schemi precostituiti che possano servire d'appiglio e da ancora di salvezza  per chi non è abbastanza lucido o coraggioso o  intelligente per comprendere che l'Arte è una linea retta, affilata come un filo di spada, che fende i compromessi e le ipocrisie del gusto comune. Che affoghi nella melma.

I; Alcuni sostengono però che dietro l'Azionismo vi sia una poetica dello scandalo.

R; Lo scandalo implica la presa di coscienza dello status quo, della situazione in cui ci troviamo a vivere e ad agire. E questo non sempre è vero, o utile. Non compongo performance per creare uno schock emotivo in chi assiste semplicemente perché la mia arte non è uno scambio con lo spettatore; ognuno vive le performance assecondando le proprie pulsioni, e sia chi le trova belle sia chi le trova disgustose sia  chi le trova ricche di simbolismi non può negare che il proprio giudizio è formulato dalla singola personalità giudicante, poiché l'atto cui si assiste è in sè neutro. l'osservazione non è mai assoluta, e io evito di assegnare un ruolo, una funzione precisa ad una singola azione lasciando libero chi guarda di trovarvi ciò che la sua volontà gli dice di trovarvi.

I; E' possibile considerare l'Azionismo una avanguardia artistica o piuttosto dobbiamo pensare ad esso come ad una forma di rifiuto sociale?

R; Un Rituale. L'Azionismo è un Rituale, un complesso di movimenti, suoni, odori, situazioni vissute ed attive, in progresso, in evoluzione, stati d'animo contrastanti generati dagli impulsi primordiali che vengono risvegliati dalle performance. Il Sangue e la mutilazione, e la stessa masturbazione, sono degli elementi che inducono l'animo al dolore e alla sofferenza e attraverso un senso di soffocamento claustrofobico creano estasi panico . O meglio , Panico; l'estasi che arriva sempre dopo una esaltazione che atterrisce e spaventa, l'inebriamento dei sensi di stampo baccanalesco. Hermann Nitsch progetta da tempo (1957)  una Azione/Rituale che duri e si svolga  in diversi giorni e notti in un maniero e  a cui si possa prendere parte  in piena libertà; la macellazione degli animali, i colori che intende presentare, musica e danza, e il cielo che incarna una scenografia naturale al cui interno vivere per l'arte, il castello stesso, sono componenti baccanaleschi. Misteri orgiastici ed eleusini. Vuole richiamare alla mente una ritualità intrisa di gesti e di azione spirituale, per molto tempo soffocata dall'immobilismo pietistico cristiano.

Il Rifiuto sociale è poco interessante. So di non appartenere a questa società, e tanto basta. In quanto all'avanguardia, non so; i critici finiranno con l'inserirci in categorie avanguardistiche, anche se io penso che una vera avanguardia abbia a che fare con il precedere il gusto comune, rompendo e storcendo e ricontestualizzando quello attuale per crearne uno futuro. Non voglio creare il gusto del futuro, l'estetica e il bello del domani. Non sono contro queste cose. Sono oltre.

 

(Aktion VI)

 

Mangia una pesca. E ne osserva il contorno sferico e dorato, appena  venato da striature violacee e lo squarcio frastagliato del morso inferto.

Immagina un corpo umano martoriato dall'esplosione di una mina, una gamba ridotta a polpettone e una stanza bianca asettica, immersa in una luce assoluta e fastidiosa e schizzi di sangue che cadono dal soffitto come una ragnatela di rugiada rossa.

La poesia dell'alba è una aurora boreale di fisarmoniche rosate, ma dalla sua finestra vede il fumo dei gas di scarico e le auto.

Un ostello. Una camera da letto.

 

(Una Stanza di Amore Rachitico)

 

I segni come cicatrici profetiche.

Una vita che si riavvolge su se stessa, senza un rumore ben definito.

Serenità che solo la follia assoluta può concedere in dono, nessuno spazio di lucidità, esperienze parentetiche destinate alla sofferenza.

Vedersi. Contemplarsi. Riuscire a somatizzare ciò che si è.

Realmente.

Indissolubilmente legati ad una condizione differente, e nella differenza è la grandezza e la miseria per quanto il mondo neghi ogni grandezza a chi non china il capo.

Cosa rimarrà dopo il Gesto?

(Azione Assoluta)

Una grande luce, freddo più che invernale.

(Azione ancora più Assoluta)

La perfezione matematica del Dio Sconosciuto.

(Azione tendente all'Amore)

Il Fuoco oscilla sul volto pallido della luna.

 

(La Costrizione Delle Inutili Grazie)

 

Arroventato sul fornello a gas, un bisturi scende lento ed inesorabile come un torrente alpino sulle escrescenze macilente del braccio destro.

Ciò che è nascosto emerge alla luce, e l'occhio algido della camera immortala.

Riflessi bluastri, rugginosi.

IKB. Internation Klein Blue???

Più indefinito, più personale, meno grazia nel trascinare modelle anoressiche, nel rapportarsi all'alterità e alla Grazia che dalle nuvole guarda in basso.

Non trascina altri all'infuori di se stesso su tele, e non ammette altri pennelli all'infuori di lame, e non concede pause all'infuori dei lunghi momenti di silenzio riflessivo.

Silenzio. Irreale. Impenetrabile.

Sa che il momento giunge per tutti. Ma non tutti sono coerenti;  schizofrenici pagliacci che si prostituiscono alla grande Madre Puttana, una massa di inutili amebe e di avanguardisti pedofili.

Costringe la Volontà. O la Volontà costringe Lui.

Il risultato è non-gusto.

 

(Il Trionfo della Morte)

 

Serigrafie archeologiche indipendenti dalla moda del momento ornano i resti squassati di una esistenza naufraga e alla deriva, un canto che assume la consistenza di un gorgoglio gutturale.

Ci sarà una fotografia in più.

Ed una parte di corpo in meno.

La preparazione implica una musica soffusa, e penombra.

Forbici sul tavolo. Macchina fotografica pronta.

Forbici = Simbolo fallico, in una tradizione edipica. Mutilazione consensuale per raggiungere la Conoscenza suprema.

Edipo mutila se stesso. Cecità schiude porte percettive inimmaginabili.

Odino mutila se stesso nel Sacrificio autoimposto sull'Albero della Vita.

Rudolf Schwarzkogler mutila se stesso. Troncando la parte con il Tutto sostituisce un Individuo con l'Arte totale.

La vita è immedesimazione, gesto d'arte. E nulla può essere più coerente dell'autodistruzione rituale.

Sacrum Facere. Il suicidio non è la consapevolezza dell'inutilità, il raggiungimento del punto di non ritorno ma la sublimazione di una vera, nuova estetica che prescinde da quanto è stato fatto e da quanto sarà fatto in futuro.

Teatro stoico senza inizio né fine.

 

(Il Dio Oscuro nella Mente Rovesciata)

 

Il pene reciso, il pube invaso da fiotti caldi di sangue e lo sguardo liquido, perso dietro sogni reali e visioni erotico-punitive.

Un Universo sadiano di distruzione sconvolge l'equilibrio del deserto che avanza. E il reale lascia spazio alla copia della Non-Esistenza, il Simulacro che origina da intersezioni lunari e femminili.

Non più maschio. Non più Femmina.

L'unico segno distintivo eliso, superamento delle identità per ricongiungersi al  Mare di questo Dio Oscuro che alberga da tempo nella parte lontana e rovesciata della sua mente.

 

(San Rudolf Schwarzkogler)

 

Il volo dalla finestra aperta sullo squallore borghese e cittadino non è una sfida icarea alla Natura immobile.

E' un avvicinamento allo zenit solare, un gridare al Dio Padre Luminoso affinché accolga le preghiere disperate e liberi lo Spirito dalla Carne. Dalla prigione di carne.

E i borghesi che accorrono attorno alla pozza di sangue che si espande sul marciapiede e rivolgono occhiate fugaci e inorridite al corpo devastato non capiscono la sublime bellezza del gesto.

Ma tra questi cento, mille, diecimila zombies lobotomizzati esiste ed esisterà sempre un Uno differente in grado di comprendere ed accettare quella dimensione di reale bellezza.

Dimentico di paesaggi, nature morte, autoritratti, la sua memoria tornerà a quel giorno del 1969, e al corpo straziato piovuto dal cielo (un angelo caduto che portava la Consapevolezza a chi sapeva trovarla) ed allora, solo allora, riuscirà ad accettare il destino suo e dell'arte e a  urlare al mondo che la Bellezza è nell'occhio che guarda.

    

   

Andrea  Venanzoni

Nato a Roma il 21 Giugno del 1976, ha esordito con il racconto La Prossima Fermata pubblicato nel 1998 nell'antologia Viaggi Coi Mezzi Pubblici di Trasporto edita da Il Poligrafo e curata da Giulio Mozzi. Sempre nel 1998 ha vinto il premio speciale della giuria del concorso letterario Akery di Acerra. E' stato curatore ed editore della 'zine di cultura apocalittica HALOGEN ed è il fondatore unico membro effettivo del progetto MURDERFUCK, noise power electronics ispirata ad atrocità, serial killers e all'opera di Pete Sotos.

Per contatti: halogenmag@hotmail.com 

 

  

 

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