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SEPOLTURE scritto da Marco Di Stefano
Adoro di notte passeggiare per i cimiteri... qualcuno potrebbe pensare che sia pazzo, sadico, o forse soltanto attratto dalla morte… in realtà non so perché lo faccio, ma da qualche tempo in qua, di notte mi trovo immerso in queste luride lapidi, a passare il mio tempo leggendo ogni singolo nome di quel popolo di perfetti sconosciuti che furono uomini, cercando chissà cosa nei loro sguardi. Forse è proprio me che cerco, non so come spiegarmi, ma è come se ogni volta che mi trovo dinnanzi ad una lapide a leggere il nome dei suoi protetti defunti, avessi paura o non so cosa di leggervi il mio nome. È un sentimento strano che non riesco a dominare, ed è lui che ogni sera mi porta a vagare per queste tombe che ormai conosco quasi tutte a memoria; le mie preferite sono quella degli Smithers e la magnifica cappella dei Jerda che contiene la più bella scultura dell’intero cimitero. Penso sempre che quando un giorno morirò vorrei poter essere sepolto lì, accanto al piccolo corpicino di Edward, di fronte la possente fiaccola che sempre accesa sovrasta l’intera cappella. Ma non sono un uomo ricco, e non credo di potermi permettere più di una semplice e ingiallita lapide o ancora peggio di uno scomodo letto di pietra sulle alte pareti del cimitero, in uno di quei posti in cui nessuno mai arriverà a dare un’occhiata… costretto anche nella morte ad essere ignorato dalla gente… no, spero che non sia questo il mio destino… farò di tutto per avere i soldi necessari a comprarmi una decente sepoltura… non dico chissà cosa, ma mi basta pensare che la gente possa riuscire a posare gli occhi sulla mia eterna dimora cosicché io possa prendere nuovamente vita, anche se per poco nei suoi pensieri. L’altra sera mi è capitato di incontrare un ragazzo, qui, al cimitero, un ragazzo con le mie stesse idee riguardo la morte. Abbiamo parlato molto sotto l’enorme cappella dei Jerda. Anche lui mi ha detto quanto ne sia affascinato. E poi mi ha confessato di non sapere come me per quale motivo ogni notte si trova in un cimitero diverso; mi ha detto che è come se cercasse qualcosa, qualcosa che qualcuno deve avere dimenticato e che lui sente di dover mettere a posto… confesso di non avergli dato molto retta, perché mi è parso subito essere un tipo molto lunatico, uno di cui non bisogna fidarsi, anche se sembrava sincero. Mi ha detto che è in giro per i cimiteri del mondo da più tempo di quanto un uomo possa essere in grado di ricordare, di avere letto milioni di poesie dedicate a giovani defunti e di non ricordare più il suo nome… è una cosa tremenda pensare che una persona possa dimenticare il proprio nome, ed è stata dura confessargli di averlo dimenticato anch’io, il mio. Penso che non lo vedrò più in questo cimitero, così come è stato per tanti altri. Loro qui sono solo di passaggio. A volte penso che dovrei mettermi a viaggiare, vedere altri posti, nuovi nomi, nuove sculture… Chissà che forse un giorno io riesca a trovare il mio posto... forse devo smetterla di cercare sempre tra queste poche lapidi... chissà forse non si sono dimenticati di seppellirmi, è che magari lo hanno fatto in un altro posto…
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