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SFERE scritto da Bruno Garavini
Se un tipo come lui, ch’è un vero impasto di stonature, mi diventa musico, ci sarà dissonanza, tra poco, nelle sfere. William Shakespeare, Come vi piace, II, 7. A
colui che per primo li vide camminare sulla Terra: George A. Romero. Massimo
Ferrara non odiava gli zombi. Dopotutto gli avevano cambiato la vita. Niente più
antologie per il Club Ghost, niente più scazzi durante le riunioni editoriali.
Certo la pacchia, ahimè, sarebbe finita presto. Si sa, i morti sono morti e
quand’anche camminino sulla Terra, sempre morti sono. Le radiazioni emesse da
quella sonda ritornata da Venere avevano soltanto ridestato i cervelli meno
frollati. I morti continuavano a compiere il loro dovere naturale: marcire.
Anche lo zombi meglio conservato si disfaceva nel giro di una decina di giorni. Ferrara
sbadigliò. Seduto a gambe incrociate assorbiva il fresco sole di maggio. Come
al solito pensò a Miyuki Sekiguchi. La bella Miyuki, che avrebbe dovuto
divenire sua moglie. Lentamente Ferrara si rialzò, spolverandosi il sedere. Si
guardò intorno. Il cimitero monumentale di Forlì. Ecco dove si trovava.
Soltanto un genio avrebbe potuto pensarci. Un posto dal quale gli zombacci di
certo se l’erano battuta in tutta fretta. Certo, poteva sempre capitare lo
zombi necrofilo. Ferrara sogghignò. Sapeva di dover stare sempre in guardia. Prese
a camminare dentro il suo dominio. Cancelli sbarrati, provviste e cazzi vari
ammonticchiati nel suo nuovo appartamento,
l’ufficio del custode. Dal fianco destro gli pendeva la fondina di cuoio in
cui alloggiava una lucente Colt Frontier.357 Magnum; tastò il cinturone gonfio
di proiettili blindati. Miyuki.
Il primo irrefrenabile caos li aveva divisi. Ah, chissà cosa stava facendo …
era ancora viva? Aveva trovato un altro? Le avevano fatto del male, era
diventata una morta vivente? dio,
cosa devo fare? Egli
si fermò davanti a una tomba spaccata. Lesse la data di morte. Il tizio era
sotto da tre mesi. Uh, doveva essere sistemato maluccio, già a pezzi di suo lo
stronzone. Lesse il nome: Bruno Garavini. Ferrara alzò le spalle e continuò la
ronda. Loculi
divelti, tumuli scoperchiati …quasi una metafora della sua attuale vita
interiore. <Caro>
dice Miyuki <mi vorrai bene per sempre?> poiché
il vuoto lasciato da Miyuki persisteva. Gravava. In un qualche modo, in un
qualche fottuto modo … Nella
mano sinistra Ferrara stringeva un sacco d’immondizia. Raggiunse una fossa
profonda che usava da cassonetto. Vi lasciò cadere il sacco. Dovette pigiare
coi piedi giacché il livello era colmo, poi prese la vanga piantata accanto al
bordo e spalò terra dentro la buca, pareggiò, spianò. Quindi, zufolando
PASSION FLOWERS IN MY HEART (… passion
flowers in my heart … uatciuvuanivuani …),
scelse una fossa vicina, la sistemò (…
uatciuvuanivuani!),
conficcò la pala sul morbido terreno e proseguì il cammino dal lato ovest del
cimitero, scrutando tombe, loculi, chiesette, forni e colombarî.
Superò
l’ultimo confine mortuario, affiancò il muro di cinta. Dall’esterno niente
traffico. Gli zombi non sapevano guidare, non sapevano organizzarsi. Avevano
solo tanta fame. lui
e miyuki in auto, lei che gli sfiora dolcemente il pacco. <te lo
mangerei!> Il
tenue ricordo di quell’erezione. GRUGNITI. Ommerda!
Grugniti. Ferrara si fermò di botto. Deglutì. Frenò il tremore. Portò la
destra sul calcio di noce, il palmo sfiorò gli spigoli arrotondati. I
Clanton sono arrivati. Il
cancello del retro, opposto a quello d’ingresso. Questo coperto da lastroni di
ferro, quello formato da sbarre spaziate. …
uatciuvuanivuani! Tra
gli spazi vuoti gli zombi cercavano d’inserirsi. Braccia
variamente disfatte sporgevano arraffando l’aria. Ferrara
sfoderò la rivoltella. Contò il branco con calma. Ignorò gli sguardi, i
grugniti famelici, gli sforzi moltiplicati, l’assalto rinnovato contro il
cancello. Dieci, sputò fuori il respiro. Miyuki,
oh Miyuki. Ferrara
armò il cane, il tamburo ruotò, il grilletto si tese. Mano
sinistra allacciata sul polso destro. Mi
raccomando, Max, alla testa, solo alla testa, quella sfera merdosa. Una
cadavere non sanguina, dato che manca la pressione circolatoria determinata
dall’azione cardiaca. Spunta un foro sottile dove colpisci, un altro un po’
più grande dall’eventuale fuoriuscita, e basta. Ferrara cominciò dai più
vicini. Mano a mano che essi cadevano – sguardo fisso, nessun lamento, gli
altri zombi li calpestavano per buttarsi addosso al cancello, morivano,
cadevano. Ferrara,
sempre cantilenando (…
uatciuvuanivuani …),
pigiò l’espulsore – il tonfo metallico dei bossoli, pescò le pallottole
nuove dalla cartucciera, le inserì, richiuse il nottolino. Eccoti,
eccoti. BLAM.
BLAM. BLAM. Ferrara
chiuse gli occhi e leccò il tamburo caldo. <caro,
mi vorrai bene per sempre?> Riaprì
gli occhi. Miyuki aggredì il cancello, scuotendo le sbarre solide, protendendo
le braccia gonfie e purulente. Dalla mano sinistra mancavano due dita. Dalle
labbra marce colavano muggiti e fili di bava. Egli ricordò con tenerezza come
ella amasse Shakespeare. “Ahimè,
povero Yorick! Lo conoscevo, Orazio?” mormorò piangendo. “Un tipo
d’arguzia infinita, d’una straordinaria fantasia. Mi ha portato sulle spalle
mille volte; e ora, com’è repellente nella mia immaginazione!” “Quei
capelli incrostati di sangue, terra e vermi, i vestiti a brandelli…” “Lo
stomaco mi si rivolta. Qui erano appese quelle labbra che ho baciato non so
quante volte.” I
tre scatti del cane, clack,
clack, clack.
“Dove
sono ora i tuoi lazzi, le tue capriole, le tue canzoni, i tuoi lampi
d’allegria …” La
canna s’abbassò, il mirino centrò la fronte livida. Gonfia d’ematomi. “
… che facevano scoppiare dalle risa l’intera tavolata? Non uno solo, ora, a
farsi beffe del tuo ghigno?” Miyuki
sibilò, cercò di far passare la testa fra le sbarre. “Va’
ora nella camera della mia Signora e dille che si dia pure un dito di trucco, a
quest’aspetto dovrà ridursi. Falla ridere di questo.” ¹ BLAM! Buco.
Sopra la radice del naso putrefatto. Sobbalzo.
Giù nel mucchio, giù, giù. Via
i bossoli. Dentro le cartucce. NON
GUARDARE. Muovi quel cazzo di gambe, stronzetto sentimentale! Le
mosse. Ma
qualcosa dentro di lui (…
uatciuvuanivuani …)
era morto per sempre. La
parte viva di Massimo Ferrara caracollò verso est.
¹ William
Shakespeare, Amleto, V, 1.
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