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SPLIT

scritto da Stefano Roveron

  

 

Il corpo di Al era riverso senza vita sul pavimento del bagno.

Era difficile, ad una prima occhiata superficiale, immaginare che quell’ammasso di carne putrescente una volta era stato un uomo.

Il torace era sfondato, come se qualcuno gli avesse sparato con un fucile a canne mozze da mezzo metro di distanza; dallo squarcio fuoriuscivano pezzi di intestino e flutti di sangue ancora caldo.

Le braccia e le gambe avevano assunto posizioni grottesche, quasi che il corpo fosse stato scosso da violente scariche elettriche.

La gola era dilaniata in più punti, la mascella mezza staccata dal resto della testa, e da una frattura del cranio si vedeva parte della materia grigia.

In una delle due mani, il cadavere teneva stretto un tubetto di dentifricio, il quale, a causa delle forte stretta esercitata prima di morire, era per metà fuoriuscito sul pavimento.

L’ispettore Crowe continuava tranquillamente a sorseggiare il suo caffè; nella sua seppur non troppo lunga carriera, già diverse volte aveva avuto modo di imbattersi in spettacoli di questo tipo.

Attorno al corpo del cadavere due agenti della scientifica avevano iniziato a svolgere le solite operazioni di routine, come la ricostruzione del modo in cui era avvenuta la morte e la rilevazione delle impronte di un eventuale assassino.

L’ispettore si spostò dal bagno alla camera da letto, dove, sprofondata in una poltrona ed in evidente stato di shock, stava la compagna di Al.

Dopo essersi seduto sul letto e aver finito il suo caffè, il signor Crowe adagiò la tazzina vuota sul comodino, quindi iniziò a fissare intensamente la ragazza.

<Signorina>, le chiese l’ispettore con un tono di voce tra il serio e il faceto, <potrebbe essere così gentile da dirmi una buona volta cosa realmente è accaduto in quello stramaledettissimo bagno?>.

La ragazza guardò per qualche secondo gli occhi crudeli del suo interlocutore, quindi scoppiò immediatamente in un pianto isterico.

L’ispettore alzò lo sguardo al soffitto ed emise un lungo sospiro, poi picchiò delicatamente i palmi delle mani sulle sue gambe.

<Io…>, la ragazza iniziò a parlare, <io l’ho già detto… è stato… è stato lo spazzolino!>, le parole erano rotte dalle lacrime.

L’ispettore Scott, il collega di Crowe, si lasciò sfuggire una breve risatina.

<Lo so che non mi credete>, continuò, <ma è la verità!>.

Christina non era per niente una brutta ragazza; anche adesso, seppur avvolta in un castigato accappatoio e con il trucco colato lungo le guance, l’ispettore ne avvertiva la forte carica sensuale.

Egli, tuttavia, aveva imparato a diffidare delle donne, e in particolar modo di quelle carine che piangono e si disperano.

<Christina>, le chiese Crowe, <posso rivolgermi a te usando un tono meno formale? Me lo permetti?>.

La ragazza annuì.

<Allora senti>, continuò l’ispettore, <che ne dici di raccontarmi di nuovo tutto dall’inizio? Prometto di non interromperti, ma voglio la verità>.

<Ma…>, Christina si asciugò le lacrime con la manica dell’accappatoio, lasciando sulla stoffa bianca una strisciata di fard.

<Okay… Al era ritornato a casa circa verso le otto stasera>, disse dopo qualche secondo, <Era raggiante; tre giorni fa aveva rubato un furgone parcheggiato presso una stazione di servizio, ed oggi, finalmente, era riuscito a piazzare presso un ricettatore la merce che aveva trovato all’interno>.

<Che tipo di merce?>, chiese l’ispettore Scott.

<Non lo so>, rispose senza ombra di incertezza la ragazza, <Al non mi raccontava mai i particolari delle sue rapine, ma il furgone è ancora giù in garage, Al non aveva fatto in tempo a farlo sparire>.

<Va bene, è lo stesso>, la rassicurò Crowe, <continua pure>.

Christina appariva ora leggermente più rilassata, <Io ero seduta in cucina quando Al è rientrato. Di solito lui non tornava mai così presto, infatti, io ero piuttosto sorpresa; è stato a quel punto che mi ha spiegato la storia del furgone. Poi mi ha detto di cambiarmi, mentre lui si dava una veloce risciacquata, perché mi avrebbe portato a cena fuori. Al è entrato là dentro e…>, a questo punto la ragazza iniziò di nuovo a piangere.

<E’ stato… terribile>, la ragazza appoggiò i gomiti sulle gambe e nascose la testa fra le mani, <improvvisamente ho sentito degli urli disumani provenire dal bagno e sono corsa subito a vedere… Al sembrava come impazzito, andava a sbattere contro il muro, contro il lavandino, era come se qualcosa di invisibile lo stesse spingendo… profonde ferite gli si aprivano in tutto il corpo, poi è stramazzato per terra; è stato in quel momento che ho visto lo spazzolino saltare fuori dallo squarcio del suo stomaco>.

Christina rimase silenziosa per qualche secondo, di nuovo asciugò le lacrime con la manica dell’accappatoio, quindi riprese <Lo spazzolino ha continuato a saltellare sul pavimento anche dopo essere uscito dal corpo di Al, finché si è improvvisamente fermato. Io… credo che sia ancora là, accanto al cadavere>.

Crowe fece un cenno col capo al suo collega.

<Portala via!> disse in tono secco e piuttosto sprezzante.

L’ispettore continuò a sentire le grida isteriche della ragazza finché Scott non la fece salire in macchina per condurla in centrale.

Riordinate le sue idee, l’ispettore finalmente si alzò dal letto e ritornò in bagno, dove i ragazzi della scientifica stavano ancora lavorando.

<Quando avrete finito>, disse, <fate portare via quella schifezza e apponete i sigilli alla porta. Io scendo un attimo in garage, poi andrò via anch’io>.

Quelli semplicemente si limitarono ad annuire.

Il garage era piuttosto capiente; dentro c’era il furgone descritto da Christina nonché parecchia merce di dubbia provenienza disposta ordinatamente sulle scansie lungo i lati.

Crowe aprì le porte posteriori del furgone, il quale era completamente vuoto; salì allora al posto di guida, ma anche qui non c’era assolutamente nulla.

La cabina era completamente spoglia: nessun documento, nessun oggetto, nessuna cicca sul portacenere, nessun portafortuna appeso allo specchietto... niente di niente.

L’unica cosa era una scatola di profilattici nel sedile del passeggero.

L’ispettore la prese e la osservò curiosamente, era una marca che non aveva mai sentito nominare; dentro c’erano dodici profilattici stimolanti, stando a quanto era scritto sulla confezione.

Crowe la prese e la mise in tasca. <Stasera potrebbero essermi utile>, pensò, quindi scese dal furgone, uscì dal garage e si avviò verso casa.

Sua moglie lo stava aspettando.

<Sono qui, cara>, disse appena varcata la soglia.

<Sei in ritardo>, rispose Ruth piuttosto imbronciata, <la cena si è raffreddata da un pezzo>.

<La cena può aspettare>, rispose Crowe, <questo no>, e fece scivolare dalla tasca

un piccolo pacchettino colorato con un fiocco in cima.

<Buon anniversario>, disse l’ispettore sfoggiando un largo sorriso.

In breve i due si spostarono in camera da letto.

<Sai>, disse Crowe, mentre sua moglie aveva iniziato a spogliarsi, <oggi mi è capitato il caso d'omicidio più strano della mia vita. Una donna ha ucciso il suo compagno, vedessi come l’ha ridotto>.

<Non mi sembra ci sia nulla di strano in questo>, ribatté Ruth con una piccola risata, <sono molte le donne che uccidono i mariti>.

<Beh, si, ma vedi, questa ha incolpato dell’omicidio lo spazzolino da denti>, rispose l’ispettore, <ma io ci scommetto le palle che è stata lei>.

<Le palle tienile per qualcos’altro>, gli sussurrò molto dolcemente sua moglie all’orecchio.

Crowe estrasse dalla scatola uno dei dodici profilattici…

 

Navicella spaziale WERZ-32

W Capitano Streak, è successo un guaio sulla Terra.

J Che cosa?

W Dikux, il nostro contatto in America, era sceso un attimo dal furgone contenente le armi per debellare la razza umana; aveva sete, e così si è fermato presso una stazione di rifornimento per acquistare una lattina d'olio Sint 2000 e… ehm… ecco, si è fatto rubare il furgone.

J Dannazione! Cosa conteneva quel furgone?

W C’erano 10.000 spazzolini assassini modello Split, 5.000 pacchetti di sigarette Marlboro esplosive, e il prototipo di una nuova arma, Kazoon, il profilattico stritola-coglioni.

 

 

 

    

   

Stefano Roveron

Sono nato a Lendinara (RO) il 8/5/1975 e sono morbosamente attratto dalla notte, dai cimiteri e dai gatti neri.

La mia passione per il macabro posso ben dire che è nata con me, poiché mio padre, e mio nonno prima di lui, avevano una fabbrica di lapidi; per quanto mi riguarda, al momento, abbandonati gli studi di psicologia, ho aperto un'impresa di pompe funebri.

Ho iniziato a leggere racconti horror da quando avevo poco più di dieci anni; ho letto di tutto, da Lovecraft a King, da Barker a Bloch, ma l'autore che mi ha rubato il cuore è Edgar Allan Poe.

Oltre a scrivere ho anche la passione per la musica, suono, infatti, in un gruppo rock (inutile dire che il nostro cavallo di battaglia è "Profondo rosso"), e compongo, con l'ausilio del computer, musiche strumentali parecchio funeree.

 

  

 

 

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