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STIRPE DI LUPO scritto da Virna Marcacci
Stai ferma ad ascoltare la voce della notte, immobile nel letto, confortata dal calore del tuo compagno. Fra un po’ ti alzerai, ma per il momento puoi ancora attendere, ascoltare l’ululare dei cani nel vento… c’è luna piena stanotte. Il tuo sangue urla, la sente, i tuoi occhi ne vedono già la luminosità, la pienezza, e nel buio mandano bagliori rossastri… nella tua bocca c’è già il sapore della preda. I tuoi muscoli si contraggono… no, non ancora, c’è tempo. Questa notte hai deciso che lo battezzerai col sangue, ormai la sua natura si è rivelata… il tuo successo, il tuo campione… tuo figlio. Ti alzi lentamente, attenta a non svegliare l’uomo accanto a te. Il lenzuolo scivola via, vai verso il corridoio. I tuoi passi hanno il ticchettio rumoroso delle unghie contro il pavimento. Ti fermi davanti alla porta della camera di tua figlia. E’ aperta, sai che di notte non sopporta di dormire in una stanza chiusa, si sente soffocare. Nel buio ti arriva il suo respiro lieve, riesci a vedere il biondo dei suoi capelli sparsi sul cuscino… e la rabbia ti prende, quella rabbia ben nota che esplode ogni volta che posi gli occhi su di lei e ti chiedi chi sia suo padre. Ricordi perfettamente la notte in cui è stata concepita, l’odore della foresta, la falce di luna nel cielo, le tue sembianze umane che avevano accolto tre uomini dentro di sé… avevi bisogno di accoppiarti, volevi riprodurti, volevi un figlio… ma quando era nata ti eri resa conto che il tuo sangue in lei non era dominante. I suoi colori erano chiari, i lineamenti troppo delicati. Quella notte nella foresta avevi celebrato Norsut e l’Oscura Signora, avevi offerto il tuo sangue e bevuto il sangue dei tuoi compagni… ma qualcosa in uno di loro aveva contaminato la tua creatura, aveva sconfitto la tua forza. E così adesso, a distanza di vent’anni, devi accettarne la natura umana, quando per te gli umani sono solo prede, cibo per placare la tua fame. Vorresti sventrarla con i denti, staccare a brandelli la sua carne, cancellare la tua vergogna, ma c’è qualcosa che te lo impedisce… un po’ del tuo sangue è in lei, ti chiama, ti parla, e speri che un giorno riesca a fare sentire la sua voce anche a lei. Che anche lei diventi una figlia della luna. E’ ora di andare, gli occhi rossi di tuo figli ti fissano dall’altra parte del corridoio. Questa notte gli insegnerai, questa notte gli farai provare il potere, glielo farai scivolare tra le mani insieme al sapore metallico del sangue nella gola… L’uomo nel letto si è svegliato, lo senti dal suo respiro, dai suoi movimenti, dal suo odore che rivela la paura. Ti sta guardando nella tua vera forma, lui, uno dei tuoi schiavi che hai scelto di tenere accanto nella tua vita umana. Forse lo sacrificherai in una delle prossime orge, ma adesso non c’è tempo per pensarci. La luna chiama… la caccia ha inizio.
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