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LA STRAGE IN VILLA

scritto da C.B.

 

  

"C'è nella stanza un odor di putredine:
c'è nella stanza una piaga rossa languente."
L'invetriata, Dino Campana

 

 

L'uomo prese la rivoltella dal cassetto bianco della credenza. Dopo averne carezzato a lungo la silhouette brunita, puntò la croce del mirino verso i ratti che a decine infestavano il pavimento della camera. Davanti ai suoi occhi atterriti si stendeva un enorme oceano nero in tumulto, un lacerante squittio brulicante che annebbiava i suoi sensi, in uno sgomento e ribrezzo senza fine. Conati di vomito gli montavano alla bocca dello stomaco, le gambe tremavano piegandosi in regolari fremiti, non c'era più scampo, occorreva premere quel maledetto grilletto. Esplose il primo colpo, un enorme testa di ratto saltò per aria e andò a spiaccicarsi contro la nuda parete bianca, una lunga scia rosso cupo ne accompagnò il lento scivolare spugnoso verso il pavimento. Per un attimo nella stanza tornò il silenzio, irreale, ascetico. L'uomo chiuse gli occhi, li riaprì, il magma nero era fermo, pareva in attesa; alzò lo sguardo verso la finestra e vide la rigogliosa chioma di un albero ondeggiare violentemente nel cielo limpido primaverile, bave di nuvole veleggiavano senza peso disegnando macchie d'ombra sui tetti rossi.
La testa mutila del ratto ripiombò a terra, fu quello il segnale decisivo: gli altri compagni ripresero il loro folle sabba sanguinario, e nell'improvvisata arena ferina si contesero a morsi la carcassa dell'animale, presto inghiottita dal magma selvaggio.

 

 

Durante il banchetto levavano in cielo orribili squittii di piacere che echeggiavano tra le quattro pareti della stanza, mentre alcuni sollevavano il muso ispido, e, con il brandello di carne grigia ancora avviluppato tra i canini, lo fissavano con quegli occhi rossi, malati, famelici. Fu allora che una rabbia cieca gli invase la mente, un desiderio di pulizia totale: con il pollice riposizionò il grilletto e esplose uno, due, cinque, decine di colpi all'impazzata.
Fiotti di sangue ferino esplosero in aria come piccoli geyser, brandelli di carne volteggiavano atterrando sempre più vicini alle suole gommate delle sue scarpe. Ricaricò il tamburo della pistola più volte, le camere del cilindretto ruotavano all'impazzata sotto il movimento febbrile del pollice. Pensava di avercela finalmente fatta, pochi ratti, per lo più stremati e mutili, si trascinavano ora sulle zampine anteriori epilettiche, scivolavano sui dorsi sbudellati dei compagni, in cerca di riparo. Poi però un particolare colpì la sua attenzione, un qualcosa che inizialmente gli era sfuggito dalla periferica del suo sguardo: una considerevole crepa si apriva sulla parete alla sua sinistra, un enorme occhio bianco che lasciava filtrare la violenta luce esterna del giorno. L'occhio si chiuse, otturato da oscure masse nere in movimento frenetico; da quella ferita nel muro un lungo cordone ombelicale irsuto che si snodava sulla parete in regolare fila indiana. Fu allora che capì, osservò i tre cartoni di cartucce che giacevano ancora sul tavolo, e ghignò disperato verso la propria immagine riflessa nello specchio, non sarebbero mai bastate, i topi provenivano dall'esterno, a centinaia, a migliaia, tutti eccitati dall'odore di sangue animale che emanava ormai insopportabile dal palazzo. Immobile, addossato alla parete, chiuse gli occhi e attese che venissero a fare strazio delle sue carni, sperò in un dolore fulmineo, breve, dacché l'attesa era il supplizio più atroce…

 

 

Quando disserrò le palpebre, il suo sguardo s'indirizzò istintivamente verso quella crepa nel muro, ma al suo posto, mirabile portento, trovò il fastoso ingresso di un salone, un pesante drappeggio rosso pompeiano ne celava l'esterno, ruotò allora sbigottito lo sguardo: arazzi damascati alle pareti, vasi istoriati, vetrinette con statuine in porcellana , longilinei candelabri fiammeggianti, carrelli ricolmi di ogni ben di dio, frutta esotica, dolci multi strato, opulente quaglie in bella mostra ..
Incredulo fissò quindi lo sguardo sul pavimento: cadaveri e corpi agonizzanti guazzavano tra i cocci di flute e vassoi rovesciati; i topi erano scomparsi, mentre donne in fastosi abiti da sera ed uomini in impeccabili frac, si contorcevano in un lago di sangue, volgendo a lui lo sguardo incredulo, implorante. Nei suoi occhi vide sfilare gli abiti trinati delle donne, lordi di sangue e livide budella rapprese accanto a lucide borsette di coccodrillo. Le mani ingioiellate si protendevano disperatamente verso il barbaglio accecante dei fastosi lampadari a goccia, qualche corpo provava grottescamente a trascinarsi facendo leva sui moncherini, ma slittava pietosamente sugli strass gettati come fiori appassiti sul pavimento.
Gli scialletti di perline coprivano a mò di sudario corpi senza più testa, mani rattrappite spuntavano livide sotto i suoi occhi. Dall'ingresso del salone si sollevò più volte la tenda, ne uscirono decine di uomini in frac che ora, con sguardo spiritato, ne era certo ormai, si appressavano minacciosamente alla sua figura immobile, impietrita, la pistola ancora saldamente in pugno, la canna fumante……
 

(copyright by C.B.)

 

 

RACCONTO SELEZIONATO (5° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2002

 

   

C.B.

Sono nato a Bergamo nel 1972. Mi sono laureato in Lettere Moderne presso l'Università statale di Milano, con una tesi dal titolo: «Il problema del personaggio nella critica letteraria e nella scrittura di Arturo Loria». Ho collaborato come cronista per il «Nuovo giornale di Bergamo» ed ho svolto due supplenze annuali presso una scuola media statale. Attualmente sto svolgendo un breve corso di formazione come redattore editoriale per internet. Amo la narrativa fantastica/esistenziale italiana degli anni '20-'30, ma anche i nuovi autori italiani e stranieri.

 

  

 

 

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