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IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO

scritto da Giuseppe Rossini

 

 

Aveva voglia di alzare il gomito quella sera, sentiva il bisogno di estraniarsi completamente ad tutto e da tutti: trovare giovani scrittori di talento era già impresa ardua, ma difendere se stesso dalle accuse della sua ex, o perlomeno quasi ex, moglie rasentava l’impossibile. Aveva conosciuto Lucy alla sua festa di laurea in legge e c’era stata subito una grande intesa, due anni dopo si erano sposati e, dopo tre, lui aveva cominciato a tradirla con regolarità. Ted aveva sempre avuto un debole per le belle donne e queste avevano sempre dimostrato di gradire le sue attenzioni; a volte pensava che se non fosse diventato un agente letterario di successo, si sarebbe guadagnato da vivere facendo l’accompagnatore: soldi e donne contemporaneamente, quale uomo avrebbe potuto chiedere di meglio.

La causa di divorzio che stava affrontando e che rischiava di fargli perdere non solo la sua bella Porche, ma soprattutto un cospicuo assegno mensile -“ferisci tua moglie e sta sicuro che ti porterà via anche l’anima”: le parole di suo padre gli ritornavano alla mente sempre più spesso- non era che l’ultimo grattacapo procuratogli dalla sua grande passione per  l’altro sesso. Troppi mariti gelosi, qualche amante un po’ troppo possessiva, e la grande paura di qualche mese prima quando scoprì che quella splendida biondina rimorchiata in un bar aveva mentito oltre che sul suo nome anche sulla sua età.

<< Vuole che gliene porti un altro, signor Fox?>> disse Joe, un barman che conosceva il suo mestiere come pochi, ma che era solito impicciarsi dei fatti altrui come tutti.

<<No, grazie; stasera sarò anche disperato ma non ho alcuna intenzione di andarmi ad ammazzare mentre ritorno a casa>>.

<<Vedo che neanche l’alcool riesce ad annebbiare il suo buon senso, signor Fox>>

Il barista pensò che se avesse avuto un dollaro ogni volta che avesse sentito risposta simile, in quello stesso istante sarebbe stato sdraiato al sole dei Tropici facendosi servire della tequila ghiacciata.

<<Sai cosa ti dico, caro Joe!?>> Ted tendeva sempre a dare del “caro” a tutti quando la sua sobrietà era prossima ad abbandonarlo;<<Quando il destino si accanisce contro qualcuno, non ci sono preghiere e suppliche che tengano! Se qualcosa comincia ad andare storto, non è che l’inizio; puoi star certo che i guai chiamano guai in rapida successione. Ho sempre avuto successo, i soldi non mi sono mai mancati>> Joe sorrise pensando a quanto vere fossero le ultime parole del suo cliente, ricordando le cospicue mance che avevano sempre accompagnato le visite del signor Fox.

<<Ma in quest’ultimo anno le cose sono precipitate; sembra che i giovani scrittori di talento si siano eclissati per far posto a gente che è convinta che scrivere bene significhi usare paroloni incomprensibili trascurando la storia vera e propria e, come se non bastasse, ci si è messa quella stronza di mia moglie con la faccenda del divorzio e di quei dannati alimenti>> Il viso di Ted si fece paonazzo e il tono della sua voce cresceva sillaba dopo sillaba.

<<Fossi in lei non sarei così pessimista, la vita a volte ci riserva delle sorprese proprio quando meno ce lo aspettiamo. Le cose spesso possono girare a nostro favore da un momento all’altro!>> La voce del barman era tranquilla e impostata, credeva realmente in ciò che diceva: almeno in quel momento le classiche frasi consolatorie che usava con i clienti depressi e poco sobri erano andate  a farsi benedire.

<<Beato te caro mio, sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti! C’è stato anche per me un momento nella vita in cui la pensavo così, ma sono passati ormai più di dieci anni. Si impara a diventare cinici e realisti quando si oltrepassano i quaranta!

Se vuoi sapere come la penso, l’unica cosa che potrebbe farmi cambiare umore in questo momento sarebbe quella di poter trovare un nuovo Stephen King; uno di quelli che ti assicurano non meno di un milione di copie alla prima edizione di un nuovo romanzo!>>.

<<Ho sentito molto parlare di questo King, dicono che sia uno degli scrittori più pagati del mondo. Certo deve essere davvero una gran fortuna riuscire a diventare ricchi stando comodamente seduti a casa propria davanti ad una macchina da scrivere. C’è gente che si spezza la schiena dieci ore al giorno per poter mantenere una famiglia in maniera dignitosa! Vede questo dimostra quello che dicevo poco fa: la fortuna quando arriva, arriva>>

<<Se mi permetti caro Joe, qui non si parla di sola fortuna….è il talento! E’ un dono, c’è chi nasce per cantare, chi per giocare al calcio, chi con il fiuto per gli affari; ma questo non basta, servono tanto spirito di sacrificio e esercizio per poter diventare qualcuno. “La differenza tra lo scrittore di talento e quello di successo, sta nella pratica e nel sacrificio”!>> Ted pronunciò quest’ultima frase mentre svuotava il suo terzo bicchiere.

<<Bella frase signor Fox!>> Il volto dei Joe rasentava ammirazione.

<<Grazie figliolo, ma non è mia; è del signor King>> Tirò la testa indietro e rise di gusto e a lui si unì immediatamente il barman.

<<Lei è molto simpatico signor Fox!>>

<<Ti prego, chiamami Ted. Anzi ragazzo mio mi hai dato un’idea, domattina cercherò di contattare il caro King per un appuntamento; credo che adesso abbia bisogno di un nuovo agente; ho saputo che qualche settimana fa il suo attuale ha abbandonato tutto in seguito ad una grossa vincita alla lotteria!>> disse Ted mentre si accendeva una sigaretta.

<<Vedi Ted, la fortuna ritorna sempre. Per vincere alla lotteria sarei disposto anche a fare un patto con il diavolo!>>

<<Non potevi usare espressione più adatta caro Joe, pensa che l’ultimo bestseller di Stephen King si intitola proprio “Il mio patto col maligno” e narra una storia sinistramente simile a quella che è capitata al suo, ormai, ex agente. Nel romanzo però, il fortunato vincitore alla fine scompare in maniera piuttosto tragica, il nostro invece starà godendosi i soldi in qualche paese tropicale. O almeno lo spero per lui!>>. E di nuovo i due risero di gusto. Ted sentiva molta complicità in quel ragazzo che poteva avere non meno di vent’anni di lui e questo gli faceva decisamente piacere, lo portava indietro di almeno quindici anni.

I due si intrattennero a discutere fino all’alba, quando Ted ormai troppo stanco (e soprattutto sbronzo) per guidare, chiamo un taxi e si fece accompagnare a casa.

Soltanto due giorni dopo, oltre le sue più rosee deduzioni, Ted Fox era seduto nel salotto di casa King e aspettava freneticamente, come un liceale aspetta di uscire con la più carina della scuola per la prima volta, di poter essere ricevuto da quello che era stato unanimemente riconosciuto come uno degli scrittori più importanti (e prolifici) del novecento. Aver avuto quell’appuntamento era stato più facile del previsto: erano bastate un paio di telefonate per sapere che il grande autore avrebbe avuto piacere di incontrarlo a casa sua per fare due chiacchiere. Ora era lì, nel salone di quella splendida, e piuttosto sinistra, casa ad osservare l’arredamento così classico e accogliente che poco si sposava con l’immagine che di solito si aveva di quell’uomo che era divenuto ricco e potente facendo spaventare milioni di persone in tutto il mondo con le sue storie.

L’uomo che gli si presentò era l’ombra di se stesso; gli avevano parlato di un gigante con l’aria un po’ burbera e una folta barba nera, ma quello che gli strinse la mano era si decisamente più alto della media, ma era sensibilmente sotto peso, e il suo volto molto ben rasato, rasentava sofferenza ad ogni passo (segni ancora vivi del pauroso incidente nel quale poco tempo prima il celebre autore aveva rischiato di perdere la vita). La stretta di mano fu comunque vigorosa.

<<Posso offrirle una birra fredda signor Fox?>> il suo sorriso era estremamente rassicurante.

<<No, grazie. Non bevo mai a quest’ora.>> Ted mentiva, ma dopo tutto l’alcool di due sere prima aveva deciso di non toccare un bicchiere per almeno due settimane.

<<Per me è un grande onore conoscerla signor King, lei non sa da quanto tempo aspettavo di poterla conoscere!>> Ted sguainò uno dei suoi migliori sorrisi mentre pronunciava quelle parole.

<<Bando ai convenevoli signor Fox!>> il tono dello scrittore suonava deciso e risoluto.

<<So che lei è venuto qui, perché vorrebbe diventare il mio nuovo agente; io sarei anche disposto ad accettare la sua proposta a condizione che lei risponda a due mie semplici domande!>> pronunciò la frase continuando a tenere gli occhi fissi sul televisore dove era in corso una partita di baseball. In una mano aveva il telecomando e nell’altra impugnava una lattina di birra che puntualmente si portava alla bocca per una sorsata.

<<Signor King, devo ammettere che la sua sincerità e la sua schiettezza sono al quanto disarmanti, ma li apprezzo molto. Mi chieda pure quello che vuole!>>

Ted sentiva l’adrenalina che gli circolava per il corpo era quasi eccitato.

<<Signor Fox, lei sa perché io scrivo romanzi che trattano la paura umana?>>

<<Penso che lo faccia perché è la cosa che le riesce meglio!?>> Ted attesa la risposta con aria dubbiosa.

<<Sbagliato caro Ted. Dimentica che ho vinto numerosi premi con racconti che di ultraterreno e pauroso non avevano nulla. Io scrivo delle paure dell’uomo perché la paura è l’unico sentimento che accomuna tutti gli esseri viventi, compresi gli animali>>

<<Non riesco a seguirla signor King>> la voce di Ted si era fatta incerta.

<<Lei ha mai amato qualcuno signor Fox?>> lo sguardo di King era ora fisso su Ted.

<<Certo, che domande!>>

<<Benissimo; ed ha mai odiato qualcuno?>>

Ted riflettè un po’ prima di rispondere <<Beh, a dire la verità non penso di aver mai odiato veramente qualcuno>>

<<Ed ora dimmi, Ted, hai mai avuto veramente paura nella tua vita?>> lo sguardo di King era diventato orami quasi ipnotico.

<<Assolutamente sì! Ho sempre avuto paura della solitudine, della morte, e anche dei ragni>> Ted si sentì arrossire per quest’ultima confessione.

<<Lo vedi Ted, qualunque altra persona mi avrebbe dato la stessa risposta. L’uomo non sa dire con certezza se ha mai veramente amato e odiato, ma sa per certo che ha avuto paura. La paura è un sentimento ancestrale, che è insito in ognuno di noi anche inconsciamente. Il bambino comincia ad aver paura quando non trova il capezzolo della sua mamma pronto per la poppata, un’adolescente ha paura quando si accorge che il suo ciclo mestruale è in ritardo, due genitori sono terrorizzati quando scoprono nel bagno il loro pargolo che gioca con le mani bagnate vicino la presa della corrente elettrica, ad una donna le si ghiaccia il sangue quando il suo medico le dice che ha il cervello pieno di metastasi; e potrei continuare così per ore.

Io so, che la maggior parte delle creature, dei bau bau, degli orchi di cui scrivo non esistono; so che i mostri non si nascondono sotto il mio letto per poter poi afferrarmi dai piedi mentre dormo durante la notte. Ma nonostante questo, ogni volta che vado a letto, sto sempre attento a non lasciare i piedi ciondolare fuori dal materasso…..non si può mai sapere!>>

Ted era letteralmente rapido dalle parole dell’uomo che gli sedeva di fronte.

<<Capisci ora caro Ted?>>

<<Certo. Ora la seguo meglio>>

<<Dimmi Ted, sei un tipo curioso?>> lo sguardo dello scrittore era ora vispo e straordinariamente sornione.

Ted esitò un attimo a rispondere, come se sentisse che in quella domanda ci fosse una sorta di trucco <<No, non penso di essere particolarmente curioso>>

<<Quindi, Ted, se io ti dicessi che al di là  di quella porta che vedi proprio dietro alle mie spalle, è nascosto il segreto del mio successo, tu non cercheresti di darci un occhiata in mia assenza?!>>

<<Non mi permetterei mai, signor King! Ho troppo rispetto per la privacy altrui!>>

la risposta di Ted questa volta era decisa e diretta.

<<D’accordo allora, signor Fox, da domani lei sarà il mio nuovo agente. La mia segretari la contatterà in serata per definire i dettagli. Ora se vuole scusarmi vorrei andare a farmi una doccia. Non le dispiace se non l’accompagno? Sono sicuro che saprà trovare la strada anche da solo!>> King si alto di scatto in tutta la sua statura, e pose energicamente la mano verso il suo ospite.

Ted rispose al saluto e la loro stretta di mano fu energica e vitale.

Mentre King attraversava zoppicando affannosamente il salone, Ted pensava a quanto bizzarro e affascinate fosse quell’uomo.

Rimasto solo nel salone Ted pensava che da quel momento in poi la sua vita sarebbe cambiata, il colpo di fortuna del quale parlava qualche sera prima quel simpatico di Joe era arrivato. Mentre si avviava alla porta di ingresso il suo occhio cadde sulla porta alla quale faceva riferimento poco prima lo scrittore. Un istinto irrefrenabile lo spinse di fronte alla stessa: era di legno decisamente solido. Fu tentato di aprirla ma pensò che non sarebbe stato corretto nei confronti di quell’uomo che stava per cambiargli la vita. Un pensiero però si fece strada dentro la sua mente: a quante persone sarebbe capitato di scoprire il segreto del successo del più grande, e bizzarro, scrittore del nostro secolo?

Si voltò per andar via e non cedere alla tentazione, ma un attimo dopo la sua mano si strinse intorno alla maniglia e lui girò con forza, senza tentennamenti.

Porse l’orecchio per assicurarsi di sentire lo scroscio dell’acqua proveniente dal bagno; lo scrittore canticchiava una pezzo dei Ramones sotto la doccia: la strada era libera.

Pochi secondi dopo Ted Fox era al centro di una grande stanza buia; l’aria era viziata e sembrava che nessuno avesse messo piede  in quella stanza da secoli….ma non era così. Nel giro di pochi istanti Ted sentì di non essere solo occhi diversi lo osservavano da ogni angolo. Ci mise poco a mettere a fuco ciò che lo circondava, ma quando lo fece il terrore si impadronì di lui: Pennywise, Cujo, George Stark, Annie Wilkes, Jack Torrance, Carrie e tutti i personaggi dei terribili romanzi di King erano lì intorno a lui, ed erano vivi…..e sorridevano.

Un urlo straziante squarciò il silenzio della casa quando tutte queste entità si strinsero intorno a Ted in un caldo e fortissimo abbraccio.

Al di là della porta sostava in accappatoio ancora gocciolante e con un ghigno malefico disegnato sul volto, il più grande narratore del nostro secolo.

 

Due mesi dopo l’accaduto, il corpo di Roger Taylor, ex agente letterario di Stephen King, fu ritrovato privo di vita in una stanza di un motel ai Caraibi.

Alcuni testimoni giurarono che il corpo sembrava fosse stato svuotato.

 

Dopo alcuni giorni, in tutte le librerie d’America apparve l’ultima fatica letteraria del grande scrittore Stephen King, che nel giro di una settimana vendette due milioni di copie: il titolo dell’opera era “Il segreto del mio successo”.    

   

  

    

   

Giuseppe Rossini

Il mio nome è Giuseppe Rossini sono nato a Taranto il 26/05/77.
Ho un diploma superiore da "perito aziendale e corrispondente in lingue estere" e sono attualmente iscritto al corso di laurea in Scienze dei beni culturali per il il turismo e l'ambiente, presso l'università di Bari. Lavoro part-time in un negozio di articoli sportivi e adoro il calcio e la letteratura (Horror naturalmente!).
Ho vinto nel 1996 una concorso di giornalismo (PREMIO FORTUNATO LA SALVIA) e ho collaborato con la GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO nello stesso anno!
Mi "nutro" di Clive Barker, Lovecraft, Poe ed ho una vera e propria VENERAZIONE per il MAESTRO: STEPHEN KING.
Proprio a lui è dedicato questo piccolo lavoro che ho buttato giù una sera tutto di un fiato (naturalmente fuori pioveva a dirotto!)

 

  

 

 

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