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TIC-TAC TATTOO scritto da Pierluigi Della Minola
L’uomo biondo si tolse l’abito, un poco spiegazzato dopo una giornata di lavoro e lo ripose accuratamente, sistemando la giacca sul bordo della seggiola ed i pantaloni diligentemente ripiegati sul sedile della stessa. Ogni sera, uscito dalla banca dove era un oscuro impiegato addetto al controllo di statistiche di cui non riusciva a comprendere lo scopo, ripeteva Io stesso rito: liberarsi di quella maschera da buon cittadino e bravo lavoratore per indossare l’abbigliamento che rispecchiava la sua vera indole e personalità. La squallida stanza dove quasi ogni sera il rito avveniva era parte della vecchia canonica della chiesa abbandonata di Sant‘Ermete, pigiata quasi a soffocare fra un paio di brutti e grossi edifici, due alveari d’appartamenti pressoché disabitati e di cattiva fama fra gli abitanti del quartiere. Davanti si ergeva un abbandonato e cadente fabbricato, una volta adibito ad opificio e che ora spalancava le occhiaie vuote delle finestre a sbirciare quello che accadeva nelle case dall’altra parte della piccola piazza sbilenca. Molte volte aveva visto il giovane bancario trasformarsi da anonimo impiegato in un tenebroso guerriero, col corpo lardoso fasciato d’aderenti abiti di pelle nera che lasciavano scoperte le braccia tatuate ed il petto, non proprio possente come desiderava il proprietario. Ai piedi un paio di pesanti stivali chiodati e poi collane, anelli, catene, occhiali neri e simboli nazisti sparsi dappertutto a rappresentare quello che l’uomo biondo pensava fosse un aspetto virile e tale da incutere timore e soggezione nel prossimo.Goering, così si faceva chiamare il biondo in omaggio al gerarca nazista cui somigliava in modo impressionante, aveva riunito un gruppetto di fanatici del Terzo Reich e d’abitudine la banda bighellonava la notte in cerca di vittime su cui applicare i loro ideali e scaricare le tensioni accumulate durante il giorno. Il più brutale era lo stesso Goering, di gran lunga il peggiore del gruppo ed il capo indiscusso: già pochi anni prima era stato implicato in una brutta vicenda che riguardava la violenza inflitta ad una ragazzina cinese fino a farla morire e da cui era uscito per un cavillo giuridico. Da allora si era fatto furbo e imprevisti del genere non erano più successi. Questa volta però lo scopo era un altro: un nuovo studio di tatuaggio era stato aperto in un vicoletto sgusciante fra le antiche case a ridosso di San Martino, la Cattedrale cittadina. Il nostro era curioso di farci una visitina e magari uscire con un altro simbolo hitleriano a decorare la vasta superficie del suo corpo. Lo studio era un angusto locale proprio a fianco dei bagni pubblici, in fondo allo stretto budello appena prima che questo facesse capolino sul vasto sagrato dell’edificio sacro. Sulla sudicia vetrina era dipinta un’insegna che annunciava come il Famoso Dr. Lao, Conosciuto in tutto l’Oriente come Il Massimo Esperto di Tatuaggi, avesse aperto una Filiale anche in quella Città e Lui Stesso era a disposizione dell’Onorevole Clientela per Qualsiasi Meraviglia gli fosse stata richiesta. Dietro il vetro polveroso erano esposti alcuni esempi dell’arte del Dottore. Bizzarri e vagamente licenziosi, erano a base di dragoni e certi animali mai visti e volgarmente impudichi negli attributi e nelle forme. All’interno una tenda di seta gialla e oro divideva la stanza, separando il laboratorio vero e proprio dal minuscolo ufficio dove, sotto una lanterna che emanava una malsana luce verdastra, un decrepito cinese riceveva la clientela. Goering lo trovò assiso dietro un’antiquata scrivania traboccante di tazzine, teiere e scatole di tè e con un grosso gatto acciambellato in grembo.«Benvenuto all’Onorevole Cliente! - La voce del vecchio pareva un pigolio d’uccellini appena usciti dall’uovo e riempiva frullando il piccolo ambiente - Il mio deprecabile talento potrà forse aggiungere un modesto contributo ai capolavori che ornano la sua rispettabilissima superficie?» «Vecchia canaglia - Goering era sgarbato ed insolente con chi sembrava debole ed indifeso davanti alla prepotenza ed al disprezzo per le razze che non fossero bianche ed ariane - Ho sentito in giro che te la cavi con gli aghi. Come stai con le svastiche e roba simile?» «La luce degli Dei risplende nelle tue parole! Sarà un onore ed una gioia per me gratificare il tuo corpo con simili ornamenti, ma che i tuoi occhi si posino colmi di meraviglia su questi miserabili esempi di squisita mostruosità!» Il Dr. Lao allungò il corpo magrissimo avvolto in una frusciante vestaglia di seta rossa fino a sovrastare il nuovo cliente e dispiegò un rotolo appeso alla parete dietro di lui. Il gesto mostrò una serie di disegni spaventosi, così ripugnanti e osceni che Goering si ritrasse ansimando verso la porta e perfino il gattone si rifugiò dietro la tenda soffiando e sibilando come un serpente infuriato.Gli occhi del cinese bruciavano come due fuochi neri mentre riavvolgeva il rotolo ed un sorriso obliquo e perfido rimodellava il suo volto secco e grinzoso, rendendolo simile a quei terribili disegni. «L’Onorevole Cliente ha potuto ammirare le sembianze del demone Yho-Sho-Tho, la Porta degli Antichi, il Tutto in Uno, l’Uno in Tutto! Ma i miei indegni occhi si accorgono che tale visione celestiale non trova benevolenza nel suo animo: forse la mia spregevole bottega ha altri tesori che...» «Al diavolo, cane giallo! Non mi piacciono i tuoi scherzi ed i tuoi tatuaggi. Per ora ti lascio marcire in questa pattumiera che chiami studio, ma tornerò con i miei amici e allora ti farò saltare come una cavalletta!» «L’Onorevole Cliente non può andarsene a mani vuote, il disonore ricadrebbe sulla mia vile persona e sette anni di disgrazie saranno la giusta punizione per non aver adempiuto i miei obblighi d’onesto commerciante !» Il vecchio cavò da una tasca della veste una boccetta e sghignazzando con un suono simile al chiacchiericcio di uno stormo di pappagallini, spruzzò Goering con il contenuto: il giovane si afflosciò svenuto al suolo, con la faccia del Dr. Lao che si avventava su di lui come un dragone volante della tradizione cinese. Nella cadente chiesa di Sant’Ermete rivestita di bandiere e festoni nazisti, solo l’abside era illuminata. Una decina di torce da giardino affumicavano i vecchi affreschi già devastati dall’incuria e dal tempo, mentre il resto dell’edificio era immerso nelle tenebre. Della compagnia erano presenti solamente Goering e la sua compagna Danzica, una muscolosa ragazzona inguainata anche lei in aderenti abiti di pelle nera e con i capelli decolorati fino ad un biondo innaturalmente slavato. L’uomo era seminudo e la ragazza esaminava con stupore i tatuaggi che ricoprivano completamente la superficie del suo amico all’infuori della testa e delle mani.«Allora, la tua testaccia marcia ci capisce niente ?» «Fottiti, Goering: sembra un meccanismo di qualcosa e che possa strozzare se so cos’è!» «Quel vecchio scemo lo ammazzo di botte quando i ragazzi lo porteranno qui, giocare uno scherzo del genere a me!» Quando si era risvegliato da quella specie di mancamento nello studio del Dr.Lao, Goering era accasciato in mezzo ad un cumulo d’immondizie vicino Sant’Ermete, senza vestiti e gelato dalla pioggia battente. Subito aveva mandato i suoi compagni, che erano riuniti nella chiesa luogo d’adunata della banda, a cercare il cinese per vendicarsi e nel frattempo tentava di decifrare e cancellare il disegno inciso sulla sua pelle.«Ci sono rimasto nemmeno un’ora in quel porcile, come ha fatto quel limone a tatuarmi completamente in così poco tempo? Quando l’ho sotto le mani, gliela levo io la sua di pelle!» Portando con se una ventata d’aria gelida mista alla pioggia che ancora imperversava all’esterno, rientrarono i camerati inviati a prelevare il vecchio cinese, mentre Goering si rivestiva.«Il porco se n’è andato, Capo, ha squagliato con tutti gli attrezzi. Lasciato solo questa lettera. Per te.» «Onorevole Cliente Goering - Iniziava così la lettera e Goering stesso era sorpreso dal fatto che il Dr. Lao conoscesse quel soprannome, lui era certo di non averglielo detto - La tua sciocca vanità ti ha finalmente condotto nelle mie umili mani e con l’aiuto di Yho-Sho-tho (benedetta sia la sua Tenebra!) ora finalmente apprenderai i Diecimila Dolori del Tempo che Scorre, fino all’Anniversario: una triste data che il tuo barbaro cuore conosce perfettamente! Addio Onorevole Cliente!» La pioggia, che ormai cadeva a rovesci sempre più violenti, cominciava a penetrare dal tetto dissestato della chiesa e dalle vetrate infrante delle alte finestre ad ogiva, una volta impreziosite da scene policrome della vita e degli atti di Sant’Ermete; l’acqua correva a ruscelli lungo i muri cadenti e formava pozze e laghetti fra gli sfasciumi dell’arredamento e dei paramenti sacri fatti a pezzi per puro disprezzo dai neonazisti di Goering. Nel silenzio rotto solo dal rumoreggiare cupo ed incessante della pioggia, le torce accese nell’abside proiettavano bizzarramente le ombre dei presenti contro i muri, ingigantendole sulle pareti ricurve come in uno scenario da incubo.«Sporco muso giallo! -Il volto pallido e dai lineamenti molli di Goering era sconvolto dall’ira ed i suoi freddi occhi di un azzurro slavato sembravano pozze di ghiaccio - Quell’essere inferiore! Dobbiamo dargli la caccia, dargli una lezione che nessuno possa dimenticare, altrimenti tutta la città ci riderà dietro!» Un lampo accecante illuminò l’interno del tempio sconsacrato ed il tuono fece tremare i vecchi muri, un pezzo del tetto crollò quasi senza rumore e vento e pioggia si riversarono dallo squarcio insieme ai detriti e calcinacci del crollo.«Domani, stanotte altri lupi sono a caccia! - Danzica si accostò a Goering, strusciandosi vogliosa al suo corpo - Andiamo a casa mia, ho voglia di scopare stanotte!» L’uomo la guardò con uno strano sguardo negli occhi, un’espressione mista di violenza e libidine che fece sbiancare la ragazza.«Conosco quell’espressione...hai voglia di carne giovane e tenera! Questo vizio ti condurrà alla rovina, maledetto pazzo. Bene ragazzi, andiamo via: il capo stasera deve fare qualcosa che non ci riguarda.» Uscirono tutti, seguiti dallo sguardo corrotto e lascivo di Goering che già pregustava ridacchiando l’impresa di quella sera. Per qualche sera i membri del gruppo rimasero senza capo. Goering sembrava sparito nel nulla ed anche in ufficio non l’avevano visto, a quanto ne sapevano aveva un attacco influenzale e per alcuni giorno sarebbe rimasto a casa in malattia. In ogni modo non doveva essere gran che malato se qualche sera dopo, a notte fonda, comparì nella vecchia chiesa sfidando il gelo polare che da una settimana ormai assediava l’antica, decrepita città di Tucköo. Sembrava assente, il volto aveva un’espressione indecifrabile in cui si accavallano preoccupazioni ed incertezze a nascondere l’abituale cipiglio di superiorità e disprezzo verso i suoi simili; cipiglio che però solitamente svaniva sul lavoro, dove tornava ad essere un anonimo impiegato di banca. Rimase silenzioso per tutto il tempo, solo quando restò solo con Danzica aprì bocca.«Senti nulla? - La chiesa era silenziosa, nessun rumore percorreva l’antica navata ed acqua e vento erano cessati dalla notte prima - Nemmeno un suono piccolo piccolo? Vieni vicino, più vicino ed ascolta attentamente...Allora?» Danzica quasi gli si incollò addosso letteralmente, ma nonostante i suoi sforzi non udì alcun suono, solo l’ansimare dell’amico ed il fruscio degli abiti.«Eppure sento un ticchettio! Dall’altra sera. Ero andato dagli slavi a cercare una ragazzina ed ecco che salta fuori il cinese, anzi solo la sua voce pigolante che da un portone mi dice Sciocco Onorevole Cliente, le tue orecchie malvage non sono ossessionate dal perverso ticchettare di un orologio? É il rumore che segna il tuo Tempo prima dell’Anniversario, quello che scandisce i Diecimila Dolori che dovrai sopportare. Le mie deboli mani non hanno la forza di uccidere un maiale come te, perciò ho fatto in modo che sarai tu a causare la tua stessa morte. Quando sarà il giorno infausto dell’Anniversario verrò gioiosamente a prendere la tua miserabile vita! Mi precipito nel portone e vedo il cinese steso a terra, freddo come un pezzo di ghiaccio. Era morto da un bel pò, quel muso giallo, e mi aveva appena parlato! Sono scappato a casa, nessuno mi ha visto, ma da allora sento il maledetto ticchettio giorno e notte. Anche quando non ci sono orologi vicino a me!» «Mi sembri flippato un sacco. A casa ho un pò di polvere se mi dai uno strappo, stasera sono bipede.» «E piantala di parlare come una scema! Ora sparisci, che non ti sopporto più!» Danzica fece spallucce, raccolse la sua roba e si diresse all’ingresso ancheggiando voluttuosa come una gatta in amore. Prima di uscire si girò, raccolse un sasso e lo scagliò contro l’amico.“Vaffanculo, herr Goering! Hai l’aspetto e ti comporti come una merda di cane: sta attento che nessuno ti calpesti!” Il tormento del ticchettio non gli impedì di pensare all’Anniversario, ma fu impossibile per lui rammentare un qualsiasi avvenimento o ricorrenza che potesse dare un significato alle parole del vecchio orientale. Ed il Dr. Lao continuava a perseguitarlo: una mattina trovò il disegno di un orologio, con le cifre dipinte in numeri cinesi, sulla porta di casa; un’altra volta, svegliandosi, scoprì una statuina raffigurante un repellente idolo che somigliava in modo impressionante al vecchio proprio sul comodino a fianco del letto e sotto un biglietto vergato con mano incerta ed emanante un odore di putredine:«Yho-Sho-Tho attende paziente l’Onorevole Cliente ed i preparativi per festeggiare degnamente l’Anniversario hanno avuto inizio!» E poi vedeva quello che era diventato il suo nemico nelle occasioni più banali ed usuali ma che in quei momenti diventavano straordinarie ed inquietanti; al lavoro, al caffè, nei negozi, continuamente sentiva la sua presenza accompagnata sempre da un odore nauseabondo e penetrante di decomposizione e putredine. I presenti non si accorgevano dell’accaduto e nonostante cercasse di affrontare il Dr. Lao, costui era ogni volta un’ombra che sgusciava via inafferrabile e ridacchiante nel suo modo curioso da pappagallino. Giorno dopo giorno il suo incubo diventava un’ossessione continua ed ineluttabile, un tormento dell’anima e dei sensi che rapidamente lo portò verso uno stato d’abbrutimento ed angosciosa attesa dell’Anniversario sconosciuto. Non andava più a lavorare, il padrone di casa lo aveva buttato fuori della camera ammobiliata per il tremendo odore di marcio che ne proveniva, i suoi amici e conoscenti lo evitavano o lo deridevano e si era trovato costretto a campare della carità altrui, in mezzo ai barboni ed ai miserabili che una volta perseguitava e torturava in nome dei suoi ideali distorti. Aveva tentato di cancellare quel maledetto tatuaggio, agli inizi della sua degradazione, ma inutilmente; aveva anche cercato di farlo ricoprire con un altro disegno, ma il precedente riaffiorava sempre e il perfido ticchettio risuonava più beffardo che mai, tanto che era sicuro che fosse il tatuaggio stesso ad emettere quel suono ossessionante. Ormai viveva solitario in una nicchia interna ad una delle porte d’ingresso alla città, sotto le antiche mura che la racchiudevano gelose e mangiava alla mensa dei poveri, evitato da tutti come un appestato. Anche i suoi vecchi compagni lo avevano abbandonato, anzi se lo incontravano lo deridevano e lo trattavano come una volta lui trattava i suoi simili attuali. Solamente il Dr. Lao sembrava interessarsi a lui, con le sue apparizioni ed i suoi messaggi sibillini ed inquietanti. Sul finire dell’inverno gli eventi cominciarono a precipitare, il vecchio cinese compariva sempre più spesso e non così sfuggente come prima, mentre i suoi oscuri avvertimenti possedevano un’urgenza pressante e sospetta. Goering si accorse di aver paura della morte e il terrore lo coglieva ogni volta che avvertiva la presenza del Dr. Lao e dei suoi messaggi, sentendo avvicinarsi la data del :misterioso Anniversario. Frattanto una pioggia fredda ed implacabile si rovesciava giorno e notte sulla città, costringendo la parte più povera e miserabile dei suoi abitanti a cercare rifugi più accoglienti e riparati dalle intemperie. Cacciato dai suoi simili, dovette tornare nella vecchia chiesa di Sant’Ermete nonostante provasse una sorta di repulsione per quel luogo dove avevano avuto inizio le sue disgrazie. Tutto il tetto era crollato dall’ultima volta che vi era stato, le macerie ingombravano la navata centrale e crepe profonde minavano i muri e le colonne; solo l’abside resisteva ed offriva ancora un riparo dalla pioggia implacabile. Il vento notturno agitava brandelli delle bandiere e dei simboli neonazisti di cui era stato tanto orgoglioso ed escrementi d’ogni genere ricoprivano il poco spazio sul pavimento rimasto libero dai detriti. Con gli avanzi di vecchie panche fracassate riuscì a costruirsi in giaciglio sollevato dal pavimento e protetto dall’acqua; stranamente si addormentò di un sonno profondo ma tormentato da incubi e sogni spaventosi. Il cinese era là, in piedi in mezzo alla navata in rovina e vagamente indistinto nella nebbia che durante la notte era penetrata dal tetto squarciato. Sorridente, con una segreta nota di trionfo negli occhi sottili e ardenti d’odio, lo fissava come la tigre studia la preda indifesa davanti a lei e Goering sentì la mano gelida del terrore afferrargli il cuore. Il vecchio gli fece cenno di seguirlo e si diresse alla porta, fermandosi sulla soglia come ad attenderlo. L’aspetto del Dr. Lao era devastato, molle e di un colore livido macchiato di fosforescenze verdastre, solo i suoi occhi sembravano vivi.«L’Onorevole Cliente deve seguire la mia umile persona - La voce ora gorgogliava ed ansimava come se facesse fatica a respirare - Il Tempo dei Diecimila Dolori sta per finire ed il deplorevole corpo che ancora si degna di ospitarmi durerà quanto il volo di una farfalla!» Come in incubo Goering si scosse dal torpore e lo seguì nei vicoli e nelle stradine anguste della vecchia Tucköo invasa da una nebbia fitta e maleodorante, la gente si voltava a guardarlo con espressione fra lo spavento e l’orrore ed esclamazioni di terrore e disgusto giungevano ovattate ai suoi orecchi, senza che lui se ne accorgesse. Il Dr. Lao camminava barcollando ed incespicando, come se non riuscisse a controllare bene le gambe, con i passi frenetici e veloci di chi ha fretta di giungere a destinazione e non riesce a correre; era un’ombra nella caligine opprimente, avanzava deciso, urtava i passanti che però sembravano non accorgersi di lui mentre fissavano inorriditi Goering e con il suo passo da ubriaco non si faceva raggiungere dall’inseguitore. Dopo un tempo che pareva interminabile, passato in un girovagare incomprensibile attraverso l’antica Tucköo, scomparve nella nebbia, lasciando Goering in mezzo a quella che pareva una piazza piena di rumori e voci d’operai intenti a qualche lavoro.«“Ehi, tu! Levati di qui che è pericoloso, stiamo calando un accidente di coso dalla torre comunale!» Uno spintone lo spostò di lato, ma lui cercava il cinese, voleva raggiungerlo e massacrarlo di botte; l’inseguimento lo aveva caricato di tutta la rabbia accumulata dal loro primo incontro e sentiva di essere tornato il vecchio neonazista che scatenava la sua violenza sui tipi come il Dr. Lao.Questi gli apparve davanti ancora più livido e ributtante, con un sorriso di scherno lasciò che l’altro lo afferrasse e Goering fissò con orrore il braccio molle e putrido del cinese, staccatosi con un rumore disgustoso dal corpo cui apparteneva.«Attenti voi in basso, scappate! L’imbracatura dell’orologio si sta spezzando, andate via, presto, presto!» Goering alzò gli occhi al cielo e l’ultima cosa che vide fu il quadrante di un orologio gigantesco che si avventava su di lui.
«Certo che è una cosa strana! - L’impiegato dell’Obitorio osservava distaccato il corpo senza vita di Goering, rinvenuto nella chiesa abbandonata ed ora disteso sul tavolo anatomico - Il torace è stato schiacciato da cosa non si sa...E il tatuaggio, bisogna essere matti per farsi tatuare così, rappresenta un orologio che segna le due, ma se distendi la pelle, così, come se il torace non fosse schiacciato ecco che l’orologio scompare ed il disegno diventa incomprensibile!» «É tutto strambo in questo caso, non c’è proprio nulla di normale - Il poliziotto giovane era piuttosto sconvolto ed in preda alla nausea - Da com’è ridotto doveva sembrare un cadavere anche da vivo. E l’altro allora, quel cinese putrefatto che era accanto a lui? Deve essere morto da almeno sei mesi, che schifo!» Il secondo poliziotto, quello anziano, si accese la pipa ed aprì la finestra sul cortile frustato dalla pioggia per far uscire un pò dell’odore di formalina e di morte che aleggiava nello stanzone.«Se volete ancora un’altra porzione di cose strane, vi servo subito. Qualche anno fa e proprio in un giorno che porta la stessa data d’oggi, quando ancora facevo servizio attivo e non ero ridotto dietro una scrivania come ora, trovammo in quella chiesa il corpo nudo e seviziato di una bambina cinese, proprio in mezzo alla navata, nello stesso punto dove è stato trovato Goering. Quello - e accennò al corpo schiacciato - Si mascherava da nazista, andava in giro a picchiare ebrei, zingari, poveracci in genere e pare gli piacessero pure le ragazzine. Sapevamo che era stato lui ad ammazzare la cinesina a furia di stuprarla e torturarla, ma non trovammo uno straccio di nulla per incastrarlo e fummo costretti a lasciarlo andare. Sul corpo di quella povera bambina aveva dipinto un orologio che segnava le due, l’ora della sua morte! E in quanto al cinese morto da sei mesi, ecco quello era il padre della ragazzina, il Dr. Lao. Aveva uno studio di tatuaggio nella città vicina e la figlia studiava al Liceo Artistico di qui. Il caso probabilmente sarà archiviato fra quelli insoluti o come morte accidentale...Ma a me pare proprio che in qualche modo bizzarro e contorto finalmente giustizia sia fatta, non sembra anche a voi?»
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