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L'ULTIMO ABBRACCIO scritto da Tatiana Chessa
Che chiasso. La musica che pulsa, pulsa, pulsa… Una festa nel bel mezzo di Novembre. Fa freddo. Tira un vento infernale. Eppure noi facciamo una festa all’aperto. Dei pazzi? Forse. Il cielo è limpido, senza nuvole. L’aria cristallina. Siamo in campagna, per questo si vedono le stelle. E’ il Grande Carro, quello che brilla lassù? L’astronomia non è mai stata il mio forte. Eppure… eppure ho sempre amato le stelle. Piccoli diamanti incastonati in un velluto nero. Perle di luce nel buio infinito. Luce fredda che risplende su chi vive la notte. Salute! E’ il mio amico Gianni che, ormai ubriaco, si avvicina per fare un brindisi e finisce per inciampare in un sasso e rovesciarmi addosso tutta la caipiroska. Ma non mi arrabbio. Non ci si può arrabbiare in una notte come questa. Alzo il bavero del cappotto perché fa decisamente freddo, soprattutto ora che sono bagnata. Puzzo di alcol come una vecchia ubriacona. Chissà perché, questo mi fa ridere. Che cazzo c’è da ridere? Non lo so. Mi guardo attorno: i miei amici. Eccoli, tutti qui. Tutti, stranamente, ubriachi. Cosa ci è preso questa sera? Non lo so. Sarà il freddo, saranno quelle stelle che brillano lassù e sembrano prenderci per il culo. Sarà questo vento che tira, questo alito di morte… Presagio funesto. Ah, il vento. Ma non c’è tempo, ora. Non c’è tempo per nulla. Bisogna solo divertirsi. E allora mi avvicino allo stereo e alzo il volume. Voglio coprire quella maledetta voce che si alza dalla terra e mi avvolge, mi tortura. Bevo un bicchiere. Poi un altro. Ancora un altro. Rido, canto, ballo… Che mi sta succedendo stasera? Non sembro io. Ma va bene così, non importa: mi sto divertendo e questo è quello che conta. Passa del tempo, quanto non lo so… Ormai… è il pulsare della notte che scandisce le ore, sono le battute sincopate della musica che vibrano sulla terra fredda, sotto di me, che decidono che ora é. E non è nessun’ora. Il tempo è svanito. Solo il buio, la musica assordante, le stelle. E io che rido, canto, ballo. E sono felice. Come mai prima d’ora. Poi l’effetto inebriante dell’alcol inizia a dissolversi. Barbara e Riccardo si sdraiano per terra, vicini. A loro non interessa niente che faccia freddo. Altri tre si buttano sul prato… Tutto, intorno a me, comincia a girare vorticosamente. Cosa succede? Forse ho bevuto un po’ troppo. All’improvviso, sono stanca. Mi siedo anche io. Credo di essermi addormentata perché all’improvviso sono sulla spiaggia, c’è un fuoco vicino a me e una chitarra che suona… Un suono lontano, debole, onirico… Poi qualcosa mi sveglia. Un rumore. Da dov’è venuto non lo so. Ma ho paura. Tremo. E’ il freddo? O è la paura? Cos’è stato? Perché mi sono svegliata? Sento che tutti i muscoli del mio corpo sono irrigiditi. E’ il freddo, cazzo. A fatica, mi tiro su. Affondo le mani nelle tasche dei jeans e mi guardo intorno. Gli altri sono tutti buttati per terra, dormono. Che pazzi, mi dico. Una festa all’aperto in pieno novembre. Le foglie secche trasportate dal vento. Un tappeto frusciante privo di colore. Per forza, è buio. Non c’è nemmeno la luna. Solo le stelle, lassù. Alzo gli occhi al cielo e poi sorrido. Poi ecco di nuovo quel rumore. Che cazzo è??? Passi sulle foglie secche? Ma non c’è nessuno, qui. Non può essere. Siamo a dieci chilometri dal primo centro abitato. Siamo nel bel mezzo del nulla. In campagna. Di notte. A Novembre. Fa freddo e tira vento. Non può esserci nessuno. Va’, va’, mi sa che hai bevuto troppo. Allora decido di tornare a dormire. Fatico a riprendere sonno. Sto quasi per addormentarmi, sono in quella meravigliosa condizione di dormiveglia quando all’improvviso apro gli occhi. I miei amici, tutti i miei amici che fino a qualche minuto fa (o sono piuttosto ore?) dormivano vicino a me… ora mi stanno venendo contro. Sono coperti di sangue. Poi sento la voce di Giovanni che mi urla di stare attenta. Urla che è successo qualcosa. Che sono vampiri. Vampiri? Ma che cazzo dice ‘sto qui? Eppure… ecco, cazzo, si avvicinano. Ma cosa devo fare? E a guardarli bene… sono loro? Sono i miei amici questi? I loro volti sono totalmente deformati, maschere di sangue in cui a mala pena si distinguono gli occhi… che poi non sono occhi, ma due buchi neri circondati da una strana sostanza bianca. Oh mio dio. Eppure sono loro. Sono loro… dietro al mostro, sono ancora loro. Sento dietro di me il suono di una lama che trapassa la carne: mi volto. Giovanni ha tagliato la gola di un… di un vampiro… un amico… un vampiro… Non capisco. E’ l’unico modo per ucciderli, devi tagliarli la gola da orecchio ad orecchio. Tre volte!!!. E’ ancora Giovanni che urla. E poi da dove ha tirato fuori il coltello che mi sta porgendo? Ma non ho tempo per riflettere. Mi sono addosso. Uno sta afferrando le mie caviglie. L’altro mi stringe il braccio destro e si avvicina pericolosamente al mio collo. Muoviti!! Ancora Giovanni. Alla fine non posso fare altro: li sgozzo entrambi. Prima uno e poi l’altro. La battaglia è iniziata. Sangue ovunque intorno a me. Sangue. Sangue. Ancora sangue. Ne ho le mani piene, ne sento l’odore nelle narici dilatate per la paura. Taglio, taglio, taglio, posseduta da una forza innaturale, una forza che non mi appartiene… Taglio, taglio, taglio e vedo scorrere il sangue. Devo scappare, devo ammazzare questi bastardi!Taglio, taglio. E intanto mi dico: cazzo sto uccidendo i miei amici. Cosa sto facendo? Ma il tempo per pensare è poco. All’improvviso cala il silenzio. Mi guardo attorno. Giovanni è per terra, in una pozza di sangue. Anche lui è stato morso e trasformato in un vampiro. Ed io ho ucciso anche lui, senza nemmeno accorgermene. Ma cosa è successo? Perché? Era solo una festa all’aperto… perché questo macello? Porto le mani agli occhi e lascio che le ginocchia cedano… voglio sdraiarmi a terra, come per poter tornare a dormire, in posizione fetale, e risvegliarmi lontana da quest’incubo. Ma … qualcosa mi afferra. Mi giro:Lucilla. Mi vuole assalire...perché anche lei è un vampiro. Ma alla fine... il suo gesto é a metà tra un assalto ed un abbraccio. Non so cosa fare. Dovrei colpirla, ma non ci riesco. La guardo. Non ce la faccio... i suoi occhi sono ancora i suoi…. Fanculo, mi giro un attimo per accoltellare un altro vampiro
che nel frattempo mi ha aggredita. Cazzo, credevo fossero tutti morti.
Gli taglio la gola. Si accascia. Poi ancora una mano sulla mia spalla...
rieccola, ancora Lucilla. Sposto un attimo lo sguardo, come per decidere cosa
fare. Poi torno a guardarla... Perché mi guarda così? Perché mi guarda con
quegli occhi… ancora così umani? Perché non è come gli altri vampiri? Perché?
Perché vedo ancora i suoi occhi, gli occhi della mia amica? E che cazzo sta
facendo? Perché sembra volermi assalire ed abbracciare allo stesso tempo? Cosa
faccio adesso? Alzo il braccio per colpire. Non ci riesco. Ricasca lungo i miei
fianchi. Sento un suono. Un suono come… proviene da Lucilla. Oh mio dio,
cos’è questo suono? Oddio, aiuto!!! Ma qualcosa la sta spingendo ad
attaccarmi. Do uno strattone. Cerco di allontanarmi. Voglio solo scappare. Ma
cristo santo Lucilla, cosa vuoi? Perché mi segui? Lasciami andare, non
costringermi a… E ancora quel gesto. Ancora quell’… quell’abbraccio,
quell’assalto… quel…cos’è? All’improvviso un raggio di luce, spuntato
da non so dove, le illumina il volto.Non c’è luna, da dove viene questa
luce? Cosa sono quelle cose sulle sue labbra? Sono… Oh mio dio, no. Non
può essere vero. Deve essere uno stramaledetto incubo. No, non è
possibile… Quelli sulle sue labbra non sono… no, non possono essere… Oddio
santo, Lucilla, che cosa hai fatto? Non ci credo, non voglio. Invece la
guardo e sono costretta a crederci: si è cucita la bocca. Con del filo,
spuntato anche quello da chissà dove. Per non mordermi. Per me: quei
punti…sono per me. Sono io, allora, che capisco. La guardo. Vedo i punti sulle sue
labbra. Sento la puzza di sangue che ci avvolge entrambe. Ma l’abbraccio comunque, non
importa cosa mi farà. L’abbraccio e le sorrido. Poi, solitaria, una lacrima.
RACCONTO
SELEZIONATO (13° POSTO) PER IL CONCORSO PREMIO NARRATIVA GHoST 2001
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