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L'UOMO TRISTE

scritto da Davide Giannicolo

  

 

Mina guardava alla finestra, pensava al suo povero padre che era morto il giorno prima, è triste perdere una persona a cui si tiene molto, specie a otto anni quando non ci si rende conto di cosa sia successo di preciso. Lei sapeva che il suo povero padre era un uomo buono, e che ora era felice su nel cielo. Ma perché la gente moriva? E perché se sapeva che il padre era in cielo felice lei ora era così triste?

Questo si chiedeva la piccola Mina, fuori pioveva, e la pioggia scrosciava sui tetti e sul vetro della sua finestra. Il suo povero papà diceva di vedere un uomo vegliare accanto al di lui letto. Lei quando chiese spiegazioni alla madre, si senti dire dalla povera donna che era tutto frutto della malattia di suo padre. Povero il suo papà, doveva aver sofferto molto pensò. Il temporale si faceva più forte ma mina non riusciva a dormire, avrebbe tanto voluto, perché quella strana notte le metteva paura. Con la coda dell’ occhio vide un movimento alla finestra , si voltò di scatto ma non vi era nulla:

 “Che sciocca” pensò “ Mi sono presa uno spavento”.

Ma quel movimento fece si che lei si voltasse ancora,vide un uomo fuori alla finestra, bagnato dalla pioggia che riceveva con non curanza, il suo volto era pallido, e delle lacrime nere erano dipinte sotto i suoi occhi stanchi e velati da profonde occhiaie. L’uomo fissava Mina, che nonostante avesse sussultato in primo momento a causa della visione, non riusciva ad essere spaventata, perché quell’ uomo emanava una sorta di energia benefica, e poi, il suo volto era così… triste. Vi era disegnata una smorfia di malinconia, trasmetteva inquietudine e sembrava essere tormentato da un immenso dolore. Mina scese dal letto per accogliere l’uomo in casa e far sì che si riparasse dalla pioggia scrosciante, ma questi sparì, com’ era apparso.

 

Il giorno dopo Mina parlò di quella figura alla madre, che diede poco conto alle parole di una bambina sconvolta dalla morte di suo padre. La sera di quello stesso giorno Mina era seduta accanto al camino, si volto colpita da una figura che si muoveva nel buio della stanza, e vide l’ uomo triste che a passi lenti si sedette sul tavolo, guardava ancora Mina con quello sguardo solenne, cupo e malinconico.

 “Chi sei?” disse Mina “sei un fantasma?”

 L’uomo sospiro e si alzò in piedi, si avvicinò alla ragazza, frugò in tasca e ne estrasse un carillonnè, lo porse a Mina con un sorriso ancor più inquietante e cupo, quasi sforzato, con gli occhi lucidi e umidi di lacrime, Mina aprì il Carillonnè e dentro di esso un Pierrot girava, la musica era melodiosa ma triste e morbosa.

“Perché sei così triste?” Chiese la piccola Mina.

Ma non vi fu risposta, l’ uomo apri la porta  e lasciò Mina sola nella grande stanza del camino. Mina non sapeva cosa pesare, non sapeva chi o cosa fosse quell’ uomo, e sua madre non credeva alle sue parole.

 

Stanca del incredulità della madre, Mina una sera decise di farle vedere con propri occhi quel che lei vedeva, in tanto l’ uomo triste faceva sempre più spesso le sue visite. Così  quando l’ uomo triste si fece trovare con lo sguardo fisso nel vuoto seduto sulla finestra in una sorta di angosciante meditazione, Mina corse da sua madre:

“Mamma svelta, svelta, è l’uomo triste, è nella mia stanza”.

 La madre corse con lei, l’uomo era ancora nella stessa posizione,

“E’ lui mamma, è l’uomo triste”disse Mina soddisfatta,

“Io non vedo nulla, sei proprio una bambina sciocca, mi hai spaventato a morte”. Disse sua madre con voce severa.

“Ma mamma è lì, com’ è possibile, è proprio lì”.

“Sono stanca, fatti passare queste visioni, sei tale  e quale a quello sciagurato ubriacone di tuo padre”. Concluse la madre andando via, l’uomo che era rimasto alla finestra, e in seguito alla discussione era uscito dal suo stato pensieroso, guardò Mina con faccia dispiaciuta “Mi dispiace” sembrava voler esprimere quel volto sofferente, poi sparì di nuovo.

Mina si distese sul suo letto e scoppiò in lacrime, una faccia malinconica la fissava dalla finestra, lacrime scorrevano lungo quelle guance mescendosi alla pioggia.

 

Col passare del tempo l’ uomo non si fece più vedere, Mina però sentiva la sua presenza, sapeva che lui era lì, da qualche parte a guardarla con quegli occhi tristi. cominciò a parlare con lui pur sapendo di non poter ricevere risposta alcuna , ormai l’uomo triste era il suo solo ed unico confidente:

“Stai tranquillo, non è stata colpa tua, mia madre è sempre stata molto cattiva con me, puoi farti vedere non ce l’ho con tè”.

L’ uomo triste usci dall’ombra commosso e le rimboccò le coperte, mise in funzione il carillonnè che le aveva regalato, le fece una carezza e la lascio sola.

“Ti voglio bene uomo triste”. Sussurrò Mina “Ti voglio bene”. La sola faccia fradicia a causa della pioggia la fissava commossa.

Il mattino seguente Mina trovò una rosa bianca sul letto acanto a lei elegantemente posata.

“Sei stato tu vero?” Disse sorridendo e corse a scuola felice.

 

I giorni passavano e l’ uomo visitava sempre più spesso la piccola, ma sembrava che per ogni giorno che passava, la sua faccia fosse sempre più cupa e triste.

A volte appariva accovacciato in un angolo della stanza, il cane di Mina abbaiava;

“Non aver paura è lui, è l’ uomo triste!” Diceva Mina.

Lui aveva il viso nascosto tra le scarne e bianche mani, come se un dolore insopportabile lo perseguitasse, poi scorgeva la presenza di Mina, alzava la faccia verso di lei con le labbra curve in una tristezza inquietante. Avvolte per risollevarla si concedeva un lieve sorriso sforzato da un ignota ansia.

Altre volte il suo volto era segnato da una lacrima, una sola, che lei asciugava con apprensione.

“Cosa ti tormenta?” chiedeva Mina, ma mai l’ uomo le rispose, incurvava solo di più le sue labbra esangui e di tanto le baciava la fronte, scappando via, come se non avesse voluto renderla partecipe di tanto dolore.

Quest’ uomo così misterioso ormai era parte integrante della vita di Mina.

“Quando sarò grande lo sposerò e farò si che non sia più così triste!” Diceva Mina alle sue compagne che ormai la deridevano,mentre lui la ascoltava lusingato nascosto da un albero.

    

Ma una notte la tragedia recitata da quell’ uomo ebbe un senso e si svelò la sua oscura presenza. Dopo un ennesima apparizione in cui Mina cominciò a conversare come sempre col suo compagno, come sempre senza ricevere risposta alcuna. Sua madre entro di colpo nella stanza e l’ uomo svanì.

“Devi piantarla di parlare da sola o diventerai una mitomane folle come quell’ alcolizzato di tuo padre”.

“Ma, mamma”. Disse Mina “Stavo parlando con l’uomo triste, era qui un attimo fa”.

“Basta con queste idiozie, sei pazza come tuo padre, non sei mia figlia!” E così dicendo andò via furiosa.

La povera Mina proruppe in lacrime, e corse via. Uscita in strada si diresse verso il piccolo parco  giochi immerso dalle tenebre, ingerì le pillole che suo padre usava per dormire nelle notti insonni, comincio ad avere freddo, il parco era deserto e silente, l’ altalena cigolava mossa dal vento, la ruota cominciò a girare da sola, la bambina si sentiva stanca e delle ombre gelide e nere danzavano intorno a lei ridendo sguaiatamente, Mina ebbe paura, ma di colpo apparve l’ uomo triste, la sua faccia da tragica e patetica che era si era mutata in un espressione seria e minacciosa, bastò un cenno con la mano perché le ombre sparissero, la sua espressione inquietante tornò mentre si avvicinava all’ agonizzante bimba suicida, si inginocchiò e le prese la mano:

“Finalmente sei venuto, sto per andare da papà”. Il suo sguardo divenne più malinconico,

“Mio padre non era un ubriacone sai!”

Lui fece un cenno di accondiscendenza e le sue labbra si curvano verso il basso.

“Chi sei? Parlami ti prego”.

Finalmente, per la prima volta le sue labbra sì aprirono, e dalla sua bocca usci una musicale voce, profonda e altera, ma anche malinconica e poetica.

“Io sono l’oscuro presagio, chiunque mi vede andrà incontro alla morte, per ogni giorno che passa, per ogni anima che vedo morire senza che io possa far nulla per impedirlo io divengo più triste, è un peso enorme essere messaggero di morte, specie per te, mia dolce Mina, perché ti amo, e il tuo virginale animo mi ha conquistato, mi spezza il cuore doverti vedere morire, ti ho salvato dal dolore dei suicidi, li ho mandati via, alla mia dolce sposa spetta un destino migliore”.

“Allora anche mio padre ti ha visto?” Disse Mina .

“Si amor mio, anche egli  mi vide e fu colpito dalla mia malinconia, cosa che la tua sciocca madre non può capire”.

“Ti amo uomo triste”. E così Mina spirò consumando il suo ultimo respiro.

L’ uomo si chinò e le baciò le labbra, una nuova lacrima cadde dai suoi perennemente lucidi occhi, scivolò su quella che aveva dipinta sulla guancia rendendola più scura, infinitamente più scura.

Immenso era il dolore che questa volta attanagliava il suo cuore.

“Addio amor mio!” Sussurrò chino sul corpo esanime di Mina, e si allontanò furioso.

 

La madre di Mina era a letto quando vide un ombra, “ chi è là!” Gridò in preda al panico, poi guardo alla finestra, e l’ uomo triste accovacciato, con il volto fiero e soddisfatto, le labbra curve in un diabolico sorriso, fece un cenno alla madre di Mina. Ella rimase incosciente ed immobile nel suo letto dinanzi a quella spettrale visione.

 

L’uomo triste posò il piccolo corpo di Mina sulla lapide del padre, fece si che le bianche mani di lei cingessero una rosa bianca. Di nuovo le sue labbra esangui sfiorarono quelle gelide di Mina, quanto dolore e quanta disperazione lo opprimevano. Spalancò le porte del cimitero e i suoi passi riecheggiarono nel vento tagliente, un ultima lacrima in onore del suo tragico amore.

 

 

  

 

    

Davide Giannicolo

Davide Giannicolo nasce a Napoli il 15 11 1982, in quella notte d'autunno ebbe inizio il sentiero di questa grottesca esistenza. Il piccolo Davide non si dimostrava uno studente particolarmente brillante, troppo assorto in personali fantasticherie che poco di didattico avevano. Diplomatosi in un istituto privato ha perfezionato la sua vena artistica senza accorgersene realmente, come se quella oscura bestia fosse assopita in lui già da tempo, forse nata con lui in quella notte d'autunno. I suoi scritti sono caratterizzati da tinte oscure e visionarie attinte dal suo amore per il surrealismo e la poesia oscura e decadente in genere. Tra i suoi scrittori preferiti spiccano Lautreamont e Mishima, il suo pittore preferito è Giorgio De Chirco.

  

 

 

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