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VERME scritto da Bruno Garavini
Infine, neppure la luna risplenderà né le stelle saranno al Suo cospetto. E che dunque ne potrà essere dell’uomo, che è un verme? E del figlio dell’uomo, che è un piccolo verme? Thomas
Disch, Gomorra e dintorni. Penso saprete già tutti che Tiziano Sclavi ha creato il suo Dylan Dog ispirandosi a un vero indagatore dell’incubo. Il parapsicologo forlivese Roberto Frini. Il dott. Frini vive in una villa gotica poco al di fuori di Forlì. Ad assisterlo non c’è Groucho bensì la bella moglie Kumiko Urabe. I casi di cui Frini si occupa sono davvero fuori dall’ordinario ma a noi interessa il suo arcinemico, il tenebroso Garavini. Il tenebroso Garavini è un negromante, l’ultimo della sua razza. Il suo scopo principe è quello di far resuscitare i morti affinché uccidano i vivi: così, tanto per vedere l’effetto che fa. La lotta fra i due è senza quartiere. In questo fausto giorno vediamo il tenebroso Garavini saltellare felice. Il suo nuovo piano sta per andare in porto. Con un gesto magico si trasferisce nel Cimitero Monumentale di Forlì. L’orario di chiusura è scattato da un pezzo. È già buio. Il tenebroso, circondato da un pacchiano mantello raffigurante i segni zodiacali e che lo avvolge un po’ sbilenco, il tenebroso Garavini dicevo, leva le braccia all’oscurità. “Orsù levatevi, vermi!” esclama, estasiato. “Giunta è l’ora della vendetta! Appena reciterò la formula magica voi…” “Ehm, ehm…” Il tenebroso Garavini si blocca di colpo e si volge di scatto. La luna illumina il dott. Frini, appoggiato negligentemente ad una lapide con le braccia conserte. “Non è per disturbarla, tenebroso Garavini, ma il suo incantesimo non funzionerà.” “Come si permette, impiccione? Oggi vedrà il mio successo… e lei, piccolo verme, non riuscirà a privarmi del mio trionfo!” “Bah, se proprio insiste proceda. Io però l’ho avvertita.” “Vaffanculo! Lei è invidioso del mio potere, ah!” “Mi permetta, tenebroso Garavini, ma è da dieci anni che fa la figura del cioccolataio.” “INSULSO BASTARDO! Lei sarà il primo a morire!!!” strilla piccato il negromante. Mentre Frini sbadiglia, quello porta a termine il suo truce incantesimo. Attimo di silenzio nervoso. Attesa spasmodica. Niente. Non succede proprio niente. “Gliel’avevo detto,” dice poi Frini. “NON MI DICA COSÌ, NON MI DICA PIÙ CHE LEI L’AVEVA DETTO, SPORCO ROTTINCULO!” L’esplosione isterica del tenebroso Garavini non scuote il parapsicologo. “Lei non ha mai accettato che Kumiko abbia scelto me, vero?” “Se la può tenere quella troia.” Il tenebroso Garavini raccoglie quel che resta della sua dignità e svanisce. Anche per oggi il mondo è salvo.
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