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ZEN

scritto da Sheila Cabano

 

 

“Siete felici? Se la risposta è no, consultate Mr. Parker Pyne,

 Richmond Street, 17.”

 

Queste poche righe apparivano tutti i giorni sulle pagine dei giornali inglesi.

La brillante scrittrice di gialli, Agatha Christie, riteneva che una semplice inserzione nella colonna “Annunci Personali” fosse il mezzo migliore, per il suo personaggio, di farsi conoscere.

Nonostante questo “consulente” sia in pratica sconosciuto tra i protagonisti dell’autrice inglese, ne rimasi molto colpito.

Di certo promettere rimedi contro l’infelicità richiedeva un certo coraggio.

Mr. Parker Pyne non era però un cialtrone, lui aveva semplicemente catalogato sotto cinque, e non più di cinque, voci le cause dell’infelicità.

Cinque punti che non svelò mai, altrimenti sarebbe, di certo, assurto agli onori della cronaca come benefattore dell’intera umanità.

Infatti, i suoi “antidoti”, a dispetto dello scetticismo iniziale dei clienti, funzionavano.

Io volli diventare un moderno Mr. Pyne.

 

Permettete di presentarmi, mi chiamo Zen. Questo nome particolare è l’unica nota esotica della mia vita. In poche parole sono una persona qualunque che cerca di sbarcare il lunario. Un povero diavolo che ogni giorno come tutti combatte contro il tempo e contro un lavoro che non si trova.

Non possiedo né doti, né qualifiche particolari ma so capire di cosa la gente ha bisogno, una specie di dono se così volete pensare.

Fu così che presi il coraggio a due mani e decisi di sfruttare questa mia qualità. Come in tutte le attività, i primi tempi non furono facili ma a poco a poco gli affari iniziarono ad andare meglio.

Non avevo una sede fissa, assomigliavo di più ad un commesso viaggiatore che attraversava il paese da una costa all’altra. Da nord a sud. Giorno dopo giorno.

L’aspetto affascinante del mio lavoro era il contatto con la gente, nelle grandi città le persone infelici erano molte di più, ma quest’abbondanza rendeva tutto più ordinario, troppo facile ….. toglieva tutto il gusto, come si suol dire.

Con il passare del tempo mi specializzai nelle zone più periferiche. Zone che altri colleghi snobbavano. Eh già non ero solo.

Preferivo la campagna, non solo per il paesaggio ma anche per la gente. Era esaltante vincere la prima istintiva diffidenza e ritrovarmi a spiegare il motivo della mia visita.

Nell’attimo in cui il mio interlocutore decideva se farmi entrare io trattenevo il respiro continuando a sorridere amabilmente, non per vantarmi ma i miei insuccessi si potrebbero contare sulle dita di una mano.

Appena il padrone di casa si faceva da parte per farmi accomodare il mio sorriso diventava più aperto, passava dal comunicare “Non c’è niente da temere”, a “Ottima scelta, vecchio mio.”

E così mi ritrovavo seduto in veranda, davanti a campi sterminati di granturco, a bere un distillato forte come il fuoco in compagnia del burbero Jack.

Anni di duro lavoro gli avevano indurito le mani ed il cuore. C’era un Jack che pregava per il raccolto, un altro che voleva rivedere il figlio lontano almeno una volta sola prima di morire.

Un altro Jack che rimpiangeva la sua adorata Anna, scomparsa troppo presto.

Uno addirittura che desiderava solo il suo fedele cane schiacciato sulla provinciale non troppo lontana. Quel Jack, lo ricordo con simpatia, aveva tutto, raccolti abbondanti, una famiglia felice, rivoleva solo il suo cane.

Quanti Jack a questo mondo, quanta infelicità nei loro cuori.

 

E quanta insoddisfazione trasudava dalle parole di Mary, casalinga infelice senza altro scopo nella vita che accudire figli o marito.

Mi raccontava la sua storia seduta in una cucina dai colori spenti, come i suoi occhi, mi parlava di sé stupita che un uomo le dedicasse tanta attenzione. Perché suo marito non l’ascoltava mai?

Mary che aveva lasciato gli studi per l’arrivo inaspettato di un bambino. Mary che si era sposata perché incinta. Mary che non riusciva a trovare un buon lavoro. Una Mary che aveva troncato i rapporti con la famiglia, certo suo marito l’amava ma quanto le mancavano le sorelle. Una Mary che non riusciva ad avere figli e, segretamente, ne incolpava suo marito. La cucina cambiava ma non l’angoscia che sembrava far parte dell’arredamento stesso.

 

Io annuivo con aria comprensiva, non c’era problema che non capissi, la mia partecipazione era sincera, ma non ero lì per comprendere ero lì per risolvere, una volta inquadrata la situazione mi congedavo discretamente. Sarei tornato nel giro di una settimana con la soluzione.

 

Uscivo assaporando l’aria tiepida, il profumo della terra; qualche volta, certo di poter essere poi perdonato, rubavo uno o due frutti maturi dagli alberi che costeggiavano l’acceso alla proprietà.

Il sapore di quei frutti proibiti era indimenticabile. C’era qualcosa di atavico nel rubare le mele rosse e fragranti. Ma, scusate se mi sono dilungato, torniamo a noi.

 

Molti di voi saranno rimasti perplessi di fronte alle mie parole, possibile che ci sia tanta gente infelice? Possibile che ci siano tante persone che lo ammettono? Infatti, non lo confessano. Avete ragione. Su quest’ultimo punto almeno e mi vedo costretto a svelarvi il mio piccolo segreto, un trucco del mestiere che spero custodirete gelosamente.

Vedete io non chiedo espressamente ai miei clienti se sono infelici, qualsiasi

 rappresentante degno di questo nome evita le domande dirette che troncherebbero subito la trattativa.

Io ho adottato il motto, “Capire è il mio mestiere.”, dell’arguto Mr. Pyne e, non meno importante,  la sua formula magica ….”Avete tutto quello che vi occorre?”

Pensateci bene, chi di voi può dire di avere tutto quello che desidera, quello di cui sente intimamente  il bisogno?

Rispondete sinceramente dopo averci riflettuto un attimo e comprenderete il motivo dei miei scarsi insuccessi.

Una volta in pensione mi sono proposto, però, di studiare quegli isolati casi di rifiuto, m’incuriosiscono.

E incuriosiscono anche voi, vero? Come si fa ad essere completamente felici? Come si fa ad aver tutto ciò di cui si ha bisogno?

Vorreste saperlo vero? Naturale, vorrei saperlo anch’io. Ma se riuscite a scoprire questo segreto o se lo sapete già e rientrate nei miei futuri insuccessi, non lo rivelate, custoditelo dentro di voi.

Per me è, sarebbe, una notevole seccatura, capite rimarrei senza lavoro.

Però, c’è sempre un però anche nelle storie a lieto fine. Però io non richiedevo compenso per le mie soluzioni, certo non lavoravo gratis ma disdegnavo il vile denaro, era in questo che mi distinguevo da Mr. Parker Pyne.

Dopo aver ascoltato il problema io mi prendevo una settimana di tempo. Sette giorni per studiare il caso, sette giorni per rimediare anni di rimpianti. Sette giorni per guadagnare il mio onorario.

Una settimana per tornare indietro, la soluzione in una mano, il contratto in un’altra.

Mi annunciavo il giorno prima. Ben presto, non per vantarmi, ma la mia precisione divenne leggendaria. Avere una buona reputazione è tutto nel mio lavoro.

Il mio cliente mi faceva entrare con un sorriso, una luce di speranza negli occhi. Prima di porgergli la busta con la soluzione gli assicuravo che da quel momento in poi, qualsiasi cosa succedesse non avrebbe più pensato alla sua infelicità per tutta la vita. Prima però il contratto. Appena finito di leggerlo la prima reazione era d’incredulità, molti però non erano sorpresi più di tanto, in fondo avevano avuto una settimana per pensarci. Altri firmavano con leggerezza, certi che si trattasse di uno scherzo. Pochi hanno rifiutato, la tentazione di prendere la busta era troppo forte. Nella mano sinistra stringevo il canto delle sirene, irresistibile in una piccola busta color avorio con un semplice bordino dorato. Nessuna intestazione, nessun indizio sul tesoro che conteneva. Prima però il contratto.

 

Ora, ne sono certo Vi starete chiedendo quale fosse il mio compenso, alcuni di voi lo immaginano altri hanno già letto la mia storia e quindi conoscono tutti i particolari… ma … altri ne sono all’oscuro.

Io chiedevo la loro anima. cosa può chiedere un povero diavolo che deve sbarcare il lunario.

Prendevo il contratto e …. uccidevo il mio cliente. Del resto i diavoli, quelli veri, non esistono ma noi serial killer gli somigliamo parecchio.

Nella busta, che consegnavo scrupolosamente dopo la firma, descrivevo la maniera atroce in cui li avrei uccisi.

 

“Ha barato.” Penserete voi e qui, permettete di offendermi. Io promettevo semplicemente che per tutta la durata della loro vita, i miei clienti non avrebbero più pensato alla ragione della loro infelicità.

Non era certo compito mio spiegargli quanto ancora avrebbero vissuto.

E per il resto, provate voi a pensare a vostro marito che vi trascura o che state per raggiungere il vostro cane schiacciato da un camion, mentre un pazzo furioso vi tortura con metodo, e che metodo!

 

Se siete infelici non rivolgetevi ad un personaggio di fantasia scrivetemi pure presso il manicomio criminale in cui mi sto prendendo un meritato periodo di riposo. Se chiedete un permesso anticipato il dottore vi mostrerà la mia collezione di contratti, tutte le mie anime.

Scrivetemi pure, tratterò il vostro caso con estrema attenzione.

D’altra parte la mia precisione è leggendaria.

In fin dei conti nessuno dei miei clienti …. Si è mai lamentato.

 

                                                                                                Sinceramente Vostro

                                                                                                            Zen

 

 

Sheila Cabano

Mi chiamo Sheila Cabano e oltre a leggere, adoro scrivere, il mio primo racconto ha avuto l'onore di apparire sulla rivista torinese "Stranestorie" ma il mio cassetto è pieno di storie che fanno fatica a non "strisciare" fuori."Zen" è uno dei tanti, spero che vi piaccia.

  

  

 

 

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