Twixt di Francis Ford Coppola

Twixt di Francis Ford CoppolaTwixt di Francis Ford Coppola, l’horror inedito del Maestro nel segno di Edgar Allan Poe.

Twixt di Francis Ford Coppola, un gotico moderno ricco di atmosfera, un fantasy/horror adulto che necessita vederlo più volte per coglierne appieno sfumature e intensità.

Twixt di Francis Ford Coppola narra di Hall Baltimore, scrittore di romanzi horror traumatizzato dalla morte della figlia in un incidente, che si reca a Swann Valley, cittadina della California, per promuovere il suo ultimo libro, Witch Hunter. Lo sceriffo del posto, Bobby La Grange, lo convince a scriverne uno sul misterioso serial killer che terrorizza gli abitanti del posto.

“L’orrore diventa una costante, dunque, del cinema di Coppola. È usato in maniera ortodossa o trasgressivamente, citato con sfumature di ironia, di sorriso, con messaggi ammiccanti alle discipline colte, psicanalisi su tutte.” Così scriveva Vito Zagarrio nella sua monografia dedicata a Francis Ford Coppola (Il Castoro Cinema, La Nuova Italia, 1980). Se l’orrore, in Coppola, è una costante, lo è certamente per come la intende Zagarrio, cioè elemento presente anche nei film mainstream (Il padrino, Apocalypse Now, Cotton Club, Segreti di famiglia e persino Peggy Sue si è sposata); ma lo è ancora di più perché la sua carriera è scandita da alcune incursioni specifiche, sia in veste di regista che di produttore. A cominciare dal primo, vero lungometraggio, Terrore alla 13 ora (Dementia 13, 1963), realizzato grazie al suo mentore Roger Corman, per il quale dirige anche alcune scene del coevo La vergine di cera. Vi ritorna poi nel 1992 con l’ambizioso Dracula di Bram Stoker (Dracula). Ancora più numerose risultano le produzioni – sebbene sia tutto da stabilire l’effettivo coinvolgimento di Coppola in alcune di esse: che vanno da Frankestein di Mary Shelley (Mary Shelley’s Frankestein, 1994), di Kenneth Branagh a Jeepers Creepers – Il canto del diavolo (Jeepers Creepers, 2001), diretto da Victor Salva, a Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street (2007), di Tim Burton. Come si può intuire da alcuni titoli, l’interesse di Coppola nei confronti del genere ha quasi sempre un’origine letteraria classica. Lo conferma anche Twixt, girato nel 2011 e colpevolmente mai distribuito nelle sale italiane (ma c’è da stupirsi?). Qui lo spirito guida, del regista e del protagonista, è nientemeno che Edgar Allan Poe, il quale, secondo il fantasioso script, di cui è autore lo stesso Coppola, avrebbe soggiornato per un certo periodo nell’immaginaria cittadina dove è ambientato il film. Quando Baltimore accetta di scrivere il romanzo insieme allo sceriffo ispirandosi all’ultimo delitto (una ragazzina è stata uccisa con un paletto di legno conficcato nel cuore), il grande scrittore americano lo aiuta nell’indagine, apparendogli sia durante la veglia che in sogno, confine che comunque Coppola mantiene assai labile; come sempre, d’altra parte: il suo è un cinema fortemente onirico. Twixt scorre su un doppio binario. Da una parte la vicenda della ragazza assassinata, che ha il volto della giovane attrice Elle Fanning, di recente protagonista di un altro horror d’ispirazione vampiresca, The Neon Demon, diretto da Nicholas Winding Refn; dall’altra la traumatica perdita della figlia, per il quale il padre è consumato dal rimorso, anch’ella adolescente.

Twixt di Francis Ford Coppola

Un tema costante nella filmografia di Coppola è rappresentato dai rapporti familiari, con particolare attenzione a quello tra padri e figli e tra adulti e giovani. Ricordiamo, tra parentesi, che la vita del regista è stata sconvolta nel 1986 dalla prematura scomparsa del primogenito Gian Carlo, morto proprio in seguito a un incidente. Tornando a Twixt, nella mente di Baltimore, però, i due fatti s’intrecciano, si confondono, il volto della povera vittima del serial-killer – che lo scrittore incontra durante le sue peregrinazioni notturne ma, come sopra: sogno o realtà? – si sovrappone a quello della figlia. Li lega il tema poetico, malinconico, della bellezza e della morte, che ha ispirato varie novelle di Poe. Per Coppola l’innocenza è sempre destinata a soccombere, e qui è rappresentata, oltre che dalle due fanciulle, anche dai bambini uccisi dal prete per impedire che diventino vampiri. Ma soccombe anche di fronte al cinismo del protagonista. Hall, infatti, è assediato dalla moglie che gli chiede soldi e da un editore che vuole un romanzo “senza stile”, cosicché in fin dei conti intuisce subito la possibilità di scrivere un best-seller. L’unghiata ironica del Maestro va decriptata, perché il tono, man mano che la narrazione avanza, diventa cupo, crepuscolare, le coordinate destabilizzanti e il tutto assume un che di enigmatico. Coppola inoltre riempie la pellicola di riferimenti e di richiami intertestuali, compresi quelli ad alcuni suoi capolavori: il dittico I ragazzi della 56 ^ strada e Rusty il selvaggio, ad esempio. Non si tira indietro quando si tratta di utilizzare evidenti cliché forse abusati (lo scrittore in crisi e alcolizzato, “uno Stephen King dei libri a buon mercato” lo definisce La Grange), tecniche espressive che potrebbero venir considerate fuori moda o manieristiche (lo split-screen, l’alternanza/coesistenza di b/n e colore), nonché citazionismi extra-cinematografici: se pare evidente che il cognome Baltimore omaggi ulteriormente Poe, morto a Baltimora, azzardiamo l’ipotesi che il nome della cittadina faccia lo stesso con Proust e quello della ragazzina uccisa rimandi allo stratificato romanzo postmoderno di Thomas Pynchon. Eccetera. Insomma, bisogna ammetterlo, di carne al fuoco l’autore di Un sogno lungo un giorno ne mette parecchia, tra discorsi sull’inesorabilità del Tempo (l’orologio di Swann Valley con sette quadranti visibili ovunque in paese ma che segnano ore diverse) collegati ad elaborazioni sul tema della Memoria. Forse ne mette persino troppa. Finendo per girare un film molto ricercato visivamente e con immagini magnifiche (una per tutte: il volto di Poe incorniciato dalla luna piena), grazie anche al notevole talento del direttore della fotografia Mihai Malaimare jr, (già con Coppola per Un’altra giovinezza e Segreti di famiglia) e nonostante il budget a disposizione sia piuttosto lontano da quelli che poteva permettersi nel periodo d’oro della sua carriera (“Coppola lo spendaccione”, lo schernì Godard). Però non del tutto equilibrato a livello narrativo. Twixt è un gotico moderno ricco di atmosfera, un fantasy/horror adulto, non solo per via dell’età dei due attori principali; girando il quale Coppola non si fa ovviamente prendere dalla frenesia del racconto e limita gli spaventi o gli eccessi sanguinolenti (qualcosa c’è, comunque, ed è roba di gran classe). Parecchio aggrovigliato, come d’altra parte sembrerebbe suggerire il titolo, probabile variazione (con inserimento della x, che può significare tante cose, al posto della s) del termine twist (traducibile con: colpo di scena, groviglio, distorcersi). Per districarsi è quindi necessario vederlo più volte, fino a coglierne appieno sfumature e intensità.

TWIXT
Regia di Francis Ford Coppola.
Con Val Kilmer, Bruce Dern, Ben Chaplin, Elle Fanning, Joanne Whalley, David Paymer, Alden Ehrenreich, Anthony Fusco, Don Novello, Ryan Simpkins.
Titolo originale: Twixt.
Horror, durata 90 min. – Usa, 2011.

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