Il cucù

Il cucù

Il cucù.

Il cucù di Paolo Cabutto.

Mancava un minuto alla mezzanotte del primo novembre. Le urla dei bimbi erano cessate e il consueto rituale del dolcetto o scherzetto era già uno sbiadito ricordo. Posai il romanzo dell’orrore che avevo scelto come malinconica compagnia in quella fredda serata e fissai lo sguardo sull’orologio a cucù che avevo acquistato da un rigattiere appena qualche ora prima. Nulla era ancora uscito dalla piccola porticina sopra il quadrante, ma qualcosa di singolare sembrava suggerire al mio spirito inquieto di stare all’erta. Al dodicesimo rintocco finalmente la minuscola apertura si spalancò, mostrandomi l’identica ricostruzione del salotto di casa mia. Ogni particolare era riprodotto alla perfezione, compreso me stesso intento a leggere in poltrona. Soltanto una cosa non tornava: una figurina nera in piedi dietro il mio schienale. Mi voltai con il cuore che pareva esplodere nel petto e tutto ciò che riuscii a vedere furono il ghigno infernale del rigattiere e il luccichio di una lama affilata…

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