L’occhio sinistro di Horus 3° episodio di Gloria Barberi

Vivere a Luxor mi piaceva, e mi immalinconiva. Come in ogni altra parte dell’Egitto toccata dalla civiltà occidentale, qualsiasi osservatore attento poteva assistere al conflitto che aveva luogo fra le tre anime di quella terra portentosa: l’anima nobile e antichissima ritratta sulle pareti dei templi e delle tombe; quella contadina e musulmana, semplice e ingenua, cieca di tanto glorioso passato; e quella frivola e frettolosa del ricco turista in caccia di emozioni esotiche e antichità a poco prezzo che non poteva neppure arrogarsi, a scusante della propria cecità e ignoranza, l’alibi della povertà che in parte riscattava l’indifferenza del fellah. In quello scenario di decadenza ora sontuoso e ora miserabile, non era difficile prevedere quale di queste differenti anime, alla lunga, avrebbe trionfato.
E questa constatazione mi riempiva di struggimento, mentre passeggiavo per le strette strade polverose, o sedevo al tavolino polveroso di una “Casa del caffè”, cercando di porre la maggior distanza possibile tra di me e quanto v’era d’occidentale in quella città, e mi immergevo in suoni, colori e odori che mi erano estranei e indispensabili, anche se a volte sgradevoli, perché intuivo che un giorno, come aveva detto Hogarth, avrei avuto necessità di una scorta di ricordi.

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