L’occhio sinistro di Horus 5° episodio di Gloria Barbieri

QUARTA ORA DELLA NOTTE
(Lo Scettro di Anubis)

O Ra, liberami da questo dèmone
dal sembiante occultato dietro un velo!
… Le sue sopracciglia sono i due bracci della bilancia,
in quella fatale notte durante la quale,
prima d’essere distrutti,
saranno conteggiati i miei peccati.

(Libro dei Morti, capitolo XVII)

Saqqara era solo noia; scartoffie e noia. Ero ripiombato in pieno nella routine della Sovrintendenza; ma qui, lontano dalla Valle dei Re, tutto mi appariva ancora più deprimente e privo di senso. Inutilmente tentavo di ripetermi che mi trovavo pur sempre in Egitto, che il clamore suscitato dalla faccenda della tomba di Amenofi II° avrebbe finito prima o poi per calmarsi e io sarei potuto ritornare a Luxor. Il mio carattere che, lo riconoscevo, non era mai stato né paziente né affabile, si deteriorava giorno dopo giorno, logorato da ripetuti, banalissimi, insopportabili problemi amministrativi. Trattavo il mio personale assai peggio di quanto la tipica indolenza orientale di quegli individui meritasse, e il Service des Antiquités lodava le mie “capacità organizzative”. Mi sentivo beffato.
Attorno a me, tutto sembrava immerso in una staticità di morte. Ai miei occhi, le mastaba della necropoli non possedevano nulla dell’oscuro ed eccitante mistero nel quale gli ipogei della Valle si tuffavano per centinaia e centinaia di piedi di oscurità e silenzio; e la piramide a gradini di Djoser non era che un inutile ammasso di vano orgoglio rovesciato sull’altopiano dal primo dei faraoni megalomani.
Solamente a Giza, di fronte a quell’inamovibile enigma pietrificato che è la Sfinge, riuscivo a trovare un po’ di conforto. Ma non mi bastava. Il volto eroso attribuito a Chefren non assomigliava neppur lontanamente a quello che lo specchio di Hathor mi aveva mostrato, ben tredici anni prima.

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