100 SCENE CULT DAI MIEI TOP MOVIES 4

Number
Four…

Il Duello alla scimitarra tra Sinbad e lo scheletro vivente nel mai troppo amato Il settimo viaggio di Sinbad (1958) di Nathan Juran.
Potere e gloria del maestro della stop-motion Ray Harryhausen.

#Sinbad
#StopMotion
#RayHarryhausen




100 SCENE CULT DAI MIEI TOP MOVIES 3

Number
Three…

La Danza Apache di Totò nel meraviglioso Totò Le Mokò di Carlo Ludovico Bragaglia (1948), sotto lo sguardo estasiato di Gianna Maria Canale (sì, quella de I Vampiri di suo marito Riccardo Freda).
Maschiaccio.

Ma
che glie fa lui alle donne?

Quisquilie… Pinzellachere…

#Totò
#GiannaMariaCanale
#TotòLeMoko




E’ on line il video di Latita (Let’s do what U want) di Marina Ammouri

Finalmente è on line il video di Latita (Let’s do what U want) della rocker svedese Marina Ammouri. La voce calda e potente di Marina dalle tonalità roche unita a potenti riff di chitarra e a una base ritmica eccellente ci introduce in un’atmosfera di caldo erotismo.

Il video è diretto da Julia Ammouri (Burst the Bubbles)

https://www.facebook.com/marina.ammouri




Sognando Infinite Morti 4

Sto leggendo un racconto che parla di morte. Di tante morti che si susseguono una dietro l’altra. Faccio fatica a capirne il senso. Che numero di morte è questa? La settima? O la decima? Provo a contarle ma ogni volta perdo il conto. Ricomincio per tre volte e poi lascio perdere e riprendo da dove ho interrotto. Mia moglie si agita nel sonno e mi distrae. Spero che stia sognando un mostro che se la mangi ‘sta troia stupida. Guardo il suo corpo grasso. Lei crede che non sappia dei suoi amanti. Quanti sono? Provo a contarli ma perdo il conto. La guardo. Socchiude la bocca. Le labbra siliconate. Quanti cazzi sono entrati lì dentro? Si sposta sul fianco, una mano le cade tra le gambe. Qaunti cazzi le sono entrati nella fica?
Riprendo a leggere. Ma è sempre lo stesso personaggio che muore? O sono personaggi diversi? Mi ha stufato ‘sto racconto del cazzo.
Mi alzo. Mi è venuta fame.
In cucina mi preparo un panino e lo divoro con avidità. Penso alla merce che arriverà domani in negozio. Domani c’è Piero? Piero è il mio commesso. Quanti giorni di fiere gli ho dato quest’anno? Provo a contarli ma non ci riesco.
Torno a letto. Passo prima dalla stanza di mio figlio. Mi affaccio. Sta dormendo. È un bel bambino. Senza dubbio. Alla sua età io non ero così bello. Non ha preso il mio naso aquilino. E neanche quello all’insu della madre. Ha un naso dritto, da profilo greco. E gli occhi azzurri? Quelli li ha presi dalla madre. E il colore dei capelli? Quella sfumatura biondo rossiccia? Quando sarà grande, diventeranno scuri come i miei? O biondo platino come quelli di sua madre? O resteranno rossi? Come sono lunghi… domani lo porto dal barbiere. Provo a contare i capelli di mio figlio ma perdo il conto.
Entro nella stanza. Prendo un cuscino e lo appoggio sulla faccia del mio bambino.
Il corpicino si dibatte violentemente. Le manine artigliano l’aria cercando di bloccare il misterioso aggressore. L’orco che finalmente è arrivato. L’uomo nero.
Quando mio figlio smette di agitarsi, spingo ancora per mezzo minuto e poi tolgo il cuscino.
Gli occhi sono spalancati. La lingua estratta. La pelle cinerea.
Torno da mia moglie.
Attraversando il corridoio, provo a contare quante volte si ripete il motivo ornamentale del pavimento ma perdo il conto.
Anche per lei il cuscino. Ma questa volta le braccia sono più lunghe e le dita riescono ad artigliarmi. Rivoli di sangue dalla mia pelle. Poi un colpo duro sulla testa. Una, due, tre volte. Finché non scendo dal letto e libero mia moglie che ha in mano il telefono sporco del mio sangue.
“Troia!” le urlo. Lei mi guarda tra lo stupito e lo schifato. Con un salto la raggiungo e la prendo a schiaffi. L’afferro. Lei fa resistenza. Mi graffia. Mi dà un calcio nelle palle. Urla. Grido anch’io e continuo a colpirla nonostante il dolore all’inguine. Poi il mio campo visivo viene mutilato. Il dolore. Forte. Dentro l’occhio. La troia mi ha infilato qualcosa nell’occhio. Le tocco. Sono forbici. Che ci fanno le forbici della cucina nella stanza da letto?
Mia moglie mi appare, tra le luci nere e rosse che esplodono, come una furia incazzata, disperata, piangente, urlante, finché non si volta ed esce correndo dalla stanza.
Io mi accascio per terra. Non vedo più niente. Sento il sangue che mi ricopre vischioso. Muoio ascoltando la voce di mia moglie urlare il nome di nostro figlio…




100 SCENE CULT DAI MIEI TOP MOVIES 2

Number Two…

Lo Scontro Finale tra Dracula/Lee e Van Helsing/Cushing in Horror of Dracula, diretto da Terence Fisher nel 1958.
Ottimo lo script del giovanissimo Jimmy Sangster, capace di “umanizzare” Dracula, rendendolo simile al portatore sano di un morbo devastante. Lee dice appena due parole a inizio film, ma la sua maschera famelica basta e avanza. Il resto lo fa l’immenso Peter Cushing.

#Dracula
#HammerFilm
#ChristopherLee
#PeterCushing




Gli Ominous Scriptures ristampano Incarnation of the Unheavenly

I mostri bielorussi del brutal death metal Ominous Scriptures hanno svelato l’artwork della ristampa del loro primo Incarnation of the Unheavenly via Lethal Scissor Records, uscito nel 2015.
Un nuovo videoclip sarà pubblicato nei prossimi giorni.
L’uscita vedrà “l’empia luce” il giorno 30 marzo 2021 in edizione limitata in digipack a 4 ante, cd standard e sarà disponibile in tutti gli stores digitali.
La ristampa conterrà il famigerato primo disco degli Ominous Scriptures in una nuova versione rimasterizzata, editata dal chitarrista della band Sergey Liakh, una cover rivisitata e l’aggiunta del loro demo 2017.
Il brutale capolavoro death metal dell’era moderna, finalmente con il suono che merita!

Tracklist
1. Incarnation Of The Unheavenly
2. Devouring The Moans
3. Amongst The Inverted Icons
4. Decapitate The Praying One
5. The Corpses Of Archangels in Bonfire
6. Darkness
7. The Fire Is The Last Who ll Read The Bible
8. Centuries Of Awe
9. From the Mouth of Infinity of Torments
10. Light Devouring Blackness

Pre-ordina Incarnation of the Unheavenly

qui:
Lethal Scissor Official Store – www.lethalscissor.com
Bandcamp – lethalscissor.bandcamp.com

Info Ominous Scriptures:
ominousscriptures.bandcamp.com
facebook.com/ominousscriptures
Instagram.com/ominousscriptures




2+5: Missione Hydra di Pietro Francisci

2+5: Missione Hydra di Pietro Francisci (Italia/1966)
Durata: 89′ Genere: Fantascienza
Arrivato in Italia, un equipaggio alieno cattura cinque terrestri per portarli sul loro pianeta ma durante il viaggio i sequestrati si ribellano.
Uno degli ultimi film di Pietro Francisci, conosciuto sopratutto per aver realizzato peplum e film di avventura, qui alle prese con un fantastico Plan 9 stile Ed Wood che non si fa mancare proprio niente (vedi interni delle astronavi stile salotto, razzi giocattolo spacciati per veri e costumi a metà strada tra il carnevalesco e lo spogliarello); indimenticabile poi la passeggiata similturistica degli alieni tra le rovine di Roma malgrado il film sia girato in Sardegna. Insomma un cult dimenticato. Nel cast Leonora Ruffo, Kirk Morris, Gordon Mitchell. Musiche di Nino Fidenco. Conosciuto in inglese col titolo di Star Pilot. Una curiosità: vanta una distribuzione in sala assieme a Battle beyond the sun diretto all’epoca da un giovane Francis Ford Coppola.




Sognando Infinite Morti 3

L’ultima moneta cade nella scatola di cartone. Come so che è l’ultima? Dal suono.
L’ultima ha sempre un suono particolare. È come una voce che mi dice che per oggi devo accontentarmi.
Devono essere le nove di sera, ormai. All’incirca. Non c’è più nessuno in strada. È ora di alzarmi, raccogliere tutte le monetine e andarmene. Per oggi basta elemosina. Ho abbastanza soldi per comprarmi una bottiglia di vino.
Di quello scadente, che sale subito alla testa e non mi fa pensare a tutto quello che avrei potuto fare nella mia vita, invece di finire a quarant’anni sulla strada.
Cammino. Li ho notati da almeno un quarto d’ora. Continuo a camminare.
Quando bevo non perdo la mia lucidità, anzi. Cioè: i pensieri diventano confusi e non riesco a concentrarmi su niente per più di un minuto, il che è una cosa buona perché i ricordi si allontanano, ma i miei sensi si affinano.

L’udito e l’olfatto soprattutto.
Ed è così che avverto l’odore di hashish e sento le loro risate sommesse e lo scambio di battute.
Sono tre, sui vent’anni. E ce l’hanno con me.
Indossano giacche di cuoio nero e jeans scoloriti o strappati. Portano capelli tagliati molto corti, alcuni a zero.
Ghignano.
Ridono.
Uno di loro mi colpisce con una catena arrugginita.
Un altro usa un’asse di legno staccata da una panchina.
Il terzo mi prende a calci quando sono ormai a terra.
Gli ultimi suoni che sento in questa vita di merda sono urla e risate idiote…