Hunt Me Down di Alice Di Lauro e Are You Real?

Alice Di Lauro + Are You Real?: Hunt Me Down
il contatto umano al tempo dell’isolamento

Due mani che si cercano, due voci che s’incontrano, una melodia pop eterea che nasce da un oscuro beat elettronico. Questa è Hunt Me Down, primo frutto di una collaborazione insolita: quella tra il musicista veneziano Andrea Liuzza, in arte Are You Real?, e la funambola e performer vicentina Alice Di Lauro, al suo esordio discografico. Un brano sulle orme dell’elettro-acustica intima di artisti come Mùm, Sufjan Stevens, Notwist.

Hunt Me Down è nata in una gelida giornata di neve” racconta Alice, “quando ho affidato ad Andrea la mia prima voce da liberare e il mio ultimo amore da trasfigurare. Il testo è sceso ininterrottamente per otto ore, disfandosi e ricomponendosi, mentre Andrea ascoltava e suonava, modellando i beat e il tessuto armonico.”

“Abbiamo lavorato sul contrasto tra le nostre voci ed i suoni elettronici” spiega Andrea, “per parlare del bisogno di contatto, del desiderio, e della natura spirituale dell’amore. Un tema più che mai attuale nei tempi d’isolamento che stiamo vivendo. Anche il video parla di questo. È frutto di un’unica take in una stanza buia, e dell’abilità di Alice come performer.”

Questo singolo, pubblicato dall’etichetta Beautiful Losers, è l’inizio di una collaborazione che vedrà presto altre release. Esce su tutte le piattaforme di streaming e i retailers digitali il 9 aprile.

Alice Di Lauro: performer, inizia la sua attività come funambola tra le calli di Venezia. Da quel momento si fa autrice e interprete di originali azioni performative e poetiche che hanno in comune l’ascolto, la presenza e l’improvvisazione. Si avvicina al mondo della musica, realizzando alcuni videoclip, tra cui quello del musicista Lo Strano Frutto ed iniziando ad esplorare il canto. Hunt Me Down è il suo primo singolo.

https://www.facebook.com/alice.dilauro.1
https://sptfy.com/e39Y

Are You Real?: musicista, video-maker e titolare dell’etichetta Beautiful Losers, ha realizzato due album solisti e prodotto dischi e video per numerosi artisti tra cui Nicola Lotto ed Edda, An Early Bird, Emilya ndMe, Mått Mūn. La sua musica è un viaggio interiore, tra autobiografia e trascendenza. Sta lavorando al suo terzo album.

https://www.facebook.com/areyourealmusic
https://www.instagram.com/areyourealmusic/
https://sptfy.com/8OnH




Racconti sull’Innominabile di Marco Marra e Gerardo Spirito

Sei storie a tema orrorifico, accomunate da un denominatore comune: l’ambientazione.
Immaginari borghi di montagna, localizzati tra Campania e Puglia, fanno da cornice alle storie i cui protagonisti si trovano al cospetto di presenze oscure che vanno al di là della comprensione.

Racconti sull’Innominabile. Il macabro nel Sud Italia (Edizioni Horti di Giano), la raccolta di racconti sul confine tra horror e romanzo gotico di Marco Marra e Gerardo Spirito, uscito l’11 settembre 2020 e primo a sole 24 ore nella classifica Bestseller Amazon per la Narrativa gotica, disponibile anche sul sito dell’Editore (www.hortidigiano.com) oltre che sugli store online, racchiude sei storie dell’orrore la cui cornice è rappresentata da inquietanti paesini del Sud Italia.

Ogni storia coinvolge e sconvolge. Nella prima, uno studente di antropologia deve far luce su antichi rituali stregoneschi raccontati da una xilografia presente nella chiesa del paese. Nella seconda, un reduce di guerra torna nel suo paese di origine dove, anni prima, erano scomparsi diversi bambini. Poi un massacro di bestiame inspiegabile, e ancora un gruppo di ragazzini che si trova ad affrontare una macabra scoperta alle pendici del Vesuvio. Nella penultima, un ragazzino, a seguito di un tragico e misterioso incidente, viene mandato dal padre a trascorrere la notte nella casa della vecchia zia Agnese, affetta da una strana malattia della pelle che vive isolata nel fitto del bosco. Infine, il sesto racconto narra di un giovane che va nel paese di origine della madre per presenziare al funerale di uno strano zio.

Gli abitanti dei paesi risulteranno spesso bizzarri, incastrati nel folklore delle loro terre. I personaggi sono
quasi sempre in qualche modo legati alle proprie origini: dalla Terra vengono e alla Terra ritornano.
Antichi testi blasfemi, rituali osceni e creature demoniache fanno breccia nella quotidianità di questi luoghi,
contribuendo a creare una piccola cosmogonia dell’Orrido e dell’Innominabile per una lettura che non potrà essere dimenticata.
Tra racconti gotici moderni, weird e fantasy dalle sfumature fantascientifiche, questo libro d’esordio è la migliore iniziazione alla letteratura che Marra e Spirito potessero realizzare.

Marco Marra nasce a Napoli il 7 dicembre 1989. Fin da piccolo sviluppa un forte interesse per la letteratura
in ogni sua forma (dai libri ai fumetti), per il cinema e per il teatro. Dopo la maturità scientifica continua gli
studi presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli conseguendo prima la laurea triennale in Scienze
della Comunicazione e poi quella magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa (con una tesi sul mondo
dei fumetti nell’era digitale). Attualmente lavora come responsabile marketing per una società di animazione turistica e di organizzazione di eventi sita a Foggia, in Puglia. Tra i suoi scrittori preferiti possiamo citare H. P.
Lovecraft, Clark Ashton Smith e Jack London.

Gerardo Spirito nasce a Napoli il 6 giugno 1992. Si è laureato in Economia Aziendale all’Università Federico
II di Napoli e attualmente sta completando il percorso magistrale in Management e Innovazione. Ama i
racconti di Borges e di Carver, e autori quali Faulkner, Lem e Steinbeck. Ha iniziato a scrivere racconti da
quando frequentava il liceo e, da allora, non ha più smesso.




Lo sguardo al passato nel cinema americano degli anni Ottanta

Tra le peculiarità che contraddistinguono il cinema americano compreso all’incirca tra la metà degli anni Settanta e la fine degli Ottanta vi è il riferimento ai primi decenni del Novecento, nei quali si sviluppano le avanguardie artistiche e che viene considerato l’inizio dell’era postmoderna. Un esempio eclatante è rappresentato dalla versione (ridotta a 87 minuti, colorizzata e con musiche pop-rock) del film muto di…

Leggi l’articolo completo sul Portale ClubGHoST, clicca qui…




L’ombra dell’assassino di José Ramón Larraz

L’ombra dell’assassino (The house that vanished) di Jose’ Ramon Larraz (Uk, Spain / 1973)
Durata: 96′ Genere: Orrore

Una modella e il suo losco fidanzato si nascondono in una casa isolata e abbandonata dove dovranno confrontarsi a inattesi e terrificanti avvenimenti…

Produzione anglospagnola tutta giocata sull’atmosfera, la nebbia, l’oscurità e il mistero; come dire che ci sarebbero tutti gli ingredienti per un horror-cult ma alla fine a parte l’ovvia citazione hitchcockiana tutto si risolve in una lunga, e a volte noiosetta, attesa prima di arrivare al colpo di scena. Nel cast Andrea Allan e Karl Lanchbury all’epoca relativamente famosi.

Recensione selezionata su Horror GHoST, iscriviti gratuitamente al gruppo:
https://www.facebook.com/groups/horrorclubghost/




Asa Nisi Masa il nuovo album dei Manoluc

I Manoluc sono una band proveniente dal nord Italia e questo Asa Nisi Masa è stato rilasciato pochi giorni fa, ovvero il 20 Marzo 2021. Si tratta della loro seconda fatica discografica ed esce dopo il debutto del 2016 intitolato Carcosa. Entrambi gli album escono come autoproduzioni, ma questa volta la band si è affidata a Broken Bones Records & Promotion per promuovere questo nuovo album, scelta che…

Leggi l’articolo completo sul Portale ClubGHoST, clicca qui…




Particles il nuovo album di Mario Berlinguer

Nato come raccolta di musiche per colonna sonora
“PARTICLES”
è il nuovo album del compositore
MARIO BERLINGUER
tra elettronica vintage e sonorità contemporanee
«Il progetto è nato dal desiderio di cimentarsi con una musica la cui funzione fosse quella di accompagnare delle immagini, ma che nello stesso tempo potesse generare interesse all’ascolto, piacevolezza, curiosità e anche, perché no, emozioni»

Una nuova collaborazione in casa Aventino Music, questa volta con il compositore Mario Berlinguer, che firma un lavoro di musica elettronica in bilico fra l’album e la colonna sonora: “Particles”.
«Abbiamo scelto di limitare il campo d’azione del progetto dedicandolo a una produzione video di natura scientifica, intendendo per “scienza” un concetto che va dall’ambito biologico e zoologico fino alla fisica, alla chimica e all’elettronica».
“Particles” è un lavoro insieme d’annata e contemporaneo. D’annata, per quanto riguarda le influenze evidentemente subite dall’autore dalla musica elettronica degli anni ‘70 e ‘80 (Tangerine Dream e Brian Eno su tutti), filtrate attraverso percussioni elettroniche e linee di basso che possono ricordare le componenti ritmiche di un pop à la Battiato, leggero ma non superficiale. È, però anche un lavoro molto contemporaneo, in cui è manifesto il desiderio di sfruttare, in modo creativo, le possibilità offerte dalle ultime generazioni di strumenti elettronici, cercando di evitare un utilizzo passivo di suoni preconfezionati e aspirando a un cromatismo timbrico tale da generare colori originali, espressivi, contemporanei, a tratti divertenti e in altri momenti persino sentimentali o drammatici.
«Difficile descrivere cosa accomuna i brani di questa raccolta, al di là della loro funzione dichiarata, e dall’appartenenza a un genere “soundtrack”, che però non esaurisce il loro significato musicale. Sicuramente, una componente vintage è presente in ogni pezzo, vuoi per le sonorità degli strumenti a percussione, vuoi per una spinta ritmica comune a tutti i lavori, vuoi per alcuni sintetizzatori che ricordano quelli delle prime produzioni elettroniche».
Il progetto è interamente eseguito dall’autore con strumenti virtuali, rifuggendo l’uso di pattern o moduli precostituiti (siano essi ritmici, armonici o melodici) e suonando manualmente tramite una tastiera ogni nota o ogni frase, ossia, in altri termini, rivendicando anche alla musica realizzata per mezzo del computer un titolo di artigianalità.

Particles su Spotify:
https://open.spotify.com/album/1v9VnDiMR0tQlAXvGMN10Z?si=S5Cmh4xJT0i4tdHykx7djQ

TRACK BY TRACK

Cold frequencies
Un suono di sintetizzatore freddo e parlante, un piano elettronico iridescente con una base di batteria su cui si muove uno sfondo sintetico cangiante.

Fragments in the air
Suoni come frammenti che rimbalzano a cui si aggiungono una base di basso e batteria e dei suoni sintetici in trasformazione.

Living stones
Suoni percussivi elettronici che sembrano sassolini, massi o rocce, danzano lentamente su un ritmo calmo con melodie e armonie morbide e rilassanti.

Microbes
I microbi sono invisibili ad occhio nudo, eppure sono ovunque. Si muovono, parlano, ballano, cantano le loro canzoni primordiali. Qui sono accompagnati da un ostinato di percussioni, droni, archi.

Noises and sounds
Un ballo lento realizzato con percussioni ed elettroniche dolci, sintetizzatori pulsanti, droni, campane e, finalmente, un piano.

Radio signals
Rumori filtrati di diversa natura generano un sottofondo in cui emergono un ritmo lento e una semplice melodia.

Rhythmical particles
Una solida base di basso e batteria, suoni elettronici che volano, e a un certo punto gli archi e uno strumento simile ad un’arpa intonano una dolce melodia.

Travelling on waves
Basso e batteria compongono un ritmo pressante ma non frenetico, mentre dei suoni misteriosi compongono uno sfondo popolato da chitarre elettriche, archi, e un semplice arpeggio.

Science not fiction
Un organo Hammond lentamente si trasforma in un suono più contemporaneo, su dei pattern ritmici, batteria, e frammenti di melodie elettroniche.

Sequences
Un sequencer dalla rapida scansione, basso e batteria potenti, suoni sintetici che ricordano voci bizzarre, in una dinamica mescolanza di stranezza.

Slow molecules
Una passeggiata in tempo dispari, in un paesaggio fatto di suoni pulsanti o lentamente cangianti, archi e rintocchi, che si fa via via più popolato ma la cui atmosfera rimane quieta.

Subatomic stress
Un pattern dolce ma insistente e minimalista diviene un tessuto sul quale svolazzano elettroniche morbide o distorte, droni e percussioni.

Swaying atoms
Atomi di suono danzano lentamente mentre l’intensità della musica cresce gradualmente, fin quanto una ripetitiva frase di pianoforte porta a un’intensificazione sia del ritmo che della musica.

The voices of insects
Su una base ritmica, suoni elettronici cangianti somigliano a voci di piccole creature che cantano, o persino litigano tra loro, in un’insolita danza a cui si aggiungono archi e un pattern percussivo.

Mario Berlinguer è un compositore poliedrico.
Musicalmente onnivoro, ha compiuto studi classici (composizione e direzione di coro) e ha praticato svariati tipi di musica, dal rock al pop, dalla musica tradizionale popolare a quella classica.
È autore di musica contemporanea, con al suo attivo soprattutto brani cameristici o per organo che sono stati eseguiti in Italia e all’estero, un’operina comica dal titolo “L’ultima prece” e diversi lavori per coro.
Ha scritto colonne sonore per cortometraggi e documentari, nonché canzoni, alcune delle quali riunite in un progetto di teatro-canzone dal titolo “Se io ho perso, chi ha vinto?”.

Facebook:
https://www.facebook.com/Mario-Berlinguer-27180726493




Devil’s deal di Justin Moseley

Devil’s deal di Justin Moseley (Uk, Usa, Australia / 2013)
Durata: 101′ Genere: Orrore, drammatico

Nella cittadina di Burning Bush l’arrivo del Diavolo crea caos e scompiglio…

Esordio di un cineasta che per l’occasione mette assieme due generi, il western e l’horror, da sempre distanti per trame, scenari e definizione dei personaggio ma che comunque, quando uniti, riescono produrre situazioni bizarre e originali; in questo caso poi la caratterizzazione del diavolo con il lungo mantello e le due pistole sembra quasi una citazione letteraria (vedi la saga de La torre nera di Stephen King). Peccato per il budget che forse ha limitato le intenzioni del regista ma buono il cast dove segnaliamo la presenza di Matthew Greer che nel 2007 fece una comparsata in Non è paese per vecchi dei fratelli Coen. È nel catalogo Brain Damage.

Recensione selezionata su Horror GHoST, iscriviti gratuitamente al gruppo:
https://www.facebook.com/groups/horrorclubghost/




Il colore venuto dallo spazio, di Richard Stanley

Il colore venuto dallo spazio (Color Out of Space) di Richard Stanley (USA/2019)
Durata: 111′ Genere: Orrore, Fantascienza

Visualizzare cinematograficamente gli incubi inimmaginabili di Howard P. Lovecraft è impresa ardua da sempre. Tanto è vero che quasi tutte le produzioni che in passato ci hanno provato, si sono tenute a distanza di sicurezza dalle allucinate vicende narrate dallo scrittore di Providence, preferendo soltanto ispirarvisi. Nella maggior parte dei casi, insomma, i film realizzati da Lovecraft risultano “liberamente tratti”. Il regista sudafricano Richard Stanley ha invece deciso di sfidare l’impossibile restando fedele alla storia originale, già di per sé complicata da rendere nella sua interezza, anche per via della struttura, basata sul racconto di un racconto. Attraverso i due elementi fondamentali che fanno della novella di Lovecraft un capolavoro della narrativa fantastica, Stanley imbastisce il film. Innanzitutto il colore del titolo, ovviamente, “un colore che non apparteneva al nostro mondo”, come lo descrive Lovecraft, e che quindi in pratica va al di là di ogni concezione umana nonché, di conseguenza, registica. Stanley lo rende utilizzando varie tinte: blu, rosso, viola e soprattutto un fucsia psichedelico, che esplode in un biancore accecante. Dopodiché, più ancora che in Lovecraft, la dissoluzione (letterale) del nucleo familiare diviene colonna portante della sceneggiatura ed emblema di una concezione alquanto pessimistica dei rapporti umani, persino di quelli parentali. Esemplare in questo senso l’effetto che “l’immondo” colore alieno sortisce sulla madre e il figlio più piccolo. Per il resto il film procede di pari passo con le invenzioni presenti nel racconto: mutazioni animali e vegetali, odori nauseabondi, l’acqua contaminata, i grandi alberi che circondano l’abitazione della famiglia Gardner (con le cui fronde inizia il film), la costruzione del bacino idrico destinato a sommergere la vallata di Arkham, la pazzia che piano piano colpisce i Gardner. Il regista aggiunge però qualche particolare non banale, come la malattia della madre, soltanto accennata, la figlia maggiore Lavinia (nel racconto è un maschio) che pratica rituali magici, la connessione internet (essendo l’azione spostata ai nostri giorni) che non funziona. Notazione finale: Il colore venuto dallo spazio può indubbiamente ricordare vari capolavori del cinema horror (da Shining a La cosa, da Amityville Horror a Poltergeist – Demoniache presenze), ma è quasi naturale che sia così, poiché dietro gran parte dei film fantastici si nasconde un’idea narrativa o un’immagine di derivazione lovecraftiana.