My Love, il uovo singolo di The Ferocious Few

Rinfrescante, estivo, contagioso, appassionato, “My Love” suona come un classico tormentone dell’era dorata del r’n’r, aggiornato ai tempi moderni. A firmarlo è la leggenda californiana Francisco Fernandez, meglio noto come The Ferocious Few.
Trasferitosi in Lussemburgo giusto alla vigilia dell’imprevedibile scoppio della pandemia, Francisco ha scelto questo brano, a cui è molto legato, come biglietto da visita per il pubblico europeo. 
“My Love” è stata per anni una presenza fissa nella scaletta live di TFF, trasformandosi da un pezzo arrabbiato in una canzone che parla di desideri positivi. Il testo, che racconta del desiderio di ritrovarsi con gli amici e la famiglia, assume un significato ancora più profondo in un’epoca in cui molti di noi hanno sperimentato separazioni forzate da parenti, amici, amanti. Di certo è il caso di Francisco, che ha trascorso in Europa tutto il periodo della pandemia, guardando a distanza i disordini e il fermento degli Stati Uniti.
“My Love” è stata registrata in Lussemburgo col produttore Tom Gatti
Come dice lo stesso Fernandez: “Abbiamo scritto questa canzone nella speranza di dare alle persone qualcosa per cui guardare avanti.”

The Ferocious Few è l’alias del musicista vagabondo Francisco Fernandez e del suo variabile seguito di compari appassionati, che per anni hanno usato tattiche di guerriglia anarchica per impadronirsi di angoli di strade, fiere, feste in barca, eventi privati, festival, nonchè di palchi in US e in Europa con date sold out, aprendo per nomi come Oh Sees al SXSW e per Ty Segall, Lynyrd Skynyrd, Bob Log III, The Jesus & Mary Chain (fra gli altri), senza ovviamente dimenticare le 20 date del Memphis Blues Tour di Cindy Lauper.
The Few sono stati alternativamente paragonati ai Motorhead (esiste una foto culto di Fernandez in posa accanto al suo idolo Lemmy davanti a una sala poker) e a un Dylan in versione maschio alpha fatto di speed.
I live di The Ferocious Few, rodati da anni di performance quotidiane, sono un attacco di cowpunk che non lascia scampo.  Alcuni dicono che Fernandez sia un profeta, altri un buffone. Io personalmente lo vedo come un moderno trovatore e un raffinato storyteller.
The Ferocious Few sono eccellenti, idiosincratici nel proprio approccio e di conseguenza senza contendenti.”  Aleksey Calvin – Piece Mag

Una leggenda vivente e una pietra miliare nella nativa San Francisco, dove Fernandez ha dato vita alla band nel 2005, The Ferocious Few proseguono oltre ogni ostacolo nel testimoniare la propria fede nello spirito primitivo e liberatorio del R’n’R. “Juices“, l’album pubblicato dalla label cult Birdman, è stato definito: “una testimonianza definitiva viscerale e viscosa della loro incredibile e profonda brutalità.” (BMI).

Incapace di stare fermo, Francisco si è trasferito in Europa a inizio 2020. Il Covid l’ha tenuto lontano dai palchi, ma non ha fermato la sua vena creativa. Nell’Autunno 2021 verrà pubblicato un nuovo album per The Ferocious Few, denso di un’attitudine selvaggia ed eclettica che rimescola blues, folk, rockabilly, r&b, soul, country e perfino grunge, il tutto amalgamato da quel misto di rozzezza e stile che è il marchio distintivo del progetto.

My Love” è un aperitivo succoso, che sarà seguito nella tarda Primavera 2021 da un documento importante, un live album, intriso di energia e comunicatività, registrato al GAMH di San Francisco.
La scelta di pubblicarlo ribadisce l’importanza del live come esperienza catartica e irriproducibile. Per un anno intero abbiamo sentito tutti la mancanza della musica live, di quell’esperienza unica, appagante, elettrizzante come può essere solo una performance con un pubblico.
The Ferocious Few sono maestri di cerimonia, e non ci vorrà molto prima di incontrarli di nuovo all’angolo di una strada, in una festa, a un festival, per celebrare e vivere di nuovo il r’n’r!




Piranesi, di Susanna Clarke

Complice una segnalazione captata in giro per la Rete mi sono incuriosito del romanzo Piranesi, di Susanna Clarke. Devo essere sincero: non conoscevo l’autrice però la quarta, potentissima, mi ha subito sedotto e in un momento in cui mi sentivo un po’ deluso dalla SF che si legge in giro, leggere le righe sottostanti mi ha fatto sentire l’impeto della creazione, della folgorazione, mi ha dato la sensazione di…

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Ferite, il nuovo disco dei Demagó

Anticipato dal singolo “Il Mio Demone”, esce in cd e in digitale, “Ferite” il nuovo EP della band umbra Demagó, pubblicato e distribuito da (R)esisto.

Quattro brani inediti scritti e arrangiati dai Demagó, che rappresentano un punto di svolta a livello stilistico e sonoro, con testi che rimandano alla musica d’autore italiana, spaziando da temi sociali e con riferimenti al mondo del precariato lavorativo fino ad addentrarsi in territori più introspettivi e personali. Il tutto avvolto da sonorità, che richiamando la moderna scena rock britannica, riescono a fonderla con quella classica, grazie anche ai continui intrecci di chitarre che contribuiscono a dare freschezza e colore ai brani. Durante l’ascolto dell’intero EP si incontreranno demoni e fantasmi, buio e luce, tormento e disagio, nel tentativo di accedere alle stanze più nascoste dell’anima e sprofondare negli abissi per trovare la forza di risalire e affrontare il viaggio che potrà portare ad un nuovo inizio ed una nuova redenzione.

Tracklist: 01 Il mio demone, 02 Precario, 03 Le mani, 04 Stendimi

Demagó sono un gruppo formatosi nel 2013 a Città di Castello in provincia di Perugia, dall’idea di Carlo Dadi (chitarra), Moreno Martinelli (chitarra) e Emanuele Bruschi (voce). Negli anni si sono susseguiti vari componenti all’interno del progetto che hanno contribuito al raggiungimento di obiettivi comuni. Oggi la line-up di cinque elementi vede Marco Signorelli (batteria) e Luca Moscatelli (Basso). All’attivo un disco autoprodotto intitolato “Linea di confine” pubblicato nell’ottobre 2015 contenente nove brani interamente scritti ed arrangiati dal gruppo che spaziano da un rock più vivace ad atmosfere più cupe e profonde. Il tour promozionale colleziona molte date nel centro Italia, vantando aperture ad artisti come Roy Paci & AretuskaRezophonicPinguini Tattici Nucleari e il Banco del Mutuo Soccorso. La frequente attività del gruppo porta all’incontro con l’etichetta ferrarese (R)esisto Distribuzione che getta le basi per un nuovo disco, prodotto da Michele Guberti Massimiliano Lambertini, con la partecipazione di Manuele Fusaroli, produttore di alcuni dei maggiori dischi indie italiani, presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara.

I Demagó sono: Carlo Dadi (chitarra), Moreno Martinelli (chitarra), Emanuele Bruschi (voce), Marco Signorelli (batteria), Luca Moscatelli (Basso).

Crediti: Registrato e mixato da Michele Guberti presso il Natural HeadQuarter Studio di FerraraProdotto da: Michele Guberti, Manuele Fusaroli, Massimiliano Lambertini e Demagó Distribuzione e promozione: (R)esisto
www.instagram.com/demago_bandwww.facebook.com/demagoband




Baberellas di Chuck Chino

Baberellas di Chuck Chino (Usa/2003)
Durata: 80′ Genere: Commedia, fantascienza

Un alieno  minaccia di conquistare la terra riducendo la libido dei suoi abitanti ma contro di lui interviene il gruppo rock delle Baberellas…

Primo lungometraggio di un regista soprattutto produttore di Serie b (Chopping Mall, Transylvania Twist, Evil Toons) un film che nonostante il riferimento a Barbarella di Roger Vadim omaggia splendidamente Ed Wood e Ted V. Mikels con tutti i paradigmi richiesti (effetti speciali riciclati, costumi carnevaleschi, recitazione amatoriale ed humor decerebrato); certo questo sottogenere non essendo piu da cinema popolare e oramai destinato sopratutto ad un pubblico di cultori ma la sue verve resta malgrado intatta. Interessante infine il parquet di attrici capitanato da Shauna O’ Brien nel ruolo di Queen Sartanika.

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Tunnel of Dreams,  il nuovo album di Francesco Montanile

Tunnel of Dreams è il nuovo album di Francesco Montanile disponibile in tutti i digital store.
“Tunnel of Dreams”, tradotto in italiano “Tunnel dei sogni”,  è il secondo album realizzato dal chitarrista-compositore bolzanino di origini irpine.
L’album contiene 10 tracce strumentali caratterizzate da sonorità ambient di sottofondo con riff di chitarra elettrica-acustica, rumori, suoni della natura ed altro ancora; come brano di apertura dell’album vi è “Gravity” che insieme ad “Explore” è stata realizzata per il reportage trasmesso su RAI Alto Adige dedicato al noto fotografo trentino Albert Ceolan; vi è poi “Premonition”,  realizzata per il reportage “Misteri del Trentino”, trasmesso sulla webtv “Voce24news“ e “Quarantena”,  brano strumentale  già uscito come primo singolo con un videoclip in bianco e nero che racconta la desolazione del lockdown di una città deserta e di un virus che impone il fermo. “Old Walls” ultimo singolo composto con il video pubblicato su you tube, per raccontare in musica l’atmosfera medievale di “Castel Roncolo”, il maniero più antico del territorio che domina la città. Chiude l’album “Alto-Adige”, brano realizzato per il progetto “Documentary-Photography Alto-Adige Südtirol”,  in collaborazione con il fotografo professionista Giulio Cobianchi; un foto-documentario che raggruppa una sequenza di venti scatti, provenienti da diversi luoghi dell’ Alto Adige. 
“Tunnel of Dreams”, è infine un viaggio musicale tra storia e natura, una profonda esperienza che si trasforma in musica, che permette di evocare emozioni attraverso l’ascolto tra una successione di suoni e melodie più o meno intense,  capace di stimolare l’immaginazione visiva dell’ascoltatore.

Questa la tracklist dell’ album Tunnel of Dreams:
1.   Gravity
2.   Quarantena
3.   Premonition
4.   Explore
5.   Old Walls
6.   Reflections
7.   Tunnel of Dreams
8.   Under the Rain
9.   Nature Ambience
10. Alto Adige

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Videoclip dei singoli:
Quarantena: https://www.youtube.com/watch?v=hOjbr9RsNsU
Old Walls: https://www.youtube.com/watch?v=6HBLvPEajVo
Alto Adige: https://www.youtube.com/watch?v=D33sW4zTHII




Le ombre dell’Eros di Ivano Galletta

Le ombre dell’Eros. Percorsi tra le eclissi del cuore di Ivano Galletta è una sorta di complemento a La musica Dark, altro volume sempre pubblicato per le Edizioni Il Foglio del buon Gordiano Lupi. Quest’ultimo faceva un’esauriente panoramica per quanto concerneva la vasta e articolata scena della musica oscura. Sicuramente si trattava di un testo perfetto per chi voleva approfondire le proprie conoscenze sul fenomeno anche se, forse, mancavano un po’ di approfondimenti per chi è avvezzo e conosce bene l’argomento. Le ombre dell’Eros prosegue nello stesso solco e non tralascia di parlare anche qui di musica. In questo agile volume, Galletta si concentra sulla tematica di Eros e Thanatos e sulla sua espressione nell’ambito della…

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Don’t shoot the piano player, il nuovo brano psichedelico di Solo.

Lanciato in esclusiva mondiale sul magazine inglese Prog [rivista di settore pubblicata da Louder (Classic Rock, Metal Hammer)], esce su Youtube il videoclip ufficiale di “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)”, nuovo brano psichedelico di SOLO.

Dopo le sperimentazioni elektronische di “Stati emozionali” (lanciato in anteprima esclusiva sul magazine internazionale It’s Psychedelic Baby e trasmesso all’interno della trasmissione Battiti su Rai Radio 3), torna SOLO con un nuovo singolo che, dagli anni ’50 del precedente lavoro, lo trasporta verso la psichedelia 60’s: “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)”.

«Sono sempre stato un fan della psichedelia della seconda metà degli anni ’60, principalmente anglosassone: quei suoni e quelle atmosfere fuori dagli schemi mi hanno sempre affascinato. È stato del tutto naturale, quindi, scrivere un brano ispirandomi a quelle sonorità, implementando il “fattore psichedelia” aggiungendo una spazializzazione di tipo binaurale, in modo che i suoni non passassero solo da destra a sinistra (e viceversa) ma avvolgessero totalmente l’ascoltatore».

Le fonti di ispirazione per la stesura di “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” sono da ricercare tanto nei Beatles di “Revolver” quanto nei Pink Floyd di “The Piper at the Gates of Dawn”, fino ai Rolling Stones della svolta psichedelica.

«La prima band a cui ho pensato, quando ho scritto “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” sono stati, di sicuro, i Rolling Stones di “Their Satanic Majesties Request”, album che adoro e che, in adolescenza, ho consumato: per me il punto più alto della loro carriera, checché ne dicano i detrattori. Man mano, ho iniziato a inserire sempre più elementi psichedelici che hanno, poi, portato il lavoro verso una direzione più vicina al marasma sonoro di “Tomorrow never knows” dei Beatles, anche se la fonte di ispirazione iniziale, per quanto riguarda questo lavoro di effettistica, sono stati i tremolo sparsi all’interno del brano “Mangiafuoco”, di Edoardo Bennato».

“Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” prende spunto da un immaginario surreale dove, ai suoni classici, si sovrappongono effetti sonori che destabilizzano l’ascoltatore, proiettandolo in un mondo psicotico:

«A differenza di “Tomorrow never knows”, dove i suoni utilizzati dai Beatles erano dei campioni preregistrati, modificati per l’occasione, in “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” ho voluto mantenere un approccio più “live”: tutti i suoni presenti nel brano sono, infatti, registrati a partire da una chitarra. Mi sono divertito a ricreare suoni peculiari, tutti diversi fra loro, utilizzando l’EBow e tutta una serie di effetti a pedale che vanno dai synth al Whammy, dai phaser al delay (mandandolo in autoscillazione), wha wha e via dicendo, utilizzandoli in maniera non necessariamente canonica, dando vita a un marasma di deliri acustici».

Il brano è totalmente registrato da SOLO, con l’ausilio di Edoardo Di Vietri dell’Hexagonlab Recording Studio per l’inserto di pianoforte, mixing e mastering:

«Oltre a voce, chitarre e basso, anche le percussioni le ho registrate da solo, in maniera alquanto peculiare, utilizzando bicchieri (l’idea l’ho rubata da “Sing this all together” dei Rolling Stones), pentole, cucchiai, scarponi e altri oggetti che mi dessero un suono percussivo. Il pianoforte, invece, è stato inserito da Edoardo Di Vietri, con cui avevo già collaborato sia con la mia band, la The Bordello Rock ‘n’ Roll Band, che su “Stati emozionali”: lui si è occupato anche di mix e mastering».

La grafica che accompagna “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” è a cura di Maria Dori Calabrese, affiancata da Raffaela Ruocco per la parte digitale.

 
“DON’T SHOOT THE PIANO PLAYER” su Youtube
https://youtu.be/CbOOsU1VxX8

“DON’T SHOOT THE PIANO PLAYER” su Spotify
https://open.spotify.com/track/0JCXRSPAQnxxsz7jYtjU4D?si=ed66344cca2e4f2c

 
TESTO
Hanging in my thoughts my body’s static, I don’t make no move at all
Laying on my bed I see my shadow dancing but I still don’t move

Don’t shoot the piano player, don’t try to stop him now, he’s just a poor man trying to get some tunes
Don’t shoot the piano player, don’t waste the talent he’s got, he’s just playing but where’s the piano?
 
I wanna leave, now, or maybe just stand here with my eyes fixed on the wall
I can’t complaint ‘bout my brain that is trying to escape from my so fucked up world

Don’t shoot the piano player, don’t even try to make some noise, I want to listen to his world
Don’t shoot the piano player, don’t you see how he’s good? He can play even without piano

LINK
Spotify: https://open.spotify.com/artist/2oB1yAIwgRRR11ebkbE8wK
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCfizz-2lmnKumuwN7aCNsqg
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Soundcloud: https://soundcloud.com/user-253331333
Bandcamp: https://soloofficial.bandcamp.com/releases




Night screams: Ospiti in trappola di Allen Plone

Night screams: Ospiti in trappola (Night scream) di Allen Plone (Usa/1987)
Durata: 88′ Genere: Orrore

Il party di addio di una futura star del football si trasforma in un massacro causa due lunatici assassini in fuga…

Film d’esordio di un regista la cui carriera è durata pochissimo qui alle prese con un horror derivato, ovviamente, di Halloween e Venerdi 13 tutt’altro che originale ma comunque conforme ai principi dello slasher anni ’80. Nel cast Ron Thomas il Bobby di Karate Kid.

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