Chapungo di Sergio Toppi

Il nono volume della collana dedicata al Maestro. Una potente storia di effimera gloria e uomini sconfitti.

Il tratto potente ed evocativo di Sergio Toppi, tra i più grandi autori mai esistiti, si sofferma sugli uomini, sulle loro miserie, sui sentimenti più reconditi. Fotografa istanti con pellicola d’inchiostro, sottraendoli all’oblio della dimenticanza. 

«Chapungo» racconta di un’umanità sconfitta dal tempo, dalla Storia, dalla propria presunzione. Scorci di esistenza e volti segnati su cui i sorrisi non spiegano mai le proprie ali. Il volume, il nono della collana di Edizioni NPE dedicata al Maestro, raccoglie le storie “Tzoa Cotlan 1521”, “San Isidro Maxtlacingo 1850” e la stessa “Chapungo” che dà il nome all’opera.

Una straordinaria collezione di attimi sullo sfondo di un Messico in cui il dio azteco del sole ha voltato le spalle ai propri seguaci.

Chapungo
Autore: Toppi Sergio
Collana: Sergio Toppi
Numero in collana: 9
Formato volume: 21×30 cm, cartonato b/n, pg.64
ISBN: 9788836270200
Prezzo: € 16,90

Disponibile su www.edizioninpe.it (con spedizione gratuita) e in libreria.




Il mutante di Jim Wynorski

Il mutante (Project viper) di Jim Wynorski (Usa/2002)
Durata: 85′ – Genere: Orrore, fantascienza

Al termine di una missione spaziale uno space shuttle si schianta al suolo con a bordo un organismo alieno tutt’altro che inoffensivo…

Scritto a due mani un Wynorski che cerca di alzare il livello, e che per l’occasione si firma Jay Andrews, cercando di evitare trasherie varie e cattivo gusto anche se alla fine il tentativo resta velleitario e l’unico dettaglio interessante sono proprio i brutti effetti speciali. Nel cast Curtis Armstrong il leggendario “Caccola” de La rivincita dei Nerds.

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Crucifixion di Xavier Gens

Crucifixion – Il male è stato invocato
di Xavier Gens (Usa, Regno Unito, Romania 2017)
Durata: 90’ – Genere: Horror, Thriller

Bucarest 2004, padre Dumitru insieme ad altre suore finiscono in carcere per aver causato la morte di suor Adelina a seguito di un violento esorcismo. La possessione demoniaca della suora non è risultata credibile in quanto lei soffriva di alcune patologie. Nicole, una giovane giornalista americana incuriosita dalla faccenda, parte alla volta della Romania per indagare sul caso e scrivere un articolo. Una volta arrivata a destinazione comincia (con ovvie difficoltà) il giro di domande con il vescovo, il fratello di suor Adelina e perfino padre Dumitru in carcere. Nicole fa anche conoscenza del giovane padre Anton con cui instaura un buon rapporto di amicizia, il quale le fornisce informazioni preziose per la sua indagine, ma soprattutto curiosità sulla possessione demoniaca. Nicole si troverà coinvolta in un vortice di eventi che la porterà ad affrontare il demonio e l’unica arma a sua disposizione sarà la fede che ha perso nel momento in cui vide morire sua madre…

Film del 2017, diretto dal regista francese Xavier Gens (Frontiers: Ai confini dell’Inferno), ed ennesimo movie sul sottogenere possessioni e riferito a fatti realmente accaduti. Da un po’ di anni a questa parte ne sono usciti a valanga di film così, e ogni volta si parte sempre un po’ prevenuti, complice anche il fatto che molti di essi vengono accostati a L’Esorcista (ancora oggi imbattuto). Per coinvolgere al meglio lo spettatore mettendolo a proprio agio, più che con gli jumpscare (molto prevedibili) si gioca sull’ambientazione, fatta di lunghe distese di campagna e piccoli villaggi, e sul mondo ecclesiastico romeno con i loro usi e costumi. La sceneggiatura non è troppo impegnativa, mentre la trama presenta degli intrighi interessanti che contribuiscono a rendere molto credibili i fatti che si susseguono minuto dopo minuto. Non manca un piccolo e leggero momento di perversione come in tutti i film sulle possessioni demoniache. Non aspettatevi momenti gore (rispetto al Frontiers citato poc’anzi e appartenente a sottogenere diverso) ma accettabili effetti speciali durante gli esorcismi e durante i fenomeni paranormali.

Buona la recitazione, nonostante il cast sia composto da attori non molto noti ma ben calati nei loro personaggi.
Un film come molti altri del suo genere, si lascia guardare senza offrire nulla di nuovo e senza lasciare qualche particolare ricordo. Un’occhiata comunque la merita. Gli appassionati del sottogenere invece non se lo lascino sfuggire.

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Enthroned In Repulsion il video dei Natron

Natron: i death metaller italiani lanciano il lyric video di Enthroned In Repulsion, in uscita la ristampa del debut album Hung, Drawn & Quartered.

Time To Kill Records ha unito le forze con gli storici death metaller italiani NATRON per una ristampa in vinile di “Hung, Drawn and Quartered”, il leggendario debut album del gruppo pugliese (originariamente uscito nel tardo 1997 su Headfucker Records).

La prima prova dei NATRON è stata rimasterizzata dal noto produttore Marco Mastrobuono (HOUR OF PENANCE, INNO) e viene ripresentata dalla Time To Kill Records in elegante formato LP (nero e viola) e in versione digitale.

Commenta il batterista Max Marzocca:

“Quando ‘Hung, Drawn & Quartered’ fu pubblicato, la gente ci diceva ‘Ragazzi, dove credete di andare con sta roba?’, e tutto sommato avevano ragione!
Nel 1997 il death metal fuori di testa dei Natron era completamente fuori luogo nella scena metal. In quel momento eravamo solo tre sconvoltoni che suonavano della musica che era molto più complessa e tecnica rispetto alle nostre reali capacità. I testi e l’immagine erano pacchianamente gore, ma non ci preoccupavamo molto, amavamo la brutalità ed eravamo incoraggiati dalla nostra pazzia ad espandere in qualche modo il nostro territorio musicale e sopratutto a divertirci.
Era ancora quell’epoca precedente a quando l’editing o qualsiasi altra sorta di ‘abbellimento’ tecnologico diventasse lo standard nel death metal. La produzione è melmosa e suona più come una prova del gruppo ripresa con un microfono, ma alla fine ho davvero bei ricordi di quei momenti!
Dopo anni di militanza nell’underground più profondo, quella era la nostra prima release ufficiale: eravamo i pupilli di Headfucker Magazine’, la nostra fanbase stave crescendo e la Holy Records grazie a questo album ci scoprì, ci mise sotto contratto e ci portò ad un livello superiore.
Ecco perchè siamo super contenti per questa ristampa in vinile dopo 24 anni. Enjoy it and keep on rotting, fellas!”.

Pre-order:

Big Cartel: https://timetokillrecords.bigcartel.com/category/natron
Bandcamp: https://natrondeath.bandcamp.com/

Biografia:

25 ANNI DI BRUTAL DEATH METAL (1992-2017)

Quando si riflette sul death metal in Italia, risulta impossibile non menzionare i Natron, fra i pionieri della scena locale nei primi anni Novanta.

Inizialmente influenzati dal thrash metal degli anni Ottanta, i Natron hanno proseguito fondendo la brutalità del death metal con la velocità senza compromessi del grindcore, diventando portavoce di una loro particolare interpretazione del death metal, incentrata su un complesso riffing di chitarra, strutture molto intricate e testi a sfondo horror/distopico.

Provenienti dal Meridione d’Italia, i Natron si sono formati nel maggio del 1992, facendosi presto un nome nell’underground locale con i demo “Force” (1994), “A Taste Of Blood” (1997) e l’EP “Unpure”, il quale venne pubblicato ufficialmente soltanto nel 2000.

Nel tardo 1997 i Natron hanno esordito con “Hung, Drawn & Quartered” su Headfucker Records, allora il magazine di riferimento per il brutal death metal, catturando l’attenzione di nuovi fan e della casa discografica francese Holy Records, la quale mise sotto contratto il gruppo per quattro album.

Tra il 1999 e il 2004 la band ha dato alle stampe tre importanti album: “Negative Prevails”, “Bedtime For Mercy” – entrambi registrati in Svezia presso I leggendari Abyss Studios – e l’acclamato album “Livid Corruption”, mixato presso gli Starstruck studios di Copenhagen. Tra questi ha trovato spazio anche la raccolta “Necrospective”, contenente il materiale degli esordi e varie bonus track.

Dopo vari tour e partecipazioni a festival, nel 2009 i Natron hanno firmato per Metal Age Productions per la pubblicazione di “Rot Among Us”, il capitolo più influenzato dal thrash metal della loro discografia.

Nel 2012 è stato quindi il turno di “Grindermeister”, un disco celebrativo per i vent’anni di carriera, che ha visto il gruppo ritornare alla sua tipica brutalità e rielaborare in una chiave più moderna alcuni vecchi classici.

Un EP intitolato “Virus Cult” ha infine visto la luce nel 2014: un ultimo capitolo discografico che i Natron hanno promosso sino agli inizi del 2017.

In oltre due decenni di carriera, i Natron hanno costruito una solida reputazione, ottenendo articoli su magazine del calibro di Rock Hard, Metallian, Terrorizer, Aardshock, Hard & Heavy, Metal Shock, Metal Hammer e tanti altri. La loro attività live li ha portati a suonare quasi ovunque in Europa, facendo registrare concerti in Francia, Spagna, Benelux, Germania, Austria, Svizzera, Gran Bretagna, Polonia, Scandinavia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Serbia, Macedonia, Bulgaria, Romania, Turchia e Grecia.

I Natron hanno aperto la strada a una nuova generazione di realtà underground italiane, confermandosi al tempo stesso una delle più rispettate death metal band del circuito europeo.

Giunti alla fine del loro percorso dopo 25 anni, i Natron vengono ora considerati un nome storico, spesso ricordati come “I Padrini Italiani del Death Metal”.

Discografia:

DEMO:

1994: FORCE (500 copies ltd)
1997: A TASTE OF BLOOD (300 copies ltd)

ALBUM:

1997: HUNG, DRAWN & QUARTERED (Headfucker Records)
1999: NEGATIVE PREVAILS ( Holy Records)
2000: BEDTIME FOR MERCY (Holy Records)
2002: NECROSPECTIVE (Holy Records)
2004: LIVID CORRUPTION (Holy Records)
2009: ROT AMONG US ( Metal Age Prod.)
2012: GRINDERMEISTER ( Southern Brigade)

EP:

2000: UNPURE (Nocturnal Music)
2014: VIRUS CULT ( Blasphemous Art Productions)

NATRON

www.facebook.com/natronband

Time To Kill Records

https://www.instagram.com/timetokillrecords/

https://www.facebook.com/timetokillrecords/

http://www.timetokill-records.com/




Wicked lake di Zach Passero

Wicked lake di Zach Passero (Usa/2008)
Durata: 95′ – Genere: Orrore

Molestate durante un campeggio, un gruppo di ragazze dimostreranno cosa sono in grado di fare dopo la mezzanotte…

Primo horror di un regista che senza presunzione e complessi riprende la struttura narrativa dei summer-camp movies alla Venerdi 13 per poi evolvere in un divertente e sanguinolento revenge dalla parte  delle donne. Alla fine un buon grindhouse, nel senso tarantiniano del termine. Nel casts Carlee Baker e Angela Bettis che fu Carrie in una versione tv del romanzo di Stephen King. In colonna sonora pezzi di Al Jourgensen e Ministry.

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La Casa delle Anime Dannate di Michael Laimo

Disponibile La Casa delle Anime Dannate, romanzo horror dell’acclamato autore americano Michael Laimo.
Johnny, unico superstite di un massacro che anni prima ha decimato la sua famiglia, fa ritorno nella sua vecchia casa a Wellfield, dove troverà ad attenderlo un antico Male.
Dal libro, uscito negli USA nel 2007 con il titolo Dead Souls e ora per la prima volta tradotto e pubblicato in italiano, è stato tratto l’omonimo fiilm di Colin Theys del 2012, con Jesse James, Magda Apanowicz, Bill Moseley, Geraldine Hughes.

Descrizione

Quando una lettera inaspettata informa il giovane Johnny Petrie di essere diventato proprietario della casa e delle terre dei Conroy, di cui risulta essere l’ultimo discendente, la sua normalità viene spezzata. Alla ricerca delle proprie radici, Johnny parte per la sperduta cittadina di Wellfield, nel Maine, ma sarà l’inizio della sua discesa nell’incubo. L’eredità che lo aspetta, infatti, non è costituita soltanto dalla casa e dai terreni, ma anche – e soprattutto – dalla maledizione che vi grava sopra. E che sta aspettando proprio lui, l’ultimo dei Conroy.

Estratto

Chiuse gli occhi e accolse l’agonia che gli trafiggeva il cervello e il cranio, le ferite da arma da taglio sul braccio, sulla spalla e sul busto.
Negli occhi ben serrati, ardevano lampi spettrali di luce bianca e tremolante, che rivelavano una sagoma scura: la figura del dio Osiride.

L’autore

Michael Laimo ha scritto sette romanzi tra cui Atmosphere e Deep in the Darkness, entrambi candidati al Bram Stoker Award. Ha inoltre pubblicato più di cento racconti sulle pagine di diversi magazine del settore.
Dai suoi romanzi Dead Souls e Deep in the Darkness sono stati tratti due film disponibili negli USA su Amazon Prime Video.
In Italia ha già pubblicato il racconto breve Cinque Minuti di Video, per la raccolta biautore illustrata Mutazioni, e il romanzo Sleepwalker, editi da Nero Press Edizioni.
La Casa delle Anime Dannate è la prima traduzione italiana di Dead Souls, uno dei volumi più apprezzati dell’autore.

La Casa delle Anime Dannate
Autore: Michael Laimo
Editore: Nero Press Edizioni
Collana: Insonnia
Isbn: 978-88-85497-56-6
Prezzo: 15 €
Formato: 15×21
Pagine: 366
Confezione: Brossura con alette




L’ultimo giro in città

Joe lavorava da
poco più di sei mesi per una società di recupero crediti e in breve tempo era
diventato il migliore. Convinceva gli insolventi a saldare il debito con tatto,
decisione, cordialità e sottolineando quanto fosse necessario evitare guai più
seri: il tribunale giudiziario, eccetera. Poiché non si vantava mai dei suoi
successi, era ammirato dai colleghi. Uno in particolare non si stancava di
elogiarlo. Dashiell, il veterano del gruppo, lo additava agli altri come un
esempio da seguire. Lo fece anche quel venerdì pomeriggio, quando dopo essere
passato in ufficio per il rendiconto settimanale, incontrò Dashiell e altri
colleghi fuori dal bar dove erano soliti ritrovarsi per fare quattro
chiacchiere. “Ecco, guardate il nostro Joe. Mai una parola fuori posto, e mai
che sia tornato da un insolvente senza l’assegno in mano.”

Aldo, il meno
sollecito a sottolineare le qualità di Joe, fece notare che forse si trattava
anche di fortuna. Joe annuì con un mezzo sorriso. Non si sarebbe mai sognato di
smentirlo, ci pensò Hammett a farlo. L’altro insistette: “Vorrei vedere Joe
alle prese con l’insolvente da cui sono passato ieri. È la terza volta e non
c’è verso di convincerlo”. In breve Aldo sostenne che nemmeno Joe sarebbe
riuscito a convincere mister Brown. Joe prese la pratica. “Va bene, proverò a
fare un giro in città.” Tra loro scherzando avevano preso l’abitudine di
definire in questo modo la visita a un insolvente.

Non chiese con
che tipo d’uomo avrebbe avuto a che fare. In quei mesi ne aveva trovati di ogni
genere, compresi quelli prepotenti se non minacciosi. Hammett esagerava quando
sosteneva che fosse sempre riuscito a risolvere la pratica. Ma nel complesso
non poteva lamentarsi.

Tornò a casa
scoprendo che Sara non c’era. Negli ultimi tempi finiva sempre tardi,
continuava a fare gli straordinari per guadagnare di più. Tutto perché un
giorno Joe era uscito con una frase infelice dopo che Sara aveva detto che
forse era arrivato il momento di mettere al mondo un bambino.

“Non credo che ci
si possa permettere un figlio,” era stata la sua risposta.

Sara aveva
creduto che la ritenesse responsabile della loro precaria situazione economica
e lui non era più riuscito a convincerla del contrario. Finiva sempre così. Sul
lavoro aveva dimostrato d’essere capace di persuadere le persone, ma quando
entrava in gioco il coinvolgimento emotivo Joe falliva miseramente. Quella sera
a cena ad esempio cercò un altro modo per far capire a Sara che addossava a se
stesso ogni colpa, se di colpa si poteva parlare.

“Andrò da un
insolvente che non vuol sentir ragione. Secondo il collega che mi ha passato la
pratica, è un osso duro.”  

Sara annuì.
“Domani è sabato.”

“Uno straordinario
ogni tanto tocca anche a me. Tu ne fai già abbastanza.”

Sara si voltò
dall’altra parte, senza guardare nulla di preciso. “Il sabato e la
domenica sono gli unici giorni in cui possiamo stare insieme,” disse.

“Non ci
metterò molto. Andrò via presto e tornerò presto.”

Il giorno
seguente infatti Joe si alzò di buon’ora, prese la pratica e controllò
l’indirizzo. Non era lontano.

In venti minuti
di automobile raggiunse la palazzina signorile nei pressi dello stadio. Suonò
il citofono e si presentò.

“Salga. Secondo
piano.”

“Sono contento
che non sia venuto il suo collega,” lo accolse 
Brown introducendolo nell’appartamento. Gli offrì un caffé e spiegò che
fino a quel momento si era rifiutato di pagare soprattutto per l’atteggiamento
di Aldo. “Si è comportato in modo sgradevole. Insistente e sgradevole. Tipico
di chi è soddisfatto di se stesso, del mondo che lo circonda e di come vanno le
cose.”

Joe rimase
perplesso dinanzi alle parole di Brown. Ma quando l’uomo aggiunse che aveva
sempre saldato i debiti del figlio e che uno dei motivi per cui finora non
aveva ancora pagato era stato proprio il modo di fare di Aldo, Joe capì che
Brown aveva finalmente intenzione di firmare i documenti e procedere al saldo.
Quando stava per andarsene, Joe non poté fare a meno di ripensare a una frase
che gli era rimasta particolarmente impressa. Brown aveva detto che il suo
collega era uno dei motivi. Quindi ce ne era stato un’altro? Brown lo fissò per
qualche istante, accigliato, come se lo stesse studiando. Infine la sua espressione
si rilassò.

“Il fatto che mi
abbia posto questa domanda dimostra che forse potrei …”

Improvvisamente
si voltò, guardandosi intorno, e stette in silenzio: sembrava in ascolto. Poi
riprese a parlare, ma era come se parlasse a se stesso. “No, non è il momento.
Mi scusi, ma devo salutarla”.

Il lunedì, quando
si incontrarono in ufficio, Aldo non fece una piega nel sentire che Joe era
riuscito laddove lui aveva fallito. Si limitò a dire che Brown si era sempre
trincerato dietro la morte della moglie, dietro al fatto che il figlio non si
era fatto vedere nemmeno al funerale e che quindi non voleva aver più niente a
che fare con tutto ciò che lo riguardava.

Joe si strinse
nella spalle. “Non mi ha parlato della moglie.”

“Non faceva che
ripeterlo. Secondo me era una scusa. Si era messo in testa di non pagare e
basta.”

Joe non diede
peso alle parole del collega. Tuttavia col trascorrere delle ore una domanda
cominciò a farsi largo nei suoi pensieri: perché Brown non gli aveva parlato
della moglie? Mentre la domanda si faceva sempre più pressante, non poté fare a
meno di chiedersi per quale motivo ne fosse così ossessionato.

Lo era al punto
che un giorno deviò dal percorso che lo stava conducendo da un insolvente, per
raggiungere l’abitazione di Brown e appostarsi a una decina di metri di
distanza. Tornò altre volte e l’ultima decise di suonare il citofono, con la
scusa che i documenti erano andati smarriti. Non rispose nessuno e quando salì
e suonò il campanello, un signore con il cane che stava rientrando in quel
momento e che abitava nell’appartamento accanto gli spiegò che Brown era
partito una settimana prima senza dire nulla.

“Di solito mi
avvertiva.” Poi chiese a Joe chi fosse e lui lì per lì si inventò che era un
amico del figlio, mandato a chiedere notizie del padre.

“Non ha il
coraggio di venire personalmente,” commentò il vicino scuotendo la testa. “Quel
ragazzo è … Bah, in fin dei conti non mi riguarda.”
“Davvero non le ha detto dove andava?”
L’uomo non parve sorprendersi per quella domanda. Doveva conoscere abbastanza
bene il figlio di Brown e il suo modo di comportarsi. Ma forse pensò che,
dopotutto, era pur sempre il figlio. Rispose che non lo sapeva ma che qualche
mese prima Brown gli aveva detto di aver comprato una casa in montagna per
portarci la moglie, casa nella quale poi probabilmente non erano mai riusciti a
soggiornare.  

“Non sa in quale
posto esattamente? Il mio amico è davvero triste e dispiaciuto,” aggiunse.
“Vorrebbe riappacificarsi col padre una volta per tutte.”

“Non ricordo.
Chiedo a mia moglie, che ha una memoria migliore della mia.” Tornò dopo qualche
istante con il nome della località, ma lo rivelò a Joe solo dopo essersi
assicurato che le intenzioni del figlio di Brown erano buone, e che non voleva
soltanto chiedere soldi come al solito.

Una volta a casa,
Joe disse a Sara che meritavano una vacanza e che aveva pensato di trascorrere
il fine settimana in montagna, in una località che gli aveva consigliato un
collega. Si trattava di un borgo situato a più di mille metri, con un solo
albergo che in quel periodo dell’anno non era preso d’assalto dai turisti:
riuscirono perciò senza fatica a trovare una stanza. Il sabato mattina lo
trascorsero passeggiando a lungo, vedendo molte case, e Joe si chiese quale
potesse essere quella di Brown. Poi, mentre la moglie faceva acquisti
nell’unica drogheria del paese, Joe si avvicinò a un terzetto di anziani che
stavano conversando vicino a una fontana, e chiese se potevano dargli
un’informazione. Sapevano se qualcuno si era trasferito nei paraggi negli
ultimi mesi?

I tre si
guardarono, e parvero poco propensi a rispondere a una domanda così vaga. Joe
dovette spiegare che lavorava per una società di recupero crediti e che stava
cercando un certo Brown, che sembrava avesse acquistato una casa da quelle
parti. Mentre parlava teneva d’occhio la drogheria: non voleva essere sorpreso
da Sara, e doverle spiegare la vera ragione che l’aveva spinto a fare quella
vacanza.

Finalmente uno
dei tre si decise a dirgli che una casa in effetti era stata venduta, ma era
fuori dal paese, più su, e lui non aveva mai visto chi era venuto ad abitarla.
Joe si fece spiegare come arrivarci.

La domenica
mattina Sara si svegliò con un forte mal di testa.  È l’altitudine, disse, mi fa sempre questo
scherzo. Decise perciò di rimanere in camera per un paio d’ore. Joe scese a
chiedere se avevano un analgesico e glielo portò, poi uscì, prese l’automobile
e andò in cerca della casa di Brown.

A un certo punto
dovette lasciare l’automobile e proseguire a piedi. L’istinto lo guidò in uno
sentiero tra gli alberi, stretto e umido. Giunse davanti a un’abitazione
alquanto isolata che un cancello e un giardino non molto curato separavano
ulteriormente dal resto del mondo. Joe si fermò a guardare, cercando di
scorgere un segno di vita ma l’unica finestra visibile aveva gli scuri chiusi.
A un certo punto sentì un rumore di foglie e una voce giungere alle sue spalle.
“Chi è lei? Cosa vuole?”

Si voltò e vide
Brown fermo a pochi passi da lui, appoggiato a un lungo bastone. Preso alla
sprovvista, Joe rimase per qualche istante senza parole.

“Sono … Si
ricorda. Sono venuto a casa sua per le rate del televisore.”

Brown prese gli
occhiali. “Certo. Il signor …”
“Joe Gores.”

“Gores. Ricordo.
Come mai si trova da queste parti?”

“Io e mia moglie
ci siamo presi due giorni di vacanza.”

Brown annuì e
aprì il cancello. “Vuole entrare?”

“Solo qualche
minuto. Mia moglie mi aspetta. Oggi non si sente tanto bene.”

Brown preparò il
caffè e mentre lo sorseggiava, quasi a bruciapelo, gli chiese: “Perché è venuto?”

Joe, imbarazzato,
non sapeva cosa rispondere. D’altronde, quella domanda se l’era posta anche
lui. Aggiungendovi il fatto che aveva trovato con molta facilità l’abitazione,
sembrava che i suoi passi fossero stati guidati.

Poi, quasi come
se  desse a se stesso una spiegazione,
disse: “Quando il mio collega ha detto che lei gli aveva parlato più volte
della morte di sua moglie, non ho potuto fare a meno di chiedermi perché a me
non ne aveva parlato. Le sembrerà assurdo, ma questa domanda ha cominciato ad
assillarmi.”

“Quando è morta
Leonora, ero distrutto. In quel periodo il suo collega venne a a casa mia, come
dicevo, mostrando ben poca sensibilità, e cercai solo di liberarmene. Poi ho
cominciato a sognare Leonora, e sentivo la sua voce che mi diceva presto ci
rivedremo. Pensavo di essere sul punto di impazzire, infine ho capito che
sarebbe tornata. Per questo a lei non ne ho parlato. Ormai avevo capito che mia
moglie non era morta.”
Joe rimase paralizzato nell’udire quelle parole. Fissò Brown senza notare alcun
segno d’alterazione.

“Perché
quell’espressione? Lei non sembra il genere di persona che crede solo a ciò che
vede, e che ciò che vede sia il migliore dei mondi possibili.”

“Mi sta dicendo
che sua moglie è morta e poi è risorta.”

Brown scrollò la testa.
“Non esattamente. Risorta? Non è l’espressione giusta. In realtà è morta solo
la sua parte terrestre.”

Dal cassetto di
una scrivania prese due foto. “Le fece Leonora, circa un anno fa. Secondo lei
cosa sono queste luci?”

Si guardarono per
alcuni istanti. “Non saprei.”

“La stessa
risposta la diedi a Leonora quando me le mostrò. Eppure, disse lei, dentro di
te sai bene cosa sono.”

Joe distolse lo
sguardo e si alzò. “Ora devo andare,” mormorò, senza riuscire a nascondere
l’agitazione.  

Brown sollevò la
mano, e Joe restò in piedi, indeciso, ma non si mosse.

“Leonora mi
spiegò che era entrata in contatto con una forma di vita proveniente da un
pianeta molto distante dalla Terra. Naturalmente ero scettico, come lei in
questo momento. Mi raccontò dei sogni che faceva, sempre più ripetitivi: ogni
volta che chiudeva gli occhi vedeva uomini e donne che si sollevavano da terra,
come se saltassero ma al rallentatore, e ascendevano lentamente verso il
cielo.” Sospirò, poi riprese, sorridendo. “La sua morte non è stata una vera
morte. Rapida, indolore. È ascesa davvero al cielo, ma non nel senso che
intendiamo comunemente. La forma aliena con cui comunicava le ha donato una
nuova vita, priva di desideri inutili, di una volontà fuorviante e di affanni
che nulla hanno a che vedere con l’essenza umana. E aveva ragione: in fondo ho
sempre saputo cosa fossero quelle luci.”

Joe si avvicinò
alla porta, Brown lo seguì. “Leonora ha raggiunto l’esistenza a cui molte
persone anelano e viene a trovarmi ogni giorno. Presto, molto presto mi unirò a
lei.”

Trascorse quasi
un mese dalla visita a Brown, e in tutto quel tempo Joe non smise di pensare a
ciò che gli aveva detto. L’affievolirsi del ricordo tuttavia lo stava
convincendo che si era trattato soltanto delle farneticazioni di una mente
devastata dal dolore.

Un sabato però, lui e Sara stavano passeggiando per la città dopo aver fatto colazione. La moglie poco prima si era quasi commossa nel rispondere a un bambino che la salutava dal passeggino, poi gli raccontò lo strano sogno che aveva fatto quella notte: vedeva delle persone staccarsi dal suolo e volare lentamente verso l’alto, dritte, come se una gigantesca mano invisibile le afferrasse per la testa e le tirasse su, portandole via con sé.




Proserpine di Augustine

È uscito per I DISCHI DEL MINOLLO “Proserpine“, il nuovo album di Augustine, a tre anni dal precedente “Grief and Desire”, anticipato dal lancio dei due singoli, “Pagan” a gennaio ed “Anemones” il 9 aprile, accompagnati dai rispettivi video diretti da Francesco Biccheri.

Come il titolo suggerisce, la cantautrice veste simbolicamente i panni della dea latina dell’oltretomba. L’intero album ruota intorno a questa figura mitologica e – racconta Augustine – «nasce da un’idea di inesorabilità, di reclusione, di auto-esilio; di vita vissuta osservando il mondo da dietro una finestra». Si tratta di un viaggio introspettivo, un simbolico precipitare nell’Ade, una morte psicologica con le sue piccole rinascite.
Le nuove sonorità, dense e cupe –musicalmente molto più vicine al Dark Folk, che al Dream Pop del discoprecedente – ricalcano i contenuti tematici e riflettono il lavoro svolto in studio, una novità per la cantautrice, finora legata all’auto-produzione a all’home recording. L’album è infatti prodotto da Fabio Ripanucci, in collaborazione con Daniele Rotella, presso La Cura Dischi di Perugia. 
La narrazione musicale segue lo svolgimento del mito, avvalendosi di alcune simbologie cruciali, come il melograno.La figura della dea è posta nella sua dualità di dea degli inferi e dea legata alla primavera e alle messi: morte e rinascita, due temi chiave dell’intero album.
Lo spunto autobiografico intimamente sofferto viene trasceso fino a toccare realtà occulte, più profonde ed insondabili.
Gli arrangiamenti si aprono alla presenza di alcuni strumenti analogici dal suono fortemente caratterizzante (quali Moog e Rhodes), mentre le chitarre – quasi sempre acustiche – si fanno più taglienti. Le batterie elettroniche cedono il posto, in alcuni pezzi, alla batteria acustica.
Le caratteristiche stratificazioni armoniche vocali sono sempre presenti, anche se meno eteree e sognanti, mentre la vocalità stessa è portata verso derive più viscerali.
I testi raggiungono un carattere di forte intimismo, pur prediligendo forme chiare e semplici e strutture ritmiche scandite da rime, dall’andamento ossessivo e cantilenante, «da ninna-nanna».
Ne risultano atmosfereoscure, lisergicheed oniriche, talvolta aperte ad un fugace sprazzo di luce.
 L’immagine-guida di questo lavoro è costituita dal quadro di Dante Gabriel Rossetti Proserpina, che ritrae la dea nell’atto di guardare verso una fessura improvvisamente apertasi dalle porte del palazzo dell’Ade.
La foto di copertina – opera di Francesco Capponi,realizzata con un autentico banco ottico Vittoriano – è una sorta di tableau vivant del quadro emarca una temporalità “altra”, quella solenne distanza che caratterizza l’album.

Sara Baggini è una cantautrice, produttrice e poli-strumentista. Compositrice fin dalla prima adolescenza, si trasferisce da Sondrio a Perugia all’età di 19 anni, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si laurea in Pittura presso il corso del prof. Sauro Cardinali. L’arte visiva, espressa nell’attenzione per l’immagine, ricoprirà sempre un ruolo molto importante anche nella carriera musicale dell’artista.
Dopo l’esordio nel 2010 con One Thin Line –e parallelamente ad alcune collaborazioni per formazioni elettroniche quali Alas Laikae Other Us – sceglie lo pseudonimo di Augustine, tratto dal nome dell’isterica, protagonista del saggio di Georges Didi-Huberman L’invenzione dell’isteria,poiché la paradossale condizione dell’isteria è assunta dall’autrice come paradigma del fare artistico, specialmente in quanto legato ad una complessa e problematica sensibilità femminile.
Nel 2018 pubblica Grief and Desire, una sorta di romanzo autobiografico musicale, ben accolto dalla critica malgrado il carattere fortemente indipendente.
Nel 2019 il video di Augustine, diretto da Francesco Biccheri, vince il II premio come “miglior videoclip italiano autoprodotto” al VIC – Videoclip Italia Contest.
Nel 2021 pubblica il suo nuovo album, Proseprine, dando inizio ad una nuova collaborazione con l’etichetta I Dischi del Minollo.
L’immaginario delle sue canzoni è alimentato dalla letteratura (per esempio Virginia Woolf e Sylvia Plath) e dalla pittura (i Preraffaelliti e Dante Gabriel Rossetti), così come dalla musica.
La maggior parte delle influenze musicali provengono dalla scena britannica Post-punk, Dream Pop e Dark Wave degli anni ’80 (Cocteau Twins, Dead Can Dance, This Mortal Coil, Siuoxsie And The Banshees), ma anche da cantautrici ed artiste da lei amate (Kate Bush, Sinead O’Connor, Annie Lennox, PJ Harvey, Agnes Obel, Anna Calvi, St. Vincent, Bjork, Enya, Julianna Barwick, Meredith Monk).
Temi ricorrenti delle canzoni sono: malattia, ipocondria, perdita, lutto, assenza, distanza, amore nascente e abbandono, colpa, biasimo, estasi e caduta.
L’onirico ed il delirio – al confine con la consapevolezza – sono percepiti come i soli linguaggi possibili per generare un più profondo senso.
L’artista si pone come oggetto e soggetto allo stesso tempo e – come l’isterica – nell’immagine di sé trova la propria identità: distorta, frammentata, eppure l’unica.