Il Sacco di Caleb Battiago e Paolo Di Orazio

Roma, 31 Dicembre 2018

Il Reverendo Wallace, dalla magra torre della nunziatura, che ingoia una scalinata di pietra sbavata dal tempo, osserva la notte dipingere col suo unguento nero, lucido, la pelle secca di Roma, costringendola a farsi troia, a stringere le calze a rete ai basamenti dei ponti, ad accendere le sue centinaia di cupole, quella pandemia di seni giganti, con crocefissi di bronzo inchiodati sui capezzoli, che mappa il centro: serbatoi colmi di latte santo che pendono sopra al pantheon forato del ventre della città, col suo cimitero di semafori dagli occhi arancioni spalancati, intermittenti, voraci di coprifuoco.

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Apprendista zombi di Andrea Brando

Si sentiva tutto intorpidito, come se avesse assunto una posizione scomoda mentre dormiva. I letti dell’ospedale non erano certo il massimo. Di malavoglia aprì gli occhi per guardare l’orologio sul comodino. Era ancora buio.
Fece per rizzarsi, ma diede una violenta capocciata contro qualcosa di duro sopra la sua testa. A stento soffocò un’imprecazione, non voleva svegliare gli altri degenti. Ma perché quella zuccata? Sopra il suo capo avrebbe dovuto esserci solo il soffitto, che era almeno a tre metri dal pavimento. Alzò le mani di qualche centimetro e scoprì una superficie ruvida, legnosa. Che diavolo era?
Si risolse infine di accendere la lampada per fare luce su quel mistero. Non ci riuscì. Ai suoi fianchi c’erano pareti legnose, come sopra la sua testa. Decise che era venuto il momento di chiamare l’infermiera; pazienza se avesse svegliato i suoi vicini di letto. Fece per cacciare un urlo, ma solo un debole rantolo gli uscì dalla gola. Riprovò, con crescente ansia, ma senza ottenere miglior successo. Oddio, adesso era anche diventato afono.

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La magia di Rambaldi

Carlo Rambaldi, artista di vecchio stampo, un artigiano del set che odiava, su tutti, il computer: « Si è persa la magia, come quando un prestigiatore rivela i suoi trucchi ai presenti. Adesso tutti i ragazzi possono creare i propri effetti speciali con il computer di casa » diceva a chi gli chiedeva del suo lavoro. « Il digitale costa circa otto volte più della meccatronica. E.T. è costato un milione di dollari, l’abbiamo realizzato in tre mesi. Nel film ci sono circa 120 inquadrature. Se noi volessimo realizzare la stessa cosa con il computer ci vorrebbero almeno 200 persone per un minimo di cinque mesi » disse.
Il suo primo Oscar arrivò con King Kong di John Guillermin del 1976, per il quale creò un gorilla robot alto 12 metri. Nel 1979, insieme a Hans Ruedi Giger, collaborò nella realizzazione della creatura aliena protagonista di Alien di Ridley Scott dove si aggiudicò la seconda statuetta. La collaborazione con Steven Spielberg iniziò nel 1977 durante le riprese di Incontri ravvicinati del terzo tipo, mentre nel 1982 arrivò il terzo Oscar con E.T. l’extra-terrestre. Nel 1984 Rambaldi fu chiamato anche da David Lynch per creare i titanici vermi delle sabbie e gli inquietanti Navigatori della Gilda spaziale protagonisti del film Dune.
Negli anni sessanta e settanta iniziò la sua gavetta lavorando per registi italiani quali Mario Monicelli e Marco Ferreri, in La grande abbuffata, Pier Paolo Pasolini e Dario Argento nel 1975 per il suo cult Profondo Rosso.