In Nomine di The Sniper

Fuori ora il nuovo EP di The Sniper per Stoned Saints Records dal titolo “In Nomine”.
L’EP presenta una vera e propria decostruzione del concetto di religione, trascinata dall’ultraterreno ad un inquietante terreno, disilluso, cinico e brutale.

“Leggendo i titoli si potrebbe credere di trovarci di fronte ad un’opera biblica e banale, è tutt’altro che così. In Nomine è una realtà allo specchio, priva di ogni trucco buonista, brutalmente reale, capace di toccare le corde più intime dell’animo umano”.

La prima produzione è di D.Ratz ed è la strumentale che ha dato l’ispirazione all’intero progetto. La seconda e la terza sono di Novanta, mentre la quarta è di DJ Rogo. L’unico featuring rappato è di Lloyd Dopalicious. La registrazione del progetto è stata eseguita presso lo studio Smoka rec, i missaggi e i mastering sono a cura del Sound Boutique Studio. L’artwork è a cura di D.Ratz.

The Sniper aka Ticsnip è un rapper cilentano in attività dal 2005, dal 2006 fondatore della Only Smoke Crew con Novanta e Skiaffone.
Nel 2011 pubblica il suo primo mixtape autoprodotto dal titolo Rithm And Power.
Nel 2014 è membro fondatore di Cilento Doppia H, movimento che vuole riunire tutti i praticanti della cultura in un’unica famiglia, quella cilentana, dando forma ad una scena lì dove prima non era contemplata.
Il 16 gennaio 2017 pubblica con la Only Smoke lo street album Tutto e niente, lavoro in principio partito come autoprodotto, ma poi passato sotto la label A-dam Records curatrice di mastering e distribuzione digitale.
Il 23 ottobre 2017 pubblica il disco solista L’ombra della vita distribuito da “A-dam Records”.
Nel 2018 assieme alla Only Smoke Crew viene fondata l’etichetta e lo studio di registrazione Smoka rec, punto di riferimento nel territorio cilentano.
Dal 2019 collabora con la label Stoned Saints Records, cui cura la distribuzione digitale.
Il 30 gennaio 2020, The Sniper, insieme a Virus Turbe e Raptus Molesto con il nome di “Cattivi Elementi” pubblica l’EP Verso la terra, con artwork di The Sniper, mix e master di Virus Turbe e distribuzione curata da Smoka rec.
Il 7 aprile 2020, in pieno lockdown, pubblica l’EP Sniper Man, registrato e distribuito da Smoka rec, con missaggio e mastering dello studio True voice.
Il 14 aprile 2021 sarà la volta del secondo disco della Only Smoke, dal titolo Branco cui ha preso parte buona fetta dell’underground campano. Registrato, missato e distribuito da Smoka rec, con mastering di True Voice.
Il 17 settembre 2021 pubblica per Stoned Saints Records l’EP In Nomine, registrato presso Smoka rec, con mix e master di Sound Boutique Studio.

Contatti:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/ticsnip/

FACEBOOK: https://www.facebook.com/thesniperakaticsnip




Vera il singolo d’esordio di Desta

La Redazione GHoST segnala “Vera”, il singolo d’esordio, della cantautrice trevigiana DESTA, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radio e video, pubblicato e distribuito da (R)esisto.
Così Desta presenta il lavoro d’esordio: Vera nasce da un bisogno. Da una necessità di esprimere in musica le porte chiuse in faccia, le relazioni andate male e la difficoltà di essere se stessi di fronte alle avversità. Se è vero che tutti portiamo una maschera, quando si decide di toglierla si comprende quanto sia difficile essere compresi. Il passato serve da monito senza che influisca negativamente sul futuro, perché la libertà di essere veri ha un prezzo da pagare ma ne vale sempre la pena.

Federica Carlotta Basei, in arte Desta, è una cantautrice della provincia di Treviso. Appassionata di musica sin da piccola, sceglie grandi artisti come Michael Jackson e Freddie Mercury come punti di riferimento ed ispirazione, spaziando l’ascolto musicale negli anni a molteplici generi dal soul al funky, arrivando fino al rock. A seguito, di un grave problema di salute, decide di iniziare a studiare canto, ed a comprendere se stessa, attraverso la guida di Rita Piaia. In poco tempo inizia a calcare il palco, esprimendosi attraverso cover band e come interprete. Dopo alcuni anni, decide che è giunto il momento di mettere in note il proprio bagaglio artistico e di emozioni, scrivendo e componendo brani originali, portando in musica il proprio vissuto con l’obiettivo di sperimentare il più possibile la musica attraversando il muro della definizione del genere. Il primo brano è “Vera”, realizzato e registrato con la collaborazione artistica di Tommaso Mantelli e Paolo Modolo al Lesder Studio (TV), siglando il suo percorso sotto (R)esisto Distribuzione.




Lambrooklyn di Mico Argirò

L’estate è ormai agli sgoccioli, l’autunno sta per tornare e torna anche Mico Argirò, con un nuovo singolo, dopo le collaborazione con Pietra Montecorvino e Andrea Tartaglia“Lambrooklyn”, «una canzone piena di sintetizzatori, arpeggiatori, beat; però c’è ancora una presenza marcata delle chitarre e dei cori. Nonostante il tema, c’è energia: c’è tutta la voglia di ballare, di esplodere»

Il TG1 da non ascoltare, Bowie, Milano in lockdown, il rifiuto di vivere per lavorare, il vino, l’assenza forzata di qualcuno, le passeggiate notturne illegali.

Lambrooklyn è il nuovo brano del cantautore Mico Argirò.

«È una canzone piena di sintetizzatori, arpeggiatori, beat; però c’è ancora una presenza marcata delle chitarre e dei cori. Nonostante il tema, c’è energia: c’è tutta la voglia di ballare, di esplodere»

Un brano che nasce dall’insofferenza del costringimento nelle mura domestiche della quarantena e la voglia di ribellarsi alle imposizioni.

Dopo le collaborazioni con Pietra Montecorvino (“Hijab”) e quella con Tartaglia Aneuro (“Le canzoni divertenti”), Mico Argirò torna con un nuovo brano di protesta, fra chitarre acustiche ed elettronica: Lambrooklyn, gioco di parole, sincrasi fra il quartiere milanese Lambrate e quello newyorkese, Brooklyn.

«Lambrooklyn racconta in maniera laterale il mio secondo costringimento in casa; che poi per me non lo è stato davvero, perché mal sopporto le imposizioni. Il titolo è un gioco di parole con un quartiere di Milano: l’idea mi è venuta da un murales visto in una notte di zona rossa. Milano è centrale in questa canzone (e lo sarà tantissimo anche nel video), perché è dove ho passato quei giorni di “clausura”. Questa città è stata uno scenario davvero suggestivo in quel periodo: lo svuotamento, le ipocrisie, le mie passeggiate notturne a Lambrate e a Loreto, le regole alle quali non mi attengo e le paure naturali. Ci sono tutti i pensieri del momento, la mia visione sul presente e il desiderio di qualcosa che scompigli la situazione, un’esplosione rosa».

Lambrooklyn è un concentrato di pensieri ed emozioni accumulati durante il periodo di lockdown e sputati fuori da Mico Argirò con veemenza, irriverenza lontana dal politically correct e da qualsiasi tipo di allineamento di pensiero.

«Concettualmente, il testo si concentra su delle scene, soprattutto emotive: c’è il TG1 da non ascoltare, c’è il vino, c’è il rifiuto di vivere per lavorare e c’è il desiderio dell’esplosione nella stanza, c’è Bowie, c’è l’assenza forzata di qualcuno, le strade notturne che si svuotano… sto continuando su una visione irriverente e fuori schema del presente, molto personale; magari anche criticabile, ma non mi importa. Ho voluto raccontare una mia versione della cosa, senza insistere sul virus, ma dal mio punto di vista, soprattutto emotivo. Ho scoperto che questo punto di vista mi accomuna a tanti, costretti da un periodo terribile, forzatamente lontani dagli affetti e lesi nella propria libertà personale e mentale».

Dal punto di vita musicale, il brano rientra a tutti gli effetti all’interno i quello che è il nuovo percorso artistico di Mico Argirò il quale, da sonorità cantautorali più classiche, in bilico fra la lezione degli chansonnier e la patchanka, ha intrapreso progressivamente un discorso di sperimentazione verso forme più vicine all’elettronica, senza abbandonare la matrice cantautorale.

«Lambrooklyn segue la scia delle cose che sto facendo attualmente: suoni elettronici ed acustici che si miscelano. È una canzone piena di sintetizzatori, arpeggiatori, beat; però c’è ancora una presenza marcata delle chitarre e dei cori. Nonostante il tema, c’è energia: c’è tutta la voglia di ballare, di esplodere.»

Interamente suonato dallo stesso Mico Argirò, Lambrooklyn si avvale della collaborazione di comecarbone ai cori, mentre registrazioni, mix e master sono stati realizzati da Ivan Malzone per il Ramingo Itinerant Studio.

La copertina del singolo è un’opera dell’artista brasiliana Iara Carvalho intitolata Pink Explosion, concessa per la canzone vista la straordinaria sintonia.




Liminal dei Safir Nou

La Redazione GHoST segnala la disponibilità su tutti i digital stores del nuovo lavoro del progetto sardo Safir Nou, fra elettronica, world music e jazz.
Il doppio album sarà poi disponibile in formato fisico su cd da fine Settembre / inizio Ottobre, prodotto da Seahorse Recordings e distribuito da Audioglobe.

Liminal è frutto di una ricerca costante e di raccolta di materiali durata 4 anni, attraverso viaggi, letture, esperienze e studio dell’autore Antonio Firinu. Se Groundless, il primo disco di Safir Nou, era un lavoro intimo, che voleva esprime il concetto di sospensione tra il cielo e la terra, di riflessione e osservazione del paesaggio, Liminal, risulta invece un lavoro che nasce dalla terra, si radica nel mondo circostante e ne prende le forme. Le composizioni sono più corali e frutto di un nuovo approccio compositivo pensato per la band.Liminal è un concetto applicabile a diversi campi della conoscenza, dalla psicologia (liminal thinking), all’antropologia, se non anche all’architettura e alla filosofia. In architettura è uno spazio interstiziale che si trova tra due porte, una di uscita da un luogo, e una di entrata in un altro luogo. E’ quindi una dimensione intermedia tra due stati ben precisi ma indipendente da essi. La nozione di “liminalità” rimanda a un testo del 1909 dell’antropologo Arnold van Gennep sui riti di passaggio. Impegnato nello studio sistematico delle pratiche rituali, l’autore ne individua le forme specifiche e coglie una dinamica invariante nello strutturarsi dei riti di passaggio. Nella sostanza, si danno nel rito di passaggio due soglie, due limiti che segnano l’uscita da uno stato e l’ingresso nel successivo, e uno spazio liminale, un margine in cui il protagonista del rito vive una doppia sospensione.  Ecco che prende quindi forma la condizione umana dell’essere tra il “non più” e il “non ancora”. Safir Nou riprende tale concetto per descrivere una dimensione di passaggio. L’essere sospeso tra un’identità precedente e un identità futura, la ricerca di una condizione altra,  un sentimento non risolto, una parola non detta, il viaggio, la migrazione. Tutto questo è Liminal. L’ultimo anno segnato dalla pandemia, il lockdown, la distanziamento sociale, la pausa infinita della condivisione e della convivialità artistica e culturale, l’impossibilità di potersi esprimere artisticamente, o di fruire della musica dal vivo, ha portato gli artisti a riflettere su quale fosse il senso di tutto questo per l’uomo, in prospettiva di cambiamento, e in direzione di una porta d’uscita.  Tuttavia, tale condizione può aver contribuito, da un’altra prospettiva, a rivalutare se stessi, ad ascoltare di più il proprio corpo, il proprio respiro, il rumore dei pensieri che ci attraversano, i suoni che ci circondano. Le persone. Gli alberi. I sogni. I viaggi immaginari, curati nei dettagli. Così nel periodo di composizione e produzione del nuovo lavoro, l’aggettivo LIMINALE è quello che ha preso forma più frequentemente nella mente dell’autore nel tentativo di dare un senso alle esperienze e al tempo. Così vengono concepiti due viaggi musicali incisi in un doppio disco che riflettono, affrontano e descrivono proprio la dimensione Liminale. Si tratta di due capitoli diversi ciascuno composto da 6 brani, Waves e Sands, due aspetti dello stesso concetto, ma che entrambi esprimono il concetto di viaggio liminale, di sospensione e di spazio dell’intermezzo.

Capitolo 1 Waves racconta il mare quale dimensione liminale. E’ liberamente ispirato al romanzo “Marinai Perduti” di Jean Claude Izzo. I marinai, assettati di avventura, si trovano intrappolati per lungo tempo nel porto di Marsiglia, e la narrazione si dispiega attraverso i loro racconti il cui tema principale è la libertà. Qui il mare diventa un rituale, un grembo che accoglie uno stato di piena libertà ma allo stesso tempo di abbandono e lontananza, uno spazio interstiziale senza meta. Questo capitolo racconta la costante ricerca della libertà, della dimensione di sospensione dell’essere, tra le onde, lungo un ambiente di passaggio. Come le onde, la musica accompagna il viaggio su ritmi costanti, delle volte cullanti, altre volte più incalzanti. La musica dipinge costantemente tonalità di blu, lungo un continuo sviluppo di armonie, melodie e ritmiche che descrivono uno stato di sospensione costruito sugli scambi di chitarra classica, percussioni, contrabbasso, violino, violoncello, fisarmonica e sonarità elettroniche.  Il disco si dispiega su sei brani: Port X, luogo immaginario di partenza verso il mare aperto (luogo non troppo immaginario, poiché il nome è anche anagramma di Portixeddu – borgo di pescatori nel Sud-Ovest della Sardegna, luogo di residenza dell’autore); Liminal Sail, il cui sviluppo ritmico ricorda il ritmo costante delle onde; Escape, che racconta il travaglio, la perdizione, la fuga; Reflections, momento del disco più intimo e sospeso in cui ci si lascia andare al cullare del ritmo delle onde; Shine, momento di luce e speranza; Almoust Home, il desiderio (latente o fugace) del ritorno a casa.

Capitolo 2 Sands racconta il deserto quale dimensione liminale. E’ liberamente ispirato al romanzo biografico “Il deserto non ha cielo” di Lamine Ceesay, che documenta il viaggio di un migrante dal Gambia all’Italia, ma è anche un tentativo di raccontare il coraggio, la fuga, la speranza di tutti i migranti. L’essere “non più” e contemporaneamente “non ancora” è ontologicamente una condizione di liminalità per il migrante. In questo caso, il viaggio è spinto dalla speranza, dalla ricerca di una condizione altra, per una meta incerta e non chiara.  Il disco è composto da 6 brani che non seguono una narrazione lineare, piuttosto descrivono immagini, sensazioni, stati d’animo e luoghi di migranti. La musica dipinge tonalità di giallo, è arida, psichedelica, a tratti malinconica, a tratti incalzata da ritmi di danza propiziatoria. Il disco prende forma e si sviluppa a partire dal suono del vento e della sabbia che si fondono fino a creare ritmo e armonia. Descrive dei luoghi ben precisi e si ispira alle musiche che nascono proprio in nei luoghi che intitolano i brani. Così si sentono riecheggiare modalità sonore ispirate al blues del deserto, alla musica tradizionale del popolo nomade dei Tuareg, ma anche musiche del mediterraneo, tutto però costantemente sorretto da un senso di sospensione, di attesa, di fatica e di speranza. Il disco inizia con Desert Walk che ci proietta in un ambientazione sonora arida e ipnotica; Sahel ci porta nel deserto sahariano, quella fascia geografica straziata dalle guerre e dai conflitti religiosi; prosegue con Arenas che in sardo significa sabbie, ma è anche un luogo, un villaggio minerario abbandonato nei monti del Sud ovest della Sardegna, nel quale la dimensione di passaggio viene declinata in una danza alimentata dalla forza vitale della natura; The way to Lampedusa è il brano che esplicitamente descrive il viaggio migratorio, scandito da voci e sospiri e da un crescendo ritmico che sottolinea la fatica e la speranza dei migranti; Sandstorm ci proietta all’interno di una tempesta sonora dai colori acustici e elettronici; infine Hotel Tindouf è dedicata ai migranti di etnia Saharawi che si trovano nel campo nomadi Tindouf esistente da 40 anni nel sud dell’Algeria, fuggiti dalle loro terre dopo l’invasione Marocchina nel Sahara sud-occidentale, separati da esse da un confine tracciato da mine antiuomo e controllato dall’esercito marocchino.

Tutti i brani sono composti da Antonio Firinu.

Safir Nou band: Antonio Firinu: Chitarra classica, acustica e elettrica, fisarmonica, synth, composizioni; Ivana Busu: Synth, elettronica, fisarmonica; Sergio Tifu: Violino; Andrea Lai: Basso elettrico e contrabbasso; Antonio Pinna: Batteria.

Recording, mixing e mastering: William Cuccu – Sonusville, Siliqua (CA). Artwork: Alberto Spada.

Ospiti: Matteo Leone: Calabash, Mondòl, frame drum in Desert walk, Hotel Tindouf, Arenas;Yaacob Gonzalez Garcia: Rabab e Kemenche in The way to Lampedusa;Gianluca Pischedda: Violoncello in Port X, Liminal Sail, Reflections, Almoust home, Sahel;Andrea Sanna: Rhodes in Escape, Hotel Tindouf;Marco Caredda: Vibrafono in Reflections, Shine, Almoust home;Marco Pittau: Kalimba in Desert Walk, Sahel, Hotel Tindouf;

Si ringrazia per i consigli e il supporto artistico: Matteo Gallus e Riccardo ArestiSi ringrazia per il supporto tecnico: Fabrizio Lai, Diego Soddu e Matteo Leone.

Il progetto Safir Nòu nasce nel 2017 da un’idea del chitarrista-fisarmonicista Antonio Firinu, che raccoglie nel Disco “Groundless” (2017 – Label Netlabel) una serie di composizioni strumentali di ispirazione cinematografica tra la musica da camera, il post rock e la e la world music.  Il disco ha avuto importanti riconoscimenti nelle riviste nazionali (Rockit, Rockol, Rockerilla, OndaRock, Babylon Radio 2) e blog internazionali.
Nel 2018 Esce il singolo “Sensory Overload” (MIS records) e nel dicembre 2019 il singolo “Drifting Effect”.
Ha collaborato con IOSONOUNCANE dove suona la chitarra classica nel disco “DIE”, e con Neri Marcorè per lo spettacolo-lettura su Cesare Pavese, dove sono protagoniste le musiche edite in Groundless.
La band oggi è attiva nel panorama nazionale e ha partecipato a diversi festival internazionali: Nora Jazz, European Jazz Expo, Waves festival, Calagonone Jazz, Pavese Festival, Summer is Mine.

Social media:Facebook: www.facebook.com/SafirNou

Instagram: www.instagram.com/safirnou_music

Spotify: https://open.spotify.com/artist/34UAiqsDI1nznJMslAjJGy?si=KS7RLdwaTgO61Cj1HzE7xw

Soundcloud: https://soundcloud.com/safirnou

Bandcamp: https://safirnou.bandcamp.com/

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UChlnSwMNvTga8i0SCrw6WfQ




Powered By Steel di Damiano Biasutto

La Redazione GHoST segnala l’uscita di Powered By Steel, il nuovo album del chitarrista friulano Damiano Biasutto.

Dopo il buon riscontro da parte della critica ottenuto col precedente album “Dangerous Railway”, uscito nel 2020, il talentuoso chitarrista heavy metal friulano Damiano Biasutto ha rinnovato il contratto con Broken Bones Records & Promotion per la promozione del suo nuovo album, intitolato  Powered by Steel, uscito lo scorso 2 agosto 2021. Di seguito il link dove potrete acquistare l’album in versione digitale e i dettagli di Powered by Steel.

“Powered by Steel” – Bandcamp streaming:

https://damianobiasutto.bandcamp.com/album/powered-by-steel

POWERED BY STEEL – tracklist:

1. Master of Illusions
2. Synergy
3. Powered by Steel
4. Mr. Rusty
5. Heavy Parade
6. What I Want to Become
7. Just Like a Thunder Cloud
8. A Reason to Live

DAMIANO BIASUTTO – LINKS:

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Qualche cosa da fare di Mattia

Qualche cosa da fare è il singolo d’esordio, dell’artista di Massa Carrara MATTIA, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radio, pubblicato e distribuito da (R)esisto.

Così Mattia presenta il lavoro d’esordio: Nasce durante gli ultimi anni di scuola e vuole esprimere la noia e il senso di oppressione subìto durante il lockdown, a cui si aggiunge una “sana” dose di incertezza verso il futuro che solo un Maturando può avere. In tutto ciò, però, non c’è tempo per fare/non c’è tempo per dire bisogna prendere al volo le occasioni, e talvolta crearsele.

Mattia Tresanini, in arte Mattia, è un ragazzo di 19 anni cresciuto a Villafranca in Lunigiana (Massa Carrara), un piccolo paese dell’alta toscana tra mare e monti. Mattia lavora come geometra, ma ha da sempre coltivato una grande passione per la musica, tant’è che in casa si dice che abbia imparato a fischiettare prima ancora di iniziare a parlare. La sua passione per la musica nasce ascoltando i vecchi vinili e le musicassette trovate in casa, indirizzandolo quindi verso i grandi cantautori come Vasco, Rino Gaetano, David Bowie, Zucchero, De Gregori, Guccini, ma anche lo swing degli anni ’50.

Crediti singolo: Registrato e mixato da Michele Guberti presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara. Prodotto da: Michele Guberti, Massimiliano Lambertini e Mattia Tresanini. Distribuzione e promozione: (R)esisto.

Crediti Videoclip: Riprese video: Mattia Tresanini. Montaggio video/Post produzione: Ilaria Passiatore
www.instagram.com/maverick_0.o




Mother Afrika di Roberto Zanetti

La Redazione GHoST segnala l’uscita di Mother Afrika, il nuovo album di Roberto Zanetti.

Le origini del jazz, l’amore per l’Africa, un omaggio a figure femminili come Rosa Parks, Katherine Johnson, Nina Simone. Scritto durante il lockdown, il settimo disco del compositore e pianista veneto è un abbraccio all’umanità. Ottimi musicisti e un tour di presentazione che parte dalla Sicilia Mother Afrika: il nuovo album di Roberto Zanetti 4Tet

Mother Afrika
Roberto Zanetti 4Tet
Comar23 Edizioni Musicali
62,11 minuti

“Da una vita pensavo di realizzare un disco sull’Africa e le origini della musica jazz. Il tempo avuto a disposizione durante il Lockdown mi ha consentito di realizzarlo. Ho sempre suonato blues, lo ritengo la musica dell’anima. La prima volta che l’ho ascoltato, ho capito che era la mia musica.”  Un sogno, una dedica, un impegno artistico e quindi umano quello di Roberto Zanetti, compositore e pianista veneto, che presenta il suo settimo album Mother Africa. “Sono convinto che la cultura afroamericana sia la radice della musica del XX e XXI secolo. Ho cercato di renderle omaggio attraverso la forma del call and response, che era all’origine dei primi canti africani, che si sono poi sviluppati attraverso i gospels, gli spirituals, il blues, il funk fino ad arrivare alle nuove forme espressive contemporanee. Ho elaborato per Mother Afrika una scrittura e una pronuncia attuale ed orecchiabile”.

Un concept con una forte vena civile, un racconto musicale di storie afro-americane al femminile: la forza di WilmaRudolph, il coraggio di RosaParks, la genialità di Katherine Johnson, lo straordinario talento di Nina Simone. “Mi sono appassionato alle loro storie e alle loro azioni, che hanno reso il mondo un posto migliore e la musica diventa uno strumento per abbattere barriere e portare a riflettere sui diritti umani ancora violati ai nostri giorni”. La ricca attività artistica del compositore e performer Roberto Zanetti si contraddistingue per la coesistenza delle culture sia classica che jazz, dalle quali scaturiscono sia una contrastante corrispondenza, sia una pacifica discordanza.

Anche per questo settimo album i suoi compagni di viaggio sono Massimo ChiarellaLucaPisani e Valerio Pontrandolfo. “Oltre ad essere dei grandi professionisti, conoscono la mia personalità e il mio stile musicale. Nonostante la vita dei jazzisti sia fatta di strade parallele, quando ci incontriamo abbiamo un’intesa immediata e un interplay che ci consente di sviluppare i temi lavorando insieme all’arrangiamento in maniera spontanea.” Mother Afrika si arricchisce anche della partecipazione di Nicolò Sordo, voce recitante del primo e ultimo brano. “Abbiamo scelto la poesia Africa di David Mandessi Diop, poeta di madre camerunense e padre senegalese, personalità di spicco nel movimento filosofico letterario Nègritude, perché ci offre uno sguardo dell’Africa vista da lontano”.

Mother Afrika sarà presentato in concerto per tutta la penisola partendo dalla Sicilia grazie all’impegno di Comar23 Edizioni. Otto date per un imperdibile appuntamento all’insegna del jazz dall’impegno civile.

Roberto Zanetti: piano 
Valerio Pontrandolfo: tenor sax 
Luca Pisani: double bass 
Massimo Chiarella: drums 
Nicolò Sordo: reciting voice 

Mother Afrika: 
01. Mother Afrika (intro)
02. Bud’s Power
03. Black Boy
04. Ballad For Afrika
05. Wilma Rodolph
06. Jungle Mood
07. Rosa Parks
08. Nina
09. Katherine Johnson
10. La Concha
11. Avalon Blues
12. Mother Afrika (ending)

Info:

Comar23 Edizioni Musicali
per acquisto copie Mother Afrika:
https://www.facebook.com/comar23edizionimusicali

Roberto Zanetti – YouTube

https://www.youtube.com/channel/UCr56wDz3qttjFAcTajQRkPA 

Roberto Zanetti: https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Zanetti_(pianista)

Mother Afrika LIVE: le prossime date

Venerdì 30 luglio 2021 
Torre di Federico 
ore 21.00 
Enna

Sabato 31 luglio 2021  
Piazza Castello 
ore 21.00  
Sperlinga (Enna)

Lunedì 2 agosto 2021  
Castello Grifeo di Partanna 
ore 21.00 
Trapani

Giovedì 19 agosto 2021 
Tea Room Jazz Club 
Castiglione Delle Stiviere (MN)

Venerdì 20 agosto 2021 
Torri del Benaco (VR)

Sabato 21 agosto 2021 
Malga Pralongo 
San Zeno di Montagna (VR)

Domenica 22 agosto 2021 
Parco ai Cotoni 
Ore 11.00 
San Giovanni Lupatoto (VR) 
Euro 3,00 

Lunedì 23 agosto 2021 
Porto San Nicola 
Lazise (VR)




Credere al bene di Tommaso Caronna

Un brano brevissimo a suggerire un contesto intimo, quello di un uomo indurito dagli anni spaventato da una situazione sentimentale a cui non crede abbastanza“vuoi curar ma non sai / medicare chi può / insegnare anche a te / che fa male sai”, un monito sarcastico alla sua amante, come a suggerirle di fare un passo indietro per non rimanere scottata. Tommaso Caronna in “Credere al bene” svela la disillusione di un uomo incapace di credere a chi ha “ancora ogni certezza / che tutto vada bene”, malgrado proprio questa fiducia sia la chiave di volta per riuscire a stare meglio, andare oltre e accogliere di nuovo qualcuno nella propria vita.

“Credere al bene” di Tommaso Caronna edito da Fenice/Ingrooves (UMG) in uscita il 31 luglio, è un piccolo scrigno in cui è nascosta la formula della felicità. Una canzone dove gli arpeggi di chitarra creano un contrasto con il vissuto aspro nel testo, metafora di un superamento del cinismo in favore di una malinconica leggerezza e abbandono.

Tommaso Caronna riprende temi a lui cari con la sensibilità che ha sempre contraddistinto i suoi lavori precedenti, e riesce a descrivere in modo impietoso le ansie e gli umori di una generazione incapace di distinguere il buono quando arriva, abituata com’è a nascondersi dietro il proprio sprezzante egoismo e l’instabilità affettiva.

Il video, diretto da SHVETS PRODUCTION, vede i due amanti immersi in un’atmosfera sfocata. L’uomo è quasi un miraggio che canta, un volto imperturbabile sullo sfondo rossastro, mentre la donna prova a farsi carne, a farsi notare, e ad offrirsi a lui avvolta nel cellophane a mo’ di regalo, nascosta tra le piante come se fosse un fiore da cogliere o una bella addormentata da svegliare. La fine del video, con la mano di lei tesa alla ricerca di un contatto, è la speranza di un avvicinamento.

In meno di due minuti di durata, con un suono brit-pop che ricorda i primi The Verve, Tommaso Caronna scrive poche parole asciutte, aiutate da un’arrangiamento limpido come la promessa di una svolta. Per chi serba una speranza e vuole “credere al bene”.

Tommaso Caronna è nato a Broni (PV) nel 1989. Ha iniziato a fare musica nel 2008. Compositore autodidatta, passa con disinvoltura dal jazz all’elettronica fino alla musica orchestrale. Ha scritto brani ad uso televisivo, per etichette estere di BMG, e ha pubblicato anche album di canzoni.