Disconnect dei Radio 8

I Radio 8 approdano al loro debutto discografico dopo un primo ep promettente uscito pochi anni fa. Con “Disconnect” la band riesce ad imporre all’album un taglio molto “live” e la sensazione che si ha durante l’ascolto di queste tracce è proprio piacevole e d’impatto. La band si muove tra il punk rock, l’hard rock e lo street metal con buoni risultati, riuscendo anche a variare un po’ la propria proposta anche a livello ritmico, facendo un uso anche pregevole di strumenti come basso e batteria. 

Da una parte abbiamo delle stoccate decise come “Radio Hate”, “Party” o “Loser’s Victory” che rappresentano il lato più in your face dell’album, mentre in canzoni come “Memories”, “Raise” o “Lullaby” la band cerca di proporre qualcosa di più pensato e meno scanzonato, tra l’altro con buonissimi risultati. Detto questo, la band tecnicamente è nella media, soprattutto il cantante Devis Alviani non va oltre una meritata sufficienza, ma l’insieme delle cose funziona e questo “Disconnect”, salvo qualche cartuccia sparata a salve, è un buon album

Forse con un cantante più versatile ed espressivo questa band avrebbe potuto fare di meglio, ma in fondo non stiamo parlando di prog metal e quindi va anche bene così. per il futuro ci aspettiamo qualcosina di più, anche a livello di mix e mastering.

Tracklist:

1. Radio Hate
2. Memories
3. Party
4. Unrest
5. Woman
6. Highway
7. Lullaby
8. WarDog
9. Raise
10. Loser’s Victory
11. Still Here
12. Call your name
13. Colors

Line-up:

Devis Alviani – voce
Ezio Zeppieri – basso
Enrico Cinelli – chitarra
Andrea Pandolfi – batteria
Pasquale Del Brocco – chitarra solista

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Dizionario infernale di Jacques Collin de Plancy

Descrizione:

DIZIONARIO INFERNALE
o Repertorio Universale degli esseri, dei libri, dei fatti e delle cose che si riferiscono alle apparizioni, alle divinazioni, alla magia,
al commercio dell’inferno, ai demoni, alle streghe, alle scienze occulte, agli incantesimi, alla cabala, agli spiriti elementari, alla pietra filosofale, ai prodigi, agli errori, ai pregiudizi, alle imposture, alle arti degli zingari, alle varie superstizioni, ai racconti popolari, ai pronostici, e generalmente a tutte le credenze false, meravigliose, sorprendenti, misteriose o sovrannaturali.

STORIA DEL LIBRO

Jacques Albin Simon Collin (al cui nome si aggiunge il patronimico “de Plancy“, nome del paese natale) pubblica il Dizionario infernale nel 1818. L’opera conosce sei edizioni nel corso della prima metà del secolo (l’ultima è del 1863) e la sua fortuna è legata alla natura stessa del dizionario: si tratta di un censimento teratologico-folklorico-demonico che si rifà tanto alle fonti della tradizione popolare quanto a quelle della demonologia del XVI e XVII secolo. Non passano inosservate le acute osservazioni fenomenologiche e antropologiche dell’autore. La catalogazione demonica trasuda letteralmente di riferimenti – e metamorfosi di immagini attinenti – alla mitologia greca e indoeuropea, così come a fonti più arcaiche ed esotiche.

Occultista, demonologo, giornalista, editore, persino immobiliarista, nel corso della sua esistenza Jacques Albin Simon Collin detto “de Plancy” ha vissuto molte vite. A soli 18 anni, nel corso di un ritiro volontario in Norvegia, l’autore francese inizia a lavorare al suo Dictionnaire Infernal.
L’opera come detto uscita per la prima volta in Francia nel 1818, conosce il successo e moltissime ripubblicazioni, provocando però non pochi guai al suo autore, accusato di satanismo e di far parte di una setta dedita al culto di Lucifero.
La svolta per la sua carriera è rappresentata dalla conversione al cattolicesimo e dalla ritrattazione delle tesi sostenute nei suoi manuali.
Col decreto del 16 ottobre 1841, papa Gregorio XVI toglie la censura alle opere di Collin de Plancy, che rivede il Dizionario in modo da farlo approvare ufficialmente dalla Chiesa di Roma. Da Inquisizione a Lutero, da Oroscopi a Demoni, da Magia a Vampiri, da Fate a Tregenda, il de Plancy si rivela un archivio vivente di aneddoti e fatti stravaganti, un letterato che informa divertendo, mediante un’opera che è insieme storia della stregoneria e bibliografia ragionata della superstizione. La prima versione italiana fu pubblicata a Torino nel 1867.

Aleister Crowley ha definito l’autore di questo volume come “un sommo filosofo del sapere proibito”.

Recensione:
Per i tipi di Editoriale Jouvence ritorna nelle librerie italiane dopo più di trent’anni di assenza il famoso manuale censimento teratologico-folklorico-demonico: il Dizionario Infernale di Jacques Albin Simon Collin detto “de Plancy”.

La nuova edizione Jouvence è curata da Michele Olzi e con la partecipazione di Nicolò Ciccarone per la parte grafica. Ad accompagnare le voci un vasto apparato iconografico con le stampe del pittore Louis Le Breton. Questa edizione consiste in una selezione di voci da parte di Don Luigi Balestrazzi dalla quarta edizione del 1844. In quell’edizione precedentemente pubblicata da Bompiani negli anni Settanta (quella curata da Balestrazzi), erano state pubblicate delle voci con passaggi mancanti o tradotti in parte e con refusi evidenti, oltre a riferimenti mitici, biblici e storici totalmente errati. Il lavoro del curatore di questa edizione, Michele Olzi, è stato quello di revisionare, correggere e integrare la traduzione della selezione di Balestrazzi, confrontando le edizioni del 1844 e del 1853 e aggiungendo le parti non tradotte di quest’ultima nell’edizione francese. A ciò va ad aggiungersi il progetto grafico curato da Nicolò Ciccarone, che ha permesso non solo di trovare le illustrazioni del Dizionario in una maggiore definizione (alcune “ripulite” graficamente da lui stesso), ma ben cinque sono state ricollocate nel testo dove più erano indicate. Tutte queste modifiche e correzioni sono spiegate dettagliatamente nella prefazione introduttiva al volume dello stesso Olzi. In questo modo l’editore vuole così offrire una sorta di “summa” particolare nella sua selezione, consci del fatto che i lettori di oggi prediligono un vademecum più fruibile e di veloce consultazione, rispetto a “tomoni” enciclopedici di mille pagine.

Rispetto all’edizione Xenia ripubblicata anch’essa recentemente che consta di ben 960 pagine e oltre duemila voci, nell’edizione presa qui in esame in un condensato di 240 pagine troviamo circa 380 voci riguardanti le superstizioni e le credenze magiche antiche e moderne.

Un volume snello ma molto suggestivo e ben curato dove si possono trovare anche definizioni particolari e bizzarre oltre a tutti i vari nomi di demoni e creature mitologiche e folkloriche. Interessante come già accennato la prefazione di Michele Olzi che oltre ad argomentare nel dettaglio da quale edizione originaria è tratta, offre un’approfondita cronistoria delle origini del celeberrimo Dictionnaire Infernal. Le numerose illustrazioni completano questo volume di culto, destinato a tutti gli appassionati di esoterismo e non solo.

L’AUTORE
Jacques Albin Simon Collin De Plancy (Plancy-l’Abbaye, 1793 – Parigi, 1881), è stato un uomo d’affari, giornalista, traduttore, stampatore, editore e libraio. Nonostante la sua fama editoriale sia legata alla pubblicazione del Dizionario infernale, è stato autore di decine di testi riguardanti temi di carattere spirituale, religioso e folklorico.




On Your Way EP dei Lace

Prendendo spunto dall’hard rock melodico di più o meno metà anni Ottanta, Davide Merletto realizza un ep di sei brani molto gradevole e romantico. Siamo nei sentieri solcati in quegli anni da gente come Europe e Bon Jovi e per questo lavoro Davide ha scelto di collaborare con molti musicisti, tra cui alcuni decisamente famosi come ad esempio Roland Grapow (Helloween, Masterplan) e John Macaluso (Malmsteen, Symphony X). Di base Davide Merletto con questi Lace non cerca l’innovazione, questo probabilmente si era capito dai gruppi di riferimento citati in apertura, ma si appoggia su un territorio molto ben consolidato che ancora ha molti estimatori.

I pezzi forse sono volutamente semplici, hanno strutture molto lineari e sono quindi il top per chi voglia ascoltare un album di facile fruizione ed avere un lotto di canzoni da cantare senza per forza sfasciarsi il cervello per capirne le dinamiche. Certo il metal e il rock sono andati avanti e si sono spinti davvero in là, tra sperimentazioni, estremismi e commistioni anche improbabili con altri stili musicali, ma qui tutto questo non succede, ma non si possono muovere troppe critiche ai Lace perchè i pezzi funzionano molto bene perchè hanno il giusto piglio e la giusta freschezza. Non sanno di vecchio, ma prendono solo spunto da cose passate, e c’è una bella differenza.

Inoltre i brani hanno un qualcosa di magico, e questo è dato dalle giuste melodie che intona Merletto, che ha gusto e classe da vendere. Insomma, un disco che supera ampiamente la prova della prima release, che è cruciale per capire di che pasta è fatta una band o un artista, quindi adesso vedremo in futuro come si svilupperà la carriera dei Lace.

LACE “On Your Way”
EP, Nadir Music, 2023




Il sangue non basta di Claudio Vergnani

Dopo essersi lasciato l’Emergenza alle spalle, Oprandi decide di ritornare in città e s’imbatte in Claudio e Vergy, assassini riluttanti, che si arrabattano per ritagliarsi uno spazio di sopravvivenza in una realtà ormai fuori controllo. Oprandi sarà suo malgrado coinvolto nelle scorribande dei due, impegnati a loro modo a salvare il mondo, da minacce incontrollabili e da un’umanità degenerata che sembra sempre capace di superare sé stessa. In peggio.

A distanza di pochi mesi dalla pubblicazione del suo primo libro-game Il vampiro e la farfalla (QUI la mia recensione), lo scrittore modenese Claudio Vergnani torna nelle librerie con un nuovo romanzo intitolato Il sangue non basta edito da Nero Press.
Fin dalle prime pubblicazioni per Gargoyle Books, Vergnani fu ribattezzato il “Bukowski dell’horror”, per via del suo stile di scrittura ricco e pieno di ritmo, citazioni dotte e riflessioni esistenziali, il tutto condito dall’ironia coinvolgente dei suoi bizzarri ma umanissimi personaggi, in primis quei Claudio e Vergy, personaggi questi capaci di entrare nel cuore di tutti i lettori che seguono lo scrittore emiliano fin dagli esordi.
Questo nuovo romanzo altro non è che una sorta di sequel/crossover de I vivi, i morti e gli altri pubblicato dalla Gargoyle nel 2013 e poi ristampato in una nuova edizione riveduta e corretta sempre per i tipi della Nero Press nel 2019.
In un’ambientazione distopica in un mondo provato da una pandemia di zombie denominata “L’Emergenza”, ritroviamo quindi Oprandi – iniziale e principale voce narrante della storia – che dal suo esilio montano decide di far ritorno a casa dopo le note vicende vissute qualche anno prima. Ma ciò che trova nella sua città natale non è proprio la migliore delle accoglienze, nonostante le imprese passate che ne hanno fatto una sorta di eroe nazionale. Una notte, per difendere una povera fanciulla vittima di assassini mascherati alla “Diabolik” e stremato dal gelo, viene tratto in casualmente in salvo dalla famigerata e inscindibile coppia Claudio e Vergy, assassini riluttanti per loro stessa ammissione e protagonisti di numerosi romanzi dello scrittore modenese.
Rimasto momentaneamente senza alloggio, Oprandi accetta così la loro ospitalità e il lavoro che gli propongono e, da qui in avanti, vivrà suo malgrado scorribande sempre al limite dell‘umana sopportazione psicofisica, scontrandosi (tra gli altri) con oscuri personaggi votati alla necrofilia fino a mostruose creature simili a licantropi.
I tre personaggi principali del romanzo sono i classici antieroi che combattono non tanto per denaro ma per senso di giustizia, oltre che per la propria sopravvivenza, in una società oramai fuori controllo dettata da nuove gerarchie votate al male, dove vige la legge del più forte.
Vergnani utilizzando così i personaggi a lui più famigliari, che altro non sono che i suoi “alter ego”, confeziona una storia avvincente con ritmi narrativi per la maggior parte serrati e adrenalinici. Lo stile è ormai il suo marchio di fabbrica che ci ha abituati fin dai suoi primi lavori: sempre molto dinamico e incalzante nel descrivere gli avvenimenti, con quella buona dose di ironia adita a stemperare la tensione nelle situazioni più drammatiche.
L’opera è strutturata fondamentalmente in quattro parti: “Ritorno a casa”, “Nuovi amici”, “Adesso tocca a me” e infine “Tutti a caccia”.
I primi due narrati dalla voce in prima persona di Oprandi, il terzo dal co-protagonista Claudio e l’ultimo da una voce narrante esterna.
In conclusione il nuovo romanzo di Vergnani è sì scritto con il solito stile e mestiere, ma a differenza dei suoi lavori passati, pecca dal mio punto di vista di una certa confusione nello sviluppo degli eventi, che improvvisamente diventano eccessivamente caotici nelle rocambolesche vicende dei protagonisti e che sfocia in un finale che ridimensiona quello che doveva essere il protagonista principale, ovvero il personaggio di Oprandi, rendendolo alla fine poco più che un semplice comprimario nel partecipare alla mission finale.
A mio giudizio non un romanzo indimenticabile al pari dei lavori della Trilogia Vampirica o I vivi, i morti e gli altri per esempio, ma un opera che comunque si lascia leggere e intrattiene a dovere, che poi è sempre l’obiettivo principale di tutti coloro che scrivono fiction.

Claudio Vergnani nasce a Modena nel 1961. Svogliato studente di Liceo Classico, ancor più svogliato studente di Giurisprudenza, preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato per indisciplina dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all’altro, perso nei ruoli più disparati, ma sempre in fuga da obblighi e seccature. Nel 2009 si fa conoscere, grazie a uno stile originale e innovativo – che intreccia ironia, horror e action a una malinconica vena esistenziale – con il suo primo romanzo, Il 18° Vampiro, seguito da Il 36° giusto (2010) e da L’ora più buia (2011), trilogia pubblicata dalla casa editrice Gargoyle. Nel 2010 partecipa con il racconto Il nuotatore all’antologia Stirpe angelica, edita da Edizioni della Sera. Collabora con riviste e magazine come Scheletri, Il Posto Nero, Letteratura Horror, Nero Cafè e Altrisogni, pubblicando recensioni e racconti. Nel 2013 pubblica per Gargoyle I Vivi, i Morti e gli Altri – poi ristampato e rieditato da Nero Press nel 2019 – e il thriller Per ironia della morte sempre con Nero Press. Nel 2015 escono La Sentinella per Gargoyle e l’ebook Lovecraft’s Innsmouth per Dunwich, tradotto in spagnolo e portoghese. Nel 2016 pubblica il thriller La Torre delle ombre con Nero Press e A volte si muor con Dunwich. Nel 2020 partecipa all’antologia I vicini di casa per Watson. Nel 2022 esce per MS Edizioni il romanzo interattivo Il Vampiro e la Farfalla.

Data di uscita: 24 maggio 2022
Editore: Nero Press
Collana: Intrighi
Genere: Thriller, Horror
Pagine: 380
Formato: cartaceo
Prezzo: 16,00€
Ean: 9788885497702




GABRIELS “Dragonblood (Damned Melodies)”

GABRIELS “Dragonblood (Damned Melodies)” Full-length, Diamonds Prod. (2022)

Giunto ormai al traguardo del settimo full-length, Ganriels ormai ha già dimostrato di essere un musicista di spessore e che sa come rendere le sue opere sempre interessanti e ricche da ogni punto di vista. Da parecchi album a questa parte si dedica a dei bellissimi concept album, e questo nuovo disco ripercorre le gesta del Dracula di Bram Stoker, ovvero il primo Dracula, quello che ha dato vita a tutta una serie di opere di svariato tipo.

Essendo lui (Gabriele Crisafulli il vero nome) fondamentalmente un tastierista (e che tastierista!), decide di avvalersi quasi sempre di un ricco stuolo di musicisti che possano essere funzionali ai suoi concept e a tutte le fasi sonore che attraversano i suoi album. E’ facile infatti immaginare che con un album come questo “Dragonblood (Damned Melodies)”, che dura circa settantacinque minuti, abbia richiesto uno sforzo eccezionale per poter essere portato a termine.

“I’m A Dragon”, “Mina’s Nightmare”, “In The Dragon’s Castle”, “Van Helsing Entrance”, “Vampire’s Den” rappresentano al meglio un’opera che propone pezzi in bilico tra hard rock e progressive metal, ma tutto questo viene spesso intervallato da qualche episodio dove la melodia e le voci femminili danno quel tocco magico e sentimentale più marcato, come succede in “Mina’s Destiny” o “It Lives In Transylsvania”. A scanso di equivoci, in questa lunga tracklist sono tanti altri gli episodi rappresentativi, anzi potremmo dire anche tutti, nessuno escluso, perchè in primo luogo non vi è una canzone riempitiva, e in secondo luogo perchè il concept ha la sua naturale evoluzione di pari passo con la tracklist.

Lasciatevi andare e percorrete questo viaggio sonoro di Gabriele Crisafulli, che è riuscito a realizzare, anche grazie all’ausilio di altri musicisti ottimi, un vero e proprio manifesto di estro e creatività.

Tracklist:
1. I Am a Dragon 
2. Mina’s Nightmare 
3. Hypnosis 
4. In the Dragon’s Castle 
5. Mina’s Destiny 
6. Van Helsing Entrance 
7. Dragonblood 
8. My Master 
9. It Lives in Transylvania 
10. Marching to the Castle 
11. Vampire’s Den
12. An Impossible Love 
13. Nameless
14. Your Time Is Up

CAST OF CHARACTERS:
Vladislaus Dracula: Leandro Cacoilo (Eterna, Viper, Caravellus)
Jonathan Harker: Wild Steel (Shadows ofSteel, Wild Steel)
Mina: Chiara Petrelli
Lucy: Caterina Nix (Chaos Magic)
Van Helsing: Dave Dell’Orto (Drakkar)
Dottor Seaward: Antonio Pecere
Renfield: Val Shieldon (Twilight Zone)

LINE UP:
Gabriels: All the Keyboards, Arrangements, Music and Lyrics
Glauber Oliveira (Caravellus): Guitars (Tracks 1, 2, 7)
Niklas Johansson (Tungsten): Guitars (tracks 9, 12)
Andrew Spane (Shadows of Steel): Guitars (tracks 5, 11)
Patrick Fisichella: Guitars (tracks 6, 14)
Giuseppe Seminara (Steel Raiser): Guitars (Track 3)
Francesco Corapi (Vivaldi Metal Project): Guitars (track 8)
Frank Campese (Chronosfear): Guitars (Tracks 4, 10, 13)
Fabio Zunino (Shadows of Steel): Bass
Mike Vader: Drums

CHOIR:
Chiara Petrelli: Soprano
Tiziana Filiti: Mezzo Soprano and Alto
Silvia Pianezzola: Mezzo Soprano and Alto
Federico Impalà: Tenor and Baritone
Tiziano Passantino: Bass

SPECIAL GUESTS:
Mistheria: Synth Solo on Track 6
Sara Ember: Violin on Track 5
Francesca Formisano: Cello on Track 5
Styx Synthmonster: Organ on Track 12
WEB:
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FAUSTUS “Memoriam”

Full-length, Independent (2022)

I Faustus sono una emergente realtà modern metal svedese che ama mescolare diversi stili nel proprio sound, a partire dal djent metal come influenza primaria, per poi approdare nei territori del melodic death metal, del groove metal e anche qualche vago influsso industrial. “Memoriam” è la loro seconda fatica discografica ed è supportata da Go Loud Agency, anche se l’album esce in maniera del tutto indipendente.

Ciò che mi ha colpito in questo album è la maniacalità con cui la band ha curato ogni aspetto: l’artwork di copertina è stupendo, i brani sono davvero delle bordate di immane violenza e il sound è stato curato davvero bene. Questa band, insomma, pur essendo relativamente giovane, è riuscita a realizzare un disco che se la gioca con tanti nomi storici della frangia più estrema del metal. L’unico dubbio che potrei avere su questa formazione è la loro collocazione presso un pubblico “settoriale”. Guardando in rete ho capito che questa formazione ami definirsi death metal, ma secondo me ha pochissimo in comune con questo genere, se non la forza brutale che vagamente riporta a quel genere. Ma qui è tutto estremamente più complicato da assimilare e descrivere. Come dicevo ad inizio recensione, sono fondamentali anche altri generi che si sono fatti spazio negli ultimi 30 anni circa, e qualcuno potrebbe addirittura sentirci qualcosa di nu metal in questo “Memoriam”.

Al netto di queste classificazioni, che rimangono una costante per certi ascoltatori di metal che non vogliono spostarsi di un centimetro rispetto le loro ormai vetuste posizioni, questo è un album più che godibile e molto fresco. Questa freschezza è data proprio dal fatto che in alcuni punti potrete trovare degli spunti che rimandano a Morbid Angel o At The gates, e in altri potrete trovare molti punti di contatto con Pantera, Meshuggah, Archspire e altro ancora. Per me questo “Memoriam” è un gran bel disco e quindi non posso fare altro che consigliarvelo senza troppi indugi.

Tracklist:

1. Deprived of liberty
2. Psychogenic
3. Anhedonia
4. Existence, Death
5. The Creation of what’s called Hell
6. Architect of Ruin
7. Sleep
8. Tempus
9. Obscurity
10. From the Beginning to the End
11. XI

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SEPTEMBER DAMAGE “Perception Of Reality” (2022)

I September Damage giocano d’anticipo, in quanto stanno componendo materiale per un imminente nuovo album, e buttano sul mercato queste tre tracce più una outro che creano la giusta atmosfera con canzoni non troppo prolisse, ma che suscitano interesse per un songwriting affilato e per una tecnica di alto profilo. La loro base melodic death si sposa benissimo con vaghi influssi più modern-metal, grazie ai vari effetti che impreziosiscono il loro tessuto sonoro.

Quindi abbiamo una voce cattiva al punto giusto, ma non parliamo di un growl, piuttosto di harsh vocals che a volte sconfinano in qualche scream. Chitarre che spesso si staccano dalla pura essenza ritmica che il genere impone e si lasciano andare a bei fraseggi ed assoli. La batteria è sufficientemente varia e il basso la supporta a dovere. E’ interessante il fatto che i brani inizino in modo piuttosto standard, ma quasi sempre abbiano poi delle sorprese all’interno , che si esprimono con cambi di tempo o di feeling e magari, di tanto in tanto, con qualche spiraglio leggermente più tranquillo e rilassato. 

“Perception Of Reality” è quindi un buon mini album, ma quattro brani per ora possono solo far presagire quello che sarà, piuttosto che quello che è. Anche perchè, come dicevo, non sono quattro vere canzoni ma tre, perchè la terza traccia, ovvero “Toxic Instrumental Vibes” dura poco più di un minuto ed è solo strumentale. In ogni caso è una band da seguire e vedere cosa saprà fare in futuro, anche perchè pare che un nuovo album sia in arrivo nel 2023. 

Tracklist:
1. Invisible Soul
2. Tools or Victims
3. Toxic Instrumental Vibes 
4. Memories Don’t Die

Links:
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Grand Guignol Madness di Davide Pesca

Una turista in visita a Parigi viene rapita da un misterioso psicopatico per farle fare da cavia ad un esperimento che le farà testare le più folli e tremende paure e ossessioni umane attraverso 6 cortometraggi:

DUST TO DUST: una cam girl riceve un biglietto e un mazzo di fiori da quello che sembra essere un ammiratore. Ma il biglietto non promette nulla di buono…

SAVE THE PLANET: un’ecologista difensore del pianeta punisce chi inquina con dei metodi tutti suoi…

THE COMPETITION: tre spogliarelliste entrano in conflitto tra loro per ottenere il consenso del pubblico.

MUSCLES: su consiglio del suo personal trainer, un uomo assume sostanze dannose per il suo corpo.

THE HEARTBREAKER: una ragazza, dopo tante delusioni, pare abbia trovato finalmente l’amore… Durerà questa volta?

SHOT MY SOUL: quello che sembra essere un semplice servizio fotografico si trasformerà inspiegabilmente in tragedia…

Grand Guignol, famoso teatro francese inaugurato nel 1897 e chiuso nel 1963, specializzato in spettacoli macabri e violenti torna come titolo di questo horror antologico del 2020 diretto da Davide Pesca, il quale prepara il palcoscenico allo spettatore offrendo un trionfo di violenze, body horror e un pizzico di erotismo. Ispirandosi ad atmosfere anni ’80, le mini storie sono molto variegate tra loro ma sempre con la follia e il sangue come assolute protagoniste. Gli effetti speciali molto casarecci sono un bel pugno allo stomaco grazie al loro realismo e a rendere ancora più inquietante la visione è la (quasi) totale assenza di dialoghi, l’inserimento di scene di natura morta e innesti in bianco e nero, creando quella giusta atmosfera surreale e a tratti soffocante. Tra una mini storia e l’altra si assiste a spezzoni di tortura nei confronti della turista protagonista della storia che fa da cornice al film, la cui sofferenza è ben trasmessa allo spettatore grazie a una convincente interpretazione. Il minutaggio è di soli 60 minuti ma sono abbastanza per far scioccare il pubblico.

In conclusione, Davide Pesca (dopo Suffering Bible e Dead Butterfly) si afferma ancora una volta nel panorama horror made in italy, mettendo in scena questo teatro degli orrori difficile da dimenticare. Crudo, violento, spietato, senza regole… adatto solo a stomaci di ferro!

(a cura di Marco Scognamiglio)