Le visioni di Laura 14 – Ricordando il passato di Gordiano Lupi

In questa notte insonne preda del libeccio che scuote vetri e pensieri, perdersi nel ricordo è abitudine quotidiana, segnata dal tempo che corre. Il passato torna alla memoria come nebbia inconsistente fatta di sogni ed è solo un pretesto per non chiudere gli occhi. Una notte insonne è attesa del tempo che corre, un sospiro nel vento che soffia vecchie frasi di dolore, onde gettate come parole disperate sulla scogliera, un volo di gabbiani e grida d’amore sul vecchio porto. Vorrei riuscire a dimenticare gli occhi di Marina e i pensieri che non fanno dormire, vorrei abbandonarmi tra le braccia della notte come quando era vivo mio padre e mi carezzava la fronte prima di addormentarmi. Un sogno infranto, un gioco rapido della mente, vento che scuote vetrate e non fa dormire. Forse tutti questi pensieri sono soltanto lo scherzo crudele d’una notte di libeccio. Tanto vale alzarsi e affrontare il mattino, accendere lo stereo e sentire un po’ di musica, fare colazione con un caffè nero molto forte che risvegli le membra intorpidite. Le note di una vecchia canzone si stemperano nell’aria, mentre troppi ricordi si fanno largo tra le stelle della notte che tardano a scomparire. Profumo di caffè nell’aria, odore di marmellata spalmata su fette di pane integrale e salmastro dal vecchio porto che penetra in cucina dalle finestre aperte.

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Le visioni di Laura 13 – Notte di sangue di Gordiano Lupi

Un raggio di sole incontra gli occhi neri di Paola.
Il suo corpo nudo, avvolto tra lenzuola appiccicose in un caldo mattino d’estate, trattiene ancora il sapore della notte. All’improvviso apre gli occhi. Sembra sconvolta, quasi terrorizzata. Raccoglie i lunghi capelli neri in una treccia frettolosa.
Piero non è accanto a lei nel grande letto matrimoniale. Paola conosce il motivo. Tornerà, su questo non ha alcun dubbio. Piero è fuggito nel calore della notte, allungando la sua ombra terrificante nella quiete del lungomare. Paola ricorda troppe storie che vorrebbe dimenticare. È passato appena un anno dall’ultimo omicidio. Ed è ancora luglio. Fa troppo caldo questa notte. Un caldo soffocante. Paola pensa al sorriso di Piero e ai momenti belli del loro amore. Sa che il suo uomo è legato a un destino maledetto che lei deve seguire. Fino alla fine.

Mi sveglio distrutta e ricordo ogni fotogramma di un sogno sconvolgente. Una donna distesa in un grande letto di una casa sul mare, il marito che fugge nella notte e un orribile segreto. Non comprendo. Mi preoccupa questo mio potere che ogni giorno si modifica, anche se potrebbe essere soltanto un incubo senza significato. Per calmarmi accendo lo stereo di sala, mentre consumo una rapida colazione a base di caffè nero e biscotti. Le note suadenti di vecchie canzoni che piacevano a mio padre, mi rincuorano. Accade sempre più spesso.

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Le visioni di Laura 12 – Un varco nella nebbia di Gordiano Lupi

Mi piace il cielo di Porto Fabbrica, un cielo strano, mai dello stesso colore. Il rosso della ferriera, l’azzurro intenso delle giornate di maestrale, il bianco naturale delle nubi frammisto ai vapori della cokeria. Maestrale, scirocco, libeccio e ponente che si alternano a brevi soffi di grecale e tramontana, freddi spiragli che ricordano montagne lontane. I miei pensieri di primo mattino sono sensazioni notturne che volano in compagnia di striduli gabbiani, tra vecchie scogliere e tamerici riarse dal sole. Porto Fabbrica è il mio solito approdo, dove libero tristi pensieri, ripenso a sogni lontani e soprattutto cerco di dimenticare Marina e lo sguardo di mio padre. Ma so che è impossibile. Nel cielo del mattino rivedo gli occhi verdi di mia sorella confusi con il colore del mare e dei rami delle palme che si piegano sotto il vento di ponente. Marina appare davanti a me, lentamente, senza tradire emozioni, come una stella cadente nella calda notte d’agosto, come una parola di vita scritta con la matita scura. Avrei voglia di chiedere perdono per tutti gli errori che ho commesso, di comprendere il passato e poterlo cambiare, ma so bene che non posso farci niente. Non mi resta che annegare il presente negli occhi di Vittorio e far finta di non ricordare, piangere lacrime nascoste nella sera, tra colori che si perdono negli odori della notte che sorge e i residui ferrosi dell’acciaieria. Mi trovo spesso sola a camminare sulla spiaggia, in un golfo silenzioso che nasconde i sentimenti, catturata da un tormento che vorrei lanciare tra le onde del mare in burrasca. Sempre più spesso circondata dalla mia solitudine, affacciata sul mare, guardo un traghetto in canale che punta deciso sull’isola lontana, odo un cormorano gridare un canto d’amore alla luna, lascio cadere gli occhi su scogli scolpiti dalle onde. E penso che nonostante tutto riesco ancora a dire ti amo perché ho un uomo accanto che mi vuole bene. Scaccerò via il tormento del passato insieme al primo soffio di maestrale. Riuscirò ancora a volare fino al giorno in cui sentirò la voce stridula dei gabbiani e il rumore fragoroso delle onde. A Porto Fabbrica conservo tristi ricordi e un passato che non si cancella, ma soltanto davanti a questo mare trovo il coraggio per affrontare il futuro.

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Le visioni di Laura 11 – Attrice del tempo passato di Gordiano Lupi

Sono stata una grande attrice tanti anni fa. E adesso la sola cosa che mi tiene in vita è il ricordo del passato, la mia scuola di recitazione e la compagnia di giovani ragazze che spesso chiedono quello che nessuno può insegnare. Il talento non si trasmette, care mie. Il talento è un dono che va coltivato con fatica e passione, ma nessuno ve lo può dare. Io posso solo dirvi come affrontare un palcoscenico e l’occhio della macchina da presa, insegnare la tecnica ma niente di più. Il talento è come la bellezza: lo devi avere. Ed è pure più giusto, perché non scompare con gli anni, non si affievolisce, ma si affina e migliora, come un buon vino. Questa pelle rugosa, le pieghe del volto, i segni della vecchiaia, invece non si fermano. Una grande attrice è costretta a farsi da parte per colpa del tempo che passa e può solo insegnare alle altre, preparare il futuro a chi adesso è giovane e bella. Ma non è giusto. No davvero. Non è giusto…

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Le visioni di Laura 10 – Il mistero del vecchio supermercato di Gordiano Lupi

Fine delle vacanze. Si torna alla solita vita. Porto Fabbrica è il luogo delle mie abitudini, dove soffia vento di mare, tra gesti quotidiani e ricordi che fanno soffrire. Come ogni giorno rivedo il volto di Marina e ascolto parole lontane che giungono con il vento della sera.

“Staremo sempre insieme, vero Laura?”

Illusioni di ragazzine che sognano il futuro senza fare i conti con la vita e i suoi sgambetti improvvisi. I sogni non si realizzano sempre, purtroppo. In sottofondo una vecchia canzone di Jannacci e Gaber mi fa pensare al sorriso di mio padre in poltrona, giornale tra le mani e stereo acceso che diffonde musica.

Una fetta di limone, una fetta di limone, nel tè…

Mi ritrovo sola con le mie illusioni che si confondono nel vento d’una giornata d’autunno. Poso lo sguardo sul cielo nero che fa cadere lacrime di pioggia nel pomeriggio di scirocco. Un gabbiano plana sulla preda lasciata incustodita dai pescatori sul piccolo molo. Marina è soltanto un ricordo che diventa flebile voce nella sera. Non ce la faccio a sopportare la sua paura, uno sguardo tremante, le parole angosciose dei suoi ultimi istanti tra le mani di un folle.

“Staremo sempre insieme, vero Laura?”

“Purtroppo no, sorella mia. Purtroppo no…” sospiro.

Mi pare che la sua anima inquieta implori una risposta diversa, sento le sue mani aggrappate alla piega della mia gonna, come per dire che tutto potrebbe essere stato diverso.

“Staremo sempre insieme, Marina. Staremo sempre insieme”.

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Le visioni di Laura 9 – La scala dei ricordi di Gordiano Lupi

Affacciata al mio balcone che si specchia nel mare getto gli occhi verso l’infinito e cerco un po’ di pace tra le onde in tempesta. In questa giornata di fine inverno i miei occhi rincorrono il vento che riesce a placare i ricordi. La voce del mare che frange le scogliere mi tranquillizza ed è in quel momento che rivedo il sorriso di mio padre come in un vecchio film in bianco e nero.
“Devi essere forte, bambina mia” dice.
Io lo guardo e non riesco a parlare. Lacrime di pietra mi scavano il volto come una maledizione. Poco lontano c’è Marina distesa sopra una lastra di marmo. È un’immagine che viene dal passato ma fa ancora male. Mi rivedo davanti a quel corpo immobile mentre comprendo chi l’ha uccisa, ma non ho la forza di parlare. Mi rendo conto per la prima volta del mio potere. Vedo il volto dell’assassino sfigurato da una smorfia di follia mentre la sta massacrando. Grido in quella stanza vuota. Grido che non doveva capitare proprio a lei, povera Marina. Il volto di mio padre appare e scompare davanti ai miei occhi che seguono il volo degli ultimi gabbiani.
“Marina ci guarda da lontano” dice.

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Le visioni di Laura 8 – La chiesa maledetta di Gordiano Lupi

Vittorio è passato a prendermi e siamo usciti insieme sotto il sole caldo di una giornata di fine inverno che comincia a far sentire il tepore della primavera. Il fumo delle ciminiere si confonde tra le scogliere e un vecchio cimitero di mare che conserva ricordi e asciuga lacrime di rimpianti. L’acciaieria, dove gruppi di operai si fanno inghiottire ogni giorno, macina delusioni e paure. Abbasso lo sguardo di fronte al suo aspetto di mostro gigantesco. È sabato e al cantiere non si lavora. Dobbiamo recarci alla chiesa di Santa Croce, nel quartiere operaio, dove abbiamo appuntamento con il nuovo parroco. Si chiama Don Franco e l’hanno spedito a Porto Fabbrica come una sorta di punizione, perché in questo posto c’è tanta gente che con la religione se la dice poco. Il parroco mi ha fatto chiamare perché da un po’ di tempo a questa parte stanno accadendo fatti insoliti. Ho letto qualche notizia sul giornale locale, ma di solito non do molto credito al foglio di cronaca che stampano in questo paese. Esagerano la realtà, da buoni cronisti di provincia.

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Le visioni di Laura 7° episodio – Per sempre insieme di Gordiano Lupi

Rifletto sulla mia vita davanti alle tombe di marmo bianco. Penso a ciò che è stato e assaporo il freddo del nostro gelido inverno di mare. Da troppo tempo Marina non c’è più e l’abitudine di spingermi sulla scogliera è diventata compagna del quotidiano. E in fondo alla scogliera c’è il cimitero. Bello e misterioso di notte, quando le fiammelle si accendono e sembrano indicare la strada al passante. Tenebroso al tramonto, quando i cancelli chiudono il passo cigolando. Tranquillo come un refolo di vento di mare al mattino, quando passo davanti al custode e lo saluto, come un vecchio amico. Mi conoscono tutti qua dentro, perché vengo spesso a visitare la tomba di Marina da quel giorno in cui la follia di un sadico me l’ha portata via. Poteva capitare a me. Non posso scordarlo. E lei mi ha regalato questo potere di sentire dentro le sofferenze dei morti, questo potere che fa soffrire e mi consuma ogni giorno di più.

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