Horror Talks Volume 1 di Lorenzo Ricciardi

Horror Talks. Il cinema horror raccontato dai protagonisti. Volume uno: da Non aprite quella porta a Shining

Questo libro è la prima parte di un’opera in quattro volumi sul cinema horror. Presenta un taglio accattivante e coinvolgente, grazie alle molte interviste ai registi, agli interpreti, ai protagonisti che raccontano influenze, aneddoti, curiosità, esperienze inaspettate attorno ai grandi film, ai cult, alle opere che hanno fatto scandalo e influenzato il punto di vista sugli orrori della società. Oltre alle interviste, sono raccolte le schede dei film e i ritratti dei registi, in un quadro completo su uno dei generi cinematografici più amati. Il primo volume di Horror Talks è dedicato agli anni Settanta, da Non aprite quella porta a Shining. Roman Polanski, Dardano Sacchetti, Tobe Hooper, David Hess, John Carpenter, Wes Craven e moltissimi altri protagonisti dell’horror si raccontano in un viaggio completo e affascinante dedicato a una stagione tra le più innovative del genere: autori che Lorenzo Ricciardi ha intervistato di persona in tanti anni di esperienza come saggista e critico. Si tratta di un libro unico e completo, destinato a diventare un punto di riferimento per tutti gli amanti del mistero, agile e utile per una consultazione ripetuta.

Horror Talks è un ambizioso progetto di Lorenzo Ricciardi, amante del cinema horror fin da ragazzo e apprezzato saggista con alle spalle diverse pubblicazioni ed è concepito come una sorta di piccola enciclopedia di 4 volumi. Quello che prendiamo in esame è il primo di questa quadrilogia, un volume di quasi 300 pagine pubblicato a fine 2024 dai tipi di Falsopiano, che inizia esaminando i cosiddetti “capostipiti” del moderno genere horror; a partire da una delle prime pellicole “splatter”, quel seminale Blood feast del 1963, o il demoniaco Rosemary’s baby di Polanski. Ricciardi ripercorre nel suo saggio altre pellicole divenute dei classici come La notte dei morti viventi, passando per L’esorcista, Non aprite quella porta e all’iconico slasher Halloween che chiude gli anni settanta, addentrandosi fino ai primi film di quella che sarà la decade più florida e di successo del genere horror: la “golden age” degli anni ottanta.

Il volume oltre all’apparato critico dell’autore con le schede dei film più importanti del periodo preso in esame, raccoglie un impressionante numero di interviste ai protagonisti di quelle pellicole, tra registi, attori (tra cui spicca Sigourney Weaver) e sceneggiatori oltre al mago degli effetti speciali come Tom Savini. Preziose e prestigiose testimonianze queste quasi tutte esclusive di Lorenzo Ricciardi, raccolte nel corso degli anni e che approfondiscono il “dietro le quinte” dei film con curiosi e gustosi aneddoti.

Tra tutti gli intervistati menzioni particolari vanno al “padrino” del genere splatter come Herschell Gordon Lewis con il suo già citato Blood feast, Roman Polanski (Rosemary’s baby); il leggendario Wes Craven (L’ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi) e a mostri sacri quali William Friedkin (L’Esorcista) e Tobe Hooper (Non aprite quella porta), fino ai grandi registi italiani di genere quali Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust) e il maestro del thriller/horror Dario Argento con i suoi capolavori Suspiria e Inferno, oltre a omaggi d’eccezione ad altri registi imprescindibili quali Lucio Fulci e George Romero.

Da segnalare inoltre le numerose foto in bianco e nero delle scene dei film trattati. La prefazione è curata da uno dei più importanti e prolifici sceneggiatori italiani di genere come il decano Ernesto Gastaldi.

Consiglio vivamente questo volume per tutti gli amanti del cinema di genere, con la speranza di non dover attendere troppo per la pubblicazione degli altri tre volumi che comprenderanno gli anni 80/90 e il primo ventennio degli anni 2000.

L’AUTORE
Lorenzo Ricciardi è uno scrittore italiano apprezzatissimo per i suoi saggi dedicati all’horror e al thriller. Tra i suoi numerosi libri Stephen King. L’altra metà oscura (2017) e Rob Zombie. Il circo degli orrori (2020). Horror Talks. Volume 1 è la prima parte di un progetto ambizioso e completo sull’horror cinematografico.

Horror Talks. Il cinema horror raccontato dai protagonisti. Volume uno: da Non aprite quella porta a Shining
Autore: Lorenzo Ricciardi
Prefazione: Ernesto Gastald
Editore: Edizioni Falsopiano
Anno: Dicembre 2024
Pagine: 288
ISBN: ‎978-8893042802
Prezzo: 22,00 Euro

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Presencias di Louis Mandoki

Presencias (Messico, 2022)
Regia: Luis Mendoki. Soggetto: Olivia Bond. Sceneggiatura: Roberto Gerardo Niño de Rivera Guerrero. Fotografia: Philip Lozano. Montaggio: Pablo Barbieri Carrera. Scenografia: Paola Garcés. Effetti Specaili: José Martinez Josh. Musiche: Camille Mandoki.  Interpreti: Alberto Ammann, Yalitza Aparicio, Gerardo Taracena, Daniel Mandoki, Fermín Martínez, Angelina Peláez, Andrea Santibañez, Marco Treviño, Leo Danse Alos, Norma Pablo.

Victor torna con sua moglie Alicia nella casa d’infanzia dove la sorella era morta annegata molti anni prima. Questo antefatto ci viene mostrato prima dei titoli di testa e subito restiamo sconvolti dalla mostruosa presenza maligna che affoga la ragazzina nel lago. Quando Victor torna sul luogo maledetto la solita orribile entità pare aggredire Alicia, che viene massacrata, mentre precipita Victor dal finestrone, che viene salvato grazie a un provvidenziale intervento medico. Victor non ricorda niente di quel che è accaduto, sa solo che deve indagare su eventi che sembrano soprannaturali, ma dalla ricostruzione finale emerge una terribile verità. Un horror messicano girato da Luis Mandoki, nativo di Città del Messico (1954), ma di origini ungheresi, che lavora sia per la cinematografia messicana sia per Hollywood. Dopo un lungo periodo di assenza – ultimo lungometraggio datato 2007 – torna al cinema con questo horror inquietante che a prima vista pare soprannaturale ma non tutto è come sembra. Vedere per credere. Le atmosfere e gli scenari riportano a Venerdì 13 ma il tema è del tutto diverso, il lago è teatro soltanto del primo omicidio, il secondo avviene in casa, mentre il terzo è prima onirico, quindi reale. Il finale a sorpresa – abbastanza deludente – dipana i dubbi dello spettatore che è portato a chiedersi: Tutto questo per questo? Il film non è certo un capolavoro, resta un dignitoso prodotto di  tensione con buoni effetti speciali (bene la presenza maligna che vivrebbe nel lago), un montaggio troppo compassato e una lunghezza eccessiva, condita da dialoghi abbastanza irritanti e da una colonna sonora fastidiosa. Fotografia cupa e inquietante. Regia esperta e puntuale, soprattutto a livello di riprese originali e di inquadrature mai scontate. Presencias è reperibile senza spese su Rai Play: https://www.raiplay.it/video/2024/11/Presencias-3fceb99c-46bd-4053-aeb6-4952. La visione è consigliata soprattutto per gli amanti del cinema horror e thriller.

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Finché morte non ci separi di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett

Finché morte non ci separi (Usa, Canada 2019)
Regia: Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett. Soggetto e Sceneggiatura: GuyBusick e R. Christopher Murphy. Fotografia: Brett Jutkiewicz. Montaggio: Terel Gibson. Musiche: Brian Tyler. Scenografia: Andrew M. Stearn. Produttori: Bradley J. Fischer, Willem Sherak, James Vanderbilt, Tripp Vinson. Produttori Esecutivi: Daniel Bekerman, ChadVillella. Case di Produzione: Mythology Entertainment, Vinson Films. Distribuzione (Italia):Fox Searchlight Pictures. TitoloOriginale: Ready or Not. Lingua Originale: Inglese. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, Canada. Anno: 2019. Durata: 95’. Genere: Black comedy. Interpreti: Samara Weaving (Grace), Adam Brody (Daniel Le Domas), Mark O’ Brien (Alex Le Domas), Henry Czerny (Tony Le Domas), Andie MacDowell (Becky Le Domas), KristianBruun (Fitch Bradley), Melanie Scrofano (Emilie Le Domas-Bradley), Elyse Levesque (Charity Le Domas), Nicky Guadagni (Helene Le Domas), John Ralston (Stevens), James Vanderbilt (Le Bail, non accreditato).

Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett sono due registi californiani che lavorano quasi sempre insieme, li ricordiamo per film come La stirpe del male, Abigail e Scream (capitoli 1 e 6), specializzati in un genere che incontra gradimento solo negli Stati Uniti – l’horror comico e grottesco – visto che in Italia ci sono davvero pochi esempi, tra i migliori Tutti defunti tranne i morti di Pupi Avati. Finché morte non ci separi è ambiento alla fine degli anni Ottanta, comincia come una storia familiare, con un matrimonio poco accettato da una famiglia di stirpe nobile per sfociare in una terribile caccia alla donna, conseguenza di una tradizione di famiglia, un tremendo gioco al massacro che deve avere luogola prima notte di nozze, come una sorta di rito iniziatico. Un patto col Diavolo sta alla base di tutta la faccenda che genera un film splatter, tra schizzi di sangue e frattaglie, effetti speciali sanguinolenti, eccessi di morti esplosive e trabocchetti pensati per catturare la vittima designata. Molta suspense in un film grottesco, black-comedy allo stato puro, di produzione nordamericana e canadese ma velato da un sottile umorismo britannico che lo rende gradevole. La normalità è una concezione soggettiva, sembrano dire gli autori, perché in questa turpe famiglia di normale pare non esserci proprio niente. Sceneggiatura (GuyBusick e R. Christopher Murphy) che non dà tregua allo spettatore, certo non basata su dialoghi forbiti, ma su eventi che si susseguono rapidi, un colpo di scena dopo l’altro. Va da sé che il montaggio (Terel Gibson) sia rapido e snello e che in 95’ di pellicola si arrivi alla fine senza un briciolo di noia. Fotografia di Brett Jutkiewicz cupa e notturna, come lezione del buon horror; colonna sonora angosciante arricchita da elementi comici composta da Brian Tyler. Movimenti di macchina sincopati e convulsi, i registi usano molta macchina a mano e tante soggettive, mentre le riprese dei tentativi di uccisioni e dei macabri omicidi sono ripresi quasi sempre in primo piano. Un film che dura lo spazio di una notte convulsa e agitata con tutti i personaggi sulla scena, come fosse teatro, per una singolare caccia alla vittima da giustiziare. L’alba porta una sorpresa che non rivelo. Film rivisto grazie a Rai 4, la televisione digitale che mette in onda molto cinema horror, adesso reperibile su Rai Play. Se amate la commedia nera è il vostro film. In ogni caso ben fatto.

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Witchdoctor of the Livingdead di Charles Abi Enonchong

Witchdoctor of the Livingdead (Nigeria, 1986)
Regia: Charles Abi Enonchong
Sceneggiatura: Charles Abi Enonchong
Cast: Joseph Layode, Joe Layode, St. Mary Enonchong, Larry Williams, Victor Eriabie.

La popolazione di un remoto villaggio africano è terrorizzata dalla presenza di uno stregone. Egli è capace di trasformarsi in capra e far resuscitare i morti. L’unica speranza è riposta nel parroco del villaggio, l’unico che potrebbe contrastare i poteri malvagi dello stregone e riportare pace e tranquillità tra gli abitanti.

Film Nigeriano amatoriale del 1985 diretto da Charles Abi Enonchong (nonché unico film della sua “carriera”) dalla trama accattivante visto che la tematica zombesca è legata a quella del voodoo. Peccato che il suo essere troppo amatoriale rende il film senza senso in ogni sua parte. Girato realmente in un villaggio nigeriano dove tutto è improvvisato (capanne, baracche e quant’altro) e interpretato da abitanti del luogo, il film si presenta in tutta la sua povertà proprio come l’ambientazione. Inutile dire che la recitazione non è per nulla credibile, i dialoghi sono buttati lì a caso e di una scontatezza allucinante (quindi neanche un minimo di impegno da parte del cast). Per quanto riguarda gli effetti speciali, abbiamo a che fare con un serpente di gomma che appare ogni tanto e a cui piace entrare e uscire dalle povere vittime che lo incrociano. Il sangue è assente (se non quello della povera capra realmente uccisa in diretta) e gli zombi truccati con quello che sembra essere il terriccio mischiato ad acqua e spalmato sui volti degli attori i quali, si muovono impacciati con una andatura tipo robot zoppi. L’andatura del film è un susseguirsi di eventi ridicoli quasi a far scoppiare dal ridere lo spettatore, accompagnati da colonne sonore tipo film western e (unica cosa positiva) da una colonna sonora tipica degli zombie movies ad ambientazione esotica (tipo Zombi Holocaust e Zombi 2), abbastanza orecchiabile ma che non salva di certo la situazione.

L’intenzione di voler creare un trash memorabile è percepibile, ma il risultato è quello di un prodotto weird senza un minimo di ambizione, che più di mostrare allo spettatore un po di sano horror pare sia più incentrato sul mostrare i livelli di povertà di molte regioni africane, in particolar modo il villaggio nel quale è stato girato il film. Difficilmente troverete qualcosa di più brutto, e il suo essere amatoriale non può (questa volta e in questo caso) essere presa come scusante. Se siete dei cultori dell’orrido vi auguro buona visione!

Intro & Opening Credits:

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Slotherhouse di Matthew Goodhue

Slotherhouse
(Usa, Serbia 2023)

Regia:
Matthew Goodhue

Soggetto
e sceneggiatura: Bradley Fowler, Candy Lanigan

Musica:
Sam Ewing

Fotografia:
Mark David

Montaggio:
Mark Mendez

Cast:
Stefan Kapicic (Oliver), Lisa Ambalavanar (Emily), Olivia Rouyre
(Madison)

Genere:
Horror, Commedia

È
tempo di elezioni presidenziali per la confraternita Sigma Lambda
Theta, e, a quanto pare, la vanitosa ed egoista Brianna sembra avere
già la vittoria in tasca tra le candidate. Tra le ragazze spicca la
dolce e timida Emily che, incoraggiata dalle sue amiche più strette,
decide di candidarsi contro Brianna ma serve un qualcosa che possa
metterle i bastoni tra le ruote. Emily è un’amante degli animali e
decide così di adottare un bradipo da un bracconiere conosciuto un
giorno per caso al centro commerciale. L’animaletto farà ottenere a
Emily consensi anche dalle amiche più strette di Brianna la quale fa
di tutto per sbarazzarsi del dolce e tenero animaletto. Ma con
l’avvicinarsi delle elezioni della nuova presidente di confraternita,
molte ragazze spariscono senza lasciare traccia. Che si sia lo
zampino (o le zampine unghiate sporche di sangue) del bradipo dietro
a queste misteriose sparizioni?

Il
regista Matthew Goodhue porta nel 2023 sul grande schermo
questo beast movie atipico con protagonista uno tra i più
improbabili tra gli animali killer, ovvero un lento ed innocuo
bradipo. Dopo un breve inizio che introduce l’animale nel suo habitat
naturale e il personaggio di Emily, si passa quasi subito
all’ambientazione del college femminile, con tutta la sua carica di
ipocrisia e finzione specialmente in vista delle elezioni della
presidente della confraternita. Qui il regista ci mette tutto il suo
impegno nel creare antipatie nello spettatore nei confronti di ognuna
delle ragazze, iper-stereotipate e introdotte tramite nuvolette
social con nome, cognome e numero di followers. Insomma si viene
proiettati in una realtà che vediamo tutti i giorni. Ed ecco che,
tra un like e un selfie con la bocca a labbra serrate, abbiamo il
nostro Alpha (questo il nome dato al bradipo) che con le sue lunghe
unghie ci regala bizzarri omicidi dimostrando di essere tutt’altro
che lento e capace di usare certi strumenti proprio come gli umani
(roba da domandarsi MA COME FA visto che l’animale non ci viene
introdotto come geneticamente modificato o altre spiegazioni). Per
quanto riguarda gli effetti speciali, la CGI qui non c’entra nulla, è
tutta roba artigianale, così come l’animale, un pupazzo
(visibilmente) meccanico che dà quel tocco di trash e teen comedy
alla pellicola (un po come i castori zombificati visti in
Zombeavers). Il cast (tutto al femminile ad eccezione del
bracconiere, e dei fidanzati di Brianna  ed Emily) presenta
attrici non proprio con tanta esperienza alle spalle (se non qualche
serie tv qua e là) ma è quanto basta per calarsi nei panni delle
liceali tutto social e poca spina dorsale (impossibile non fare il
tifo per il bradipo). Nonostante il suo essere bizzarro e divertente,
più ci si avvicina alla fine e più si cade nella scontatezza quasi
a prevedere come andrà a finire ma ciò non rovina affatto questo
film dalle aspettative non proprio altissime.

Nel complesso è un prodotto simpatico che in qualche modo riporta un po ai teen slasher vecchio stile. Intrattiene il giusto senza farsi prendere troppo sul serio. Per una serata goliardica tra amici è molto indicato.

Slotherhouse locandina

Slotherhouse frame 1

Slotherhouse frame 2

Slotherhouse frame 3

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