È uscito un importante volume che raccoglie numerosi saggi firmati da eccellenze del fantastico italiano. Lo pubblica la neonata casa editrice Ligeia Press e si chiama Del fantastico sublime – Teorie e sguardi sull’arte dei maestri della letteratura immaginifica. Il volume è a cura di Lorenzo Nicotra e Massimiliano Ruzzante. Presenti nella raccolta ci sono saggi dei noti critici letterari Cesare Buttaboni, Giuseppe Cozzolino, Roberto Del Piano, dello scrittore di caratura internazionale Nicola Lombardi, della scrittrice Miranda Gurzo, dello stesso Massimiliano Ruzzante e diversi altri. Gli autori presi in esame vanno dai classici Edgar Allan Poe, Robert Chambers, H. P. Lovecraft, Algernon Blackwood ai più moderni Robert Bloch, Fritz Leiber, Dino Buzzati, Richard Matheson e Clive Barker. Il volume è letteralmente impreziosito dalle stupende illustrazioni, una per ogni saggio, di Domenico V. Venezia che cura anche le grafiche.
Di seguito l’indice del volume: Introduzione di Lorenzo Nicotra Morte, non morte, risorte – Figure femminili a confronto nella narrativa di Poe di Nicola Lombardi Del Sublime, del Fantastico e dello Strano nell’opera di Edgar Allan Poe di Alessandra Giuliana Granata Il Mistero delle Iadi – Un tentativo di decifrazione degli Yellow Mythos di Miranda Gurzo Algernon Blackwood: l’investigatore dell’occulto di Cesare Buttaboni Lovecraft: Il prezzo del Paradiso ritrovato di Roberto del Piano Genius Loci – La sacralità al negativo di Christian Lamberti Fantastici miraggi nel deserto metropolitano – Il mio incontro (letterario) con Dino Buzzati di Keith Damore L’orrore della modernità: appunti di una teoria Leiberiana sulle città malvagie come parte di un sinistro complotto contro l’umanità di Obsidian Mirror “Il Dio che uscì dalla tomba” di Robert Bloch di Giuseppe Cozzolino Richard Matheson – L’orrore della porta accanto di Giuseppe Carradori La visione dell’Inferno di Clive Barker di Massimiliano Ruzzante Appendice – L’occhio del Purgatorio – una recensione di Lorenzo Nicotra
Del fantastico sublime – Teorie e sguardi sull’arte dei maestri della letteratura immaginifica. Autori Vari Editore: Ligeia Press Pag. 287 Codice ISBN: 9798324326586 Prezzo: 12,90
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Incubus: Italian Weird Tales di Autori Vari
Incubus: Italian Weird Tales è una perla oscura che non si limita a narrare storie di paura: scava, con viscerale potenza, nelle profondità della tradizione fantastica italiana, esplorando le ombre che si celano dietro il volto del nostro paese. L’antologia pubblicata dalla Dagon Press si propone non solo come una raccolta di racconti weird, ma come un vero e proprio viaggio nelle pieghe segrete della psiche e del folklore italiani, dove misteri arcani, leggende dimenticate e l’incubo quotidiano si intrecciano in una simbiosi perturbante. Il volume è curato da Massimiliano Ruzzante. Nell’illustrazione di copertina viene raffigurato un dipinto di Fabio Lastrucci.
Quattordici autori italiani (fra cui due pezzi da novanta come Danilo Arona e Nicola Lomabardi) danno voce a queste atmosfere liminali, evocando spettri e figure mitologiche che sfuggono alle maglie del tempo, rivelando come il lato oscuro dell’immaginazione possa ancora aprirsi sull’ignoto. Qui di seguito parlerò delle storie che mi hanno convinto di più. Danilo Arona, per esempio, offre una prova magistrale di introspezione horror in Un’ombra più pallida dell’albore lunare, una narrazione profondamente sinestetica e immersiva, dove i suoni e i colori dell’epoca degli anni Sessanta (e in particolare delll’Annus Horribilis del 1967) riecheggiano nella tormentata vicenda di uno spettro tormentatore. L’ispirazione musicale che rimanda alla celebre A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum si fonde con un incubo intimo, una melodia che diventa ossessione, scandendo l’apparizione della spettrale figura dell’ex fidanzata suicida del protagonista.
Altrettanto affascinante è il racconto di Lorenzo Nicotra, L’Aquastor annidato, in cui la tradizione esoterica italiana si mescola a un inquietante simbolismo religioso: un antico candelabro diventa il perno di una maledizione silente, quasi palpabile, che si rivela lentamente. Nicotra esplora così un’Italia ancestrale e misteriosa, dove ogni dettaglio di epoche passate sembra contenere una sorta di memoria incastonata.
In La rotatoria non euclideaGiuseppe Carradori porta l’assurdo e il perturbante in situazioni apparentemente ordinarie, come un viaggio in auto. L’autista del racconto si trova in un loop alienante che sembra provenire da un episodio perduto di Ai confini della realtà, in cui il viaggio diventa un incubo geometrico senza vie d’uscita. Qui la strada diventa simbolo della disperazione esistenziale, un enigma in cui lo spazio si piega, annullando le regole della realtà.
Altra menzione va a Il labirinto degli specchi di Decimo Tagliapietra, che ambienta il suo racconto in un luna park, con un clown assassino che perseguita i visitatori in un incubo di specchi e identità perdute. Questo racconto, che ha già riscosso successo con la vittoria al TO Horror, si muove con perfetta sintonia tra le atmosfere da horror metropolitano e il mito intramontabile del clown inquietante, creando una narrazione capace di catturare e riflettere le paure più profonde. Maurizio Cometto in Archaeopteryx ci fa vivere invece un incubo ornitologico.
Il racconto di Gandolfi, Malattia, si insinua nel lato più oscuro della mente umana, trasformando la psiche in un territorio maledetto. Miranda Gurzo, con il suo lungo racconto Voci ci racconta di una prova di coraggio che un ragazzino fa addentrandosi in una casa isolata dove risiede una vecchia pazza da film horror. Uno dei racconti che ho preferito in assoluto quello della Gurzo. La Rota di Corigliano ci trascina poi in un mondo arcano e rurale, un classico folk-horror ambientato in Calabria durante una festa paesana dai contorni mitici e pagani in cui ogni quattro anni si compie un orribile sacrificio. Qui, la celebrazione diventa un oscuro rituale, un sacrificio che attinge alle tradizioni arcaiche del Sud Italia, evocando un senso di angoscia collettiva che ha radici profonde nel folklore. Infine, Stefano Cucinotta, con Tutta la verità, chiude l’antologia con una potenza narrativa che dà voce ai morti in un dialogo onirico e ultraterreno. Con una scrittura che pare sussurrata dalle ombre, Cucinotta esplora il limbo tra la vita e la morte, lasciando il lettore sospeso in uno spazio in cui l’illusione e l’orrore diventano una cosa sola. Non tutti i racconti sono delle stesso livello (io ho parlato di quelli a mio avviso migliori; gli altri non mi hanno colpito particolarmente) tuttavia l’antologia merita di essere letta.
Disponibile su Amazon o ordinabile direttamente all’editore: studilovecraft@yahoo.it
Incubus: Italian Weird Tales
Autori vari
A cura di Massimiliano Ruzzante
Editore: Dagon Press
Codice ISBN: 979-8339458067
Pag. 228
Prezzo: 15,60 €
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Ombre di Lapo Ferrarese
Fra i maggiori autori italiani che incarnano il Fantastico puro – la narrazione consacrata alle sfumature del bizzarro, del magico, del malinconico, del terrifico, del meraviglioso – di certo è doveroso indicare, ai massimi livelli, Lapo Ferrarese. Scrittore di racconti, in primis, e quindi implicitamente in linea col pensiero di Edgar Allan Poe secondo cui è la forma-racconto a rappresentare (in contrasto col romanzo) l’apice dell’arte della narrazione: il racconto, secondo Poe, è intrinsecamente dotato di quella immediatezza temporale che conduce sapientemente e senza dispersione di concentrazione all’esito finale – che sia questo di ordine psicologico, viscerale, o persino metafisico. Personalmente – e con molta umiltà, sebbene con altrettanta convinzione − aggiungerei che il racconto è meritevole anche e soprattutto per l’opportunità di profondere a piene mani uno spessore stilistico che nel romanzo, tranne le dovute eccezioni, tende a non ‘durare,’ a non reggere, a stemperarsi a favore della quantità (spesso anonima e indifferente) a discapito della qualità. Non è una regola, beninteso, ma una attitudine che, eccezioni a parte, è ben facile da rilevare se si è muniti di onestà intellettuale. Ed è innanzitutto in questa ottica di ricerca di stile che mi piacerebbe inquadrare la scrittura di Ferrarese. Distante anni luce dal sensazionalismo e dalle scelte ‘di moda,’ la scrittura dell’Autore è pulita e soppesata, meritevole di plauso per la sua accuratezza, per l’eleganza strutturale che, sebbene mirata a una fruizione moderna, non dimentica il gusto per la forma, per la raffinatezza estetica (desunta probabilmente dal rigore dei classici ma trasfigurata in chiave contemporanea).
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