Meyrinkiana Rivista N. 4

La rivista Meyrinkiana, giunta al suo quarto numero, continua il suo impegno nel raccogliere memorie, testimonianze e ricerche sulla figura e l’opera di Gustav Meyrink, autore celebre per i suoi scritti esoterici e simbolisti. Questo numero, pubblicato nel gennaio 2025 e curato da Vittorio Fincati, si distingue per la varietà e la profondità dei contributi, esplorando aspetti poco noti della vita dello scrittore e il suo impatto sulla cultura contemporanea.
Uno dei saggi più affascinanti di questo numero è Meyrink a Levico Terme: un’evocazione necromantica di Karel Weinfurter. L’articolo narra episodi inquietanti legati alle esperienze spiritistiche vissute da Meyrink in Trentino, in particolare nella cittadina di Levico, dove si verificò un evento paranormale che lo fece ricredere sulla realtà delle evocazioni magiche. Weinfurter offre una cronaca dettagliata degli esperimenti spiritici condotti da un circolo di ufficiali e del modo in cui Meyrink ne fu testimone diretto, con implicazioni che sfiorano la leggenda. Altro contributo degno di nota è il saggio Disegnatori di libri di Meyrink: Hugo Steiner-Prag, che esplora il ruolo di questo artista come illustratore di Der Golem. Inizialmente era Alfred Kubin a dover illustrare il celebre romanzo “meyrinkiano” ma le lungaggini dello scrittore austriaco lo indispettirono e la scelta infine ricadde su Steiner-Prag. L’articolo offre una panoramica sulla sua carriera, dal suo sodalizio con lo scrittore fino all’esilio negli Stati Uniti, evidenziando il contributo visivo che le sue incisioni hanno dato all’immaginario meyrinkiano. Nel medesimo filone, la rivista include la Lettera a Meyrink come introduzione all’edizione 1931 di Der Golem, scritta dallo stesso Hugo Steiner-Prag. Questa missiva offre uno spaccato interessante della relazione tra i due uomini, con riflessioni sulla città di Praga, i suoi misteri e l’atmosfera esoterica che permeava la loro produzione artistica. Un altro saggio di grande rilievo è La pratica dell’Aweysha e la strana morte di Meyrink, che affronta un aspetto mistico e poco noto della biografia dello scrittore. L’articolo discute il rapporto del vecchio scrittore con la dottrina dell’Aweysha, appresa dal mistico Bô-Yin-Râ, e il loro successivo contrasto. In questo articolo viene fatto credere come Meyrink non credesse alle dottrine esoteriche di cui parla nei suoi romanzi il che risulta poco credibile. Anzi semmai è stato criticato proprio per aver dato troppo credito, dopo Der Golem, nei suoi successivi libro all’occulto come sottolineato anche da Borges. Inoltre, viene avanzata un’ipotesi sulla sua misteriosa morte, collegandola alla sua ricerca spirituale e agli insegnamenti esoterici che aveva assimilato nel corso della vita. Infine, il numero si chiude con un’indagine su Isais la madre nera, figura enigmatica legata a tradizioni occulte, che richiama i temi del femminino sacro e del potere archetipico delle divinità oscure nella letteratura e nella mistica di fine Ottocento.
Questo numero di Meyrinkiana conferma l’alto livello qualitativo della rivista, offrendo un mix equilibrato di analisi storica, aneddoti biografici e interpretazioni esoteriche. Gli articoli sono ben documentati, con riferimenti a fonti rare e spesso trascurate dalla critica ufficiale. La narrazione è coinvolgente e riesce a trasportare il lettore in un mondo sospeso tra realtà e fantasia, proprio come accade nei romanzi di Meyrink. Il fascino della rivista risiede nella sua capacità di far rivivere il suo mito non solo attraverso le sue opere, ma anche tramite i personaggi che lo circondarono, le loro lettere e le suggestioni che ancora oggi avvolgono la sua figura. In particolare, il contributo di Weinfurter su Levico Terme è un vero e proprio racconto gotico, degno delle migliori narrazioni occulte. Un acquisto consigliato per chiunque voglia immergersi nel lato più misterioso della letteratura mitteleuropea.

La rivista è disponibile presso il sito Tipheret al seguente link:
http://www.tipheret.org/product/meyrinkiana-4/

Meyrinkiana 4
Rivista
Anno: Gennaio 2025
Pag: 84
ISBN: 978-88-6496-773-8
Prezzo: 10 €

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Weird 4

Con il quarto numero di Weird, la rivista si conferma una delle pubblicazioni più significative per gli appassionati di narrativa fantastica e weird, grazie a un perfetto equilibrio tra scoperte letterarie, omaggi ai grandi maestri del passato e spazio per le nuove voci italiane del genere.

Il racconto di apertura è un vero e proprio evento editoriale: Gibbet Hill. La Collina degli Impiccati, un’opera perduta di Bram Stoker, scoperta solo recentemente e pubblicata in anteprima mondiale sulle pagine di questa rivista. La traduzione di Emilio Patavini riesce a catturare la potenza evocativa della scrittura di Stoker, restituendo intatta l’atmosfera inquietante e stratificata del racconto. Ambientato su una collina carica di storia e leggende macabre, il racconto esplora il sottile confine tra realtà e immaginazione, bellezza e crudeltà, attraverso la vicenda di un narratore che, incontrando tre misteriosi bambini, precipita in un incubo dai toni folk horror. L’abilità di Stoker nel fondere descrizioni naturalistiche quasi liriche con una tensione psicologica crescente e un finale disturbante rende questa storia una gemma imperdibile, degna di essere annoverata tra le migliori opere brevi dell’autore di Dracula.

Ma Weird 4 non si esaurisce certo qui. Il numero offre un ampio ventaglio di racconti, ciascuno capace di lasciare un segno per stile, tematiche o atmosfera. Tra i contributi internazionali, spicca Gli Occhi di Lina di Clemente Palma, un racconto che mescola ossessione e macabro con una raffinatezza degna di Edgar Allan Poe, mentre Jane de La Vaudère firma l’inquietante Lussuria Rossa, un’opera decadente e intrisa di sensualità che si inserisce perfettamente nel solco del weird francese della Belle Époque. Non è da meno La Palude delle Tre Streghe di Sabine Baring-Gould, che con il suo approccio folk horror conferma il talento visionario del “sacerdote dei licantropi”. Chiude questa rassegna di autori storici il racconto La Stanza della Vecchia Signora di John Vernon Shea, una ghost story che dimostra perché l’autore fu amico e sodale di Lovecraft.

Il numero si arricchisce ulteriormente con i contributi di autori italiani, che si distinguono per originalità e qualità narrativa. Pozzi di Paco Silvestri si rivela un vero gioiello della moderna narrativa lovecraftiana, capace di evocare atmosfere di profonda angoscia cosmica e di competere con i nomi più illustri dell’antologia. L’Abitatore del Bosco di Maurizio Bianciotto, invece, unisce la tradizione mannara a un’ambientazione storica ricca di dettagli, dando vita a una storia che unisce folklore e introspezione.

Non solo racconti, però: come sempre, Weird include preziosi approfondimenti. Le schede biografiche e critiche degli autori offrono una prospettiva unica sul contesto culturale e storico delle opere presentate, arricchendo l’esperienza del lettore e trasformando ogni numero in una vera guida al genere.

Weird 4 è una pubblicazione che non delude le aspettative. Se il racconto perduto di Stoker rappresenta il culmine per importanza storica e qualità letteraria, l’intera selezione di racconti è curata con tale attenzione e varietà da soddisfare sia il lettore appassionato che lo studioso del genere. Una vera festa per chi ama esplorare i confini tra realtà e immaginazione, alla scoperta del lato più oscuro e affascinante della narrativa fantastica.

Weird 4
Autori vari
Editore: Dagon Press
Codice ISBN: 9798344459264
Pag. 166
Prezzo: 12,90 €

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25 racconti neri e fantastici di Jean Ray

La riedizione dell’antologia 25 racconti neri e fantastici è un evento importante per gli amanti del fantastico e del macabro. Originariamente pubblicata da Marabout nel 1961 e in Italia da Baldini & Castoldi nel 1963 (in un’edizione ormai da tempo fuori catalogo e da collezione), questa raccolta rappresenta uno degli apici della carriera di Jean Ray. Finalmente di nuovo disponibile per Agenzia Alcatraz (con la nuova traduzione di Camilla Scarpa), il volume permette di riscoprire l’opera di un maestro del genere, capace di unire l’immaginario gotico a tematiche che spaziano dal soprannaturale al metafisico. La copertina riprende quella originale di Marabout anche se, personalmente, preferivo quella raffigurata nella storica edizione Baldini & Castoldi. 25 racconti neri e fantastici è una raccolta che permette di esplorare in profondità l’universo letterario di Jean Ray, un autore che ha lasciato un segno indelebile nella narrativa dell’orrore e del fantastico.

Jean Ray e la poetica dell’inquietudine
Jean Ray è un autore che attinge profondamente alla tradizione culturale e mitica del Nord Europa. Tuttavia, la sua vera forza risiede nell’abilità di creare atmosfere perturbanti, dove il confine tra la realtà e il sogno, tra l’ordinario e l’orrifico, si assottiglia pericolosamente. Un esempio emblematico di questa poetica è il racconto Il Gran Notturno, considerato il capolavoro assoluto di Ray e il manifesto della sua visione fantastica. In questa mirabile storia, Ray intreccia ricordi d’infanzia con incubi onirici, portando il lettore in un universo governato dall’entità oscura che dà il titolo al racconto. Il Gran Notturno è un essere che si erge come un messaggero delle potenze delle tenebre, evocando immagini che ricordano i Grandi Antichi della mitologia lovecraftiana. In questo senso, Il Gran Notturno può essere paragonato al celebre Nyarlathotep di H.P. Lovecraft, sebbene Jean Ray e Lovecraft non si fossero mai letti a vicenda. Entrambi, come ha osservato lo studioso Jacques Van Herp, condividevano però una comune influenza: l’opera dello scrittore inglese William H. Hodgson, autore ammirato da entrambi e noto per le sue esplorazioni delle dimensioni ignote e dell’inquietante. In Il Gran Notturno, Ray sviluppa brillantemente il tema delle dimensioni parallele, infestate da esseri mostruosi e terrificanti. La capacità dello scrittore di creare un’atmosfera di terrore e mistero è straordinaria, rendendo questo racconto una pietra miliare del fantastico. La figura del Gran Notturno è il simbolo di forze oscure che esistono oltre la nostra comprensione, una presenza che si insinua nei ricordi e nei sogni dei protagonisti, rendendoli vittime di un orrore cosmico. Oltre a Il Gran Notturno, la raccolta 25 racconti neri e fantastici presenta una vasta gamma di racconti che spaziano dall’orrore gotico al noir sovrannaturale. Ogni storia è un piccolo capolavoro di atmosfera e tensione, che mostra la versatilità di Jean Ray come autore capace di sorprendere e inquietare il lettore con scenari sempre nuovi e originali. Il vicolo tenebroso, ad esempio, è un’altra delle sue prove più riuscite, dove l’autore esplora la multidimensionalità della realtà attraverso figure mitiche come le Strigi e utilizza il classico stratagemma gotico del manoscritto ritrovato. Racconti come Il salterio di Mayence, dove il delirio raggiunge vette inarrivabili nella visione incubica di una fantasmagorica città sottomarina che ricorda la celebre R’Lyeh di Lovecraftiana memoria e La mano di Goetz von Berlichingen trasportano il lettore in un mondo in cui storia, leggenda e sovrannaturale si fondono, creando un senso di mistero che pervade ogni pagina. Storchaus o la casa delle cicogne è un altro capolavoro incentrato su una casa infestata (il tema della magione maledetta ritornerà nel romanzo Malpertuis) mentre Denti d’oro non è soprannaturale ma è molto convincente nella sua vena macabra e gotica. Da ricordare poi La notte di Camberwell – dove in un quartiere desolato di Londra si aggirano orrori senza nome – e Il guardiano del cimitero, racconto capolavoro in cui la tematica del vampirismo è trattata in maniera esemplare e da manuale.

Jean Ray e la sua eredità letteraria
Jean Ray è un autore che ha saputo rinnovare il genere fantastico, portandolo verso nuove vette di introspezione e terrore. I suoi racconti spesso lasciano il lettore sospeso in una dimensione di incertezza, dove l’inquietudine deriva dall’ignoto e dall’impossibilità di comprendere appieno le forze che governano il mondo. La sua opera, sebbene spesso accostata non sempre a ragione a quella di Lovecraft (lo scrittore fiammingo ha più affinità con un Montague Rhodes James o un William Hope Hodgson senza dimenticare la forte influenza su di lui da parte di Dickens), mantiene una sua originalità inconfondibile, unendo l’influenza del gotico europeo con una visione personale e tormentata dell’esistenza. Il linguaggio di Jean Ray è denso e ricco di suggestioni, capace di evocare scenari e atmosfere con poche pennellate precise. La sua scrittura è intrisa di un’oscurità sottile, che non si manifesta attraverso descrizioni esplicite, ma si insinua progressivamente nell’animo del lettore. La ristampa di 25 racconti neri e fantastici è un’occasione imperdibile per riscoprire uno degli autori più originali e inquietanti della letteratura fantastica considerando anche che, se volevate acquistare l’originale, dovevate spendere una cifra importante. Con il suo universo fatto di incubi, dimensioni parallele e misteri insondabili, Jean Ray ha creato un mondo in cui la paura diventa un viaggio nell’ignoto.

L’AUTORE
Nato nel 1887 nella cittadina belga di Gand, durante la sua vita Jean Ray (pseudonimo più noto di Raymundus Joannes de Kremer) ha scritto un notevole numero di racconti e romanzi. Attivo anche nel genere mystery con la fortunata serie dedicata allo Sherlock Holmes americano, il detective Harry Dickson, Jean Ray è però diventato una vera istituzione della narrativa fantastica e horror, di cui è considerato uno degli autori principali a livello mondiale, tanto da essere stato definito «il Poe belga». Nonostante ciò, Jean Ray è un autore ancora molto poco tradotto in lingua italiana, e la sua vastissima produzione è letteralmente una miniera d’oro ancora in gran parte da esplorare. Le sue opere principali tradotte in italiano sono il romanzo Malpertuis (Urania Mondadori e poi Agenzia Alcatraz), le raccolte di racconti Il gran Notturno e I racconti del whiskey (entrambi Edizioni Hypnos).

25 racconti neri e fantastici
Autore: Jean Ray
Editore: Agenzia Alcatraz
Collana: Bizzarre N. 15
Pag. 534, brossurato 13X19cm
Codice ISBN
Prezzo: 22 €

25 racconti neri e fantastici di Jean Ray

Jean Ray

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Weird 3. La rivista del fantastico e dello strano in letteratura

Il
terzo numero della rivista WEIRD è un viaggio visionario attraverso
i territori del fantastico e del surreale, un’antologia che si
distingue per la qualità e la varietà delle storie proposte. Questo
numero, forse più di tutti i precedenti, riesce a coniugare il
fascino della narrativa classica con le pulsioni moderne, offrendo al
lettore un’esperienza letteraria intensa e stimolante.

Apre
il numero il racconto di Lord Dunsany,
Lo scudo di Atena,
che è una delle gemme più preziose di questa raccolta. Dunsany,
maestro della mitologia, trasporta con maestria l’antico nel mondo
moderno, creando un intreccio dove le leggende del passato si
incarnano nella realtà contemporanea. La figura mitologica che
rivive in una metropoli odierna diventa il simbolo di una collisione
tra il sacro e il profano, tra il tempo immutabile della leggenda e
il frenetico presente. Dunsany
riesce a rendere questa fusione non solo credibile, ma
straordinariamente evocativa, facendo vibrare ogni parola di
un’energia arcana che continua a riecheggiare anche dopo la lettura.

Con
Il siero del dottor White
di Charles Birkin,
l’atmosfera si fa più cupa e claustrofobica. Birkin
esplora le conseguenze nefaste di un esperimento scientifico sfuggito
al controllo, trascinando il lettore in un vortice di terrore e
incertezza. Il racconto è un monito inquietante sui limiti
dell’arroganza umana e sulle zone d’ombra della scienza, un’angoscia
che si insinua lentamente, crescendo di intensità fino a diventare
insostenibile.

Donald
Wandrei
, con Progenie
degli Abissi
, ci conduce invece in una
narrazione che deve sicuramente qualcosa ai racconti di ambientazione
marina di William Hope Hodgson.
La sua storia, che intreccia avventura marina e horror cosmico,
rievoca il terrore primordiale delle profondità oceaniche.
L’influenza di Hodgson
si avverte nella descrizione delle acque insondabili e nel senso di
minaccia incombente, ma Wandrei
riesce a fare sua questa eredità, creando un racconto che si
distingue per la sua intensità viscerale e per la capacità di
evocare immagini disturbanti che restano impresse nella mente del
lettore.

Il
racconto di Thomas Mann,
L’armadio (Der Kleiderschrank),
rappresenta una curiosa deviazione rispetto alle opere più
conosciute dell’autore tedesco. In apparenza, potrebbe sembrare un
episodio minore nel corpus di Mann,
ma una lettura attenta rivela che si tratta di un racconto ricco di
sfumature e profondamente in linea con il suo stile. Mann,
noto per la sua attenzione ai dettagli e alla psicologia dei
personaggi, qui utilizza il simbolismo dell’armadio come punto di
partenza per una narrazione che oscilla tra il quotidiano e
l’onirico. Si tratta di un’abile costruzione dove l’accumulo di
dettagli non è mai fine a se stesso, ma serve a creare un’atmosfera
di crescente inquietudine. La donna che appare misteriosamente
nell’armadio del protagonista non è solo una figura fantastica, ma
incarna le tensioni latenti e i desideri repressi, portando alla luce
i lati nascosti dell’animo umano. Mann,
con la sua prosa elegante e stratificata, riesce a dare vita a un
racconto che, sebbene breve, lascia una forte impressione, giocando
abilmente con i confini tra realtà e immaginazione. L’armadio
è, in definitiva, un testo che sorprende per la sua profondità
nascosta, e che dimostra come anche in una forma più breve e meno
convenzionale, Thomas Mann
sappia esplorare temi complessi e universali. Questo racconto
arricchisce il terzo numero di WEIRD, confermandone la varietà e
l’eclettismo, e offrendo ai lettori un’altra prospettiva affascinante
sulla narrazione fantastica.

La
Benedizione degli Arti Fantasma
di Carlo
Salvoni
aggiunge un tocco di surrealismo e
umorismo macabro alla raccolta. Salvoni,
con il suo stile eclettico e sorprendente, riesce a divertire,
rabbrividire e far riflettere allo stesso tempo, offrendo una storia
che è un vero e proprio affresco di stranezze, capace di riflettere
con intelligenza e ironia sulle idiosincrasie della società e
dell’arte.

La
presenza di Mildred Clingerman
in questo terzo numero di WEIRD infine è un vero e proprio gioiello
per gli amanti dello slipstream,
e il suo racconto La Zona Ignota
rappresenta uno dei momenti più alti
dell’intera raccolta. La Clingerman
ci conduce in un territorio psicologico sfumato e ambiguo, dove la
distinzione tra realtà e immaginazione è sempre più labile, e i
confini dell’esperienza umana vengono messi alla prova. La
Zona Ignota
è una testimonianza potente
del suo talento visionario. Questo racconto arricchisce ulteriormente
un numero già straordinario di WEIRD, portando il lettore a
confrontarsi con i misteri più insondabili della mente e
dell’esistenza.

Questo
terzo numero di WEIRD si conferma una raccolta imprescindibile per
chiunque ami la narrativa fantastica e desideri esplorare le
frontiere più estreme dell’immaginazione. Ogni racconto è una porta
aperta su un mondo nuovo e inquietante, un invito a scoprire le
infinite possibilità della fantasia, e a immergersi in storie che,
pur sfidando la logica, riescono a toccare le corde più profonde
dell’animo umano. Come di consueto troviamo poi delle dettagliate
schede degli autori a cura di Pietro
Guarriello
.

Weird
3

Autori
vari

Editore:
Dagon Press

Codice
ASIN: B0D9QRPC9B

Pag.
192

Prezzo: 12,90 €

Weird 3

Tutti i diritti riservati ⓒ per immagini e testi.




Spettri di pietra di Francesco Corigliano

I tredici racconti che compongono Spettri di pietra, nuova raccolta di Francesco Corigliano, rappresentano un viaggio attraverso le pieghe del quotidiano, dove l’ordinario si trasforma in straordinario e l’innocuo si rivela pericolosamente seducente. Corigliano dimostra una maestria narrativa che riesce a fondere con armonia la fiaba nera e la cronaca quotidiana. Ogni storia, infatti, è un piccolo mondo a sé, in cui i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili, costringendo il lettore a confrontarsi con paure antiche e profonde. Le ombre che popolano queste pagine non sono semplici fantasmi del passato, ma entità complesse e potenti, espressione di forze che sovrastano e minacciano le certezze più intime dell’essere umano.

Il
primo racconto, Terra di paura,
è ambientato in un territorio selvaggio e inospitale della Calabria,
una terra che l’autore ben conosce. La ricerca di un faggeto
costringe i protagonisti a scontrarsi con il manifestarsi di forze
imperscrutabili. Si trovano a sperimentare un’esperienza di terrore
metafisico in cui dei muretti simbolizzano il manifestarsi di
un’altra dimensione della realtà. Con il successivo L’ostruzione
si cambia registro: il male evocato nasce qui al nostro interno e
assume una forma materiale inquietante. Madri
è una storia che ci parla dei sentimenti dei genitori verso i propri
figli. Compaiono anche delle bizzarre meduse che hanno qualcosa di
lovecraftiano. Si tratta di una vicenda oscura che lascia il segno
nel lettore. In Funerale
una misteriosa confettura sembra determinare non solo la vita e la
prosperità degli abitanti, ma anche il loro trapasso. Questo
scenario evoca fortemente il folk-horror, con i suoi elementi di
oscurità e mistero. Il paesino di San Filario diventa un microcosmo
in cui il mistero e la comunità si intrecciano indissolubilmente. Il
senso di appartenenza e la fiducia nella saggezza degli adulti
offrono un conforto parziale di fronte all’orrore dell’ignoto,
creando un equilibrio precario tra rassicurazione e paura. Corigliano
riesce a catturare la bellezza e l’orrore di questo momento di
consapevolezza, mostrando come la tradizione possa essere sia un
rifugio che una prigione. In Nuove mansioni
ho colto una critica a certe esperieze
di lavoro contemporanee che purtroppo viviamo mentre in Rose
sbocciate
un bambino entra nel classico
“posto sbagliato” di molta letteratura spettrale. La
fortuna
ci mostra un corriere che, a causa
di un incidente con la sua auto, viene ospitato durante una tempesta.
Il suo soggiorno, in balia di strani personaggi che sembrano celare
oscuri segreti, è una vera e propria esperienza verso una dimensione
“altra” anche se niente ci viene mostrato se non attraverso
vaghi indizi. Segnale
è una grande storia di spettri in cui il fantasma di una lontana
parente si manifesta in un’ala disabitata della casa. Un racconto che
sarebbe piaciuto a Walter de la Mare.
Sete è ancora
ambientato in una natura solitaria in cui in apparenza l’uomo non
mette mai piede. Ma, all’improvvio, l’apparizione di una bizzarra
fontana in mezzo al bosco crea un elemento di disturbo. Mark
Fisher avrebbe
classificato questa come un’esperienza eerie
dove si manifesta “qualcosa dove non dovrebbe esserci niente”.
Devo dire che in molte atmosfere di questa raccolta ho sperimentato
proprio una sensazione di eerie.
L’atmosfera mi ha ricordato qualcosa di Machen.
Ho ravvisato una sensazione di sacralità leggendo questo racconto.
Dentro la scatola
è invece un racconto particolare ambientato nella solitudine dei
boschi. Forse è proprio la solitudine a trasformare le persone
facendole cadere in abissi “nietzschiani”. La
scala
è una storia di ambientazione
marina, forse il momento “hodgsoniano” di questa raccolta.
In Merenda
risalgono in superfice ricordi in apparenza dimenticati che vivono
ancora nell’inconscio del protagonista. La
funzione silvestre
, un racconto ambientato
ancora in Calabria sull’altopiano della Sila dove uno scrittore si
ritira a vivere, chiude l’antologia evocando antiche leggende pagane.

Spettri
di pietra
è permeato da una visione del mondo in cui la realtà
è costantemente in bilico tra luce e ombra, e ogni certezza può
essere minata da una rivelazione improvvisa e sconvolgente. Gli
spettri di Corigliano non sono solo presenze sinistre, ma
metafore potenti delle perdite e delle paure che ogni essere umano
porta con sé. La loro minaccia è tanto più efficace quanto più si
radica nel conosciuto, trasformando il familiare in qualcosa di
estraneo e inquietante. Si tratta di un’opera che non solo omaggia le
grandi tradizioni letterarie del passato, ma le reinventa con una
freschezza e una profondità che la rendono attuale e necessaria,
come ben scrive Giacomo Ortolani nell’introduzione.
Corigliano, con il suo stile evocativo e la sua capacità di
penetrare nelle pieghe più nascoste dell’animo umano, ci regala una
raccolta di racconti che affascina e inquieta, offrendo una
riflessione acuta e penetrante sulla natura della paura e della
perdita. Un’antologia che non mancherà di lasciare un segno profondo
in chi avrà il coraggio di addentrarsi nelle sue pagine.

L’AUTORE

Francesco Corigliano è
docente di scuola secondaria di primo grado. Nel 2019 ha
conseguito un Dottorato di Ricerca con un lavoro di studio sulla
letteratura weird. Ha pubblicato articoli di critica letteraria
dedicati a fantastico, folk horror e letteratura del
soprannaturale in
raccolte e riviste accademiche, e il saggio La
letteratura weird. Narrare l’impensabile
 (Mimesis,
2020). Nel
2015 con il racconto Ex
machin
a
si è classificato al primo posto ex-aequo con Giovanni
De Feo

al Premio Hypnos, concorso in cui negli anni successivi è stato più
volte finalista. Nel 2018 è stato vincitore della XIV edizione del
concorso NASF, dedicato ai racconti di fantascienza. È stato
finalista della XXIV e XXIX edizione del Trofeo RiLL. Ha
pubblicato un’antologia personale, Malasacra (Kipple,
2019) e i racconti lunghi Sangue
del padre 
(Delos
Digital, 2020), Nostra
signora delle scaglie 
(Delos
Digital, 2021), La
funzione silvestre 
(Hypnos,
2021), L’eco
dell’acqua 
(Delos
Digital, 2023), Il
canto di vetro 
(Scheletri
Ebook, 2023). Altri racconti appaiono in antologie edite da Delos
Books, Historica edizioni, Edizioni Hypnos, Lethal Books, Edizioni
Watson e Horti di Giano, e sulle riviste Il
Buio
,
Dimensione
Cosmica
,
Specularia,
METATRON
e Narrandom
Suoi racconti in lingua inglese appaiono in raccolte edite da
Chthonic Matter e The Great Void Books.

Spettri
di pietra

Autore:
Francesco Corigliano

Editore:
Edizioni Hypnos

Formato:
Brossura; pag: 268

Codice
ISBN: 9791280110893

Prezzo: cartaceo 16,90 €; ebook 5,99

Spettri di pietra di Francesco Corigliano

Francesco Corigliano

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